IL LEONE DEL PANJSHIR



UN DOVEROSO TRIBUTO AD UN GRANDE EROE, IL QUALE AVEVA INTUITO IL PERICOLO DEL TERRORISMO GLOBALE CON LARGO ANTICIPO. RITENGO CHE TUTTI DEBBANO DIRE GRAZIE AL GRANDE "LEONE DEL PANISHIR2 SE ANCORA IL MONDO SIA IN GRADO DI FRONTEGGIARE EFFICACEMENTE LA BARBARIE DEL TERRORISMO.

Ahmad Shah Massoud (احمد شاه مسعود) (1953 – 9 settembre 2001), detto il "Leone del Panjshir", è stato un militare e leader politico afgano dell'Alleanza del Nord, combattente contro il regime talebano afgano.

Di etnia tagika, studiò al Liceo francese di Kabul. Iscritto fin da giovane a movimenti islamisti, partecipò alla lotta politica contro le ingerenze straniere nell'Afghanistan. Negli anni '80 fu combattente dei mujaheiddin e sconfisse le truppe d'invasione dell'Armata Rossa, guadagnandosi tra la sua gente la fama di eroe.

Entrato a Kabul come Ministro della Difesa, trovò nuovi nemici nelle fazioni integraliste dei mujaheiddin. Guerre e distruzioni segnarono gli anni dal 1992 al 1994, che costrinsero Massoud a lasciare la capitale, combattendo i gruppi wahabiti pashtun (aiutati dal Pakistan), meglio forniti in armamenti ricevuti dagli USA, nelle sue montagne del Panjshir, pur rimanendo ufficialmente il vicepresidente dello Stato Islamico dell'Afghanista, unico governo riconosciuto dell'ONU.

Venne assassinato il 9 settembre 2001 a Khvajeh Baha od Din da due arabi che si fingevano giornalisti di una emittente marocchina in un attentato suicida. La bomba era nascosta nella telecamera. Dopo l'attentato, il secondo giornalista (leggermente ferito) fu catturato dalle guardie del corpo di Massoud e messo in una cella. Riuscì a scappare, ma quando fu scoperto, tentò di usare la sua pistola, ma una guardia del corpo lo uccise con un colpo di fucile. Nessuno ha mai riconosciuto l'attentato, ma i sospetti puntarono sui Talibani o Al Qaeda. Molti ritengono che l'assassinio doveva impedire all'Alleanza del Nord di liberare il paese, con l'appoggio, allora a livello teorico, degli USA.


Ahmad Shah Massoud, leader dell'Alleanza del Nord e combattente contro il regime dei Taliban è stato ucciso da terroristi suicidi il 9 Settebre 2001, due giorni prima dell'attacco agli U.S.A.

Ha difeso per anni la sua gente nella valle del Panjshir dalla follia dei Taliban, combattendo per un Islam democratico ed un Afghanistan libero. Nella logica dei Taliban il suo assassinio avrebbe dovuto impedire all'Alleanza del Nord di liberare il Paese con il prevedibile appoggio degli Stati Uniti.

Il leggendario "Leone del Panjshir", il "Chè Guevara afghano" lo voglio ricordare sorridente come nella foto a lato, come testimonianza che esiste un Islam diverso dal buio dell'integralismo.


Per milioni di persone alla ricerca degli ultimi personaggi di avventura egli è stato una icona come Che Guevara: l'ideale romantico del guerriero intellettuale. Sembrava un poeta della beat generation, con il suo copricapo tipico delle popolazioni dell'Hindu Kush indossato sempre di traverso, ed una espressione esistenzialista negli occhi. Avrebbe voluto essere architetto quando, da adolescente, studiava al Liceo Francese di Kabul.

Il destino lo ha voluto Mujahidin, combattente per la libertà dell'Afghanistan fino alla fine. Iniziò la lotta con solo 20 uomini, 10 kalashnikov, una mitragliatrice e due lancia-razzi. I riferimenti intellettuali erano: Mao, Chè Guevara, Ho Chi Min, tattiche rivoluzionarie adattate alla situazione Afghana.

