RIZA...LA LUNGA RADICE DEI GRECI DI CALABRIA (2)

La presenza di comunità ellenofone, per quanto subalterne continuò ad avere un suo ruolo nel contesto mediterraneo. La Calabria meridionale era ancora sostanzialmente ellenofona ancora fra il XIV ed il XV secolo. Tutt'oggi fortissime sono le tracce di questa presenza linguistica e culturale nella toponomastica, nell'onomastica, nel cosmo etno-antropologico, nei dialetti romanzi stessi di tutta la regione ma in particolare nel suo segmento centro-meridionale. Sino a quando sopravvisse l'Impero d'Oriente, sotto i Normanni e poi con Federico II sino a circa al 1600 probabilmente i rapporti intermediterranei fra ellenofoni"d'occidente" e madrepatria linguistica rimasero in qualche modo attivi, favoriti anche dai commerci delle repubbliche marinare e dalla continua attività dei marinai greci. Non si può, inoltr, escludere una certa quantità di migrazioni verso occidente dai Balcani e dalle Isole greche che andarono a rimpinguare la presenza ellenofona in Calabria, in particolare nel periodo di massima pressione turca. La spinta turca sui Balcani e sul Mediterraneo continuò nonostante il freno posto dalla storica sconfitta di Lepanto ad opera della flotta "cristiana"(1571). Alcuni decenni dopo Cipro, anche Creta nel 1669 cade dopo un assedio che durava dal 1644. Come dato di fondo non bisogna trascurare che storicamente l'Italia (ed il particolarmente accessibile Mezzogiorno) è sempre stata vista dai popoli balcanici come sponda utile in gravi momenti di crisi. Si pensi all'epica migrazione degli Albanesi di Skandeberg come alle recenti ondate di immigrazioni clandestine.
A proposito della lunga resistenza del rito greco in Calabria, sta di fatto che l'ultima diocesi orientale a cadere fu proprio Bova (Vùa) nel 1572. La romanizzazione, ironia della sorte, avvenne proprio per mano di un vescovo di origine cipriota e dunque egli stesso orientale, Giulio Stavriano. La comunità locale si vide privata del rito greco con un vero e proprio colpo di mano con il quale da un giorno all'altro venne instaurato quello romano.
IL XIX secolo si "accorge" dei greci di Calabria
La presenza di ellenofoni in Calabria finì per passare sotto silenzio per secoli. Probabilmente per le condizioni di marginalità della regione che si accentuarono fortemente già dal XIII secolo sino a divenire drammatiche con l'unificazione nazionale. Nell'ottocento la Calabria ellenofona doveva già probabilmente limitarsi all'Aspromonte jonico meridionale, e molto probabilmente, alla locride in un'area geografica poco raggiungibile anche dalla stessa Reggio Calabria. Il territorio impervio dell'Aspromonte, con il suo isolamento, garantì la permanenza di un'economia chiusa, diremmo di autarchica sussistenza sino a in sostanza la seconda guerra mondiale. Questo cosmo sostanzialmente autosufficiente consentì la resistenza dell'idioma. "Scopriranno" la presenza dei greci di Calabria (e di Puglia) alcuni folcloristi del XIX secolo sull'onda della generale moda europea che spingeva alla raccolta dei cosiddetti "canti popolari" e che in Italia aveva avuto una sequenza di illustri cultori: Tommaseo, Imbriani, Nigra, Rubieri, D’Ancona, Pitrè (per fare alcuni nomi noti ancora oggi) sino a Comparetti.
Dal nostro punto di vista registriamo come particolarmente interessante, anche se esigua, la presenza del mondo grecanico nella letteratura demologica ottocentesca. Si "scopriva" che, oltre al Salento, anche un oramai ristretto numero di paesi dell'Aspromonte meridionale conservava la parlata greca. "Saggi dei Dialetti Greci dell’Italia Meridionale" di Domenico Comparetti che esce nel 1866 è un esempio indicativo di questo rinnovato interesse. Nella sua stessa presentazione ai "Saggi", Comparetti traccia un panorama di edizioni sulla lingua dei greci di Calabria e di Puglia piuttosto limitato ancora oltre la metà dell’Ottocento e lascia chiaramente intendere quanto la stessa esperienza di Cesare Lombroso, che lo aveva preceduto con una sorta di diario di viaggio in area grecanica non fosse qualitativa filologicamente poiché costituita in tutto da "una ventina di versi in pessimo stato, ed un piccolo numero di vocaboli raccolti a Bova, o nei paesi greci prossimi a questa". Comparetti, per conto suo, fa presente molto chiaramente ed onestamente di aver attinto a fonti scritte senza mettere mai piede a Bova. Dei trentotto canti del suo corpus, ben trentacinque provengono da una raccolta effettuata nella Chora da un professore del Liceo Classico di Reggio Calabria, tale Tarra (altrove Terra). Gli altri tre, raccolti nel 1821 da Witte, sempre provenienti da Bova, gli arrivano dopo numerose trascrizioni ed edizioni fra cui la più rilevante è la raccolta di canti greci del Passow. Nonostante siano pervenuti a noi solamente nella forma del testo questi canti conservano per il lettore un innegabile fascino.
