Sull'Italia, in ordine sparso...

Riporto qui due articoli: uno da un giornale di destra, che rivela il "nervo scoperto" del Risorgimento, e l'altro da un giornale di sinistra, che riporta gli ultimi dati Istat sulla povertà della nazione (nazione?) italiana.
La mia domanda è sempre la stessa: può un Paese nato così male e che non ha mai fatto nulla per rimediare al disonore di quell'unificazione, avere un futuro radioso?
Buona lettura!


(da "Il Giornale" dell'11/10/06)
Quando l'Èrcole di Nievo affondò per colpa dei «pizzini»

Del piroscafo «Èrcole» so che s'è inabissato nel Tirreno fra il 4 e il 5 marzo 1861: alcuni l'hanno dato per affondato da una tempesta; altri, invece reputano incredibile la spiega meteorica dato che, a loro dire, tutto il Mediterraneo era in quei giorni liscio come l'olio da Gibilterra a Beirut, da Trieste a Tunisi.
Per certo a bordo dell'Ercole ci stava Ippolito Nievo che «sciolto il comando generale del Corpo dei volontari» (fine gennaio 1861), da Napoli era stato mandato a Palermo «con l'incarico di espletare pratiche in sospeso» (Edizioni Demetra, a cura di Angelo Cerinotti, Bussolengo 1997) e che in quel giorno e su quel piroscafo era di ritorno a Napoli con della «documentazione». Quale documentazione?
Augusto Federico - Milano

Mi sa che voi lettori lo fate apposta. Io vorrei tanto mettere una pietra sopra le magagne del Risorgimento, ma voi sempre lì, a urticarmi il nervo scoperto. E va bene, procediamo. Non si dice niente di nuovo affermando che la spedizione dei Mille venne in pratica finanziata (le collette popolari fruttarono ben poco) con l'oro inglese sotto forma di piastre (d'oro) turche, da tutti ben accette per via del metallo nel quale erano fuse. Con quel danaro, oltre ad acquistare armi e a mantenere la truppa, Peppino Garibaldi si comprò anche la gloria. Non che l'Eroe dei Due Mondi non fosse di per sé glorioso. Gloriosissimo, era. Ma in Sicilia preferì prendere la scorciatoia distribuendo mazzette a destra e a manca onde vincere con più agio le battaglie. Tipo quella di Calatafimi dove l'avventura dei Mille sarebbe naufragata se Garibaldi non avesse corrotto il nemico, riempiendogli le saccocce di piastre turche e di pagherò (che poi non vennero onorati, ma questa è un'altra storia). 0 quella di Palermo dove i Mille, duemila va', misero in fuga - e a gambe levate - un esercito regolare di centomila uomini fra i quali numerosissimi rambo tedeschi e svizzeri. Bene, incaricato di amministrare e distribuire i fondi neri era Ippolito Nievo, il riverito autore delle Confessioni di un italiano. Proprio per il delicato compito assegnatogli seguì - a sua volta seguito da una dozzina di forzieri col malloppo - l'epica marcia dei Mille fino a Napoli, dove l'impresa si concluse con l'annessione di quello che fu il Regno delle Due Sicilie e lo scioglimento del Corpo volontario garibaldino. Le camicie rosse presero dunque la via di casa, ma non Nievo, rispedito precipitosamente in Sicilia per «espletare una pratica» urgente. Quale?
Due le scuole di pensiero: recuperare, prima che se ne impossessassero i piemontesi inviati sull'isola per istituirvi l'ordine sabaudo, quella parte dell'oro inglese che per precauzione Nievo pare avesse depositato in luogo sicuro. Ipotesi che però non regge: Garibaldi non era un fesso e non si sarebbe mai lasciata alle spalle parte della cassa che preferiva avere sott'occhio e sotto mano. Seconda ipotesi, quella più realistica: requisire ogni carta, ogni biglietto, ogni pizzino diciamo pure, relativo alla articolata opera di corruzione che aveva consentito a Garibaldi di marciare sul velluto. Espletata la pratica, qualunque essa fosse stata, il 4 marzo 1861 Nievo si imbarcò sul vapore «Èrcole» che mollò gli ormeggi tre ore prima di un'altra nave diretta a Napoli, la «Pompei». Stessa rotta, dunque, stesse condizioni del mare, ma se la «Pompei» raggiunse felicemente la meta, non così l'«Ercole» che si inabissò, come si potè stabilire in seguito, tra Capri e Punta Campanella. Ci fu una inchiesta, ovviamente, ma non portò a nulla e sull'«Ercole» e il suo mistero cadde un silenzio durato una novantina d'anni. Fino a quando nel 1953, aiutato da Auguste Picard quello del batiscafo «Trieste», il nipote di Nievo, Stanislao, riuscì sì ad identificare il relitto insabbiato a 240 metri di profondità. Ma ciò che rimaneva del vapore non svelò se fosse affondato per una mareggiata o per un sabotaggio - lo scoppio delle caldaia, si mormorava - voluto, anche qui due scuole di pensiero, dai piemontesi che non avevano interesse si sapesse che il sud era stato praticamente conquistato grazie alle mazzette o dalla vecchia guardia borbonica la quale, ovviamente, non desiderava venisse a galla, è proprio il caso di dire, il tradimento di coloro che avrebbero dovuto difendere la patria magari al prezzo della propria vita e che in realtà la svendettero per una «stecca» in piastre turche.
Paolo Granzotto


