30 marzo, 2007

Savoia nelle Calabrie

(Iniziativa dei Neoborbonici, da www.neborbonici.it)


Inizia dal 28 marzo l'infausto viaggio di Emanuele Filiberto di Savoia nelle Calabrie. I Neoborbonici protestano contro l'ignoranza della storia di autorità civili e religiose che accoglieranno in pompa magna l'erede (anche patrimoniale) della dinastia che conquistò con l'inganno, saccheggiò senza scrupoli, sterminò centinaia di migliaia di persone del Sud chiamate briganti e le costrinse a divenire cronicamente emigranti.

Ai discendenti delle loro vittime calabresi sarà consegnato un volantino che spiega il perchè del nostro invito a BOICOTTARE I FESTEGGIAMENTI PER I SAVOIA!
Testo del volantino distribuito ai Calabresi


Le due Calabrie


E' il titolo di un filone di articoli in cui porrò in evidenza le due Calabrie che in questo momento storico si stanno contrapponendo.
Una costituita da una classe politica rapace e predona che destina i fondi pubblici al mantenimento dei propri privilegi e al foraggiamento di amici e parenti e l' altra costituita da coloro i quali cercano di costruire la loro vita in modo indipendente oppure subiscono le conseguenze dell'azione dei primi in termini di mancanza di servizi, problemi e difficoltà.
Perchè mentre per gli appartenenti alla prima Calabria non esiste alcun ostacolo all' arricchimento, alla sistemazione occupazionale, gli altri hanno difficoltà pure a soddisfare i propri bisogni primari.
Io per natura non sono contro per partito preso, ma dopo avere constatato che invece di fare, gli alieni dell' "Astronave" (come viene chiamato il palazzo del consiglio regionale della calabria) si preoccupano di parlare, sottolineare, discutere, riunirsi, firmare patti, giuramenti, alla fine quello che riesce meglio a costoro è , nella migliore delle ipotesi,l 'immobilità oppure il drenaggio di risorse finanziarie a loro favore ovviamente.
E allora cercherò nel web notizie su queste due Calabrie, dato che i media nazionali si preoccupano di vallettopoli.
Mi chiedo da cosa deve essere distolta l' attenzione del popolo?...ricordate il 1992? stava nascendo la rivoluzione di massa contro le Mafie, poi arrivò Tangentopoli che seppellì tutto e le mafie sono ancora li più forti che mai, nonostante le migliaia di associazioni antimafia, le quali, per dignità, dovrebbero sciogliersi per incapacità di svilupare nella cittadinanza un sentimento diffuso di contrasto alle mafie e si limitano solo a malinconiche parate.

29 marzo, 2007

Nizza sfratta il monumento del suo "eroe"

(dal Bollettino Telematico: Rete di Informazione delle Due Sicilie del cap. Alessandro Romano)
Nizza ed il Nizzardo
Garibaldi sfrattato da "casa sua"


In occasione del bicentenario della nascita del noto avventuriero, il comune di Nizza, luogo di nascita di Garibaldi, smonta il suo "augusto" ed ingombrante monumento.
La statua, in marmo di Carrara, fu eretta nel 1891: iniziata da Antoine Eteix fu poi ultimata da Gustave Deloye.
L'attuale sindaco, tale signor Peyrat, ha dichiarato che in quella piazza ci dovranno passare le rotaie della nuova tramvia e Garibaldi è un "impiccio" in tutti i sensi.
Un gruppo di nostalgici ha raccolto delle firme contro la saggia e coraggiosa decisione, ed un certo Alain Roullier, presidente della Lega per la "Restaurazione delle Libertà Nizzarde" (ma!), ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo di Nizza anche perché il progetto tranviario del sindaco non prevedeva lo smantellamento del monumento.
Infatti nei progetti originali c'era posto sia per il tram e sia per il monumento.
Ma, grazie anche al nostro documentato intervento, il sindaco appare irremovibile fino al punto di dichiarare che non trova giusto tenere ancora un monumento ad un individuo di dubbia moralità , nazionalità ed eroicità che si è macchiato di delitti, intrighi e violenze ben lungi da quei principi di libertà di cui lo si vorrebbe difensore.
Avrebbe quindi dichiarato: "Mi ingombra e non so che farmene: se lo prendessero gli italiani, glie ne faccio gradito dono".