Una migliore attenzione non sarà su altri versanti riservata ai greci di Calabria dal citato Cesare Lombroso la cui osservazione, fra il positivista e l’antropometrico, rimanda più ad archivi ed a tassonomie animali che ad un vero discorso su una realtà culturale e la sua alterità. Così sono descritti gli abitanti dell’Aspromonte ellenofono in alcune pagine del suo "In Calabria" un testo definitivamente edito nel 1898 ma che era già apparso sin dal 1862 sulla "Rivista contemporanea":
Molti di essi, specialmente i ricchi, conservano il tipo dell’Attica; fronte alta, spazio interoculare largo, naso aquilino, occhi grandi e lucidi, labbro superiore corto, bocca piccola, cranio e mento arrotondati, tutte le linee del corpo dolci ed aggraziate.
Il loro temperamento è linfatico e nervoso; fini, astutissimi, lascivi hanno grande mobilità di idee, tendenza al procaccio, e un poco al furto, somma facilità al canto e all’armonia.
Mentre sentiva a suo modo l'urgenza di "trascrivere quelle pochissime strofe prima che la stregua dell’Unità giunga a cancellare queste ultime e prestigiose vestigia dell’ellenismo". E pur nelle patenti superficialità filologiche denunciate da Comparetti, Lombroso ebbe comunque lo scrupolo di fornire almeno alcune sempre sommarie descrizioni della realtà sociale ed economica dei greci di Calabria.
Sul versante storico-linguistico sono Morosi e Pellegrini ad "accorgersi" dei greci di Calabria (A. Pellegrini, Il dialetto greco-calabro di Bova, Torino, 1880) ma le loro ipotesi sull'origine della presenza ellenofona in Calabria per immigrazione dal mondo bizantino fra il VI e il X secolo non sono oggi accreditate dagli studiosi
Luigi Borrello (Bova1871 - Palermo 1949) è senz'altro in questa fase storica una figura importante. In primo luogo perché bovese e quindi osservatore privilegiato della cultura locale. A lui si devono una serie di importanti note che furono fondanti per gli studi successivi sul greco di Calabria.
Il XX secolo e la profonda crisi del mondo greco-calabro
Il più qualitativo interesse del mondo scientifico e culturale verso i greci di Calabria che si generò soprattutto nella seconda metà del '900, non riuscì ad incidere socialmente intervenendo sull'irreversibile crisi della lingua grecanica. "Grecanico" ("Piccolo" greco, greco "minore" a rilevare il carattere dialettale della lingua locale differenziandola dal greco della Madrepatria, il Neogreco) è in ogni modo un'espressione di origine colta. I greci di Calabria definiscono sé stessi greki, taluni considerano l'espressione "grecanico" addirittura offensiva preferendo altre dizioni quali: greco di Calabria, greco-calabro, etc..
Il XX secolo portò con sé la crisi del grecanico per le enormi trasformazioni sociali ed economiche che la cosiddetta "modernità" aveva ingenerato nell'area, prime fra le altre le scelte antimeridionaliste dello stato unitario, l'emigrazione e lo spopolamento delle aree interne. Non sono da trascurare inoltre fattori psico-sociali importanti. Difatti già dal ventennio fascista in poi la lingua ed il mondo greco-calabro erano identificati come tratti di arretratezza e di sottosviluppo da "dimenticare" al più presto. I maestri infliggevano umilianti punizioni agli alunni sorpresi a parlare una lingua "straniera" in classe e varie testimonianze confermano che una delle più comuni espressioni, utilizzata per dare dell'idiota a qualcuno nella stessa Bova degli anni '30-'40, era "mi pari nu grecu". Sicuramente da quel momento storico in poi il grecanico venne identificato dalle stesse popolazioni locali con il sottosviluppo economico e l'emarginazione sociale.
