27 aprile, 2010

Reggio Calabria. La folla applaude il boss arrestato


Applaudono il boss, invece dei poliziotti. E’ la triste realtà fotografata dai media in occasione dell’arresto di uno dei più importanti latitanti della Ndrangheta calabrese.
A mio giudizio non si capisce bene l’episodio se non si pone mente al fatto che molti calabresi hanno un sistema di valori, una “cultura” per la quale l’organizzazione criminale è la vera entità dominante sul territorio e ne segue regole, ne accetta i riti, le conseguenze.
Ciò che è abominevole (gli omicidi, le estorsioni, le sopraffazioni) sono per larghe fasce della popolazione calabrese dati di fatto su cui costruire fortune, potere o, semplicemente, tirare a campare.
E’ questo il senso di ciò che è avvenuto ieri, a mio parere, si andava a rendere omaggio a chi “faceva mangiare”. A questa gente la questione dell’origine di quei “piccioli” non interessa minimamente, né può provocare sentimenti di repulsione sapere che possano derivare da attività criminali. Ci sono, e basta!
Anzi ostentare la ricchezza è, per costoro, motivo di orgoglio, rivalsa e non capiscono e arrivano a deridere chi è onesto e cerca di guadagnarsi da vivere seguendo le regole della legge.
E’ un problema antropologico, culturale, economico, sociale. Le azioni della polizia e l’aggressione dei patrimoni sono necessarie come il pane, ma se non cambia la mentalità della popolazione non si sarà risolto niente.
In Calabria è notte fonda.
Ancora per moltissimo tempo, a mio modesto parere.

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