PAESE SENZA MEMORIA


Mi chiedo che paese sia il nostro, se nel 1951 si scrivevano cose che ancora oggi non trovano nessun tipo di attuazione.

Da una lettera di Luigi Eiuaudi ad Alcide De Gasperi dopo l’alluvione del ‘51

«Ci rassegneremo ancora una volta? Dimenticheremo, di fronte all’urgenza di sempre nuovi problemi pressanti, che il problema massimo dell’Italia agricola è la difesa, la conservazione e la ricostruzione del suolo del nostro Paese contro la progressiva distruzione che lo minaccia? Dalle Alpi e dagli Appennini fronteggianti la Valle Padana, giù sino alle montagne della Calabria, della Sicilia e della Sardegna, gran parte della terra italiana va in disfacimento. Le inondazioni del Reno ferrarese, del Po, ieri dell’Adige, sempre dei fiumi torrentizi della Calabria Jonica e tirrenica e della costa orientale della Sicilia e della Sardegna, insegnano. Per sapere il perché dei villaggi e delle case travolte dalle acque, degli agrumenti dei vigneti e degli orti scomparsi non basta guardare alle strade, ai ponti ed agli argini. Porre rimedio alle cause immediate e visibili e dovere di governo e di autorità locali. Ma l’uomo di Stato deve guardare più lontano nello spazio e nel tempo. Deve guardare anche contro la volontà degli uomini viventi oggi. L’origine delle pianure distrutte, delle strade e dei ponti rovinati è nelle montagne che stanno sopra ed intorno: ma la responsabilità spetta agli uomini che hanno disboscato per conquistare terre al frumento ed al pascolo. Oggi la montagna, fradicia di pioggia, scivola a valle. La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi, se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani. La Direzione generale delle foreste dovrebbe chiamarsi direzione generale della conservazione del suolo e delle foreste. L’arricchimento del nome non dovrebbe importare sdoppiamento, sinonimo di rivalità e di lotte di competenze. Significherebbe soltanto che lo Stato tutela e ricostruisce la foresta per lo scopo supremo di salvare la terra Italiana. Significherebbe che lo Stato intende vegliare affinché, dopo secoli di distruzione, si salvi quel poco che resta delle foreste e del suolo delle Alpi e degli Appennini e si ricostruisca parte di quello che è stato distrutto . Tutti i trattatisti, da secoli, hanno riconosciuto che la salvezza della terra nelle zone montagnose non può essere affidata né al singolo, né al Comune e neppure alla Regione. Dove esiste un contrasto di interessi, la montagna si denuda e non si ripopola ».

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