08 febbraio, 2006

Gaetano Filangieri

Qualche parola sul nickname che ho scelto: Gaetano Filangieri.

È incredibile quanto poco gli italiani conoscano questo brillantissimo intellettuale di successo, e quanto venga invece studiato ed ammirato all'estero, e considerato (a nostra insaputa!) addirittura come il migliore "illuminista" italiano. Sulla ragione delle virgolette dirò sotto.

Di aristocratica famiglia napoletana, Gaetano nasce nel 1752 e la sua prima pubblicazione "Pubblica e privata educazione" lo vede solo diciannovenne. Iscritto alla prestigiosa Facoltà di Legge per volere paterno, in realtà manifesta maggiore interesse per la filosofia che per la pratica forense.

La sua opera di maggiore importanza è senz'altro la voluminosa "Scienza della Legislazione", in cui dà corpo al grande insegnamento di Giambattista Vico, contestualizzandolo in un riformismo giuridico che attaccava dalle fondamenta i privilegi feudali dei baroni, ma senza rivoluzionare la forma-Stato precostituita. Grandi estimatori suoi contemporanei furono Benjamin Franklin negli Stati Uniti e Goethe in Germania.

In estrema sintesi, la sua opera giuridica favorisce il rafforzamento dei poteri del sovrano illuminato, la creazione di un vasto ceto di piccoli proprietari terrieri, l'uguaglianza civile, la libertà commerciale, un'imposta unica sul prodotto netto e l'affermazione del principio dell'educazione pubblica per tutti i cittadini del regno. Quest'ultimo principio muove dal convincimento che solo l'educazione pubblica possa avere uniformità di istituzioni, di massime e di sentimenti. Dalla riforma della legislazione, Filangieri si attende il progresso del genere umano verso la felicità e l'educazione del cittadino.

Il successo (abbastanza unico nel panorama europeo) di questo pensatore settecentesco fu quello di vedere attuati i suoi principi illuminati già da subito col regno di Ferdinando IV, poi con le due brevi parentesi giacobina e napoleonica, ed ancora sostanzialmente confermati nell'Ottocento dopo la restaurazione borbonica.
La sua opera fu tradotta in inglese, in francese, in tedesco ed in spagnolo e rappresentò una delle fonti ispiratrici del pensiero e dell'opera del ceto liberale e progressista meridionale.

Purtroppo le vicende esterne al Regno, fecero sì che il nome di Filangieri diventasse la bandiera di un'elitè liberale e rivoluzionaria, spesso formata proprio dai rampolli di quelle famiglie di baroni che l'opera di Filangieri intendeva contrastare, che fraintese quel Riformismo armonioso che "considerava gli uomini non quali dovrebbero essere ma quali realmente sono", e lo utilizzò per ragioni ideologiche e come strumento di sterile contrapposizione.

Ecco la ragione delle virgolette sull'aggettivo "illuminista": Filangieri fu ben altro rispetto al consueto illuminista complottatore e rivoluzionario che siamo abituati a conoscere, e ritengo ben più appropriata la definizione di "riformista illuminato".

Neanche a dire che rappresenta per me un importante modello di riferimento.

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