27 marzo, 2007

Con Andria e con il Sud liberato dai "liberatori"

Mi sento anch'io un cittadino di Andria, città ricca di storia e di civiltà.
Non posso che augurarmi che tutte le città e le contrade del Sud ne seguano l'esempio (e l'esempio di Civitella del Tronto, di Gaeta, di Messina, di Laurìa, di San Nicola la Strada, ecc. ecc.) e si liberino pacificamente dall'attuale condizione di servitù culturale, oltre che politica ed economica, dovuta più ai sedicenti "liberatori esterni", che ai parassitari e squallidi baroni locali.



(da www.andrialive.it del 26.3.2007)
Ricordare dignitosamente il 23 marzo 1799

La IV consulta dei cittadini chiede che venga apposta in Piazza Catuma una targa commemorativa dei martiri del 23 marzo 1799



La IV^ Consulta dei Cittadini, nonché la Associazione “Cittadini di Andria”, che si occupa, tra l’altro, della tutela dei beni culturali e del nostro Ambiente, rendono pubblica la decisione, relativa alla apposizione in piazza Catuma - c/o la erigenda fontana - di una targa commemorativa a ricordo dei martiri andriesi, sopraffatti il sabato santo 23 marzo 1799, dalla barbarie francese che, pretendendo all’apparenza di portare i principi della Rivoluzione Francese, di fatto manifestò la voglia feroce di razziare, distruggere e violentare.

E così avvenne. Furono distrutte vite umane (circa 658 concittadini, di cui una cinquantina di preti), furono incendiate case, furono bruciati tutti i nostri documenti fino ad allora esistenti, furono violate le nostre donne e finanche le nostre suore.

Nell’immaginario collettivo, chi combatte per la difesa della propria terra è considerato un eroe: così è avvenuto per i molti personaggi del nostro Risorgimento (i cittadini di Andria, però, devono prendere coscienza che il risorgimento altro non fu che la continuazione e il compimento della finta "liberazione francese", che qui stanno denunciando n.d.r.), dei cui nomi sono piene le nostre strade; così è avvenuto per i martiri della nostra guerra di liberazione.

I nostri martiri, invece, hanno ancora una “illagrimata sepoltura”, come direbbe Foscolo: non un rito funebre od una cerimonia commemorativa, consacrando alla storia la duplice infamia di chi sopraffece (compreso chi, di nostrana origine, aiutò a sopraffare…) e di chi oggi – in qualunque modo -dimentica il sacrificio di coloro che diedero la vita, sia per respingere quello che era, a tutti gli effetti un invasore, che per salvaguardare i valori cristiani, contro l’imposto anticlericalismo.

Abbiamo definito “fatidica” tale data, e proprio in tal senso, ricorre in questi giorni il cinquantenario della firma del Trattato di Roma, con cui si poneva inizio all’Europa: un segno del destino!

Nell’arco di due soli secoli, si è passati dagli ideali illuministici di uguaglianza degli uomini, all’ideale europeo di uguaglianza dei popoli.

Ecco che cosa ci consegna oggi la data del 23 marzo.

La targa commemorativa di cui si chiede la esposizione, avrà, quindi una forte valenza culturale e storica, costituirà maggiormente un momento di aggregazione ed identità cittadine nel ricordo del passato; ed anche perché gli uomini, sempre pronti a sopraffarsi, comprendano una buona volta gli insegnamenti della Storia.