Nel corso di poco più di venti anni ha sconfitto un dittatore afghano (Muhammad Daoud) e l'Armata Rossa dell'Unione Sovietica. L'essere sfuggito ad innumerevoli accerchiamenti dei più duri generali russi ed essere stato in grado di tenere in scacco le orde nere dei Taliban, può essere considerato da molti un miracolo.

Ahamad Shah Massoud è stato una leggenda che è nata non a caso in una terra che ha visto passare figure mitiche come Alessandro (Eskandar) e Tamerlano (Timur). Il suo Islam era gentile come il sapore delle pesche del Panjshir, niente di simile alla versione demenziale dei Taliban.


Secondo gli astrologi afghani avrebbe dovuto vivere altri 40 anni, ma sappiamo che così purtroppo non è stato. Gli sarebbe bastato molto meno per vedere un Afghanistan libero.

Avrebbe avuto il tempo di dedicarsi finalmente alle partite a scacchi con gli amici ed alla lettura delle poesie persiane che tanto amava nella sua casa nella valle che sembra la materializzazione di Shangri-La.

Massoud dormiva meno di 4 ore per notte. Ufficialmente era il vice presidente dello Stato Islamico dell'Afghanistan, l'unico governo del paese, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma che controllava solo il 10% del territorio. Con l'ausilio di un telefono satellitare e walkie-talkies coordinava la lotta finanziata con i proventi della vendita di smeraldi e lapislazuli estratti dalle miniere della sua valle.

Nei rari momenti di sosta tornava a casa dalla moglie e dai 4 figli soffermandosi nella sua libreria contenente più di 3000 volumi di cui molti antichissimi.


In tutto il Panjsher Massoud era riverito come un Lord feudale, quasi come un re.

Il più profondo contrasto tra la sua concezione dell'Islam e quella dei Taliban riguardava la condizione femminile, su questo argomento si trovava spesso in contrasto anche con gli altri leader dell'Alleanza del Nord.

Il suo sogno era quello di costruire una università nel Panjshir, soprattutto per dare la possibilità alle donne afgane di studiare, avere un ruolo attivo nel governo del paese e dare inizio ad una emancipazione dal ruolo che tradizionalmente è a loro riservato in Afghanistan.



In una intervista gli fu chiesto come vedeva il futuro: " Per essere onesto, mi piacerebbe passare il resto della vita a ricostruire il mio paese".

E' adesso compito di tutti gli Afghani, superando le divisioni etniche e tribali, realizzare il suo sogno.

Intervista ad Ahmed Shah Massud *
di Piergiorgio Pescali


foto Jane's Intelligence Review

* Massud è il comandante delle forze armate della Northern Alliance, la coalizione anti-Taliban guidata dall’ex-presidente Burhanuddin Rabbani e riconosciuta dalle Nazioni Unite.
Questa intervista è stata fatta poco prima dell'attentato di cui Massud è rimasto vittima. (vedi brevi Afghanistan)


Domanda: Comandante Massud, venti anni di conflitti hanno dimostrato che non può esserci una soluzione militare al problema afghano. Cosa propone la sua coalizione?

Risposta: Un governo transitorio che, in un lasso di tempo tra i 6 e i 18 mesi, disegni una nuova Costituzione che garantisca una rappresentanza di tutti i gruppi etnici afghani nel governo ed elezioni generali democratiche con la formazione di partiti politici.



D: C’è una personalità afghana, accettata da tutte le fazioni in lotta, che potrebbe divenire un leader del Paese?

R: Non vedo una specifica persona che possa godere della fiducia del popolo afghano. Credo piuttosto che sia molto più importante avere dei princìpi. Più che un leader, all'Afghanistan servono idee e princìpi su cui basare il futuro Stato.



D: I Taleban hanno recentemente annunciato che conquisteranno tutto l'Afghanistan entro la fine del 2001. Qual è la sua previsione?

R: Non credo che ciò corrisponda alla reale situazione sul campo. Ho già detto in passato e lo ribadisco ora che non c'è soluzione militare per l'Afghanistan.



