24 luglio, 2006

L'ELEFANTE DELLA SILA GRANDE





di Domenico Canino




Una particolarissima roccia solleva degli interrogativi riguardo attitudini preistoriche ancora insospettate.
Quella che sembra una scultura ha forme e misure praticamente simili a quelle dei Mammuth. L’autore segnala la roccia e sollecita studi in proposito.

Se non è un falso fatto con il black and decker, è forse una scoperta archeologica
di valenza internazionale. Trattasi di una singolarissima conformazione rocciosa sita ai confini della Sila
Grande, nel territorio di Campana (CS), composta da due grandi blocchi, distanti tra loro circa tre metri, costituiti da diversi strati di roccia in sovrapposizione, probabilmente scolpiti.
La prima figura è un elefante alto circa 5 metri, splendidamente scolpito.
La seconda è di interpretazione più difficile, ma forse rappresenta due gambe umane fino alle ginocchia, poi la statua si interrompe poiché mutilata della sua parte superiore.
I blocchi mancanti sono in parte andati perduti, in parte giacciono sul terreno circostante a qualche decina di metri di distanza.

Sotto le due figure nel blocco di roccia sottostante sono state scavate due piccole grotte, testimonianza forse di una civiltà cavernicola.
Le due statue sono lì da secoli, all’aperto in una radura assolata, i contadini del luogo se le ricordano da sempre. L’emozione è forte di fronte ai due colossi e presto lascia il campo agli interrogativi:
Chi li ha scolpiti? E quando? Sono una testimonianza millenaria di una straordinaria civiltà preistorica della Calabria, o un falso medievale o giù di lì?

Analizziamole un po’ meglio. La roccia delle sculture mostra i segni della corrosione del tempo e delle intemperie, in alcuni tratti le statue sono state consunte, e molti sono i particolari mutilati o mancanti, un po’ come
accade in genere per le statue greche o romane dell’antichità. L’elefante è bellissimo, imponente e dinamico allo stesso tempo. Con le zampe posteriori in una flessione ponderale che lo fa sembrare in movimento. Gli occhi, la
proboscide e le zanne sono molto ben marcati, indubbiamente l’opera di un grande artista. La cosa strana (tra le altre) è che l’elefante non rappresenta un esemplare africano o indiano, poiché le zanne sono scolpite
diritte verso il basso, caratteristica questa dell’Elephans Antiquus, loro progenitore diretto estintosi alla fine del Pleistocene, circa 12.000 anni fa!

Provo a misurare una zanna e seppur mutilata essa raggiunge la lunghezza di 180 centimetri. Completa sarebbe lunga circa 220 cm, esattamente la lunghezza delle zanne fossili di Elephans Antiquus, ritrovato nel rione
Archi di Reggio Calabria, alcuni anni fa. Dietro la zanna c’è un’altra protuberanza cilindrica mutilata che si protende verso il basso, e dà l’impressione della gamba di un uomo a cavallo dell’animale, ma la statua
nella sua parte alta è incompleta.

Ancora più colossale la figura della seconda statua, poiché se quelle che sembrano due gambe umane dalle ginocchia in giù raggiungono quasi i sei metri di altezza, vi lascio immaginare quanto alta sarebbe stata la figura
intera. Alcuni blocchi di roccia caduti dalla sommità dei colossi (non tutti purtroppo) giacciono sul pianoro circostante a poca distanza dalle statue, e forse sarebbe possibile riconoscerne la collocazione nella posizione
originale!

Gli elefanti sono scomparsi dalla Calabria da molte migliaia di anni, la sola testimonianza di un passaggio in questi luoghi in epoca storica lo abbiamo con transito delle armate di Annibale, nel 200 a. C., circa.
Come mai queste statue colossali rappresentano l’elefante e non il grande
bisonte o il grande orso, animali sicuramente più diffusi nelle selve europee, come testimoniano numerose altre rappresentazioni rupestri?
Se tali giganti fossero opera umana, saremmo di fronte alla scultura preistorica più grande d’Europa.
Sarebbe utile conoscere il parere degli esperti, magari di Emanuel Anati, esperto mondiale di
arte rupestre e scopritore delle rocce di Har-Karkom, in Israele.

tratto da www.artepreistorica.it

NOTE DELL'AUTORE DELL'ARTICOLO.
Questa non è una scoperta ma una rivelazione, mi spiego meglio: queste
statue come leggerete nell'articolo, sono all'aperto in una radura
assolata, a poche centinaia di metri dalla strada asfaltata, ma gli
abitanti del luogo contadini ed allevatori della Sila le conoscono da
sempre, le hanno sempre chiamate le rocce. Alcuni contadini della zona
mi hanno fatto vedere delle foto di queste statue risalenti
addirittura ai primi anni sessanta !!!
Loro però hanno sempre creduto e credono tuttora che le rocce siano
frutto di erosione naturale.
Io ho solo il merito di essere stato il primo a capire (non ci voleva
poi molto), che non lo sono affatto per tre ordini di motivi. 1) Sono
ad un analisi visiva (sono laureato in architettura con indirinno
storico urbanistico) ed estetiva assolutamente opera di umani,
sculture. La fattura della proboscide e delle zanne non lasciaalcun
dubbio.
2) Vorrei vedere una intemperie che scolpisce due statue contrapposte
di 5,50 metri e 6,80 metri chiaramente contrapposte nello stesso punto
a distanza di soli 5metri l'una dall'altra.
3) Le statue colossali ( i colossi della Sila Grande) non sono
affatto scolpite su dei blocchi di pietra unici, sono costituite da
più strati di roccia sovrapposte.


L'architetto Domenico Canino è contattabile a questo indirizzo e-mail mimmocanino@hotmail.com

Note biografiche:

Domenico Canino nasce a Cosenza il 19/02/1961, a 15 anni è già insieme agli archeologi in perlustrazione agli scavi archeologici di Sibari, a 21 anni durante gli studi di architettura a Napoli, scava come volontario a Pompei, e la passione sale ancora...Poi la laurea in architettura con indirizzo storico-urbanistico, con particolare riguardo alla regione della Magna Grecia...Poi si appassiona agli studi di numismatica antica, e specialmente alle monete del popolo dei Brettii, ed è appunto nel corso di una caccia a monete brettie che nel dicembre 2002 in Sila che si imbatte nelle statue colossali di Campana, e rimane forlgorato, tanto dadedicargli tutto il suo tempo libero ed anche di più...
Il resto è ancora da scrivere...

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