L'élite industriale delle Due Sicilie: il ruolo degli imprenditori stranieri

(da http://www.neoborboniciroma.net)

Tra i protagonisti dell'epopea industriale e commerciale delle Due Sicilie incontriamo spesso uomini provenienti da tutta Europa.
L’origine di questa élite risale al decennio dell’occupazione francese ed agli anni immediatamente seguenti il ritorno di Ferdinando I sul trono di Napoli.
Le circostanze particolari, create dal sistema napoleonico e dalle guerre europee nel decennio 1806-1815, e dalle scelte di politica protezionistica adottate dal governo delle Due Sicilie dal 1820, indussero imprenditori, commercianti e banchieri stranieri a stabilirsi ed investire nel Regno.
Accanto ai commercianti inglesi come James Close, Henry Rogers, Charles Maingay ed Edward Valentine che rappresentavano a Napoli gli interessi di ditte estere, stabilirono le loro attività nel Regno uomini come lo svizzero Jean Jacques Egg, fondatore dell’industria tessile napoletana.
Ad Egg seguirono, dopo il 1815 , molti altri suoi connazionali di Zurigo e San Gallo che fecero del tessile uno dei settori di punta dell’industria delle Due Sicilie.
Anche il mondo della finanza fu influenzato dalla presenza di uomini provenienti da tutta Europa. Carlo Fourquet, si spostò da Genova a Napoli agli inizi dell’800 e nel 1816, aveva talmente consolidato la sua posizione, da essere in grado di organizzare il pagamento di un milione e mezzo di ducati, richiesti dagli emiri barbareschi, per la stipula dei trattati a protezione del commercio marittimo delle Due Sicilie.
René Hilaire Degas, fondatore della banca Degas e nonno del pittore Edgar, giunse a Napoli durante la rivoluzione francese per fuggire dal “Terrore”.
Iniziata l’attività di commerciante di grani, gli eventi, gli consentirono una notevole fortuna finanziaria tanto che nel 1815, la banca Degas, costituiva uno dei principali istituti di credito di Napoli con agenzie a Parigi e New Orleans.
Il napoletano Giovan Domenico Pessetti, appartenente a una prima immigrazione di commercianti piemontesi naturalizzatisi, operò come intermediario per rappresentare nel Regno gli interessi di grandi operatori stranieri.
Tra questi operatori esteri troviamo il parigino Leopold Sicard che stabilì rapporti così stretti con le Due Sicilie da investire ingenti capitali in molte imprese di navigazione a vapore o Pietro Duchaliot il cui figlio Richard divenne il maggior commerciante di seta dopo il 1815
Pessetti svolse anche opera di intermediazione nelle operazioni di finanzieri svizzeri insediatisi nel Regno come la famiglia Meuricoffre, la cui banca era seconda per volume di operazioni soltanto a quella dei Rothschild ed Emmanuel Appelt che dopo il 1820 divenne direttore della Cassa di ammortizzazione.
La famiglia Meuricoffre, oggi estinta, svolse un ruolo molto intenso nella vita sociale ed economica del Regno.
Il capostipite Frederic Robert Meuricoffre si trasferì a Napoli nel 1760 e diede vita ad una dinastia di banchieri ed industriali.
Gli interessi dei Meuricoffre spaziarono dalla seta alla siderurgia, furono protettori delle arti e le loro dimore, divennero cenacolo d'artisti, storica rimase l'esibizione di Mozart nel 1770.
Furono anche benefattori e tra l'altro, fondarono l'ospedale internazionale oggi ancora attivo in via Tasso.
La famiglia si inserì perfettamente nella vita della Capitale, ricoprirono per 150 anni il ruolo di consoli svizzeri e l'attività della loro banca supportò il governo delle Due Sicilie nello sviluppo dell'industria, delle ferrovie e nella modernizzazione dell'agricoltura.
Il declino dei Meuricoffre cominciò agli inizi del 1900.
La crisi economica mondiale, uno scandalo finanziario ed alcune malversazioni costrinsero la famiglia a cedere la banca al Credito Italiano.
Il clima sempre più ostile verso gli stranieri, e l'ostracismo verso gli imprenditori che avevano condiviso le vicende del Regno delle Due Sicilie, segnarono il declino di questa grande famiglia.
Anche in campo metallurgico e meccanico la presenza di imprenditori esteri segnò la storia industriale delle Due Sicilie.
Tra gli altri, il francese Armand Bayard de la Vingtrie, a cui si deve la nascita della prima ferrovia italiana sulla tratta Napoli-Portici e gli inglesi Thomas Guppy di Bristol e John Pattison di Newcastle, quest'ultimo giunto a Napoli nel 1842 per assumere l’incarico di direttore dell’officina di riparazione ferroviaria della Bayard (vedi immagine) ed infine, va ricordato, il francese Françoise Henry che con Lorenzo Zino diede vita alla prima fabbrica meccanica di Napoli.
Molti altri operarono in tutti i settori dell’industria e del commercio, a volte come fautori di imprese, a volte come soci apportatori di capitale.
La presenza di questi “stranieri” non generò mai alcun conflitto con i locali anzi, essi entrarono in tale perfetta simbiosi con l’economia delle Due Sicilie che, a pieno titolo, furono considerati come facenti parte dell’élite regnicola.
La posizione del governo delle Due Sicilie, nei confronti di questi uomini, fu improntata al pragmatico utilizzo delle loro energie per favorire lo sviluppo economico ed industriale del Regno.
Gli investimenti promossi dal capitale estero offrirono il duplice vantaggio d’importare “modernità”, senza distrarre capitali locali, dagli interessi specifici dell’economia delle Due Sicilie.
Nel mezzo secolo che precedette l’unificazione, l’imprenditoria proveniente dall’estero, contribuì all’espansione dell’industria nel suo complesso ed in particolare di quella meccanica. Attraverso la presenza di tecnici specializzati, provenienti da tutta Europa, le maestranze locali trovarono un canale per la formazione di nuova professionalità ed il lavoro subì una profonda innovazione sia nei modelli organizzativi che nei metodi di produzione.
Il governo mantenne un interesse diretto nell’incentivare le innovazioni tecnologiche ed attraverso gli uffici del Regio Istituto d’Incoraggiamento attuò una strategia di pieno sostegno alle iniziative industriali fortemente connotata, dalla presenza del Re, quale garante dell’impegno dello Stato per il rinnovamento dell’economia.
Nel solo periodo fra il 1820 ed il 1834 furono rinnovate sessantotto patenti industriali nei rami più disparati che andavano dalla fabbricazione degli spilli “alla maniera inglese”, alle fabbriche per cappelli, dalle raffinerie di zolfo, alle tinture ed agli stabilimenti per la produzione dell’acido solforico

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