D: E' servito il suo viaggio in Europa, su invito del Parlamento europeo ?

R: Da un punto di vista politico è stato positivo. Speriamo di assistere a un arrivo di aiuti umanitari.



D: Perché gli europei dovrebbero appoggiare l’opposione anti-Taliban?

R: Perché questa parte del fronte ha un chiaro messaggio: lasciateci avere elezioni generali in Afghanistan, lasciate che la comunità internazionale, l'Onu e il Gruppo dei 6+2, supervisionino le elezioni in Afghanistan, lasciate che il popolo dell'Afghanistan scelga il proprio destino. Inoltre noi lottiamo contro ogni forma di terrorismo, qualunque sia il suo scopo e che operi dentro o fuori l’Afghanistan. Ho detto che Osama bin Laden è un criminale e non è facile per me, che ho dedicato la mia vita alla Jihad, affermare questo. Noi crediamo nella democrazia, mentre i Taliban no. Noi siamo contro il terrorismo, mentre loro lo appoggiano. Noi vogliamo che l'Afghanistan abbia una coesistenza pacifica e buone relazioni con tutti i Paesi; i Taliban vogliono invece esportare le loro idee creando ancor più problemi per l'Afghanistan. Noi consideriamo uomini e donne come esseri umani aventi gli stessi diritti; i Taleban li hanno discriminati, contrariamente alle intenzioni di Dio, che li ha creati come esseri umani uguali. Questo è ciò in cui noi crediamo. A seconda delle circostanze, noi avremo successo o no, ma questa è un'altra questione.



D: Dopo più di venti anni di combattimenti, qual è secondo lei la cosa più importante nella vita di un uomo?

R: La decisione. Credo che quando uno prende una decisione ed è determinato a portare a termine ciò che ha iniziato, tutto diviene più semplice e facile. Per esempio io ho combattuto i sovietici, ma per me non era importante vincere la guerra contro di loro. La mia decisione era stata quella di combattere i russi comunque, sia che noi vincessimo, perdessimo, sia che la lotta durasse dieci, venti anni o più. E oggi io prego Dio perché ci aiuti nelle nostre decisioni e nella nostra determinazione nel combattere i Taliban. Non è importante quanta terra perderemo e quanto soffriremo. Noi conosciamo il nostro nemico e la nostra decisione è resistergli.



D: Qual è la maggiore difficoltà che incontra oggi?

R: Quando i sovietici sono giunti in Afghanistan, il popolo sapeva qual era il loro fine. Oggi al posto dell’Urss siamo invasi dal Pakistan, che si è servito della copertura dell’Islam, della religione e dei Taliban. Il popolo afghano ha impiegato diverso tempo a scoprire il vero volto del Pakistan. E' stato molto difficile spiegare il motivo per cui combattere una nazione islamica come la nostra e solo dopo molto tempo il popolo afghano ha capito la verità. Ora le cose sono molto più facili perché la gente sa ciò che sta accadendo.



D: Lei ha una famiglia e dei figli. Non è mai stato tentato di abbandonare tutto e ritirarsi a vita privata?

R: E' per questo che insisto sull'importanza delle decisioni.



D: Qual è stato il più grande errore che ha commesso in passato?

R: La natura umana non è infallibile. Chi agisce, chi decide, commette anche degli errori. E ancora mi è difficile identificare quale sia stato l'errore più grave. Probabilmente dall’esterno è più semplice individuare gli sbagli. Del resto, se non avessimo commesso degli errori, come avrebbero fatto i Taliban a nascere e conquistare il potere?



D: Lei sembra una persona molto religiosa, ma al tempo stesso è anche un combattente. Non sente alcun rimorso nell'uccidere uomini, e per di più afghani?

R: Noi combattiamo una guerra per una giusta causa. Abbiamo il diritto di difenderci e difendere il nostro popolo. Non siamo noi che attacchiamo. Noi ci difendiamo.



D: La Northern Alliance è composta da fazioni che in passato si sono combattute l’una contro l’altra. Quali garanzie possono esserci che, nel caso la sua coalizione andasse al potere, che non si ripetano i conflitti interni avvenuti tra il 1992 e il 1996?

