31 marzo, 2006

Il vescovo Bregantini e la Locride

di Nicola Zitara

Catapultato credo nel 1954 o '55 , poco più che venticinquenne, a fare il capolista del blocco popolare nelle elezioni comunali di Africo, ebbi modo di conoscere Umberto Zanotti-Bianco e Giuseppe Isnardi, il primo guida dell'Associazione Nazionale per la Lotta all'Analfabetismo. Suo discepolo e braccio destro, il secondo. Erano entrambi piemontesi ed entrambi amavano la Calabria come nessuno di noi calabresi ha saputo amarla; credevano nei calabresi come mai nessuno di noi ha saputo credere.
Zanotti-Bianco aveva cominciato proprio nella Africo aspromontana la sua missione di archeologo e meridionalista, Isnardi, che aveva voluto insegnare a Catanzaro onde fare il meridionalista da dentro, conosceva come nessun altro i problemi della comunità africhese.
Quando ho cominciato a inquadrare la personalità di Giancarlo Bregantini, trentino, nominato vescovo di Gerace - la diocesi a cui appartiene il mio paesotto - il ricordo di quei due uomini è riesumato dai meandri della memoria in cui il trascorrere dei decenni lo teneva conservato. Come le due polverose icone della mia giovinezza, l'uomo Bregantini - anche lui calato qui da un mondo in cui l'attività produttiva è una normale proiezione della personalità umana - crede che le pecore del gregge calabrese che, a guardarle, sono tutte nere fino al midollo delle ossa, se guidate da un buon pastore possano diventare tutte bianche.

Un caro amico mi raccontò una volta quest'apologo.
Dio, preoccupato del fatto che nessun calabrese salisse più in Cielo, mandò lo Spirito Santo a vedere cosa stesse succedendo. Lo Spirito Divino partì subito e prese a sorvolare la Calabria in lungo e in largo, a scrutare cosa facessero gli uomini. Volò dallo Stretto fino al Pollino, dal Tirreno al Jonio, da Palmi a Crotone, da Crotone a Cetraro, da Cetraro a Rossano, ma non vide l'ombra d'un uomo.
"Se ci fosse stato uno dei soliti terremoti, l'avrei saputo. Ma cos'è mai successo, che io non sappia già?"
Coscienzioso, come ben deve essere lo Spirito Santo, riprese a volare. Volò su montagne boscose e su mari inquinati, su città di robusto cemento e su poveri e antichi casali. I muri erano lì, ma gli uomini non c'erano. Stanco alla fine, planò su un tratturo di montagna. E mentre era lì a riposare, lontano, alla svolta apparvero due uomini, due contadini malvestiti e armati di doppietta.
"Due cacciatori", pensò lo Spirito Santo, e si affrettò a prendere sembianze umane; le sembianze di una persona autorevole, di uno che poteva essere immaginato come un ministro, un deputato, l'onorevole Marco Minniti, un direttore di banca, un capo 'ndrina. E quando i due gli furono davanti, li bloccò con un gesto imperioso. "Mi spiegate, oh compari, perché in giro non c'è nessuno?"
"La gente si nasconde in casa per non pagare..."
"Non pagare che cosa? A chi?"
"Pagare il suo obolo a Dio e agli uomini."
"Ma Dio vuole solo Fede, e gli uomini chiedono soltanto Amore."
"No, sono morti entrambi. Siamo usciti di casa proprio per andare ai funerali."
"Ma, se andate ai funerali, vuol dire che rimpiangete la Fede e l'Amore…Vedo che siete due uomini buoni. Sono lo Spirito di Dio e voglio farvi una grazia. Soltanto uno di voi chiede. Avrà quello che chiede per sé, e il doppio per l'altro."
I due presero a schernirsi. Ognuno voleva che fosse l'altro a formulare la richiesta. Alla fine l'anziano la vinse e toccò al giovane parlare.
"Parla, dunque", disse lo Spirito Santo.
"Ma siete proprio sicuro che siete lo Spirito Santo?"
"Giuro su Dio."
"No, non giurate. Qui giurano soltanto gli uomini d'onore. Datemi, invece una prova".
Lì vicino c'era una siepe di rovi, e lo Spirito Santo, per togliere ogni dubbio all'incredulo, la trasformò all'atto in un roseto in fiore.
"E siete proprio sicuro che l'altro avrà il doppio?"
"Sicuro. Parola del Signore."
"Se è così, allora cavatemi un occhio, Signore."

I calabresi non hanno né fede né amore né amicizia. Ma forse non è la loro indole ad avere la responsabilità di tale guasto, ma la loro storia, soprattutto quella più recente, quella che ha visto spegnersi il mondo contadino per magia torinese e non in forza di un travaglio e di una fatica locale.
Vi lascio immaginare i pastori d'Aspromonte a far concorrenza alle buste di Parmalat!
Non dico che questo mondo non può cambiare per via d'esempio e di buone azioni, ma se questa deve essere la strada, i missionari non bastano. Se cinquant'anni fa ad Africo, invece di un solo Isnardi, fossero calati da Torino duecento Isnardi e avessero preso in mano la guida del paese, io, candidato a sindaco, perdute le elezioni, non avrei ringraziato Dio d'avermele fatte perdere.
Il discorso vale anche per Bregantini, un uomo di Dio con quei cosi, capitato fra i pagani; un essere vivo, un prete senza pancia, uno che forse crede veramente nella bontà del cuore umano. Ma solo, non farà più di quel che riuscirono a fare Zanotti-Bianco e Isnardi. Cioè niente. Per cambiare la Calabria con il metodo dell'esempio bisognerebbe che qui arrivasse una legione di trentini a dare testimonianza che Dio esiste veramente.
Tutti trentini: il presidente della Regione, i consiglieri regionali, i deputati, i giudici, gli uscieri di pretura, i sacrestani, i maestri, i bottegai, gli albergatori, i sindaci, gli assessori, gli impiegati comunali e quelli delle poste e delle banche, gli avvocati, i medici, gli infermieri.
Dell'assenza di sodali, il fervido Bregantini si sta accorgendo, purtroppo, a sue spese. Infatti, avendo creato a Locri un'istituzione per aiutare con piccoli mutui gli imprenditori che correvano il rischio di finire (o erano già finiti) nelle grinfie dell'usura, pare che abbia perduto gli interessi e anche il capitale.
La cosa ci fa un grande disonore. Ancora peggio sarà quando i farisei del giornalismo scritto e parlato - dopo averlo applaudito per anni - si avventeranno per dire che l'uomo è stato un ingenuo, mentre il sistema era bello, è bello, e bello resterà.
Io credo invece che l'uomo sia tutt'altro che un ingenuo. Forse è soltanto buono. Sa bene quel che pensiamo e sa anche che a Gerace non arriveranno mai tremila trentini a dagli man forte. Sa che, qui, se mai arrivano tremila uomini, saranno tremila carabinieri, che porteranno ordini esterni e leggi forestiere. Ma per lui, come per Isnardi, l'idea che sia l'Italia la causa di tutti i nostri mali non è concepibile.
Uno come lui, quando vedrà chiuse tutte le vie d'uscita, si piegherà in ginocchio e chiederà a Dio un'ispirazione. Ma forse Dio - molto più saggio - sta trattenendo un attimo il fiato per vedere come reagirà il vecchio compare che dovrebbe essere accecato da tutti e due gli occhi.

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