1851: I moti del '48 sono falliti, la massoneria passa alle diffamazioni


Avevo già accennato qualche tempo fa alle stronzate che lord Gladstone scrisse nel 1851 sul conto del Regno delle Due Sicilie "negazione di Dio fatta sistema"; stronzate che fecero però un enorme rumore in tutta Europa (ancora oggi generano confusione ed ignoranza!), ed alzarono un gran polverone che aiutò assai chi stava tramando per costituire un Nuovo Ordine, che prevedeva di far fuori la Chiesa e tutti gli Stati ad essa fedeli, cominciando appunto da uno dei più floridi e potenti.

Giuseppe De Gennaro, delegato lombardo dei Neoborbonici, ha trovato una pubblicazione interessantissima a questo proposito, e l'ha pubblicata su www.neoborbonico.org
Si tratta di una raccolta di interventi da parte dello svizzero Gondon e dell'inglese Mac Farlane, pubblicata tre mesi dopo le due incredibili lettere di lord Gladstone (ho evidenziato in grassetto alcuni passaggi salienti della prefazione, ma consiglio di leggerla integralmente)



Confutazioni alle lettere del signor Gladstone
(Edito in Losanna nel 1851)
di Jules Gondon e Charles Mac Farlane

PREFAZIONE

La pubblicazione di due lettere che il signor Gladstone indiriz­zava a lord Aberdeen sul Governo napolitano, sono state per tre mesi, e sono tutt'oggi il soggetto di una viva polemica alla quale giusta­mente si è data da ogni parte la stampa. I giornali democratici, quelle voci che predicano repub­blica, che aspirano alla totale inva­sione de' precetti demagogici in tut­ta Europa, si fecero forti di una ca­lunnia, che senza ragione, ed al­l'impensata, slanciava un partigiano del partito tory, e perciò un se­guace della moderazione. Senza volere alzare il velo che nascon­deva l'origine e lo scopo di questa pubblicità, senza voler guardare se il Gladstone pubblicando le due let­tere disertava dalla sua bandiera, ed andava a collocarsi sotto l'om­bra potente del capo dell'attuale Gabinetto inglese, ed anzi volendo ad ogni costo ignorare le ragioni che i meno accorti hanno potuto trovare nella condotta del depu­tato di Oxford, i giornali dell'op­posizione si fecero forti di una arma, che ad essi così generosa­mente si apprestava, e prendendo le mosse dal Governo del Re delle Due Sicilie, estendevano le loro re­criminazioni e i loro assalti con­tro ogni altro Governo di Re, che al pari di quello si era alzato a muraglia incrollabile contro l'at­terramento della religione, della proprietà e del trono.

Le prime voci che suonarono da per tutto furono quelle che ag­giungevano tristizie all'ingiuria, calunnia alla menzogna, malva­gità al delitto. I giornali più vi­vamente rossi, si fecero forti delle parole dell'ex-ministro tory e le di lui invenzioni, furono la gran base dove innalzarono le piramidi delle loro ingiurie, de' loro pravi disegni. Ma poiché se negli uomini vi sono de' tristi, la maggioranza però per la mercé di Dio è buona, così mille voci forti e solenni sursero a combattere con migliori armi, perchè brandite da causa migliore, le ingiuste e ignominiose accuse, sì del Gladstone, che dei suoi me­schini plagiatoli. In Francia forse, più che al­trove si sono fatte sentire le più coraggiose e zelanti voci, a pro­pugnare la giusta tenzone che era­si ad un tratto alzata gigantesca, e fra le tante difese possiamo noverare quella onorevolissima del si­gnor Jules Gondon, il quale nell'Univers (giornale francese n.d.r.) dirigeva sue lettere al signor Gladstone, e con argomenti infallìbili con prove evidenti, completamente distruggeva ed ab­batteva le maligne di lui asser­tive. Le lettere di Gondon, sono state spedite in tutte le Corti Esteri, e sembra che il ministro Baroche avesse voluto mostrare pubblica­mente come l'istesso Governo del­la Repubblica francese non si volea per nulla render solidale alle ignominiose pratiche uscite dal Ga­binetto di S. Giacomo. I giornali dell'Assemblèe Natio­nal, dei Dèbats, della Gazette du Midi, del Courrier de Marseille, dell'Univers, ed altri, seguendo le orme del signor Gondon, si sono tutti date a pubblicare smentite solenni contro le asserzioni Gladstoniane.

