Perle buttate!!

I beni "rubati" alla Regione Calabria sono tanti. Anzi tantissimi. L'elenco è lungo e si snoda attraverso tutte e cinque le province, raccontando l'ennesima storia amara di una terra in cui la legge non esiste. In cui un ente affogato dai problemi economici, perde ogni anno milioni e milioni di euro, probabilmente miliardi) a causa della gestione assurda del suo patrimonio. I problemi sono vecchi di anni, e ogni giorno che passa, si aggravano sempre di più. Tra tutti i governanti che si sono succeduti in viale De Filippis, non ce n'è stato uno che sia riuscito a mettere ordine alle proprietà della Regione. Solo pochi mesi fa il dirigente del dipartimento Trasporti ha redatto una "Relazione sullo stato del patrimonio immobiliare della Regione Calabria", che assomiglia più ad un libro degli orrori che ad un documento dirigenziale.
Apre la sfilata un "compendio immobiliare" denominato "Cinema Italia", che svetta tra via Rodi e piazza Amendola a Cosenza. Nel 1975 fu trasferito dalla Gioventù italiana alla Regione e, in seguito, fu stipulato un contratto con il Comune per alocarvi l'istituto professionale. Oggi il complesso ospita il Liceo artistico, una palestra, un bocciofilo e un cinematografo, ma, dice la relazione a firma dell'ingegnere Giuseppe Marcella e dell'avvocato Antonio Izzo, "non si ha traccia di versamenti alla Regione in relazione ai fitti che il Comune percepisce dal liceo", né pare che l'ente tragga alcun beneficio dalla convenzione stipulata per dare in uso il cinema. Il che significa che da quel complesso di tre fabbricati in pieno centro bruzio, l'amministrazione regionale non guadagna neppure un centesimo. Stessa storia per tre immobili situati in piazza Vittoria, sempre a Cosenza e sempre "persi" da anni. Per quegli undici vani, del valore di 200.000 euro, è stata intrapresa un'azione giudiziaria, terminata con una sentenza dell'aprile 2003 che intima la riconsegna dell'edificio. A distanza di tre anni, la decisione non è ancora stata eseguita.
Cambia la provincia ma non la musica, se si da un rapido sguardo alla ricognizione fatta a Reggio Calabria. Nel centro del capoluogo, in via Santa Caterina, c'è il fabbricato a due piani che un tempo era del ministero dei Lavori pubblici e che si affaccia direttamente sullo Stretto di Messina. Il valore dello stabile posizionato sul "chilometro più bello d'Italia" di dannunziana memoria, non è quantificato ma è senza dubbio alto. Eppure il piano terra funge da deposito automezzi e il primo piano è affittato alla famiglia di un ex dipendente del Genio civile, al canone irrisorio di 16 euro al mese.
Restando sempre a Reggio, in località Gallico, la relazione regionale cita un fabbricato che apparteneva all'Enal e che nel 2000 fu stimato del valore di 227 milioni di lire. "Da quanto rilevato negli atti del servizio patrimonio ­ dice la relazione ­ risulterebbe che il Comune di Reggio, senza alcuna autorizzazione della Regione, avrebbe proceduto arbitrariamente alla demolizione del fabbricato ed avrebbe avviato i lavori di costruzione di nuove opere". Addirittura si parla di un teatro, i cui lavori sarebbero stati bloccati nel 2002, dal dirigente del Servizio patrimonio che intimò la restituzione dell'immobile, accorgendosi, nel corso dei sopralluoghi, che quasi metà del terreno originario era stato occupato da un fabbricato e da una corte realizzati da privati. Anche in questo caso, denaro che sfugge alle tasche dell'ente.
