12 maggio, 2006

Il terremoto del 1783 in Calabria



La sismicità del territorio calabrese è una costante della sua storia. Senza soffermarsi sulle varie teorie fornite da geologi e sismologi si può affermare che la Calabria come la Sicilia, perché situate nel campo d'azione dei vulcani Etna, Vesuvio e Stromboli, hanno il doloroso primato dei terremoti. Infatti nei secoli XI e XII in Calabria si verificò una lunga serie di terremoti che ripresero, dopo una breve pausa, nel XVIII secolo anche con formidabile intensità. Il terremoto divenne così nella coscienza collettiva manifestazione dell'ira divina contro i peccati umani che avevano superato ogni limite. E l'ira divina castigò a più riprese e con più o meno violenza i peccatori di Calabria. Dei 188 sismi disastrosi e disastrosissimi registrati tra il 1501 ed il 1929 in Italia, ben 26 hanno avuto come teatro la Calabria. A questi che fecero "storia" per la loro intensità sono da aggiungere una successione di piccoli e medi terremoti che, pur risparmiando le persone ma non le cose, hanno formato un continuum senza tregua nella vita del Mezzogiorno intero. Infatti non poche volte i terremoti che noi fissiamo in una data hanno costituito dei veri e propri periodi sismici di varia intensità e durata. Il terremoto calabrese del 1783 che fu forse il più violento a colpire l'Italia negli ultimi due secoli tanto, che la stessa catastrofe del 1908 di Reggio e di Messina non ha potuto farlo dimenticare, fu caratterizzato da numerose scosse telluriche durate circa tre anni. Tale fu l'entità del sisma che, scrisse Colletta …nulla restò delle antiche forme, le terre, le città, le strade, i segni svanirono; così che i cittadini andavano stupefatti come in regione peregrina e deserta. L'intero aspetto del territorio fu sconvolto nei tracciati ed i sistemi di viabilità, nella topografia dei siti, nelle strutture orografiche e nella sua struttura idraulica tanto che in molte località si inaridirono antiche fonti, ne sorsero di nuove, alcuni fiumi abbandonarono l'antico letto, si produssero crepacci e talvolta succedeva che l'acqua non da fenditure saltava fuori, ma da certe conche circolari, che sul terreno si formavano e, dal centro delle medesime piuttosto che da altre parti scaturiva.
La compressione delle acque sotterranee provocò, come scrive Colletta …l'acqua o raccolta in bacini o fuggente mutare corso e stato, i fiumi adunarsi a lago o distendersi a paludi, o scomparendo sgorgare a fiumi nuovi tra nuovi borri, o correre senza origini a inondare e isterilire fertilissimi campi. Un esempio di tale fenomeno fu l'abbassamento della valle del fiume Mesima. Infatti, in tutta la pianura che circonda la collina dove sorge Rosarno si produssero conche circolari, approssimativamente della grandezza di una ruota di carrozza; esse erano piene di sabbia o di acqua sino a 5-6 metri. In alcuni punti fecero bruscamente irruzione dal suolo abbondanti corsi d'acqua melmosa in altri, invece, comparvero dalla terra
enormi zampilli che si alzavano sino a dodici e talvolta venti metri. Le scosse telluriche provocarono gigantesche frane che andarono ad ostruire il corso dei torrenti dando origine a numerosissime formazioni di paludi; soltanto tra Sinopoli e Seminara si formarono ben 52 tra laghi e stagni e non farà meraviglia apprendere che nel periodo sismico tra il 1783 ed il 1787 sorsero ben 215 laghi in tutto il territorio interessato. Tale disordine idraulico, unitamente a non idonee condizioni igieniche, favorì una persistente epidemia di malaria che causò la perdita di un numero maggiore di abitanti rispetto a quello provocato dal terremoto.

In figura "Aree colpite e Centri interamente distrutti dal sisma del febbraio e del marzo 1783".

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