L'intermediazione finanziaria in Italia:un deserto!


Un aspetto, che non ho mai visto affrontare in nessun dibattito, e' la liberta', io la chiamerei, anarchia che domina l'attivita di intermediazione finanziaria nel nostro Paese.
Io, laureato in Scienze Bancarie e Assicurative, non potevo nemmeno pensare di esercitare l'attivita' forense oppure quella di notaio, riservata, giustamente, agli specialisti di quel settore. Ma perche' lo stesso metro non e' mai valso per l'attivita' economica, in particolare all'attivita' di Promotore Finanziario per svolgere la quale e' richiesto solo l'aver conseguito un diploma di scuola secondaria superiore?Nella mia pratica lavorativa ho visto ingegneri essere a capo di agenzie assicurative di dimensioni regionali, laureati in lingue esercitare l'attivita di intermediazione finanziaria per non parlare edgli avvocati e compagnia cantando.
Con i guasti derivanti dalla mancanza di una specializzazione minima necessaria per lo svolgimento dell'attivita', la quale si e' ridotta ad essere sempre vendita fine a se stessa e non consulenza volta a coprire le effettive necessita' della clientela. Se poi si aggiunge al fatto che il ritorno economico del venditore dipende dal tipo di prodotto che vende e che tra questi ci sono quelli che rendono a lui piu' di altri si capisce che l'orientamento al cliente e' stato, da sempre, uno specchietto per le allodole, piuttosto che principio vincolante dell'esercizio dell'attivita'.
Addirittura, l'anarchia, di cui parlavo prima, ha consentito anche a semplici diplomati di cimentarsi in questo campo e tanta gente e' stata rovinata, prima di tutto, non dalla avidita' del suo interlocutore, quanto dalla sua scarsa preparazione.
Ebbene questo e' un tipo di argomento che non ho visto Mai affrontare da nessuna forza politica, sindacale o altro.
A mio modesto avviso, questa e' stata una grave lacuna.

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