06 luglio, 2010

Borghesia mafiosa e "rami spezzati".

La notizia di una sentenza di condanna relativa all'operazione di polizia denominata "Ramo spezzato" determina nella mia mente una tempesta di pensieri e ricordi. Ero fresco di laurea nel 2001, quando uno stimato membro della comunità in cui ero residente, mi avvicina e mi parla del suo progetto di aprire un supermercato proponendomi di diventare il responsabile del punto vendita. A 500 metri da casa nella provincia calabra più profonda uno stipendio fisso e un posto di responsabilità era una proposta troppo allettante per essere rifiutata. Una esperienza che durò tre mesi e finì con le mie dimissioni tra lo sconcerto e la disapprovazione generale, specie in famiglia. Molti segnali strani mi avevano fatto drizzare le antenne sul fatto che quell'attività fosse legata a storie e personaggi criminali con i quali scientemente io non avrei voluto mai avere niente a che fare e che si celavano dietro la faccie perbene, stimate e ammirate dell'entourage della  persona che mi aveva contattato, il quale si era presentato quale responsabile unico del progetto, essendo, solo, un burattino (cosciente!) di qualcosa di criminale.Attorno a lui, ruotava,  tutta una serie di personaggi collaterali i quali ostentavano l'essersi laureati alla Bocconi o in altre università con il massimo dei voti, ma dietro la patina di rispettabilità c'era una realtà ben diversa e miserabile. Rintego utile sottolineare il fatto che si possa finire al centro di storie equivoche, solo andando alla ricerca di uno sbocco professionale, perchè troppa gente pensa a riempirsi le tasche di soldi o acquisire posizioni di potere non bandando a cosa ci possa essere a monte oppure alla rispettabilità dei compagni di viaggio e il povero disoccupato di buona famiglia rischia di rimanere stritolato in un sistema marcio fino al midollo.
Si può leggere un articolato studio sul fenomeno della borghesia mafiosa a questo link

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