Accanto ai bronzetti che si stanno per esporre sulla fontana – od in loro alternativa -, noi invece, chiediamo di esporre la nostra stessa essenza dell’essere cittadini andriesi, tra passato e futuro, il ricordo del nostro esserci opposti all’invasore!

I bronzetti potranno ben essere esposti altrove, perché di molto inferiore contenuto culturale e storico.

26 marzo, 2007

La Massoneria nelle Due Sicilie

La Massoneria è per definizione qualcosa di occulto e sfuggevole, per cui ogni tentativo di approcciarsi ad essa per conoscerla deve sempre tenere presente quest'evidente osservazione.

Ma detto questo, ritengo che questo libro fresco di stampa, sulle organizzazioni massoniche nel più importante Stato italiano del Settecento, potrebbe essere molto interessante da leggere per capire che diavolo (nel vero senso della parola) abbiano combinato...


(da culturanews.it del 25.3.2007)
UN LIBRO SULLA MASSONERIA NEL SETTECENTO A NAPOLI
La storia di Napoli nel XVIII secolo e' una ricchissima miniera di eventi, personaggi e aneddoti. Ne e' prova l'ultimo lavoro del giornalista e storico Ruggiero di Castiglione, La massoneria nelle Due Sicilie e i "fratelli" meridionali del '700 (Gangemi), nel quale viene ricostruito quel travagliato periodo storico in cui Napoli fu teatro di un aspro conflitto tra le potenze massoniche estere per il predominio sulla "fratellanza" meridionale. Al fine di avere l'egemonia sul Mediterraneo, infatti, i principali stati europei dell'epoca (Olanda, Inghilterra e Francia) si servirono della massoneria per influenzare la politica del regno delle Due Sicilie. I massoni napoletani, come i loro "fratelli" europei, dipendevano allora dalla loggia "madre" che aveva sede a Londra.
Nel 1774, pero', per volonta' del principe di Caramanico, la massoneria partenopea volle sottrarsi dall'egemonia inglese e creo' una propria obbedienza indipendente: la "Gran loggia nazionale", appoggiata dalla regina borbonica Maria Carolina che si vociferava fosse l'amante del Caramanico. Del resto era la sovrana che gestiva il potere nelle Due Sicilie, a scapito del marito, Ferdinando IV, dedito piu' ai piaceri mondani che agli affari politici. La "Gran loggia" partenopea raccoglieva principalmente elementi dell'aristocrazia e anche diversi esponenti ecclesiastici che combattevano la Chiesa opulenta e barocca in nome di un ritorno al cristianesimo delle origini. Con il termine "nazionale" si voleva sottolineare il distacco dalla loggia "madre" di Londra.
Non tutta la massoneria napoletana, pero', si ritrovava su queste posizioni aristocratiche e filoborboniche. Vi era, infatti, la corrente che faceva capo al principe Pignatelli la quale, all'indomani della Rivoluzione francese del 1789, raccolse gli elementi piu' ferocemente contrari a Maria Carolina e alla sua corte. Con l'arrivo delle truppe francesi in Italia e la nascita della Repubblica napoletana del 1799, i massoni meridionali cominciarono a fronteggiarsi gli uni con gli altri: da una parte gli elementi rivoluzionari, dall'altra i filoborbonici.
La frattura interna alla massoneria napoletana venne sanata solamente nel 1815, con il ritorno dei Borbone sul trono delle Due Sicilie. In quel momento, infatti, le logge decisero di attuare la cosiddetta "politica dell'amalgama": i "fratelli" che avevano collaborato con i francesi e quelli controrivoluzionari finirono per riappacificarsi per il bene della nazione

MISTYA



un amico al lavoro.

con passione ci fa vedere come deve essere il blog ideale...

e poi sempre arguto e dirompente nei suoi interventi....sui temi più vari in particolare informatica (dove è una istituzione)

Complimenti Sasà...

http://www.mistya.net

23 marzo, 2007

Eugenio Scalfari fa il botto!

