21 settembre, 2006

Un giro da Feltrinelli...


Io sono fatto male. Ho dei problemi molto seri, non sto scherzando.
Sì, perché una persona normale e sana di mente non si sente male, non si inkazza e non impreca dentro di sé puntualmente ogniqualvolta entra da Feltrinelli.
Voglio dire: io comincio a stare male, fisicamente male, da quando entro e mi trovo davanti il grande tavolo con le novità editoriali, ed un sacco di gente intorno che studia incuriosita le varie proposte.

Ma come? Invece di essere contento di vedere tanta gente “istruita” che ha desiderio di leggere, mi viene da stare male!?

L’ho detto: sono fatto male…
Ma vediamo che cosa mi provoca questi dolori lancinanti: sintetizzando al massimo, lo spietato baccanale della menzogna.

Ecco che comincia l’orgia: accanto ad una serie di libri, ben stampati ed editi in modo intrigante (alcuni da piccole giovani case editoriali, che fanno sempre molto figo) sulle menzogne diffuse dalla Chiesa cattolica, dai dubbi sul cristianesimo ai complotti politici, si trova un libro di don Giussani, il padre spirituale di CL, che controbatte fanatismo con altro fanatismo, praticamente intravedendo Gesù in ogni cosa del creato. Mah, beato lui…

Passo ai libri di storia, argomento che mi intriga: più della metà di queste scintillanti pubblicazioni (a Milano, la città dell’immagine, il nulla può essere rivestito di brillantini e sembrare bello e reale) rivelano al grande pubblico bugie nascoste, tipicamente le menzogne con cui ad esempio gli antisemiti di ogni epoca hanno perseguitato i poveri ed innocenti giudei. Oppure i grandi classici sulla storia d’Italia dall’Unità ad oggi, dove firme sopraffine come quella di Sergio Romano ci spiegano che il grosso problema dell’Italia è sempre stato una politica estera inadeguata, a partire da quando gli eroici padri della patria Cavour, D’Azeglio ecc. impegnati com'erano nel togliere di mezzo quei criminali trogloditi dei briganti meridionali, non hanno saputo posizionare il nostro Paese in modo autorevole in Europa.
Per non parlare degli inflazionati libri sull’Islam, o sul terrorismo islamico, o su tutti e due insieme, tanto sono la stessa cosa. Scritti quasi sempre da arabi musulmani italiani e laici.

Un altro bel gruppetto è poi costituito dai libri sull’orgoglio omosessuale: uno in particolare mi ha sbalordito. Si tratta di un libercolo tratto dall’ultima campagna choc di Oliviero Toscani, quella con le gigantografie pubblicitarie di due uomini che si baciano e si toccano o spingono una carrozzella. Il libercolo in questione raccoglie appunto le lettere che Toscani ha ricevuto in reazione a questa sua provocazione (ahi! mi sono tradito: in realtà il semplice fatto che io la chiami “provocazione”, mi relega di diritto nel girone degli omofobici. In quanto se io davvero accettassi che due persone dello stesso sesso sono libere di amarsi e sposarsi e adottare bimbi esattamente come fanno un uomo e una donna, non dovrei nemmeno avvertire il senso della provocazione). Insomma, da queste lettere apparentemente esce fuori la solita nazione di italiani bacchettoni, chiusi e retrogradi...

Non vi dettaglio poi le mie ricerche negli scaffali di filosofia e teologia, perché so che vi annoiereste; comunque vi confesso che su di me hanno avuto l’effetto di amareggiarmi.


La verità, questa sconosciuta…

Ma ha senso parlare di verità in una società democratica e aperta, e quindi naturalmente con tante opinioni?
Dipende. Dipende da quello che si intende per verità.

Faccio un esempio.
Col mio amico Faris spesso giochiamo a “manipolarci” l’un l’altro. Siamo entrambi abbastanza colti e narcisi, e il “gioco della propaganda” consiste nel portare l’altro verso la propria opinione, anche contro la sua stessa volontà, usando piccoli ricatti e complimenti nel momento giusto; insomma il bastone e la carotina.
Vince questa bizzarra gara di chat, chi stravolge a tal punto le idee dell’ “avversario” (senza mai però abbandonare una forma elegante e apparentemente rispettosa) da portarlo a dire cose che non pensa.
Ovviamente, tengo a precisare, se in questo gioco ci si accorge che si sta andando oltre, cioè che l’altro si sta anche solo un po’ adombrando, si interrompe tutto per chiarire e per eventualmente scusarsi.

Che c’entra tutto questo coi miei malori da Feltrinelli?
Vi spiego: la “verità” con Faris è il sentimento di sincera amicizia, che va oltre le evidenti differenze di nazionalità e religione.
Questa “verità” garantisce che il gioco, un po’ diabolico lo ammetto, non degeneri ma rimanga solo un mero esercizio di stile.

Mentre, in quell’enorme mole di libri ben scritti e ben confezionati, questa “verità” non c’è: non esiste nessuna amicizia e nemmeno rispetto verso di me che leggo, ma solo tanta malizia e voglia di sopraffazione.
O anche semplice gusto/necessità nel confondermi le idee. Lo stile e l'erudizione non devono provocare altro che vuoto e smarrimento, o al limite qualche fittizia verità, virtuale e personalizzata all’occorrenza.
Tutto e il contrario di tutto possono danzare insieme nell’orgia: niente deve essere proibito, tranne la verità luminosa, anche la più piccola, che possa smascherare tutte le altre menzogne.

A chi giova tutto ciò?
Io qualcosa sospetto… secondo voi a chi giova?

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