Campo di FERRAMONTI di TARSIA














I campi di concentramento fascisti vennero progettati nell'Italia meridionale dove il Ministero aveva gia' confinato in precedenza i facenti parte a partiti antifascisti. Alla fine maggio del 1940 erano gia' pronti piu' di 4700 posti in campi di concentramento anche se l'unico vero campo di concentramento, munito di cinta di filo spinato, fu costruito a Ferramonti di Tarsia in provincia di Cosenza in Calabria.Il campo costruito vicino al fiume Crati nel 1940 con lo scopo di confinare elementi considerati pericolosi al regime nazi-fascista nonostante la somiglianza ai lager nazisti, si trasformò in una vera e propria cittadina munita di scuole, sinagoghe, libreria, asili, circoli culturali, e addirittura un parlamento interno con il compito di tenere i contatti con la direzione e risolvere i problemi degli internati.Il parlamento era formato dai capi camerata eletti a votazioni e un capo dei capi che doveva parlare l'italiano per mantenere il contatto con la direzione, tra i compiti dei capi camerata c'era quello di distribuire i sussidi a tutta la baracca.
Per la sua posizione di estremo settentrione Italiano, il campo rappresentò la salvezza per molti ebrei che ancora prima che giungesse l'ordine di sterminio furono liberati dalle brigate inglesi sbarcate in Sicilia il 14 settembre del 1943. Il campo poteva ospitare fino a duemila persone, era una vera e propria città di baracche bianche costruite in legno su un basamento di calcestruzzo a pianta ad U. Sulle pareti lunghe potevano essere messi fino a 30 posti letto e il tratto trasversale avrebbe dovuto accogliere i servizi igienici. Il campo era stato messo in una zona paludosa, che con le piogge si riempiva subito di pozze in cui spesso stagnava la malaria, per questo gli ebrei usavano chiedere il trasferimento in altri campi. Il 20 giugno 1940 prese il comando del campo il comandante di pubblica sicurezza Paolo Salvatore. Su uno spiazzo polveroso ,che al primo accenno di pioggia si tramutava in lago, sorgevano le baracche costruite dalla ditta appaltatrice Parini di Roma spesso con l'aiuto degli ebrei stessi che venivano assunti per mancanza di mano d'opera. All'arrivo al campo gli internati venivano sottoposti alle formalita' burocratiche e subito dopo venivano loro assegnate le baracche, veniva poi consegnata la dotazione prevista cioe' due cavalletti, un'asse, un materasso, un guanciale, due coperte, due lenzuola e un piccolo asciugamano. All'entrata del campo vi erano alcuni edifici in muratura in cui erano alloggiate le guardie, il direttore, la segreteria e la direzione. La guarnigione del campo era composta da un segretario, un dattilografo, due motociclisti con moto guzzi 500 e un'autista con un'alfa romeo 1750. Per il controllo del perimetro era presente una milizia comandata dal capomanipolo Tallarico con delle camicie nere reclutate dai paesi vicini. All'interno invece vi erano dieci agenti di sicurezza agli ordini del maresciallo Gaetano Marrari. L'infermeria era diretta dal dottor Rossi, che non avendo nessun titolo, dopo molte lamentele venne sostituito da medici internati che crearono un vero pronto soccorso funzionante 24 ore su 24 con una farmacia funzionante. Il 10 luglio venne reso noto il regolamento del campo che prevedeva tre appelli al giorno che poi divennero uno ogni due giorni, non si poteva uscire dalle baracche prima delle sette e dopo le ventuno, non si potevano leggere riviste politiche e non si potevano utilizzare apparecchi fotografici, anche se esistono alcune foto del campo.Il direttore adottò sempre un comportamento di massima tolleranza, anche se voleva sempre che rimanesse un'apparenza di pieno rispetto del regolamento per non subire controlli accurati da parte del ministero. Molto presto a causa della zona malsana, alcuni internati morirono per scabbia e malaria. Venne aperta una mensa comunale che tuttavia venne subito chiusa a causa del cibo pessimo e venne costruita una cucina in ogni baracca. Nel campo, dopo il decreto che obbligava tutti gli ebrei presenti in Italia a essere rinchiusi in campi di concentramento entrarono diversi ebrei provenienti da diversi stati, poiche' non era mai stata cancellata la legge che permetteva l' immigrazione di chiunque lo desiderasse.Arrivarono ebrei da altri stati, come un gruppo di 400 ebrei chiamati Bengasioti perchè catturati in Africa in procinto di imbarcarsi per la Palestina e provenienti da Budapest, (viaggio che non avvenne per la conquista dell'Africa da parte dell'Italia); oltre a questo gruppo erano presenti ebrei di Germania, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, ecc. L'arrivo di questi ebrei che non parlavano italiano e con usanze diverse da quelle degli ebrei presenti in Italia da diversi anni, provocò naturalmente problemi all'organizzazione interna che però riusci' a non modificarsi troppo. A Ferramonti, vista la durata della permanenza, si iniziarono a fondare alcuni ritrovi come:la biblioteca che all'inizio disponeva di 68 libri, ma che poi grazie all'aiuto di Israel Kalk raggiunse la quota di qualche centinaio. Egli inoltre mandava aiuti sotto forma di vestiti e giochi e finanziò la costruzione di bagni. Si aprirono diversi corsi di lingue e perfino una scuola che seguiva il programma delle scuole pubbliche modificato appositamente per gli studenti presenti nel campo provenienti da diversi paesi. Oltre alla biblioteca e alla scuola si era costruito un Tempio. Dal soffitto scendevano trenta candelabri in legno con due candele ciascuno.Alla fine del secondo anno, l'organizzazione di Ferramonti, acquistava una nuova figura che era quella di giudice di pace e nello stesso tempo si chiese una parte del cimitero di Tarsia per seppellire i morti ebrei. Il 24 marzo 1942 giunse nel campo di concentramento calabrese Riccardo Pacifici, rabbino capo di Genova. Al momento della visita erano presenti nel campo 1.400 ebrei.Alla fine del secondo anno venne sostituito il direttore del campo con Mario Fraticelli. Il nuovo direttore come il predecessore si dimostro' attento, disponibile e premuroso egli dovette solo limitare il rilascio dei permessi d'uscita, il cui abuso era frequente.Il 14 settembre giunse a Ferramonti un carro della brigata inglese che dimostrava la fine della guerra e la libertà per gli internati. Molti internati andarono sulle colline adiacenti e molti altri, invece rimasero nel campo perche' le loro citta' di origine erano ancora in guerra. Purtroppo, nonostante il campo di Ferramonti fosse stato liberato, in quegli stessi giorni nel nord Italia iniziò una vera e propria repressione fisica degli ebrei presenti, spesso inviandoli nei lager nazisti. Il campo venne requisito dagli alleati e modificato in base, molti internati si misero al servizio dell' esercito britannico.Il 10 ottobre si ebbe un grande momento di gioia quando arrivo' un mezzo della Brigata Ebraica che aveva come simbolo di riconoscimento un Maghen David. Il campo di Ferramonti fu di aiuto ai paesi limitrofi grazie ai presenti acculturati e tra questi molti medici che potevano aiutare i malati dei paesi vicini.

Fonti: Libro "FERRAMONTI" di Carlo Spartaco Capogreco edizione Giuntina

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