Il canuto maestro della (mediocre, ahimè molto mediocre...) editoria italiana si candida a vincitore dell'ambito premio "Il filo-risorgimentale dell'anno", proprio in occasione del celebratissimo (e pure costosissimo!) bicentenario di Calibbardo.

Segnaliamo quindi l'opera "Il Risorgimento" di Lucio Villari, in vendita con Repubblica o L'epresso prossimamente (non chiedetemi di darvi anche i dettagli della data, non mi paga nessuno per pubblicizzare 'sta roba)
Slogan (ad effetto... la valanga di soldi che si beccano quelli del marketing, in questo caso sono stati ben spesi): "Senza, non ci saremmo"


Squallido, molto squallido...
Invece di confrontarsi sul campo aperto della ricerca storiografica, sui documenti, sul rigido metodo scientifico nella ricostruzione ed interpretazione dei fatti, i poteri forti del nostro bizzarro Paese persistono (ci scommetto, pur non avendola ancora sfogliata) nella solita umiliante (per noi discendenti delle Due Sicilie), fuorviante e ideologizzata versione dei fatti.

Ma la battaglia non finisce qui.

22 marzo, 2007

Due parole sull'allegra meschinità italiota

Da un paio di giorni l'Italia gioisce per aver liberato il giornalista ostaggio dei talebani. Baci e abbracci, tutti d'accordo a congratularsi col governo, col mediatore Gino Strada ecc.

Unico problemuccio: in cambio della liberazione di questo Mastrogiacomo, abbiamo fatto scarcerare 5 (qualcuno dice anche di più..) capi talebani. E qualche buontempone nostrano ora propone di invitare al "tavolo della pace" in Afghanistan anche esponenti talebani, ormai nostri amiconi...

Ma possibile che noi italioti siamo così privi di senno??


I nostri alleati si sono lamentati della nostra condotta (ma va? che sorpresa...), che ricalca pericolosamente i tradimenti italiani nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale.
E che si inserisce perfettamente nella linea tracciata a partire dalla meschinissima invasione piemontese al Regno delle Due Sicilie, ampiamente preparata corrompendo gli alti ufficiali dell'esercito borbonico, e fatta passare retoricamente per eroica liberazione.


Insisto: l'Italia filo-risorgimentale non ha proprio nessuna speranza!

21 marzo, 2007

Mal Costume (comune)......Mezzo Gaudio




Ogni commento è superlfuo. Nel marasma di malcostume generale nessuno sembra immune.



Il caso Vibo Valentia nasce da un tesseramento che in pochi giorni passa da 2.000 a 4.000 tesserati, che vede una sezione di un paese di 6 mila abitanti dichiarare 650 iscritti, quando fino a due anni prima erano appena 130, e che vede l'apertura di 10 sezioni nello spazio di un mattino


di PINO TASSI (sinistra DS di Vibo Valentia)



