Progetto per Convegno con Lorenzo del Boca

Ecco il progetto che un "politico" Calabrese ci ha fatto preparare, assicurando tutto l' appoggio del caso compreso quello economico. Da segnalare che per essere ricevuti da costui ci si è dovuti atteggiare a tipo di chiedere una questua.


Ci han fatti prendere accordi, ( LORENZO DEL BOCA SQUISITISSIMO aveva dato la sua massima disponibilità) telefonate e tutto per poi scomparire sul più bello.


Ora abbiam fatto proposta in un ambito naturale ove si valutano le idee al di là di tutto, ma si valutano tutte le proposte che si dovessero presentare.


LOGO: DUE RAGAZZI UNO DELL' OTTOCENTO E UNO DI OGGI CHE PER MANO PERCORRONO UNA STRADA VERSO UN FUTURO DIVERSO




MAFIA E DISOCCUPAZIONE TRA PASSATO E PRESENTE, PER UN FUTURO DIVERSO

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.»

George Orwell

Rileggere la Storia dal punto di vista dei "vinti" era una pratica salutare in voga già nella Grecia classica, ma nei secoli è stata vigliaccamente sospesa.
E questo ha fatto sì che ai "vinti" non restasse nemmeno l'orgoglio della memoria e l'omaggio per i propri caduti.

Forse ai più questo potrà apparire come un dettaglio accademico, ma lo diventa molto meno quando, ad esempio, si ammette che prima del lungo e tremendo declino italiano, il Sud nell'Ottocento era uno Stato libero e prospero. E soprattutto quando quest'affermazione è suffragata da numerose evidenze documentali, di ordine economico-finanziario e statistico, che non arrivano alla percezione della gente, né hanno spazio nei libri di storia.

Questa Civiltà antica, ricca e solida, è stata brutalmente schiacciata. Anzi non schiacciata: SPREMUTA.
E paradossalmente le mafie sono uno dei frutti migliori di questa "spremitura". Se è vero che il viceregno spagnolo aveva lasciato l'eredità dei "guapos", che tormentavano già nel Settecento e Ottocento le campagne siciliane e la città di Napoli, essa era ampiamente ridotta ad un fenomeno di criminalità comune, magari organizzata in un modo simil-massonico, ma nulla che impegnasse in modo extra-ordinario le forze di polizia di Stato.
La METAMORFOSI di questi gruppi di guappi e mafiosi in ANTI-STATO CRIMINALE fa invece, purtroppo, interamente parte della storia d'Italia: da Garibaldi che "arruolò" i picciotti siciliani e i camorristi napoletani nella sua impresa, ai governanti che da Torino e poi da Roma (passando brevemente per Firenze) senz'altro non fecero abbastanza per evitare che il fenomeno dilagasse.
E soprattutto non fecero quasi nulla per preservare e valorizzare la Civiltà del Sud, che anzi è stata o ferocemente osteggiata, o nel migliore dei casi banalizzata a fenomeno folkloristico.

Il recupero del Passato deve costituire premessa indispensabile per una migliore comprensione delle dinamiche del presente,al fine di superare il torpore fatalista, e adeguarsi seriamente al mondo che cambia per vincere la sfida di un futuro migliore.. Perché se è vero, come affermava Pasolini che i calabresi, in fondo, altro non sarebbero che una “razza complessata”, pressante appare il bisogno di sconfiggere il pregiudizio, urgente una riflessione ampia tra il come eravamo,il come siamo e il come siamo guardati dagli altri, tra la memoria e le previsioni del futuro, tra l’immagine bellissima e fulminante del nostro paesaggio e l’indicibile servitù politica e istituzionale. Che ci imprigiona al pesante retaggio e ai fantasmi del passato.
Recuperare un orgoglio di appartenenza riscoprendo e facendo diventare valore comune a tutta la popolazione le vestigia di un passato virtuoso oggi patrimonio di conoscenza di pochi, per sviluppare un senso di appartenenza al proprio territorio e divenire i protagonisti di un cammino di crescita culturale che si proponga di abbattere i lacci e lacciuoli di una mentalita’ mafiosa diffusa e strisciante e affermare uno status di legalita’ diffusa e ’ per affrontare la sfida del presente e ritornare nel futuro alla ricchezza di un tempo quando la Calabria era cantata e ammirata dalla migliore intellighenzia europea..


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Ad esempio in base ad una statistica sulla moneta circolante al 1860, le popolazioni meridionali, che costituivano UN TERZO della popolazione italiana, detenevano i DUE TERZI della moneta circolante. Quindi napolitani e siciliani erano in media QUATTRO volte più ricchi del resto dei loro nuovi concittadini.
Le industrie meridionali, superavano di gran lunga quelle degli altri staterelli della penisola, con in testa la Fabbrica di Pietrarsa, che produceva locomotive, parti di navi, ecc., e che impegnava oltre un migliaio di persone, in maggior parte come mano d'opera specializzata ed esperta, o il polo siderurgico attorno a Mongiana (VV), che sul finire del 1700 impiegava con tutto l'indotto oltre 2000 operai.
Ferveva una attività industriale importante: cantieri navali (su tutti quello di Castellammare di Stabia), industrie siderurgiche calabresi, cartiere, industrie tessili (frequentemente di generi di lusso), industrie alimentari (già allora riconosciuta ed esportata ed apprezzata nel mondo la pastasciutta napolitana), la piccola e celebratissima industria corallifera, la ricchissima industria estrattiva dello zolfo siciliano, che conferivano al Regno delle due Sicilie lo status di Stato.
Per non parlare dell’industria della seta della calabria, rinomata sin dal medioevo.

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