05 maggio, 2009

Grande Torino, grande cuore!

Nell'anniversario della tragedia nella quale scomparve il Grande Torino ho ricevuto via mail uno scritto leggero, che trasmette emozione sincera, sentita, sana.
Ringrazio l'amico Fabio Nucera per avermelo inviato..
 Lo voglio riproporre qui, segnalando che lo stesso è stato pubblicato nell'edizione online del giornale "Il Foglio" diretto da Giuliano Ferrara.
Complimenti Fabio!

Il mio 4 maggio

Bellissima città. La mia squadra, i miei sogni di bambino. Le speranze di lavoro che si materializzano proprio nella prima e seconda volta che ci metto piede. Torino, la ricordo ancora oggi come sempre: ero più che ventunenne, era il 15 settembre 1995; fuori da Porta Nuova, i fili del tram e poco più su un'oscurità e una pioggia... da annerirti l'anima.
E poi la seconda, il 7 novembre 1995 una giornata tersa, freddissima; le Alpi tutte imbiancate a fare da corona. Un albergo di fronte a Porta Susa, in via Cernaia: Milano doc o (dock?). L'ansia del futuro. E finalmente la tensione che passa

Ci torno due giorni dopo, arrivo col treno da Novara, con l'intento di vedere i risultati del concorso. Ma al palazzo di via Grandis non ci metto nemmeno piede: passa un autobus proprio all'uscita di Porta Susa, c'è scritto Superga. Mi ritrovo su, senza sapere come... vengo calamitato da quel pannello: Superga. E senza nemmeno ricordare l'intento originario del mio viaggio. Al capolinea mi aspetta un trenino. Il vecchio trenino della Sassi-Superga. Si muove e inizia ad arrampicarsi su un parco mozzafiato. Peccato che la giornata non sia quella di due giorni prima. Siamo solo io e il conducente che, con orgoglio, mi fa un po’ di storia di quella linea e di quel trenino. A uno maniaco delle inflessioni linguistiche come me non sfuggono i particolari e nonostante i tuoi decenni passati a Torino, caro mio io non mi sbaglio: tu sei proprio delle mie parti. E' il primo reggino conosciuto a Torino.
Signori si scende. La grande basilica ha una piccola cappella con una bellissima statua lignea della Madonna. Ai piedi c'è un tricolore con al centro il vessillo sabaudo. Mi fermo per un po’ all’interno. Esco ansioso. Fuori solo silenzio. E nebbia. Imbocco il piccolo vialetto al lato. Sento l'incontro con la storia e con la gloria. I nomi dei grandi eroi che imparai da mio padre, da bambino. Sono lì, scolpiti su una lapide: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Gabetto, Valentino Mazzola, Menti. E poi tutti gli altri, che erano lì a condividere il fatal destino in quel 4 maggio del 1949.
Quella data e quell'aereo erano impressi nella mia prima bandiera del Toro, acquistata in un Catanzaro-Torino visto con papà nel 79. Altri ricordi passano nella mente. Passa anche il tempo, ma sembra fermo. Sembra un attimo di eternità. Ed anch'io lì, immobile. Come gli alberi e la nebbia.
D'improvviso un pensiero mi mortifica: "come ho fatto a non portare un fiore?" Cerco di consolarmi: "Di sicuro però ho portato il cuore".
Cara amica, oggi che mi fai ricordare Torino, a distanza di tempo (e di chilometri) rivedo quella giornata di tredici anni fa: Superga, la nebbia, la gloria ed io di fronte. Ma c'è un particolare. Mi sbagliavo: lì, in quell'attimo di eternità, non ero io ad aver portato il cuore. ERA LUI AD AVER PORTATO ME!


p.s. questo pezzo è la risposta – scritta nel 2008 - ad una mail di una cara amica e collega, torinese (e juventina), che recentemente è venuta a mancare, la sig.ra Rosanna De Ambrogio. La ricordo oggi unitamente agli eroi del grande Torino, con l’affetto e la simpatia di sempre.

Fabio Nucera, Crotone

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