Il compagno Fassino, nell'intervista a L'Unità di sabato scorso, alla domanda sul votificio denunciato dalla sinistra DS, rispondeva che nei casi controversi è intervenuta la Commissione Nazionale per ristabilire le regole.Bene! Elementare Watson, avrebbe detto Sherlock Holmes. Purtroppo la realtà non è spesso così semplice e lineare per come la descrive il compagno Fassino e anche successivamente il compagno Orlando. Esaminiamo il caso della federazione di Vibo Valentia, uno dei primi casi sollevati proprio su Aprile Online e poi ripreso in più occasioni dalla stampa locale e nazionale.
Il caso Vibo Valentia nasce da un tesseramento che in pochi giorni vede passare gli iscritti da 2.000 a 4.000, in cui si assiste a una sezione di un paese di 6 mila abitanti dichiarare 650 iscritti - quando fino a due anni prima erano appena 130 - e all'apertura di 10 sezioni nello spazio di un mattino. I fatti parlerebbero da soli, e infatti si arriva alla decisione della commissione nazionale di non approvare il tesseramento 2005 e 2006. Ma quanta fatica, quante resistenze, quante pressioni, quante ostilità, di ogni tipo e genere abbiamo dovuto superare in questi mesi. Molti di noi vengono dalla storia del PCI e sanno bene quanto può pesare l'accusa di essere disfattisti, di creare una immagine negativa, di denigrare il partito. E guardate che non è un peso da poco sentirsi definire come guerrafondai, scissionisti, incivili. Per non parlare poi di altri tipi di pressione sui singoli compagni, delle promesse fatte, delle minacce più o meno velate, delle mortificazioni sui posti di lavoro.A Vibo abbiamo resistito, ha resistito il Presidente e alcuni compagni della Commissione Anagrafe, ha resistito il presidente della commissione Garanzia. In quante altre realtà ciò non è avvenuto? In molte, moltissime. Ad iniziare dalla stessa Calabria, dove i dati del tesseramento delle altre Federazioni sono spesso aleatori, dove in paesi di 2/3 mila abitanti vanno a votare 200/300 iscritti. Eppure il caso Vibo l'avevo sollevato fin dall'agosto scorso, dimettendomi anche dalla segreteria regionale. Dimissioni accolte dal silenzio assoluto del segretario regionale che in questo modo ha assecondato l'ampliarsi della "tesseropoli vibonese".
E infine, è vero a Vibo la Commissione nazionale si è espressa, però i congressi non si fanno lo stesso. Non si fanno perché la segreteria di Federazione impedisce di convocare la Commissione per il Congresso se non si accettano le sue decisioni. I congressi non si fanno perché il compagno Orlando, su pressioni del segretario regionale, non interviene con decisione. I congressi non si fanno se non si accetta che vi siano sezioni, quelle amiche, che devono avere un tesseramento maggiore rispetto a quelle più critiche e più vicine alla minoranza.E siccome queste proposte non passano si preferisce allungare i tempi, rinviare il Congresso, non farlo, in attesa che la minoranza tolga il disturbo.
Cari compagni Fassino e Orlando, se difendere la democrazia, rispettare le regole, diventa un problema, un' impresa titanica, forse, non vi sembra, che qualcosa nel meccanismo di funzionamento di questo nostro partito, della sua vita interna, non va, non funziona?Noi comunque, e con noi tanti compagni della stessa mozione Fassino, restiamo sempre in fiduciosa attesa di poter esercitare un nostro elementare diritto democratico, poter partecipare al Congresso dei DS, dire la nostra, confrontarci e poter votare in maniera libera e democratica.
*Sinistra DS Vibo Valentia

20 marzo, 2007

Giovani calabresi, imparate i "valori del risorgimento"!...

Questa nuova borsa di studio istituita a Reggio è solo uno tra i mille esempi di COLONIZZAZIONE CULTURALE del Sud, praticata sin dalla tenera età nelle scuole inferiori.

Giovani calabresi: dovete confrontarvi con il "lato sporco" delle organizzazioni mafiose (mentre in altre regioni del mondo nemmeno se ne accorgono che i miliardi che arrivano fetono di morte), non avete lavoro e siete costretti ad emigrare, e quando vi siete trasferiti nel mitico Nord, e già godete per il futuro che finalmente riuscite ad intravedere, vi tocca pure avvertire quel latente razzismo, frutto della peggiore sotto-cultura positivista.

Ma mi raccomando, non dimenticate di esultare:
Viva Garibaldi!
Viva i Fratelli d'Italia!
Viva i Valori del Risorgimento!