Nel frattempo una serie di frane e di alluvioni che dagli anni '50 in poi colpirono le comunità dell'interno finirono per disperdere materialmente le comunità medesime e con esse la lingua. I borghi pastorali e contadini venivano "ricostruiti" in anonimi paesi dormitorio sulla costa a decine di chilometri dal sito originario, gli abitanti trasferiti in massa. Questa sorte toccò ad Africo nel 1951 ed a Roghudi nel 1972. Ma sia pressoché contemporaneamente Gallicianò che anni dopo la stessa Bova (frane nel 1972/73 e terremoto nel 1978) non furono esenti da tentativi di trasferimento completo dell'abitato più o meno fondati su disastri naturali o appoggiati da speculazioni politiche. E' da considerarsi miracolosa la resistenza degli abitanti nei pochi borghi ellenofoni che oggi sopravvivono nell'interno in particolare per le difficili condizioni logistiche (oltrechè economiche): ancora senza strada asfaltata è Gallicianò, la stessa "capitale morale", i Chora tu Vùa, Bova è collegata da un impervio tracciato di primo '900.
Attorno al 1920 il greco di Calabria scompariva da Cardeto per poi limitarsi a cavallo delle due guerre ad Amendolèa (Amiddalia), Bova (Vua), Gallicianò (Gaddicianò), Condofuri (Condochuri), Roccaforte del Greco (Vunì), Roghudi (Richùdi).Sicuramente scomparve ancor prima dall'uso quotidiano anche a Pentedattilo, Palizzi, Staiti, Brancaleone e la stessa Africo fra XIX e XX secolo anche se dati precisi in tal senso non sono a nostra conoscenza.
Oggi il greco di Calabria è parlato dalle fasce generazionali anziane di Bova, in modo più diffuso ma frammentato e quasi mai pubblico a Gallicianò ed a Roghudi Nuovo. In casi oramai isolati a Condofuri ed Amendolèa. Si può considerare scomparso da Roccaforte.
Si deve comunque alla fondamentale attività del grande filologo tedesco Gerhard Rohlfs (Berlino 1982 - Tubinga 1986) ed alla sua capillare ricerca "sul campo" se molto del patrimonio linguistico ellenofono è stato salvato. La sua attività già a partire dagli anni '20 finì, in particolare dopo la guerra, per aggregare intorno a sé ed ai suoi fondamentali scritti tutta una serie di giovani entusiasti sia in Italia che all'estero. Sin dagli anni '60 assolutamente rilevante fu l'attività di ricerca e di animazione di un gruppo di giovani storici e filologi calabresi che diede successivamente vita sia all'Associazione Culturale "Calavrìa" (1986) che al periodico "La Jonica" (edito dal 1969 al 1980), in particolare Domenico Minuto, Franco Mosino e Velia Critelli. Gli anni '50 rappresentarono un autentico momento di fioritura degli studi sui greci di Calabria, da Rossi Taibbi e Caracausi a Benito Spano al greco Karanastasis che con i cinque volumi del suo "Vocabolario Storico dei Dialetti Greci dell’Italia Meridionale" contribuì alla sistemazione del prezioso bagaglio linguistico dei greci di Calabria e di Puglia.
Gli anni '60 e '70 furono comunque decisivi per la nascita di una coscienza collettiva da parte dei greci di Calabria circa l'importanza del proprio patrimonio linguistico. Iniziarono così a nascere una serie di associazioni culturali che saranno poi più o meno attive nel sostenere il recupero e la salvaguardia delle radici culturali. Fra le varie associazioni culturali nate nel tempo segnaliamo come particolarmente attive "Kum.el.ka" di Gallicianò e "Ialò tu Vùa" di Bova Marina.
La legge di tutela delle minoranze etniche (15 dic. 99 n. 482) apre nuove prospettive per i greci di Calabria. Fra gli altri progetti ci si augura che prenda ufficialmente l'avvio l'attività dell'I.R.S.S.E.C. (Istituto Regionale Superiore Studi Elleno Calabria) di cui per il momento esiste già la struttura a Bova Marina.
.Cosa leggere sul mondo bizantino:
- G. Ostrogorsky, Storia dell'Impero Bizantino, Torino, 1968
- V. Von Falkenausen, La dominazione bizantina nell'Italia Meridionale dal secolo IX al secolo XI°, Bari, 1978
Storia orale:
Per quello che riguarda la storia orale il più rilevante archivio audiovisivio sui greci di Calabria (e sulla Calabria meridionale) è:
Archi/Med (Archivio Audiovisivo di Med Media)
Via Foro Boario, 2
89133 Reggio Calabria
0965.591039 e-mail: info@med-media.it

Commenti