C'ERA UNA VOLTA LA CALABRIA.


Un tempo pensavo di vivere in Calabria,regione d'Italia. Oggi non ho più questa certezza. A giudicare dalle notizie che ogni giorno la cronaca giudiziaria ci propone, a me sembra di vivere nella più disgraziata delle repubbliche delle banane dove il diritto e la logica sono state sospese a tempo indeterminato per cedere il passo ad un regime basato sul malaffare.
Non entro nel merito delle singole vicende perché sono tante le fonti di informazione alle quali attingere, ma mi chiedo come sia potuto accadere. Cosa ha determinato il crollo del comune senso di giustizia, del sentire collettivo in merito alle forme di gestione della cosa pubblica.
Forse il depauperamento delle menti migliori ha fatto sprofondare la società Calabrese in una sorta di feudalesimo medioevale nel quale i signori sono coloro che raccolgono il consenso popolare per ricoprire incarichi istituzionali.
E' cosi emerso la mancanza di un concetto ancestrale di libertà nel DNA del Calabrese medio. Storicamente l'abitante della Calabria non è stato libero. Suddito, colono, ma mai cittadino libero e consapevole dei propri diritti e dei propri doveri.
Solo così mi spiego la mancanza di un sentimento di rivoluzione popolare, di fronte alle notizie che ogni giorno certificano lo sfascio del contesto politico, economico e sociale nel quale si trova a vivere.
Evidentemente il fatalismo e la rassegnazione che i calabresi dimostrano è un retaggio dell'antico essere condizionati a fattori esterni nella determinazione del proprio destino: un tempo il signore (u baruni) oggi l'amico (u cumpari).
La scuola ha fallito nel processo di formazione di generazioni mature, preparate, libere e sono riemersi i vecchi schemi, i vecchi modelli. Ecco perchè dico mestamente:c'era una volta la Calabria!

Commenti

Melina2811 ha detto…
I blog e siti in generale che parlano della mia regione li visito sempre tutti non appena li vengo a conoscere. Ciao da Maria da Catanzaro. (Ti ho linkato).