04 febbraio, 2006

Una fata si affaccia nel mare: la Fata Morgana.





La leggenda racconta che, nelle giornate di cielo sereno e mare piatto, la Fata Morgana si affacci dalle acque dello Stretto di Messina e faccia rimbalzare tre sassi sulla distesa azzurra. Allora sul mare appaiono fantastiche figure di uomini e palazzi, una vista incantata tanto nitida da sembrare vera. In realtà, il mito della Fata Morgana consiste in un fenomeno visivo che avrebbe poco di magia e sortilegio e che si verifica, in particolari condizioni atmosferiche, su molte rive del pianeta. Si tratta di un'illusione ottica dovuta ad un'inversione di temperatura negli strati bassi dell'atmosfera, quelli che sono a contatto con il mare. Se l'acqua è piatta
bassi dell'atmosfera, quelli che sono a contatto con il mare. Se l'acqua è piatta, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando il cielo è più terso, a causa della diversa densità dell'aria, dalla sponda è possibile vedere le immagini della città costiera riflesse e persino moltiplicate dal mare, trasformato in un immenso specchio. Eppure, nonostante le cause scientifiche del fenomeno, in Calabria e Sicilia la magica città sulle acque, unica al mondo perché visibile da due diverse sponde, Reggio e Messina, è tramandata da secoli come il castello della Fata Morgana. Morgana era la sorella del bretone re Artù, che, accompagnato il sovrano sulle pendici dell'Etna, si innamorò della Sicilia al punto di stabilire nelle acque dello Stretto la sua sontuosa residenza. Il mito la vuole potentissima maga, abile a stupire i siciliani facendo apparire immagini illusorie sul mare. Vittima di questa malia, secondo le leggende isolane, fu un re dei barbari sulla via della conquista della Penisola. Si racconta che il barbaro, arrivato a Reggio Calabria, progettasse l'invasione della vicina Sicilia ma non possedesse imbarcazioni per raggiungere la terra bramata. Ad offrirgli un ingannevole aiuto fu proprio Morgana, che con un cenno disegnò la costa siciliana a due passi dalla costa reggina dove si trovava il re dei barbari. Questi, ebbro di conquista, si lanciò verso le case e le spiagge assolate che vedeva vicinissime e affogò. Andò meglio a Ruggero il Normanno, che incontrò la fata nel 1060. All'epoca, come narra Salvino Greco, il sovrano era stato scelto dai siciliani per prendere il comando della guerra che avrebbe sciolto l'isola dall'egemonia degli arabi, che ne avevano fatto una terra musulmana. Ruggero aveva accettato l'impresa, ma non disponeva di un esercito abbastanza numeroso per avere la meglio sugli Arabi. Anche stavolta Morgana volle aiutare lo straniero, materializzando sullo Stretto, un esercito invincibile e un cocchio pronto a traghettare Ruggero in Sicilia. Il normanno, però, rifiutò l'offerta perché, fervido credente, voleva liberare l'isola con il solo aiuto del Dio cristiano a cui si affidava. L'epilogo della fiaba è nella storia. Nel 1061 Ruggero sbarcò a Messina e iniziò la decennale guerra contro gli Arabi liberando la Sicilia e facendone una prosperosa terra cristiana. Le prime manifestazioni "reali" della Fata Morgana sullo Stretto risalgono al '600. Ne parla, ad esempio, il sacerdote Ignazio Angelucci, che scrisse di aver assistito al fenomeno nel 1643 nel giorno dell'Assunta. La Fata Morgana si ritrova anche in antiche stampe calabresi del ‘700 ed è immortalata nei versi del poeta e latinista reggino Diego Vitrioli, che racconta che:
"al venir della Dea un vitreo vel si stende
tra le italiche prode e le sicane.
Ve, ve sul crespo quante parvenze...
invece d'un legno e d'un sol pesce
ben cento pesci e cento legni ammira".
Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomarereggino che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non impressionarvi: non siete solo vittime di un incantesimo ma di una leggenda che prende forma concretamente!

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