(da repubblica.it dell'11/10/2006)
L'indagine annuale dell'Istituto di Statistica rileva un tassodell'11,1% tra le famiglie, assimilabile all'11,7 dell'anno precedente
Istat, povertà 'stabile' al 13,1%
Ma al Sud va sempre peggio
Migliora invece la situazione degli anziani, sia soli che in coppia
Al Nord in difficoltà famiglie giovani e lavoratori dipendenti
di ROSARIA AMATO

ROMA - Nessun cambiamento sul fronte della povertà: l'annuale rilevazione dell'Istat ha riscontrato 2.585.000 famiglie in condizione di indigenza, pari all'11,1%. Nel 2004 erano l'11,7%, una differenza che viene giudicata "statisticamente irrilevante". Le persone che vivono in condizione di povertà sono complessivamente 7.577.000, pari al 13,1% della popolazione. Si avverte solo qualche miglioramente per quel che riguarda gli anziani, soli o in coppia, ma al Sud l'Istat ha invece riscontrato un ulteriore peggioramento: l'incidenza della povertà nelle famiglie con un elevato numero di componenti è passata infatti dal 36,4% del 2004 al 42,9%.

Il fatto che la situazione in Italia rimanga nel complesso inalterata tutto sommato da anni, ha ricordato l'Istat, è stato giudicato come un dato "inquietante" dal presidente della commissione parlamentare sulla povertà Giancarlo Rovati.

Gli anziani vivono un po' meglio. Il miglioramento della situazione degli anziani è generalizzato, e si riscontra in misura maggiore al Centro, dove le famiglie con almeno una persona ultrasessantacinquenne in condizione di povertà sono l'8% del totale, percentuale inferiore all'11,2% del 2004. Migliora anche la situazione delle famiglie con a capo una donna anziana: l'incidenza della povertà passa dall'8,8% al 6,5%.

Al Sud i più poveri del Paese. Mentre al Sud va sempre male, anzi peggio. "Al Sud non solo ci sono più poveri, ma vivono anche peggio rispetto alle altre aree del Paese", spiega la ricercatrice dell'Istat Nicoletta Pannuzi. Al Sud, insomma, i poveri oltre ad essere più numerosi sono anche più poveri: infatti l'intensità della povertà raggiunge il 22,7%, rispetto al 17,5% e al 18,9% nel Nord e nel Centro. Al Mezzogiorno risiedono i tre quarti delle famiglie che l'Istat definisce come "sicuramente povere", corrispondenti al 5,1% del totale, con livelli di spesa mensile inferiori di oltre il 20% alla linea standard.

Si sta peggio in Sicilia e Campania. Nel Nord e nel Centro sono povere rispettivamente il 4,5% e il 6% delle famiglie, mentre al Sud la percentuale sale al 24%. La situazione più grave è quella delle famiglie campane e siciliane, che mostrano un incidenza della povertà rispettivamente del 27 e del 30,8%. Mentre va decisamente meglio in Abruzzo, dove la percentuale delle famiglie povere (11,8%) è molto prossima a quella della media nazionale.

Più povere le famiglie numerose. A pesare al Sud è anche la presenza di famiglie con cinque o più componenti, che presentano decisamente livelli di povertà più elevati: in Italia il 26,2% di queste famiglie vive in povertà, ma al Mezzogiorno la percentuale di attesta al 39,2%.

Al Nord in difficoltà giovani e dipendenti. Se al Sud soffrono le famiglie numerose, al Nord si riscontra comunque un elevato tasso di povertà tra le famiglie con genitori soli (13,4%) e tra quelle che hanno come persona di riferimento un giovane. Le famiglie che hanno a capo un giovane con meno di 35 anni infatti passano dal tasso di povertà del 2,6% a quello del 4,8%. In difficoltà nelle regioni settentrionali anche le famiglie con a capo un lavoratore dipendente: per loro l'incidenza della povertà passa dal 3,5 al 4,2%.

Single e famiglie senza figli più agiati. La diffusione della povertà è più contenuta tra i single e le coppie senza figli di giovani e adulti (di età cioè inferiore ai 65 anni). Secondo l'Istat infatti, solo il 3,5% dei singles e il 4,8% delle coppie senza figli di giovani e adulti vive al di sotto della soglia di povertà.

Come si rileva la povertà. L'indagine sulla 'povertà relativa' dell'Istat si basa sul livello di spesa delle famiglie e dei singoli (e non dunque sul reddito dichiarato, parametro che può essere fuorviante per tante ragioni). Ogni anno, tenendo conto soprattutto dell'inflazione, viene stabilito un livello mensile di spesa al di sotto del quale una famiglia viene considerata povera. Il livello standard del 2005 è di 936,58 euro al mese per una famiglia composta da due persone (la cifra cambia naturalmente al variare del numero dei componenti della famiglia: si arriva a 2.247,79 euro per le famiglie con sette e più componenti).

Poveri, poverissimi e a rischio povertà. Oltre alla differenziazione tra poveri e non poveri, l'Istat ne fa di ulteriori distinguendo le famiglie "sicuramente non povere" e quelle "sicuramente povere". Tra le famiglie non povere infatti c'è una percentuale del 7,9% che presenta livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%. "Sono famiglie - spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat - a forte rischio povertà, è sufficiente un evento imprevisto per farle scendere sotto la soglia". Oltre la metà delle famiglie "sicuramente non povere" (53,8%) risiede al Nord, mentre i tre quarti di quelle "sicuramente povere" al Sud.

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