SALVIAMO I CRISTIANI


Condivido appieno il senso e lo scopo della manifestazione di ieri sera. Invito a visitare il sito www.salviamoicristiani.com cosi cominciamo a capire perchè la compianta Oriana Fallaci , avesse visto giusto ancora una volta.


da http://www.corriere.it/




Berlusconi: ci sono esponenti di più religioni, è uno stupendo esempio


Cristiani in piazza: «No alle persecuzioni»
Centinaia di persone e forte adesione delle comunità religiose al sit-in di Roma. Appello per la liberazione di Padre Bossi




ROMA - Centinaia di persone hanno partecipato, in piazza Santi Apostoli a Roma, alla manifestazione di solidarietà «Salviamo i cristiani» per i cristiani perseguitati. Un sit-in e un dibattito per rispondere alle persecuzioni dei cristiani in Medioriente, in Libano soprattutto («Libano dei santi e dei martiri», si leggeva in uno striscione al centro della piazza), ma a
Un momento della manifestazione (Fizzarotti)nche in Cina e in tanti Paesi che non riconoscono la libertà religiosa. E per chiedere fermamente la liberazione di Padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano tenuto in ostaggio nelle Filippine. La manifestazione è nata dopo l'appello lanciato da Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, e ha raccolto l'adesione anche di gran parte delle comunità religiose e di numerose personalità politiche. «Questa manifestazione è nata da un mio articolo pubblicato due settimane fa in cui ho denunciato una persecuzione sistematica dei cristiani in Medioriente e violazioni dei diritti umani - ha detto Allam - Non possiamo più restare inerti e silenti di fronte a questa tragedia».

DAL LIBANO A ISRAELE - Particolarmente sentita la partecipazione delle comunità libanesi: «Siamo qui in testimonianza di tutti i cristiani del mondo e, in particolare, dei cristiani che vivono in Libano - ha dichiarato Ernest Younes, esponente di «Forze libanesi» - Il Libano rappresenta, come disse Giovanni Paolo II nel 1997, un messaggio di uguaglianza, amore e riconciliazione dove vivono 18 comunità religiose». In piazza anche alcuni rappresentanti di Azione Giovani, che hanno aperto uno striscione dove è scritto «Padre Bossi uno di noi». Presenti anche diversi esponenti della comunità ebraica: «Essere qui è per noi un imperativo morale perché quando c’è una minoranza religiosa o comunque una comunità perseguitata scendere a manifestare per i loro diritti è un nostro dovere», ha detto il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni.

BERLUSCONI - «Negare la libertà religiosa, che è la più alta espressione della libertà, è una barbarie inaccettabile - ha detto il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, intervenuto tra gli altri al sit-in - il fatto che qui ci siano esponenti di più religioni - ha aggiunto - è uno stupendo esempio e uno splendido segnale».

PADRE BOSSI - «È una bella iniziativa che ha attirato l'adesione di esponenti di entrambi gli schieramenti e di diverse confessioni religiose
Berlusconi e Fini alla manifestazione (De Luca)contro le persecuzioni di cui sono oggetto molti cristiani che in alcuni casi hanno a rischio la vita», ha sottolineato il leader di An, Gianfranco Fini, che non ha voluto sollevare polemiche sugli sforzi per arrivare alla liberazione di Padre Bossi: «Non voglio fare polemiche politiche sulla vicenda che deve essere sotto l'attenzione di tutti. La mia esperienza di ministro degli Esteri - sottolinea - mi dice che la vicenda è all'attenzione dell'unità di crisi della Farnesina». Oltre al leader di An e a Silvio Berlusconi, alla manifestazione hanno partecipato tra gli altri anche Roberto Castelli, Savino Pezzotta, Roberto Formigoni, Marcello Pera e Rocco Buttigilione. «La libertà religiosa è il cuore di ogni libertà – ha detto Bottiglione - e per la prima volta si mette davanti all’opinione pubblica il fatto che i cristiani sono perseguitati». Circa la vicenda di Padre Bossi, «non rimproveriamo nulla al governo perché è una situazione molto delicata – ha aggiunto Buttiglione - ma mi pare ovvio che l’opinione pubblica non è stata mobilitata come in altre occasioni. Il governo si sarà mosso ugualmente senza la spinta dell’opinione pubblica? Forse sì o forse no, ma è inaccettabile il sistema dei due pesi e delle due misure verso i cristiani».

Commenti

Gaetano Filangieri ha detto…
Parroco di Gaza: “Scempio” e “barbarie” contro le suore del Rosario

Padre Manuel Musallam racconta ad AsiaNews la distruzione del convento e della cappella delle suore, ad opera di sconosciuti proprio durante la guerra fra Hamas e Fatah.
La solidarietà di cristiani e musulmani.
Un appello: “Pregate per noi. Basta con la violenza: i palestinesi hanno sofferto ormai troppo”.

