22 febbraio, 2006

Riflessioni

Sempre dopo la morte di qualcuno, e il dolore e la sofferenza e la disperazione di altri sorgono spontanei.
Spontanei sono anche gli altari dei commenti e dei propositi: più giustizia, più legalità, più lotta alla mafia e ai mafiosi, più democrazia, più libertà, più partecipazione, più benessere. Per tutti felicità.
MA a cosa è valsa la morte di Francesco Fortugno?.
A riesumare in noi forse, qualche genuino idealismo? O forse a nostra insaputa pascere la mefistofelica "Bestia" del Calabro Fatalismo?
Credo che ogni calabrese ( o Italiano) di questo mondo debba fare tenera autocritica e pensare che le cose tragiche accadono!
Accadono perchè noi, in primis, ci facciamo vincere dall'impeto negletto, dall' egoismo, derivante dalla povertà e da un modello antropologico, storicamente e ancora vivente, votato alla sudditanza, che, talvolta, si veste di falsa compiacenza e di ribellione coatta (mafiosa appunto), quando nella coscienza rinviene la scintilla del proprio mancato senso di superiorità.
Storicamente noi Calabresi siamo ..cosa?....abbiamo un carattere di sudditi, riusciamo soltanto ad essere reattivi, non abbiamo capacità di intrapresa..il self made man è , per noi, solo un mito americano.
Dal suolo americano abbiamo imparato solo l' atuzia degli indiani, con la differenza che mentre il loro agire era improntato alla lottà per la libertà , alla lealtà, il nostro rimane, ancora, legato dalla storica motivazione del Brigante che deve lottare contro lo Stato per salvaguardare sè e la propria famiglia dalla controforza rappresentante la legalità.

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