(da www.strill.it del 13.3.2007)
Nasce la borsa di studio "Oreste Dito"
Il Circolo culturale "Logoteta" di Reggio, con il patrocinio dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Calabria ha organizzato la prima borsa di studio "Oreste Dito".
Il concorso è riservato agli studenti delle ultime due classi delle scuole secondarie di secondo grado di tutta la provincia reggina e consisterà nell'elaborazione di un tema la cui traccia sarà tratta liberamente dal pensiero e dalle opere del prof. Dito, letterato e storico illustre ed autore di numerosi saggi sulla Calabria e sul Risorgimento.
Gli studenti interessati dovranno consegnare il modulo di partecipazione (disponibile presso le segreterie di tutti gli istituti scolastici) debitamente compilato e firmato entro il 25 aprile prossimo.
Il tema del concorso sarà consegnato in busta chiusa alla segreteria delle scuole partecipanti all'iniziativa entro il 30 aprile 2007.
La segreteria organizzativa del concorso è sita presso il Liceo scientifico "Alessandro Volta" di Reggio.
Il primo classificato, secondo il giudizio di una qualificata giuria, vincerà 1.000 euro.

19 marzo, 2007

Il Rapporto quarantuno




Fisica e metafisica di una rivoluzione scientifica scomparsa di Angelo Saso


(vedi video in fondo alla home page)


"Caro professor Rubbia, sono molto lieto che il programma di ricerca intrapreso da Giuliano Preparata abbia conseguito il suo scopo"
E' il dieci aprile del 2002. Il famoso elettrochimico britannico Martin Fleischmann ha appena visitato i laboratori di fisica nucleare dell'ENEA di Frascati. Lo scienziato che nel 1989 era stato emarginato dalla comunita' scientifica per aver annunciato la possibilita' che alcuni atomi possano fondersi a temperatura ambiente - la famosa "fusione fredda" - e' un uomo compassato ma non riesce a trattenere l'entusiasmo. Decide di scrivere al premio nobel Carlo Rubbia, all'epoca presidente dell'agenzia italiana per l'energia, l'ENEA.
"I risultati ottenuti dai ricercatori italiani sono veramente impressionanti, e non esagero".

http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/19102006_rapporto41.asp

17 marzo, 2007

Calabria....2007




La vita quotidiana in Calabria è interessante. Si ha modo di osservare il peggio della specie umana in quegli strati di popolazione che recitano a soggetto una parte per poi smentire ogni loro parola, ogni loro atto, ogni loro principio con un comportamento che ha come unico fine la voracità nell' accumulo di denaro, di cariche, di titoli (fasulli!). Dopo l' homo sapiens l' evoluzione darwiniana, più propriamente, l' involuzione ha determinato la comparsa di una nuova specie l'homo "voracens", i cui appartenenti sono impegnati nel sistematico e continuo disporre delle risorse pubbliche per le proprie necessità e il proprio lusso, per cui capita che c'è chi muore di fame e chi si fa la casa con marmi di carrara con i sussidi che spettavano al primo. E' tutto un florilegio di pensioni di invalidità , incarichi consulenziali, progetti. Visto la fallimentare situazione economico, sociale della regione si capisce che era dei progetti personali di ognuno degli eletti dal popolo di cui si parlava.

Popolo?...che c'è un popolo in questa Calabria di inizio millennio?....no!..c'è un ammasso di pecoroni e qualche uomo libero che deve fare i conti con i primi e i secondi...pecoroni che passano il tempo a lamentarsi, subiscono i danni della mancanza di limite e buon gusto dei primi, ma allegramente ad ogni occasione rinnovano le loro scelte, per cui hanno poco da lamentarsi..anche perchècostoro sono grotteschi poichè la loro massima aspirazione è entrare nella categoria dei primi.

La CAlabria è la prima regione per le frodi ai danni degli organi comunitari. La Calabria è PERSA, senza alcuna speranza, senza alcun futuro.