Gaza (AsiaNews) “Un gesto barbarico”: così padre Manuel Musallam, parroco a Gaza, bolla la razzia contro il convento delle suore del Rosario, che ha distrutto mobili, sedie, porte, violando la cappella e bruciando immagini e libri sacri.
Padre Manuel, 69 anni, è parroco alla chiesa latina della Sacra Famiglia a Gaza, unico sacerdote cattolico nella Striscia.
Mentre parla con AsiaNews, la voce del muezzin invita alla preghiera di mezzogiorno: “Le persone che hanno compiuto questi gesto barbarico stanno cercando di implicare noi cristiani dentro la lotta fra Hamas e Fatah, ma noi non li temiamo”.
Il saccheggio del convento è avvenuto il 14 giugno scorso, mentre nella Striscia di Gaza si consumava la guerra fra i due gruppi.
Il convento si trova molto vicino a un edificio della sicurezza, ora occupato da Hamas.
”Un gruppo di sconosciuti - racconta padre Manuel - ha attaccato e distrutto l’interno dell’edificio delle suore. Hanno distrutto ogni cosa dentro la casa e rubato i computer. Poi sono entrati nella cappella e hanno rotto i mobili, bruciando le immagini sacre e i libri sacri. Hanno buttato per terra le Sacre specie e hanno distrutto ogni cosa trovassero al loro passaggio: letti, sedie, tavoli, tende, sparando e bruciando i muri.
Finora non conosciamo gli autori, perché hanno agito nel buio e le suore non erano presenti in quel momento”.
Padre Manuel è restio a parlare di persecuzione: “I nostri rapporti coi musulmani non sono solo buoni, ma eccellenti. Non penso che quanto è successo provenga da un ordine preciso di Hamas o Fatah. In passato, quando la Chiesa ha avuto difficoltà, essi sono intervenuti a difesa. Ad esempio, durante le manifestazioni qui a Gaza sulla questione delle vignette contro Maometto, o nelle manifestazioni seguite al discorso del Papa a Regensburg”.
A riprova, egli elenca tutte le persone, cristiane e musulmane, che gli esprimono solidarietà: ”Solo stamattina mi hanno visitato almeno 100 persone, cristiane e musulmane. Mi ha anche telefonato il presidente Abou Mazen da Ramallah per esprimermi amicizia e sdegno.
L’intera comunità di Gaza ci è vicina. Due ministri di Hamas sono venuti anche a visitare il convento e la scuola delle suore e hanno promesso di riparare ogni danno.
Oggi sono venuti anche alcuni sheikh religiosi. Chi ha fatto quello scempio era ben equipaggiato con armi: hanno distrutto la porta con un razzo. Ciò mostra il loro altissimo livello di barbarie e il loro tentativo di creare difficoltà fra cristiani e musulmani”.
A Gaza vi sono 5 suore del Rosario.
Tre di loro curano una scuola - asilo e scuola elementare - che raccoglie circa 500 bambini.
“E’ un servizio molto apprezzato dalle famiglie”, commenta padre Manuel.
”Nella nostra parrocchia - continua - abbiamo anche una scuola che serve 1.200 bambini, di qualunque estrazione. Perfino i fondamentalisti presenti qui a Gaza mandano i loro figli alla nostra scuola, considerata la migliore in tutta l’area”.
Fra le presenze significative della Chiesa di Gaza, il sacerdote elenca 4 Piccole Sorelle di de Foucald e 6 Missionarie della Carità, l’ordine di Madre Teresa.
”Come cristiani - continua il padre - abbiamo una discreta presenza a Gaza.
Ma mi preme affidarvi questo messaggio: pregate per noi.
Abbiamo bisogno di un sostegno spirituale, ma anche di una risposta alle difficoltà che la gente soffre: fame, mancanza di lavoro, di tranquillità, siamo ormai stanchi. La pressione che soffriamo tutti i giorni è anzitutto nel cuore, poi nelle famiglie e infine nelle violenze all’esterno.
Per costruire la pace, bisogna cominciare a guarire e dare la pace ai cuori.
I palestinesi hanno sofferto ormai troppo e abbiamo bisogno di una situazione stabile. Abbiamo vissuto sotto l’occupazione, sotto difficoltà e pressioni e tutto questo crea violenza. Siamo in una spirale di violenza che non si ferma e che cresce giorno per giorno perché in questa nazione manca la pace.
Basta con la guerra, basta con gli assassini, basta con l’occupazione, l’umiliazione di questa gente!”.


http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=9601&size=A


Ops... chi sarà stato mai?
Salviamo i cristiani E I PALESTINESI!