R: Uno dei problemi che esiste in Afghanistan è la mancanza di fiducia. Si ha paura del futuro e di ciò che questo può riservare. Ora abbiamo concluso un accordo con Dostum, Ismail Khadir e Ismail Khan - i comandanti delle altre fazioni - sui princìpi che garantiranno il loro futuro nel governo afghano. Il punto cardine dell'accordo è continuare la resistenza contro i Taliban per indurli a sedersi al tavolo dei negoziati e formare un governo provvisorio che dovrebbe rimanere in carica da 6 a 18 mesi, prima di indire le elezioni.



D: Quindi è pronto a formare un governo di coalizione con i Taliban?

R: Solo per un periodo di transizione dalla guerra alla pace. Se accettiamo un governo di coalizione, è solo per fermare questa guerra e l'intervento del Pakistan. Inoltre, il governo provvisorio dovrà lavorare per preparare le elezioni generali. I Taliban mi hanno già offerto di fungere da primo ministro e al tempo stesso di mantenere il mio esercito nella zona settentrionale per creare una regione autonoma. Ma io ho rifiutato. L'Onu e del Gruppo 6+2 dovrebbero supervisionare il processo di transizione che porterà alle elezioni.



D: Il ruolo dell'Onu in Afghanistan è sempre stato perdente. Secondo lei esiste un’altra organizzazione internazionale in grado di svolgere il ruolo delle Nazioni Unite?

R: L'Onu è perdente se non ha l'appoggio delle grandi potenze occidentali. Solo con un forte sostegno delle grandi potenze, il Pakistan non sarebbe più in grado di appoggiare i Taleban. E questi, allora, non avrebbero più di sei mesi di vita. Anche Osama bin Laden non potrebbe sopravvivere.



D: Lei ha detto che la soluzione del confitto afghano si potrà raggiungere solo dopo aver indetto elezioni generali. Sembra, però, che lei dimentichi anche i fattori esterni che condizionano la situazione afghana: interessi economici, geopolitici, strategici. L'Afghanistan è solo una delle pedine che giocano una partita ben più grande nello scacchiere internazionale. Come fa a non tenere conto di questi problemi?

R: Credo che i problemi esterni rimarranno tali solo fino a quando riusciremo a indire le elezioni generali nel nostro Paese. Penso che la resistenza contro i Taliban e contro chi li sostiene (Pakistan, ndr) accelererà la soluzione afghana.



D: Se lei pensa che le elezioni generali siano davvero la soluzione del problema afghano, perché non le ha indette quando era lei stesso al potere, tra il 1992 e il 1996?

R: Quella delle elezioni non è una posizione che abbiamo adottato solo ora. Siamo sempre stati favorevoli a che il popolo afghano potesse esprimere il proprio parere tramite il voto, anche durante il periodo in cui eravamo al potere a Kabul. Ma allora eravamo in guerra tra di noi e nessuno dei nostri oppositori accettava le consultazioni. Le abbiamo proposte prima a Hekmatyar e poi ai Taliban, ma loro non hanno accolto le nostre condizioni.



D: Pensa che un governo democratico che ricalchi quelli occidentali possa accordarsi con la storia, le tradizioni e la religione degli afghani?

R: Quando parliamo di democrazia non intendiamo una replica dello stile occidentale in Afghanistan. Non pensiamo che la democrazia in Afghanistan possa essere paragonabile, per esempio, a quella francese o italiana. Il punto importante è lasciare che sia il popolo a decidere quale sarà il primo gradino da intraprendere per la realizzazione di uno Stato afghano moderno. Le crisi possono essere risolte solo se si dà una possibilità alla gente di scegliere.



D: Pensa che il popolo afghano potrà avere una possibilità di scelta? E, se sì, quando?

R: Al più presto. Questo è il motivo per cui lottiamo.



D: Chi è Massud secondo Massud?

R: Scelga lei. Io mi considero una persona che ha dedicato la sua vita alla liberazione del suo Paese e del suo popolo. E' per questa che stiamo combattendo.

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