In Inghilterra poi il signor Mac-Farlane una lettera diresse allo stesso conte Aberdeen, e quella lettera corredata di officiali docu­menti, svelava tutta la malignità dello scrittore, che avea voluto farsi accusatore del Governo napolitano. E il Catholic-Standard prima, ed il Times stesso poi, mol­te risposte inserirono, e fortemente incriminarono coloro i quali con un mentito amore di umanità avean cercato ad ogni costo di sol­levare contro uno dei migliori go­verni di Europa la pubblica riprovazione. In Austria non si è meno stam­pato che altrove a difesa de' più saeri principii. Lo stesso capo del gabinetto Schwarzemberg protestò contro il diplomatico inglese, che' gli offriva la lettera di Gladstone a nome del suo ministro, qualifi­candolo come libello; ed il gabi­netto di Pietroburgo accolse molto severamente dalla Sua parte le accuse dirette contro un governo suo alleato, e ad uno dei mi­gliori fra quei principi che al pre­sente rappresentino la causa del dritto e dell'onesto in Europa. In Italia non poche voci sonori mosse a combattere le mendacie del sospetto scrittore di Albione. E lo stesso governo napoletano, senza degradare dalla sua dignità ed abbassarsi a confutare tutta quella sterminata filastrocca di as­surdità, si è limitato a porre in­nanzi i giusti principii della sua politica, la incontrastabile santità delle sue leggi, la morale della sua amministrazione, pubblicando financo la cifra de'veri con­dannati politici, cioè di coloro i quali hanno ardito di alzare il vessillo della rivolta, e tramare congiure contro il monarca che primo in Italia avea date franchigie a' popoli, ed avea accordato un novello statuto.

Forse il go­verno di Napoli, avrebbe potuto astenersi di presentare tali esempi ma ha tanti elementi in suo fa­vore, che financo a venire ad una polemica non perde di dignità, sibbene vince in generosità ed in grandezza finalmente, e non sia questo uno de'più leggieri argomenti che noi potessimo porre siccome condanna alle male opere del Gladstone, e del ministro che si volle fare sostenitore di que' mendaci, non vogliamo astenerci dal dire, che lord Aberdeen stesso, ha di­chiarato diplomaticamente di non avere mai accettato l'indirizzo di quelle lettere, né aver consentito alla loro pubblicazione. Or questa lunga tenzone che tuttavia dura animata e viva, e nella quale han preso parte i principali organi della stampa europea, ci consigliava a racco­gliere in un opuscolo, non tutto quanto è stato pubblicato in ri­sposta alle lettere di sir Gladstone, ma quelle cose principal­mente che più dalle altre distin­guevansi. Ad alcuni sembrerà che abbiasi forse tardato a metter fuori il nostro lavoro. Noi per contrario opiniamo di essere an­che solleciti. Poiché la polemica è calda tuttora, ed i giornali di opposizione, disfatti negli argo­menti, tentano di ricorrere ad altre tesi. Sicché, se veramente un lavoro completo si volesse dare per le stampe, dovrebbesi attendere molto altro ancora. Ma per le istanze che ci vengon fatte di aver questi documenti, e pel desiderio che abbiam noi di fare circolare la verità fìn da ora, ci sia­mo invogliati a mandare alla luce questo libro, augurandoci che vorrà esso ottenere quel fa­vore e quel plauso che reclamano la santità e la giustizia della causa che vi è difesa.

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