La scuola musicale napoletana: Giovan Battista Pergolesi

La riscoperta del grande prestigio internazionale di cui godevano le Due Sicilie, calpestato e cancellato dalla memoria a sèguito della colonizzazione sabauda per mano della squallida retorica risorgimentalista, passa anche dalla Musica.
Seguendo umilissimamente l'esempio del maestro Muti, riportiamo alla luce nel nostro blog le biografie di qualcuno tra i più importanti tra le decine di esponenti della cosiddetta "Scuola musicale napoletana", partendo qui da uno dei compositori di musica classica che preferisco in assoluto, assieme a Bach, Mozart e Beethoven.
Come fece in seguito anche Giacomo Leopardi nell'Ottocento, anche il marchigiano Giovan Battista Pergolesi trascorse a Napoli la sua maturità artistica: lì compì la sua formazione e successivamente, attraverso il prestigioso palcoscenico napoletano, ebbe la possibilità di farsi conoscere presso tutte le maggiori corti europee.

Chissà perché oggi, quando si pensa alla "musica napoletana" saltano subito alla mente Mario Merola e Gigi D'Alessio, o se va bene Renato Carosone e Roberto Murolo, o proprio al massimo Salvatore Di Giacomo e E.A.Mario; e non invece i celebrati maestri dei Conservatori di Napoli, da Alessandro e Domenico Scarlatti a Pergolesi, da Cimarosa a Paisiello, da Piccinni a Mercadante, e poi tanti tanti altri ancora...

Curioso 'sto fatto, no?



(dal portale culturale delle marche)
Giovanni Battista Pergolesi (Jesi, 4 gennaio 1710 Pozzuoli, 16 marzo 1736) fu compositore, violinista, organista ed uno dei primi e più importanti compositori di opere buffe e di musica sacra. Una vita brevissima, una meteora nel panorama musicale italiano della prima metà del Settecento. Eppure Giovanni Battista Pergolesi rappresentò il primo caso musicale europeo: la leggenda ed il mito si sostituirono alla storia.

La sua vicenda umana, del resto, molto si prestò all’adagio oleografico: nato da famiglia umile ed assillata dai debiti, minato nella salute, lontano da ogni affetto, morto in solitudine in un convento a soli 26 anni.
Una biografia che invita al mito, e per decenni l’agiografia non ha fatto giustizia di un musicista dalla grande inventiva, che con “La serva padrona” inaugurò un genere musicale nuovo, l’opera buffa che avrebbe avuto più avanti massima espressione in Mozart e Rossini. Nato a Jesi, figlio di un agronomo al servizio di un architetto militare, unico superstite di quattro fratelli tutti morti in tenerissima età a causa dalla tubercolosi, colpito da poliomelite che gli offese una gamba, Giovanni Battista sin da bambino fu avviato in ambiente ecclesiastico allo studio della musica, divenendo precoce e valente violinista.

Pergolesi inizia a ricevere le prime nozioni di musica da due sacerdoti e da un marchese del luogo, prima di passare alla scuola del Maestro di cappella comunale, Mondini, e di quello del duomo, Santi.
Dimostra un talento naturale tanto da essere considerato un fanciullo prodigio.
Questo gli permette di studiare grazie all'appoggio di vari nobili jesini, nella propria città, e frequentare come musico i salotti della nobiltà jesina.
Il suo percorso a questo punto è obbligato: Napoli era, con i suoi Conservatori, punto di riferimento per la formazione musicale, sono infatti questi anni di grandi mutamenti e di grande fervore culturale per la capitale del regno delle Due Sicilie.

Il padre di Giovanni Pergolesi, con l'appoggio finanziario del marchese Cardolo Maria Pianetti, manda il figlio, intorno al 1723, a studiare a Napoli, incrocio delle culture e il palcoscenico di ogni nuova proposta musicale.
Giovanni Battista viene ammesso al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo dove continua lo studio del violino con De Matteis, iniziando "contrappunto e suono di tasti" con il Maestro Greco passando poi, nel 1728, sotto la guida di Francesco Durante.
Durante il periodo di studi Pergolesi si dimostra valente violinista, tanto che nei registri dell'anno scolastico 1729-1730 compare come "capo-paranza", incaricato di guidare un piccolo gruppo di strumentisti (la "paranza") alle manifestazioni cittadine (funerali, messe, feste pubbliche o private) che vedevano la partecipazione di numerosi giovani allievi dei Conservatori. Pergolesi respira pienamente l'aria culturale e formativa di Napoli, assimilando soprattutto gli stimoli al nuovo, tanto che nella sua prima composizione (eseguita in pubblico nel 1731 a Sant’Agnello maggiore) “Li prodigi della Divina Grazia nella conversione e morte di S.Guglielmo duca d’Aquitania” insieme allo stile barocco ancora tipico del dramma sacro, inserisce una sconosciuta ma irresistibile vena comica.

