LO SBARCO E L'AVANZATA BRITANNICA IN CALABRIA FINO ALL'8 SETTEMBRE 1943



Dopo che gli inglesi avevano messo a terra nelle ultime notti di agosto alcune pattuglie esploranti, incaricate, di identificare le spiagge per lo sbarco principale e di riferire informazioni sulla distribuzione e sull'entità delle difese, i 630 pezzi d' artiglieria britannica concentrati sulle sponde siciliane dello Stretto iniziarono un nutrito bombardamento preparatorio alle 3.45 del 3 settembre. Ad essi fecero eco i pezzi di 2 incrociatori, 3 monitors, 6 cacciatorpediniere e 2 cannoniere inglesi. Quindi alle 04.30 di quel giorno, che avrebbe segnato anche la firma dell' armistizio italiano, la 5^ div. ftr. britannica a sinistra e la 1^ div. ftr. canadese a destra scesero a terra da ventidue LST e da 270 mezzi da sbarco d'ogni tipo nei pressi di Catona e di Gallico Marina, dando inizio alla fase anfibia dell' operazione BAYTOWN e avanzando rispettivamente su Villa S. Giovanni e su Reggio Calabria. Nessuna resistenza fu incontrata nell'avvicinamento e lungo questi itinerari, tanto che l'operazione anfibia venne poi soprannominata dagli inglesi «la regata dello Stretto di Messina». Tutti gli obiettivi iniziali furono raggiunti pertanto molto facilmente ed in particolare i canadesi, entrati a Reggio, si spinsero lungo la rotabile interna verso l'Aspromonte, abbandonando la costiera ionica 106, che fu sbarrata più a sud per impedirne l'utilizzazione aggirante da parte dei difensori. Il successivo obiettivo del XIII Corpo d'Armata britannico, composto dalle due suddette divisioni, era rappresentato dalla strozzatura di Catanzaro tra i golfi di Squillace e di S. Eufemia, il cui possesso avrebbe concesso agli invasori una posizione facilmente difendibile di fronte ad eventuali contrattacchi nemici e avrebbe garantito al naviglio alleato una completa libenà di transito nello Stretto di Messina. Nonostante vari segni premonitori, i difensori furono inizialmente colti di sorpresa, anche perché lo sbarco venne effettuato più a sud di quanto stimassero i Comandi italo-tedeschi. Pertanto Montgomery così potè sintetizzare la prima fase dell' operazione anfibia: "Le truppe costiere italiane e la loro artiglieria si arresero dopo aver sparato pochi colpi e la sola azione di fuoco tedesca segnalata fu uno spasmodico cannoneggiamento a lunga distanza eseguito da cannoni postati nell'entroterra. Questi pezzi vennero rapidamente ridotti al silenzio da attacchi aerei". In effetti soltanto alle 07.45 del 3 settembre il Comando della 7^ Armata fu in grado di comporre un quadro seppure parziale della situazione e a trasmetterlo allo S.M.R.E. più di un'ora dopo con il seguente telespresso: "Ore 07.15 del 3 settembre: dopo violento bombardamento iniziato ore 04.00, numerosi mezzi sbarco hanno approdato at Gallico Marina nord Reggio. Ore 07.40: truppe et carri armati sbarcati da un centinaio mezzi sbarco sono giunti altezza torrente Scaccioti sud Gallico Marina. Carri armati precedono truppe". Gli anglo-canadesi in effetti, occupate in mattinata quasi senza contrasto Villa S. Giovanni a nord e Archi e Reggio Calabria con l'aeropono a sud, entrarono in serata a Calanna e a S. Stefano d'Aspromonte con la 1^ div. ftr. canadese e a Cannitello e a Scilla con la 5^ div. ftr. britannica. I contatti tra gli invasori e i contingenti di manovra italo-tedeschi mancarono per tutto il giorno 3, poiché anche i reparti della 29^ div. Panzergrenadier dislocati sull' Aspromonte avevano ricevuto in giornata l'ordine di Kesselring di non impegnarsi e di arretrare per il momento sulla linea Bagnara-Gambarie, limitandosi ad effettuare opere di demolizione per ritardare più a lungo possibile l'avanzata verso nord delle truppe di Montgomery. A Gambarie furono anche dislocati due battaglioni della div. «Nembo» per sbarrare i Piani d'Aspromonte. La 211^ div. costiera era invece afflitta da una serie di defezioni, che vennero poi comunicate allo S.M.R.E. dal Comando della 7^ Armata. L'aviazione germanica intervenne sulla zona dello sbarco alle 11.00 di quella mattina e quella italiana alle ore 15.00, impiegando «sulla zona Reggio-Gallico quindici bombardieri e ventitrè caccia». Poiché però la maggior parte dei campi di volo dell'Italia meridionale era stata messa fuori uso dalle incursioni aeree alleate, l'intervento dell' aviazione dell' Asse fu quasi sempre intempestivo, oltre che efficacemente contrastato dalla vigilanza nemica. Fallì penanto il 4 settembre anche un attacco di undici FW. 190 alle navi inglesi incrocianti a nord di Palmi, così come un'incursione di diciassette Re.2002 e di otto M.C.205 italiani sulle spiagge tra Archi e Reggio Calabria richiesta dal Comando del XXXI Corpo d'Armata. Frattanto nella notte tra il 3 e il 4 settembre si era svolto un secondo minore sbarco britannico a Bagnara, dove approdarono i Commandos dello Squadrone Speciale da Ricognizione, che realizzarono i primi contatti