Così come vanno in fumo i soldi che si potrebbero ricavare da un terreno di 4.000 metri quadrati con fabbricato in muratura in zona panoramica di Nicotera, o da un immobile su corso Umberto a Serra San Bruno, anche questo con vasto terreno, che fino a poco tempo fa, dice il documento regionale, "era detenuto illegalmente da un privato che ne era il custode dai tempi in cui apparteneva alla Gioventù italiana. Restando a Serra San Bruno, a pagina 20 della relazione, viene riportato un caso che ha dell'incredibile. Si parla, infatti, di un edificio di 440 metri quadrati, dotato di un vasto giardino, che per anni è stato utilizzato da un privato che ci aveva ricavato un ristorante, senza che una lira entrasse a far parte del Bilancio regionale. Oggi, a quanto pare, quell'attività è chiusa, ma al suo posto ce ne sarebbe un'altra messa su a totale insaputa della Regione. O almeno così dicono dagli uffici del dipartimento, dai quali giunge anche la notizia di un contenzioso, aperto con il Comune di Serra San Bruno, al quale viene imputato di avere occupato abusivamente una parte consistente di terreno non di sua proprietà e di averla trasformata in parcheggio pubblico, senza corrispondere alcun indennizzo ai legittimi proprietari.
Cambiando zona e spostandosi verso Crotone, c'è ancora parecchio da rilevare. A partire da quell'immobile conteso al cospetto del Tar, chiamato a dirimere una controversia tra Prefettura, ministero dei Beni culturali, Sovrintendenza e Regione. Quest'ultima, dalla corrispondenza agli atti del Servizio patrimonio, rischierebbe di perdere un bene che le appartiene e che vale circa un milione di euro.
Discorso molto diverso, invece, per alcuni immobili di proprietà regionale ubicati nella provincia di Vibo. A partire dal capoluogo, dove in viale Giovanni XIII esiste un fabbricato a tre piani, ex Inapli, che risulta "libero e improduttivo di reddito" e nel quale, è detto, potrebbero essere comodamente allocati tutti gli uffici regionali di quella provincia. Il risparmio delle somme mensili, che vengono sborsate per i fitti, sarebbe notevole. Ma, evidentemente, la parola risparmio fino ad oggi è stata estranea al vocabolario di molti amministratori.
E, a dimostrarlo, nella relazione di Marcella e Izzo, c'è anche l'esempio eclatante del lido Proserpina, sempre a Vibo, dato in concessione dalla Regione nel 1986 al prezzo simbolico di 20.000 lire. Pochi spiccioli, per affittare un angolo suggestivo di costa affacciato sul mare Tirreno, che oggi appartiene alla Regione soltanto dal punto di vista teorico. Dagli accertamenti effettuati dai funzionari, infatti, la convenzione, scaduta da diversi anni, non sarebbe mai stata rinnovata per cui il bene frutta a chi lo gestisce ma non certo alla Regione. Che, per anni, è rimasta a guardare altri soggetti intascare fior di milioni per l'utilizzo dei propri beni. E che, solo di recente, ha avviato indagini e verifiche per capire come sia composto il proprio patrimonio. Quanti siano i palazzi e i terreni disseminati in tutta la Calabria, chi li gestisce, chi ci lucra sopra. Chi dovrebbe pagare i fitti e non lo fa, chi ha effettuato lavori senza chiederne l'autorizzazione.
Per trovare il bandolo della matassa, però, non bastano le risorse interne alla Regione. Il passato insegna che chiunque abbia tentato di misurarsi con l'impresa di mettere ordine all'elenco dei beni regionali è uscito sconfitto. L'immane lavoro sarà affidato a dei professionisti esterni, che verranno scelti tramite un bando pubblico, che sarà pronto nelle prossime settimane. Forse, addirittura, nei prossimi giorni. Dell'equipe faranno parte esperti giuridici, tecnici ed informatici addetti, è scritto in una delibera della giunta guidata da Loiero, "addetti alla ricognizione, individuazione, valutazione e catalogazione delle proprietà dell'ente". A loro il compito di trovare i beni che, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, sono stati rubati nel silenzio generale. Restituendo alla Regione Calabria una serie di palazzi e terreni da cui si può senz'altro ricavare del reddito.

da
  • Il Quotidiano della Calabria




  • E' tempo che si vcominci a gestire e far fruttare il patrimonio che i vari enti possiedono.
    Ogni guadagno derivante da esso rappresenta fondi da destinare ad usi pubblici.
    Basterebbe solo questo affinchè ci sia l' interesse di tutti per una sana gestione dei beni di proprietà degli enti pubblici.
    Le indagini e verifiche iniziate sono uun segno incoraggiante verso la direzione auspicata.

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