06 aprile, 2006

IL LAVORO!

La storia "ufficiale" del Risorgimento italiano è una lunga serie di fandonie ideologiche: si farnetica di libertà, democrazia, fratellanza e patriottismo diffuso...
I fatti sono altri, e sono imbarazzanti! Nell'immagine a lato potete leggere (fonte: Francesco Saverio Nitti) una delle varie informazioni davvero significative, molto più di qualsiasi fatto "eroico" imparato sui libri di scuola o visto al cinema: appena dopo l'unificazione della penisola, e prima del completo sfascio delle Due Sicilie, la parte più ricca, produttiva, lavoratrice e "felice" del nuovo Regno (come già notarono Goethe ed altri illustri visitatori non accecati da invidia, arroganza o altri sentimenti negativi) non era il Settentrione, come siamo invitati a credere. Tant'è che per dieci lunghi anni il popolo meridionale si ribellò in massa a quella sciagurata invasione.
Vogliono che noi crediamo alla "versione ufficiale" per evitare domande scomode, tipo: come si creò dunque la "questione meridionale"? Perchè a tutt'oggi le statistiche ISTAT (piuttosto incipriate, a mio parere) parlano di un tasso di disoccupazione al Sud che si attesta su un ottimistico 20%? Confrontando questa percentuale con i dati del 1861, non si riesce davvero a capire che cosa sia potuto accadere...

Non sono e non voglio nemmeno sembrare nostalgico. Tra il Settecento e l'Ottocento la mia nazione visse un momento di singolare serenità, che però si è drammaticamente interrotto; ed è inutile adesso piangerci addosso o magari, per consolarci, scrivere meravigliose canzoni d'amore, come successe in quell'incredibile periodo artistico che fu il Decadentismo napoletano di fine Ottocento. Ciò che resta da fare adesso è ispirarsi a quel modello pre-unitario, a quella situazione pre-unitaria, e lavorare insieme per riportare quelle condizioni favorevoli (e magari poi, possibilmente, provare a migliorarle) di vita nelle nostre terre, che nonostante tutto rimangono tra le più incantevoli d'Europa.
La priorità assoluta è quella di creare posti di lavoro stabili e soddisfacenti, senza altre inutili chiacchiere. Federalismo o no, se l'Italia è davvero una nazione come tutti abbiamo sempre creduto, allora tutti insieme dobbiamo creare le condizioni perchè quella situazione occupazionale torni ad esistere. E dobbiamo, inoltre, consentire alle nostre regioni di creare e mantenere il benessere sociale.
Questo dovrebbe essere il criterio guida degli elettori meridionali ai seggi il prossimo 9 aprile, di tutti coloro che davvero amano le nostre terre e che non vogliono essere costretti ad abbandonarle o che non si rassegnano a vedere partire per sempre i loro figli e nipoti.

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