Il meridionale tenuto all'oscuro della sua autentica identità

(immagine tratta dal sito www.superterrone.com)

Rubo all'amico Salvator Rosa, delegato dei Neoborbonici di Ascoli Piceno, questo quadretto sociologico che aveva postato su un forum qualche tempo fa.
Vi pare sensato / interessante / utile?


<...> La classe su cui, da sempre, agisce il potere economico-politico per portarlo dalla sua parte è la classe medio borghese - e questo è assunto non da me concepito (Weber). Si sa pure che il mezzo più efficace, perché costante e capillare, è il mass-media. La televisione, precisamente, che si frappone tra noi e il mondo, ci mostra i buoni e cattivi e la classe media si riconosce sempre nei "buoni". Essa, cioè, non è critica, rispetto a questo mezzo che gli presenta un mondo di buoni e di cattivi. I "borghesimedi" guardano i fetenti in TV e sanno solo che devono sentirsi diversi.
Quando i "cattivi" (che in realtà sono funzionali al sistema) sono mostrati, il borghese meridionale dice: "Ma che paese 'e mmerda, hanno ragione a ce shifà proprio".
Quando il figlio dello stesso meridionale, laureato, cerca il lavoro - e non lo trova -, il papà mica si pone il problema che la corruzione è funzionale allo stesso sistema economico. Mica si indigna di un sistema Paese che impone l'emigrazione del proprio figlio.
Dice, piuttosto: "Che paese 'e mmerda, cca se va annanze solo cu 'e solite cavece 'nculo". Riferendosi ovviamente al Meridione. Quando poi lo stesso figlio trova il lavoro al nord (mica il sistema era fesso che si lasciava sfuggire uno con quelle competenze), il papà "borghese medio" è contento e dice: "Nun ce stà niente a fà, 'o nord vanno annanze pe merito, mica comm'è cca..."
Il figlio che, "finalmente", ha l'illusione di essere riconosciuto per le competenze che ha, sarà il primo a dir bene del paese che lo ha accolto. Poco importa se deve posare quasi tutto lo stipendio, almeno lavora. Invece al sud...

<...> L'analisi potrebbe essere approfondita e rivelare cose molto interessanti.
I meridionali in genere si vergognano della loro meridionalità, sono i primi a scagliarsi contro le loro terre di provenienza che i media gli rimandano come ambienti corrotti e insanabilmente degradati.
I napolitani emigrati però, ho rilevato personalmente, sono un caso a parte: I napolitani - a volte - paradossalmente accettano di buon grado gli stereotipi che sono stati creati per loro e invece di dissentire o nascondere la propria napolitanità se ne fanno vanto (per un meccanismo psicologico anche lo stereotipo che gli si attribuisce - assolutamente montato e fattoglielo indossare per forza - diventa il simbolo di una forte identità negata).
Quindi questa identità, anche se negativa e creata ad arte, diventa per lui motivo di vanto e genera pure un complesso di superiorità sbagliato.
E' facile che al cospetto di un insulto collettivo rivolto alla napolitanità in generale, il soggetto offeso risponda (o pensi) "per forza, siamo più furbi!" <...>

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