a fuoco con il 15° rgt. della 29^ div. Panzergrenadier, comandato dal famoso Col. Ulich. Nelle stesse ore, e precisamente alle 23.15 del 3 settembre, il Gen. Arisio, all'oscuro della firma dell' armistizio, ordinò telefonicamente al Gen. Mercalli, comandante. del XXXI C.A., di «mantenere ad ogni costo il possesso dell' Aspromonte» e, in caso di fallimento, di ritirarsi combattendo su Cittanova, ritardando in ogni modo l'avanzata nemica. In base alle predette direttive, il Gen. Mercalli dette immediate disposizioni per la difesa ad oltranza dell' Aspromonte e per il lancio di un contrattacco da eseguirsi lungo la strada S. Alessio - Gallico nella mattina del 4 settembre con il concorso di truppe della 29^ div. tedesca. Questa controffensiva però non ebbe luogo, dal momento che il grosso della suddetta divisione germanica aveva ricevuto l'ordine di Kesselring di ritirarsi entro l' 8 settembre su Castrovillari, a difesa di un temuto sbarco nel golfo di Taranto. I tedeschi penanto si limitarono a contenere il nemico con azioni di retroguardia e con estese interruzioni stradali. Queste ultime opere di demolizione, realizzate senza rispar- mio dai genieri tedeschi e spesso senza preavvenire i Comandi italiani, causarono numerosi inconvenienti alla manovra dei reparti del XXXI Corpo d'Armata, ma imposero anche un notevole rallentamento all'avanzata inglese, come ha ammesso lo stesso Montgomery. Ad ogni modo questo atteggiamento autonomo da parte dei tedeschi indusse il Comando della 7^ Armata a chiedere l'intervento dello S.M.R.E. per chiarire una volta per tutte il problema delle dipendenze. Il Sottocapo di S.M. del R. Esercito replicò il 4 settembre che per la condotta delle operazioni doveva essere raggiunta una salomonica intesa locale tra i Comandi della 7^ Armata italiana del Gen. Arisio e della 10^ Armata germanica del Gen. von Vietinghoff, in mancanza della quale però il Comando del Gen. Arisio «avrebbe dovuto regolare le operazioni delle truppe italiane sulla base di quelle attuate dalla 10^ Armata germanica». Il che era un sistema involuto per riconoscere anche in Calabria la subordinazione italiana ai Comandi tedeschi. In seguito allo sviluppo degli avvenimenti e alle precisazioni pervenute da Roma, il Gen. Arisio ordinò alle 19.30 del 4 settembre l' arretramento della div. ftr. «Mantova» fino al solco di Marcellinara, situato nella strozzatura di Catanzaro, dove c'era già la 26^ div. Panzergrenadier e un reggimento della 29^ div. tedesca. Da parte loro i Comandi britannici, constatata la difficoltà di valicare l' Aspromonte, dove numerose erano le interruzioni e le demolizioni praticate dai tedeschi, spinsero le loro avanguardie lungo la costiera ionica 106, in un primo momento non considerata quale via di penetrazione. Pertanto entro il 5 settembre furono facilmente raggiunti dalle truppe canadesi sul versante ionico Bova Marina, Capo Spartivento e Marina di Brancaleone, mentre il Gen. Arisio ribadiva al Comando del XXXI C.A. alle 12.30 dello stesso giorno 5 di non impegnare la div. ftr. Mantova» a sud del solco di Marcellinara. L'ancora irrisolto problema dell'unicità del comando tra italiani e tedeschi, che veniva affidato da Roma più alla buona volontà locale che ad una logica militare, fu il tema di un colloquio che in quello stesso pomeriggio del 5 settembre, a due giorni dall'ancora sconosciuta firma dell'armistizio di Cassibile, si svolse a Potenza tra Arisio e Kesselring, senza peraltro alcun risultato tangibile. Intanto la facile penetrazione delle avanguardie canadesi lungo la costiera ionica indusse Montgomery ad ordinare la mattina del 6 di effettuare il massimo sforzo in quella direzione e di raggiungere direttamente Catanzaro percorrendo il golfo di Squillace. Venne invece annullato, a causa del maltempo, uno sbarco previsto a Gioia Tauro per la notte tra il 5 e il 6 settembre ad opera della 231^ brigata «Malta». Tale località sulla rotabile tirrenica 18 fu comunque occupata dalla 5^ div. ftr. britannica a mezzogiorno del 6, dopo combattimenti con le retroguardie tedesche, mentre nessun contatto con il nemico veniva segnalato ancora alle 10.00 del 7 settembre dal Gen. Arisio. Alla stessa ora quest'ultimo telefonò al Gen. Roatta chiedendogli l'autorizzazione ad abbandonare il solco di Marcellinara e a potersi ritirare sulla linea del Monte Pollino ai confini con la Basilicata. Tale autorizzazione venne concessa dal Capo di S.M. del R. Esercito soltanto nel pomeriggio dell'8 settembre. Cosicché non prima delle 18.00 di quel giorno fatale il Gen. Arisio potè ordinare al XXXI C.A. di effettuare «il più celermente possibile il suo ripiegamento sulla linea Pollino». In tal modo l' arretramento avvenne dopo la proclamazione dell'armistizio. Frattanto le truppe del XIII Corpo d'Armata britannico avevano occupato entro la sera del 7 settembre Nicotera sul Tirreno, ...

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