RITORNO AL...PASSATO.




L'ultimo anno e' stato particolarmente intenso e degno di avvenimenti.Tutto quello che e' successo in Calabria negli ultimi mesi e'stato la conseguenza di un evento tragico e.... per questo, il mio pensiero personale e' quello per il quale MAI avrei voluto che questa messe di avvenimenti si fosse prodotta, poiche' avrebbe significato il non verificarsi di cio' che ha dato inizio al tutto.
Esisteva una saga cinematografica (Ritorno al Futuro), ove deviandosi ad un certo punto la linea del tempo per effetto di un certo avvenimento passato si veniva a produrre una realta' alternativa con niente di positivo.Nel film fu possibile tornare indietro a rimettere le cose a posto.
La realta' e', purtroppo, ben diversa.
Tante persone hanno sentito il bisogno di fare qualcosa, di testimoniare e partecipare.Dopo un anno e' da dire che un certo processo si e' innescato ma e' lontano dall'avere raggiunto i suoi propositi, e si e' solo all'inizio della rivoluzione culturale che esso si propone di realizzare.
Tanti segnali fanno capire che i tempi sono maturi per la ricostruzione di un orgoglio e di una coscienza collettiva tale da ribaltare i luoghi comuni e riconquistare lo spazio e l'attenzione che la terra di Calabria merita nel panorama politico nazionale.
L'importante e' lavorare con profitto, con costanza, con passione ad un progetto di cambiamento strutturale delle mentalita', del pensiero, delle abitudini.
Le cose di stampo esclusivamente mediatico, calate dall'alto, imposte, direi, con protervia ed arroganza hanno il solo scopo di dare fastidio, non hanno alcuna utilita' e, sopratutto, producono danni piuttosto che qualcosa di utile.
Ho conosciuto tante persone che con passione credono in questi valori, persone che non si preoccupano di apparire, quanto, piuttosto, costruire un qualcosa di permanente e duraturo che prescinde esse stesse, affinche' ci sia un modo nuovo di intendere la Calabria, ci sia la evidenziazione della Calabria vera, quella seppellita dietro palate di luoghi comuni e pregiudizi.
I media cercano soltanto il sensazionalismo, per cui, siccome una certa immagine fa vendere, essi evidenziano solo un aspetto della realta' della Calabria e del Meridione.
Cio' ha precise ragioni storiche e culturali che si innestano direttamente al processo di formazione dello Stato Italiano,poiche' una parte e' dipinta in un modo per poter vendere di piu' in un altra(guarda caso i vinti da una parte, e i vincitori dall'altra della guerra civile riproposta ,ancora oggi, nei comportamenti inconsci del quotidiano).
Ieri ero sulla dentiera Sassi-Superga e riflettevo che cento anni fa queste terre vivevano uno sviluppo tecnico importante, lo stesso che decenni prima avrebbero potuto vivere le terre del Sud se il loro normale processo di sviluppo non fosse stato interrotto e distrutto dal trauma del'unita' d'Italia.
E' tempo che si sveli l'esatto andamento della storia, approfondire cio' che essa ha prodotto, restituire ad una intera popolazione l' orgoglio delle sue radici, per trovare un minimo comune denominatore di valori per TUTTI GLI ITALIANI, e di qui partire per costruire, finalmente, l'ITALIA.

Commenti

La Gurfata ha detto…
Eccomi qua, anche io, finalmente, aggiungo... A volte ci si perde un pò per strada... ma poi ci si ritrova.
Ho letto con attenzione questo ultimo post, qualcosa sta cambiando, è vero, o forse qualcosa sta venendo finalmente a galla: l'impegno di tante persone.
Nell'ultimo anno tante cose sono cambiate, i ragazzi ci sono, sono presenti e attivi in un processo di cambiamento. Presenti e attivi nonostante le mille difficoltà, nonostante il boom delle telecamere li abbia frastornati, a volte accecati, io credo sinceramente che adesso si siano finalmente fermati e stiano iniziando a lavorare, con una consapevolezza diversa, con una maturità nuova.
E' normale che all'inizio di un movimento così importante e di tale portata emotiva ci siano delle fasi di "assestamento" e direi anche che i ragazzi sono stati molto bravi nel riuscire a superare queste prime fasi, con tutti i problemi di identità dei gruppi, con tutte le difficoltà del conoscersi e dell'accettarsi a vicenda, che ogni inizio comporta.
Ma penso che finalmente ci siamo: ogni singola persona ha trovato la sua collocazione in un gruppo diverso ma con un obiettivo comune.
Questa non è divisione, questo è impegno sano. Ogni gruppo, con le sue strategie personali e con la sua unicità, affronta lo stesso problema: è come un piccolo esercito che accerchia il nemico da tutti i lati.
Continuare a credere in un cambiamento, continuare a dare fiducia a questi ragazzi, sostenerli nei momenti di difficoltà, essere degli adulti critici e costruttivi al loro fianco, penso sia la cosa migliore che possiamo fare.