LETTERA AD UN BAMBINO MAI NATO

Scritto nel 1975 in seguito alla perdita di un figlio, Lettera ad un bambino mai nato è un libro di non più di cento pagine, in cui Oriana Fallaci riesce a condensare il travaglio di una donna di fronte ad una maternità inaspettata
Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla”, così comincia questo libro gioiello della Fallaci. …
Le parole si susseguono in un monologo. “Essere o non essere?” è il dubbio del monologo amletico. “Nascere o non nascere, dare la vita o negarla?” è il dubbio di una donna, una donna forte, indipendente ed emancipata. Ma pur sempre una persona con un’anima, un cuore e dei sentimenti. I pregiudizi sono molti per una donna che ha un figlio senza essere sposata… le difficoltà sono quasi all’ordine del giorno.
Ma il dilemma che si pone è molto più diffuso di quanto non si possa pensare. Forse passeggiando al parco, andando in un supermercato o in posta avete incontrato quella donna. Perché la protagonista del libro è “una donna per tutte le donne”.
A volte dietro gli occhi stanchi e scialbi di una donna frustrata o a quelli spensierati di un’adolescente si cela questo dilemma. Con la scelta di non dare la vita
Non è mai facile questa scelta.
Ma una donna, scoprendosi una scintilla di vita in grembo, può essere presa dal panico, esattamente come la protagonista del libro: “E se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando: - Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?” .
Ma il nulla, il non esserci stati e da preferire al dolore? Alle sofferenze?
E’ una scelta dura, non è vero? Perché in ogni caso si è distrutte dai sensi di colpa, e a nulla valgono le finte scusanti che ti vengono poste dal mondo. Le guerre, la fame, la povertà e le difficoltà… ma io ci sono stata! Io sono qui, e qualsiasi giorno preferisco esserci. Eppure… perché esserci per soffrire?
Il dilemma di vita o non vita non cesserà mai di esistere, ma spero che un giorno possa essere più facile poterla dare… utopia? Forse… ma magari, un giorno, la vita sarà migliore e quel bambino dirà “Io sono qui, e qualsiasi giorno preferisco esserci!”

Commenti