LA STRAGE DEGLI ALBERTI





Pentedattilo.Corre il mese di Aprile dell'anno 1686. Nel castello di Pentedattilo ed in tutto il territorio circostante fervono i preparativi per accogliere la famiglia al completo del 1° Consigliere del Vicerè di Napoli don Pedro Cortez in occasione della celebrazione delle nozze della primogenita Maria con il Marchese Lorenzo Alberti, Signore di Pentedattilo. Il corteo che dalla spiaggia di Catona, presso Reggio, muove alla volta di Pentedattilo viene accolto, in prossimità dei centri abitati del litorale che attraversa, da calorose manifestazioni di giubilo ed entusiamo, in parte suscitato dagli sfarzosi abiti indossati dai componenti della famiglia di don Pedro Cortez. Tra tutti rifulge la figura di don Petrillo, rampollo del Consigliere, che viaggia ammantato di uno splendido costume color cremisi. Celebrate le nozze, don Pedro rientra a Napoli, dove urgenti affari di Stato lo chiamano, lasciando a Pentedattilo la moglie, che nel frattempo si era ammalata, ed il figlio don Petrillo. Durante il breve soggiorno al castello don Petrillo è colpito dalla leggiadria e dalla fresca bellezza di Antonia, sorella maggiore di Lorenzo Alberti e se ne innamora a tal punto da chiederne la mano al cognato che accondiscende di buon grado ad accordargliela. La notizia dell'imminente fidanzamento tra i due giovani si propaga rapidamente e giunge alle orecchie di Bernardino Abenavoli, barone di Montebello, discendente di quel Ludovico Abenavoli che fu tra i 13 prodi della disfida di Barletta, confinante del marchese Alberti. L'Abenavoli ama segretamente, ampiamente ricambiato nei suoi sentimenti, la bella marchesina (la relazione è tenuta in piedi grazie alla complicità di una donna del luogo che fa da tramite tra i due innamorati). Grandi sono il furore ed il desiderio di vendetta che si impadroniscono del barone nell'apprendere la notizia, tanto da indurlo ad organizzare immediatamente una spedizione contro il castello per rapire la sua amata ed infliggere una severa punizione al marchese. Arruolata una "banda di quaranta suoi scherani armati di scuri, di pali, di scale e di altri ordigni bisognevoli al meditato scopo ", nella notte del 16 Aprile 1686, Domenica di Pasqua, scalando la scoscesa salita che si stende a nord del maniero di Pentedattilo ed approfittando della complicità di Giuseppe Scrufari (indotto al tradimento a causa della sua destituzione dalla carica di Consigliere privilegiato del marchese Alberti) si introduce furtivamente nel castello seguito dalla disordinata e indisciplinata turba che lo accompagna nell'impresa. Nel breve volgere di pochi attimi lugubri, angosciose ed agghiaccianti urla di terrore lacerano il buio della notte. Sotto i colpi di pistola del barone Abenavoli cade per primo il marchese Lorenzo Alberti, principale destinatario della vendetta del Signore di Montebello che a "sfogare la rabbia che gli divorava l'anima, volle di sua propria mano accarnare in quel morto corpo quattordici colpi di stile, onde rimase sformato miseramente in un lago di sangue". Stessa sorte subiscono la madre Maddalena Vanctoven, accorsa alle disperate grida del figlio, e l'altra sorella Anna, sedicenne, uccisa dalla mano traditrice di Giuseppe Scrufari, nonchè il fratellino di appena 8 anni. Nella precipitosa ritirata verso l'esterno del Castello, dal quale porta con sè, oltre ad Antonia, anche don Petrillo quale ostaggio, l'accolita di sanguinari lascia esanimi sul terreno altri tre corpi di innocenti ospiti. Nei giorni che seguono la strage, mentre nel suo castello di Montebello Bernardino Abenavoli fa celebrare le sue nozze con la marchesina Antonia, il resto del regno è percorso in tutte le sue contrade da un' onda di brivido e sdegno per l'accaduto. Lo stesso Preside della Provincia di stanza a Pizzo, informato tempestivamente il Vicerè a Napoli, non esita a imbarcarsi e giungere a Reggio la sera del 21 Aprile per coordinare e dirigere personalmente le operazioni investigative per la cattura