19 ottobre, 2006

IL GRANDE GIORNALISTA

in genere e' chi non e' noto al grande pubblico. Mi disse questo un giornalista professionista qualche mese fa.
Il senso della frase era che chi , in genere, e' famoso in quel settore non e', necessariamente il migliore.
La notorieta' facilita' l' esercizio della professione, ma ha, come controindicazione, il fatto che con il tempo si perde la "fame", lo stimolo a cercare di capire e di andare oltre alle apparenze, di scavare sotto la superficie.
Recentemente , nella mia vista di apprendista giornalista, ho conosciuto un operatore del sociale di un paese della Calabria. E' di Vicenza, e' in frontiera dal 1974. Ebbene lui e mille altri come lui meriterebbero le interviste, le copertine, i pulpiti televisivi.
Non gli ultimi arrivati che si prostituiscono mediaticamente perche' imbeccati dal "pigrone" di turno per soddisfare le esigenze voyeuristiche di una platea che si nutre di luoghi comuni.
Il giornalista e' grande fino a quando ha la voglia di scoprire e capire, penso.
Se si riduce a offrire al pubblico cose spettacolari solo per fare audience e' un uomo di spettacolo, niente di piu'.
E' amaro constatare che non si ha il tempo per fare capire il senso delle cose. Se in tutte le occasioni si fanno parlare sempre i soliti personaggi che non hanno una storia, non hanno un background di esperienza, non hanno alcun seguito e nessuna rappresentanza allora saranno solo delle occasioni perse per dare spazio alla verita'. e si tratta solo di passerelle mediatiche utili a chi poi le utilizza per reclamare spazi di manovra, imbastire inutili polemiche, autopromuovere la propria causa senza alcun occhio per i problemi di chi si ha la pretesa di rappresentare senza avere alcun titolo.

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