LA METAFORA DEL SAGGIO







Continuano i contributi di Publius Valerius.



C'era una volta un cinese molto ricco che aveva due nipoti avidi e cattivi. Il bravo uomo, temendo giustamente che questi suoi parenti lo volessero depredare, pensò bene una notte di seppellire tutte le sue ricchezze in giardino. Ma il giardino era vastissimo e il cinese non ebbe il buonsenso di contrassegnare il luogo dello scavo con un segnale chiaro e inamovibile. Si limitò a infilare nel terreno una canna di bambù che venne ben presto spazzata via dal vento. Figuriamoci la disperazione del ricco cinese quando non vide più il segnale: non si raccapezzò più. Né si rassegnò, perché trascorse il resto della vita a scavare il suo giardino, giorno dopo giorno, nella vana ricerca del proprio tesoro.


N.B.


Dice il saggio: coloro che hanno riconosciuto il mutamento non osservano più le singole cose, bensì l’eterna ed immutabile legge del divenire, cioè: il senso, il corso delle cose, l’uno in tutto, il Singolare nell’universale, il molteplice. Affinché si realizzi il divenire occorre una decisione fondamentale. Questa decisione è, l’inizio primordiale di tutto ciò che è, letteralmente t’ai chi.

P.S.

Dato un piano (alfa) e due rette ortogonali a e b, chiamate rispettivamente asse delle ascisse e asse delle ordinate, è sempre possibile individuare un punto P del piano come punto d'incontro di due rette parallele (Euclide).





Meditate gente meditate.....





PUBLIUS

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