IL VERO VIAGGIO DI ULISSE (2)




Primo percorso - Da Itaca a Capo Malea

Si comincia riconoascendo subito sulla carta Troia, Itaca e Capo Malea i tre luoghi certi. Seguiamo da Capo Malea, il punto più meridionale della Grecia, le parole di Omero:

"Ma doppiando il Malea, la corrente, le onde,
e Borea mi deviarono, m'allontanarono oltre Citera.
Per nove giorni fui trascinato da venti funesti
sul mare pescoso: al decimo giorno arrivammo
alla terra dei Mangiatori di loto [Lotofagi], che mangiano cibi di flori."
(Odissea, IX, 80-84)

Secondo percorso - Da Capo Malea alla Terra dei Lotofagi

Nel nostro schema abbiamo trovato per questo percorso una direzione Sud-Ovest. L'unica terra a cui essa conduce da Capo Malea è la costa nord africana lungo la Sirte. Questa direzione corrisponde con le correnti marine.

Fin dall'antichità si è d'accordo che il paese dei Lotofagi menzionato da Omero, sia da localizzarsi nella Sirte, più precisamente nella piccola Sirte, nell'isola di Menis, oggi in arabo Gerba.

Gerba è uno dei pochi luoghi dove un'oasi situata immediatamente sul mare interrompe un lungo tratto di costa altrimenti deserta. Dato che i compagni di Ulisse preferirono rimanere nel paese dei Lotofagi, piuttosto che ritornare in patria, si può immaginare benissimo questa terra come una fiorente oasi.



Terzo percorso - Dalla Terra dei Lotofagi all'Isola dei Ciclopi

Tuttavia Ulisse, subito dopo l'arrivo, aver consumato i pasti ed un breve giro d'esplorazione riparti da li e approdò, la notte seguente, su un'isola. Omero chiama quest'isola, descritta come piatta e selvosa, prospicente al paese dei Lotofagi, la terra dei Ciclopi. Ulisse dopo esservi giunto lascia incagliare la nave sulla sabbia. Un'isola piatta e selvosa, sabbiosa e posta dinanzi alla terraferma si trova effettivamente circa alla distanza di un mezzo giorno e una mezza notte da Gerba: l'isola di Kerkennah (Tunisia), che si trova vicino alla simile isola di Knais.

Dall'isola piatta e selvosa, menzionata da Omero, Ulisse navigò alla volta della montagnosa terra dei Ciclopi per compiere un giro d'esplorazione. Omero la descrive come una società di pastori dediti all'allevamento di capre e percore. Ancora ai giorni nostri la ricchezza della Tunisia meridionale è fondata su un'economia pastorale.

Una certa tradizione antica che localizza la terra dei Ciclopi in Sicilia, precisamente ad Acitrezza vicino Catania. Questa localizzazione è ben nota, ma essa è documentata non prima di tre secoli dopo Omero, ed inoltre non è confermata, perché è impossibile costruire un itinerario che conduca ad Acitrezza tenendo presenti i dati nautici e geografici forniti da Omero.
I ciclopi omerici è sicuro che non erano siciliani. Dobbiamo cercare invece il loro paese nella Tunisia meridionale. I ciclopi, infatti, erano trogloditi ed ancora oggi i Berberi della regione di Matrnatah abitano in dimore sotterranee: queste grotte sono di notevoli dimensioni e sono state scavate dall'alto come giganteschi pozzi. Una galleria conduce al suolo di questo pozzo, che forma un cortile aperto dal quale partono alcune grotte coperte: queste servono come stalle, dispense, ecc.

Qui si può ben immaginare ciò che Omero racconta sul Ciclope;

"Rapdamente all'antro arrivammo, ma dentro
non lo trovammo; pasceva pei pascoli le pecore pingui.
Entrati nell'antro osservammo ogni cosa;
dal peso dei caci i graticci piegavano;
steccati c'erano per gli agnelli e i capretti [...].
Là, acceso il fitoco, facemmo offerte, e anche noi
prendemmo e mangiammo formaggi, e l'aspettammo dentro,
seduti, finch'è venne pascendo; portava un carico greve
di legna secca, per la sua cena.
E' dentro l'antro gettandolo produsse rimbombo,
noi atterriti balzammo nel fondo dell'antro".
(Odissea, LX, 216-236)

Il resto della storia è noto: Ulisse e i suoi compagni, dopo aver accecato il Ciclope, poterono salvarsi uscendo dalla grotta attaccati al petto delle pecore.

Importante è il fatto che quel tipo di grotte si trovi soltanto nella Libia occidentale e nella Tunisia meridionale.

Uno sguardo alla carta nautica mostra, che la via da Gerba a Kerkennah corrisponde bene ai dati reali della natura del Mediterraneo perché questa via segue precisamente la corrente marina e la piccola Sirte.

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