21 maggio, 2006

Cossiga difende i 7 senatori a vita

Dopo le pesanti critiche della Cdl ai sette senatori a vita, rei di aver votato la fiducia al governo di Romano Prodi, Francesco Cossiga ha scritto una lettera a Silvio Berlusconi. "Quella inscenata dai gruppi parlamentari del centrodestra è stata un'indegna gazzarra - ha replicato - Ma la politica e il servizio dello Stato sono stati per me cosa troppo seria, perché io possa accettare accuse di immoralità".
"Romano Prodi - ha commentato Piero Fassino - ha ottenuto la fiducia con 10 voti di vantaggio. Ma ieri non abbiamo visto un'opposizione forte, ma maleducata che non ha voluto rispettare neanche personalita' eminenti del Paese, ex presidenti della Repubblica tra i piu' amati dai cittadini italiani". Anche Alfonso Pecoraro Scanio ha definito "vergognose" le contestazioni.
Nella lettera, il Presidente emerito della Repubblica Cossiga ha stigmatizzato senza mezzi termini "l'indegna gazzarra inscenata dai gruppi parlamentari della Casa delle Liberta' mentre esprimevano il loro voto a favore della mozione di fiducia al Governo Prodi i senatori a vita, di diritto e di nomina presidenziale". tanto piu' che la contestazione ha coinvolto "non solo me, Andreotti e Scalfaro, "ragazzotti" che da oltre mezzo secolo "battono" le strade della politica e che a ben piu' violenti tipi di scontro e di colluttazione, di insulti e di imprecazioni, e da pulpiti politicamente ben piu' solenni del vostro, dalla destra di Giorgio Almirante alla sinistra di Giancarlo Paietta, ma con minore astio, maleducazione e cattiveria, sono adusi, ma per i due nuovi senatori a vita che per l'ambiente finora professionalmente frequentato, le severe stanze della Banca d'Italia e gli alacri studi di progettazione d'alto livello, pensavano di trovarsi nel "salotto buono" della politica italiana, tra l'altro architettonicamente copia della Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, a Palazzo Carignano, in Torino, e si sono trovati per colpa vostra sbalzati in un ambiente da suburra di quartiere malfamato della Roma della decadenza!".
"Ben diversa -ammonisce Cossiga- e' l'accusa di 'immoralita" che tu, con molta avventatezza e leggerezza, hai rivolto ai senatori a vita che hanno votato la fiducia per il governo Prodi, me compreso Si fosse trattato di una accusa per qualche mio normale ma irregolare "rapporto" per cosi' dire?. sentimentale con qualche bella ragazza venezuelana o napoletana da te presentatami, passi! Ma la "politica" ed il servizio dello Stato sono stati per me e per la mia famiglia cosa troppo seria, perche' io possa accettare accuse di immoralita' da un, anche se simpatico ed abile, "Paperon dei Paperoni" prestato alla politica, e non senza utile personale!".
Cossiga ricorda all'ex premier: "Avevo proposto, il giorno che furono indette le elezioni, che i senatori a vita, di diritto e di nomina presidenziale, qualora nel voto per la fiducia al nuovo governo il loro singolo voto dovesse essere determinante in un senso o nell'altro, al fine di non alterare il risultato elettorale, espressione della volonta' popolare, si dovessero astenere dal voto, pur dichiarando la loro preferenza politica. Ma questa mia tesi e proposta non e' stata accolta da nessuno".
"Se fossi stato moralmente certo che il mio solo voto sarebbe stato determinante a favore della fiducia al Governo Prodi, avrei dichiarato la mia preferenza politica per esso, ma non avrei partecipato al voto -continua Cossiga- Ma poiche' il mio voto non avrebbe avuto questo effetto, ho votato tra i vostri lazzi ed insulti. Premetto che nella mia vita politica, nelle elezioni cui ho preso parte e con leggi elettorali ben piu' serie, ho raccolto centinaia di migliaia di voti individuali di preferenza e che ho ricoperto non poche cariche pubbliche: consigliere comunale, deputato, senatore, piu' volte sottosegretario di stato, anche con deleghe delicate, piu' volte ministro, presidente del Senato ed infine presidente della Repubblica (di qualche legittimazione politica ed istituzionale saro' pure dotato, pur non avendo costruito Milano II, e non essendo proprietario di Fininvest, Publitalia, Mediaset e Mediolanum e di, pare, sedici tra ville e palazzi?.)".
Infine, Cossiga ricorda il precedente del 18 maggio 1994, data della formazione del primo Governo Berlusconi: "Fui autorevolmente incaricato (io, che non avevo alcuna intenzione di votare a suo favore) di "organizzargliene" una (di fiducia)! I senatori erano trecentoventisei, di cui undici erano senatori a vita, presenti in Aula furono trecentoquindici e trecentoquattordici i votanti; centocinquantotto voti era la maggioranza richiesta. Votarono "si" centocinquatanove senatori, centocinquantatre furono i contrari e due gli astenuti, che al Senato valgono per voto contrario. Il Governo Berlusconi ottenne la fiducia per un solo voto, a garantirla tre senatori a vita: Giovanni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone. Nessuna accusa di "immoralita"' ci fu rivolta ne' dalla sinistra ne'?da te.

STIGMATIZZIAMO ANCHE NOI IL COMPPORTAMENTO TENUTO IERI DAGLI ESPONENTI DEL CENTRODESTRA. IN QUESTI ANNI QUESTA PARTE POLITICA HA SEMPRE SEGUITO IL FARO GUIDA DELLA CONVENIENZA. SE UNA COSA CONVENIVA LORO ERA BUONA, ALTRIMENTI ERA SOLO OGGETTO DI CRITICA.
HANNO DISTORTO IL CONTENUTO DI INTERESSE PUBBLICO IMPONENDO UN BECERO COSTUME BASATO SULLA DIFESA DELL' INTERESSE DI BOTTEGA A SCAPITO DI QUELLO GENRALE.
UNA VERA IATTURA!

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