04 ottobre, 2006

Riccardo Pazzaglia, riposa in pace

Quando scopersi che l'arguto e simpatico filosofo di Quelli della Notte, il teorico del "brodo primordiale", era il Presidente Onorario del Movimento Neoborbonico, provai una calda sensazione di rafforzamento.

Nel senso che le convinzioni che si stavano formando in me, e cioè che l'essere "borbonico" fosse tutt'altro che una cosa di cui vergognarsi, non dovevano essere così campate in aria. E il fatto che una persona così piacevolmente intelligente fosse già arrivata, molto prima di me, a queste convinzioni, mi sollevò dal dubbio di avere subito una preoccupante trasformazione da illuminato progressista a rancoroso e fumoso reazionario.

Non solo: pur non avendo avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, sono convinto che Riccardo Pazzaglia fosse il classico esempio di napoletano colto e brillante, che in ogni secolo rese la capitale delle Due Sicilie una metropoli vivace e raffinata, dai tempi di Petrarca e Boccaccio a quelli di Molière e a quelli di Goethe. Quando non era propriamente il capoluogo della regione europea della mafia...

Pochi sanno di Pazzaglia che tra le varie cose che ha fatto, ha scritto il testo dell'Inno del Re di Giovanni Paisiello, l'antico inno nazionale dello Stato napolitano, composto nel Settecento dal celebre musicista tarantino.

Suggerisco a tutti, ed in particolare a quelli che si commuovono alle note della marcetta di Mameli, di ascoltare questo inno (http://www.brigantino.org/scaricabili/Innonaz.mp3) e contemporaneamente cantare le parole di Pazzaglia.

Non credo di esagerare nel dire che questo inno sia ancora più bello di quelli inglese e tedesco.

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