dei responsabili dell'eccidio. In breve tempo i punti nevralgici dell'intera provincia vengono presidiati per impedire la fuga del barone il quale, avvertendo che il cerchio predisposto dalle forze di polizia gli si stringe pericolosamente attorno, lasciando presso la sua dimora don Petrillo strettamente sorvegliato da alcuni suoi seguaci, insieme alla moglie ed ai più facinorosi e temerari dei suoi congiurati, tenta la via della fuga e si dirige verso la fiumara del Valanidi dove viene intercettato dal Battaglione di Reggio che perlustra la zona in cerca dei suoi complici. Con un' azione fulminea nonchè coraggiosa, dopo una breve colluttazione ed uno scambio di archibugiate, riesce ad aprirsi un varco e dirigersi verso la città di Reggio. Intanto sopraggiunge sul posto della scaramuccia il Preside della Provincia con il grosso della cavalleria regia che ha il preciso obiettivo di marciare su Montebello allo scopo di liberare dalla prigionia don Petrillo, il quale viene condotto a Reggio dove si ricongiunge con la madre e la sorella. Una volta messi al sicuro i componenti della famiglia di don Pedro Cortez, tutta la provincia diviene teatro di una gigantesca caccia all'uomo, condotta con tutte le forze disponibili alle quali si affiancano ben nove compagnie di fanteria spagnola, sbarcate a Reggio su sette galee inviate dal Vicerè. L' operazione non tarda a dare i suoi primi frutti. Infatti, sei dei congiurati sono ricosciuti, catturati, decapitati ed esposti dai merli del castello di Pentedattilo. Successivamente è preso lo stesso Giuseppe Scrufari, il consigliere traditore che, con truce violenza, aveva ucciso senza esitare la giovanissima sorella del marchese Anna, ed il suo capo mozzato viene piantato nel preciso punto in cui la fanciulla esalò l'ultimo respiro. Ma la persecuzione nei confronti del barone Abenavoli non trova seguito alcuno, egli sembra quasi essersi dileguato nel nulla, finchè la sua presenza non viene fortuitamente segnalata nei pressi del convento dei Cappuccini al Crocefisso. Il Preside in persona guida la pattuglia che si reca a perquisire da cima a fondo il convento, ma del barone nessuna traccia. Pare che il frate che con estrema disinvoltura e cortesia guida il Preside nella ispezione delle singole celle sia il barone in persona sotto mentite spoglie (dal che è lecito supporre che l'Abenavoli godesse in città di una vasta rete di consolidate amicizie e protezioni che lo misero al riparo da qualunque persecuzione). Riuscito ad eludere momentaneamente la morsa che lo attanaglia ed intuìto che ormai per lui l'aria del regno è irrespirabile, dopo aver salutato fugacemente la sua sposa, ospite di un Istituto di suore, avventurosamente si reca a Brancaleone da dove un barcaiolo, dietro lauta ricompensa, lo conduce a Malta. Da qui si reca in incognito alla corte di Vienna dove si arruola nell'esercito imperiale. Riconosciuto da un pastore dei suoi armenti e portato al cospetto dell'imperatore, cui la vicenda di Pentedattilo è nota, conferma,con estrema fermezza e risolutezza, di essere il barone Bernardino Abenavoli del Franco, fornendo molto probabilmente una versione dei fatti che lo discolpano, agli occhi dell' imperatore, dalle tremende accuse che pendono sul suo capo. Egli implora lo stesso imperatore di volersi servire del suo indomito coraggio nella presente guerra che sta conducendo, al fianco della Repubblica di Venezia, contro il Turco invasore. Per ordine dell' imperatore sulla sua divisa vengono appuntati i gradi di Capitano dell'esercito, che egli onora, distinguendosi in numerose azioni di guerra, finchè il 21 Agosto del 1692, colpito da una palla di cannone nemico mentre si prodiga ad organizzare la risposta ad un attacco, conclude la sua intensissima ed avventurosa vita.

Commenti

Anonimo ha detto…
un film quando????
Fortunato Vadalà ha detto…
In effetti sembra strano che ancora non si sia pensanto a trarre un film da questa vicenda.
Gli ingredienti per un boom di ascolti ci sarebbero tutti.