Capo Colonna (KR) - Parco archeologico, confische definitive


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E' stato necessario attendere dodici anni perché il lungo iter giudiziario arrivasse al capolinea, ma adesso c’è anche il sigillo della suprema corte di cassazione: le costruzioni realizzate abusivamente sul promontorio di Capocolonna devono essere confiscate. E dunque la barriera di cemento che impedisce il completamento del parco archeologico dovrebbe essere finalmente demolita. Il condizionale, in questo caso, è assolutamente obbligatorio, non foss’altro perché il potere d’iniziativa ora passa all’amministrazione comunale cui spetta il compito di procedere all’acquisizione degli immobili abusivi confiscati; quindi di demolirli per far posto alle opere che dovranno valorizzare una delle aree archeologiche più vaste e più importanti d’Europa e farla diventare finalmente un polo di attrazione turistica di eccellenza. Esattamente come prevede l’accordo di programma quadro firmato da Governo e Regione per realizzare a Capocolonna un planetario, già in fase di realizzazione, e una grande struttura di accoglienza formata da bungalow, campeggio e aree di sosta per i caravan. In una parola il terzo lotto del progetto del grande parco archeologico nel cui ambito è già sorto il museo nazionale. Un progetto che può contare su un finanziamento complessivo di sette milioni di euro. Certo non sarà facile per gli amministratori comunali districarsi tra il rischio di perdere tutto quel denaro rinunciando ad una irripetibile opportunità di sviluppo e le prevedibili resistenze dei proprietari delle lottizzazioni abusive. Una via d’uscita potrebbe essere quella individuata dalla Soprintendenza archeologica che ha proposto all’ente pubblico di assegnare un lotto edificabile alle famiglie per l’autocostruzione legale delle case. Una mediazione che potrebbe rendere meno traumatico l’intervento delle ruspe. La vicenda giudiziaria che riguarda gli immobili realizzati abusivamente a Capocolonna ha inizio nel 1995 quando il pretore dell’epoca dispone il sequestro di villette e condomini, cortili e scalinate a mare sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa senza che nessuno intervenisse per fermare lo scempio, nessuno che si avvedesse di quelle migliaia di metri cubi di cemento, dei camion, delle gru, dei muratori; niente.

La storia di Capo Colonna è legata alla storia di Crotone fin dalla sua fondazione avvenuta, ad opera degli Achei, attratti dal sito incantevole tra il 740 a.C e il 718 a.C. Sul promontorio Lacinio, luogo sacro, fu eretto il celeberrimo tempio di Hera Lacinia-dea greca protettrice delle donne, dei pascoli e della fertilità databile intorno al VI secolo a.C. che, oltre ad essere santuario, viene ricordato nelle fonti anche come centro di ristoro e riposo per i naviganti, nonché come banca. La notorietà e la ricchezza del santuario sono raccontate nelle antiche letterature che descrivono un rigoglioso bosco, un lussureggiante giardino nel quale pascolavano tranquilli i buoi sacri alla dea. Sono molte le tracce nel tempio di personaggi del mito e della storia: Annibale che prima di far ritorno in Africa per fronteggiare Scipione tentò invano di impossessarsi della colonna d’oro, ma fu dissuaso dalla dea Hera che, in sogno, lo minacciò di fargli perdere l’unico occhio rimastogli. Sul sacro promontorio approdò anche Ulisse, infatti, le attuali carte nautiche confrontate con le antiche, riportano nel mare crotonese l’isola di Ogigia abitata secondo quanto narra Omero nella sua famosa Odissea, da Calypso, la ninfa dal “Crin Ricciuto” da cui forse deriva “Capo Rizzuto”. Da alcuni importanti reperti rinvenuti nella zona, l’area sacra di Capo Colonna conferma il suo grande valore e la sua larga gloria anche in epoca romana. Oggi dei fasti del passato rimane, solitaria e maestosa, un’unica colonna dorica, che, dall’alto dei suoi 8.30 mt, sovrasta, indisturbata i paesaggi mozzafiato, dei quali è padrona indiscussa, allungando il suo sguardo sulle placide ed azzurre onde del mare.

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