La stessa vena comica che ritroviamo successivamente nel suo primo grande successo, “Lo frate ‘nnamorato”, in scena al Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1732, la sua prima "opera buffa", genere per cui Giovanni Battista Pergolesi è considerato ancora oggi uno dei compositori più importanti. L'opera ottiene ottimo successo.
Un successo pieno, sottolineato dalle diverse riprese del titolo e dai grandi riconoscimenti dei quali il giovane Pergolesi diviene oggetto, non ultima la nomina a organista della Cappella Reale e, due anni più tardi, a maestro sostituito con diritto di successione della Cappella musicale.

Terminati gli studi presso il Conservatorio, dopo la morte del padre Pergolesi viene assunto come Maestro di cappella del principe di Stigliano Colonna, uno degli Eletti della municipalità napoletana e tra i nobili più in vista.
Musicista di "scuola napoletana", Pergolesi assume immediatamente un respiro europeo.
Rientrato a Napoli, nel 1733 mette in scena al teatro San Bartolomeo "Il prigionier superbo", rappresentato da un intermezzo, "La serva padrona", che venne salutato da un vero trionfo iniziando così una sua vita autonoma al di fuori del dramma divenendo poi famosa come opera a sé stante atto unico di opera buffa.
A Napoli sempre nel 1733 diventa organista soprannumerario della cappella regia e nell'autunno dello stesso anno rappresenta al Teatro Nuovo la sua ultima opera buffa, "Il Flaminio".
La stessa sorte spetta l'anno seguente all'"Adriano in Siria", del quale ancora una volta ottengono un grande successo gli intermezzi, "Livietta e Tracollo".
Da Napoli parte la strada che conduce la sua musica verso le grandi capitali ad iniziare da Roma.
Protetto da nobili famiglie filoaustriache, in particolar modo i Caracciolo e i Maddaloni, al rovesciamento del governo napoletano, Pergolesi le segue a Roma dove scrive la "Messa in Fa maggiore" rappresentata il maggio 1734 in San Lorenzo in Lucina, e sempre a Roma compone "L'Olimpiade", in scena al Tor di Nona nel 1735.

Condannato dalla tisi, Pergolesi si ritira nel convento dei cappuccini di Pozzuoli - con la protezione del duca di Maddaloni, discendente dei fondatori del convento - dove si dedica particolarmente alla musica sacra scrivendo il “Salve Regina” e una delle sue opere più importanti e forse il suo più significativo capolavoro: lo "Stabat Mater" (per soprano, contralto, archi e basso continuo), commissionato dalla "Confraternita di San Luigi di Palazzo sotto il titolo della Vergine dei dolori" e già iniziato a Napoli.

Lo “Stabat”, destinato con “La serva padrona” ad eternare la sua fama, viene completata da Pergolesi poco prima della morte, avvenuta il 17 marzo 1736 ad appena ventisei anni.
Grande è l'influenza di Pergolesi sui musicisti delle generazioni contemporanee e successive: Bach trascrive con un nuovo testo tedesco lo "Stabat Mater", Rousseau indica ne "La Serva Padrona" il riferimento stilistico per il teatro musicale della Francia illuminista.

Inoltre il mito del compositore prematuramente scomparso ispira musicisti e poeti dell'età romantica.
Post mortem G. B. Pergolesi fu oggetto di imitazioni e "falsi" in tutta Europa.
La morte prematura, la prolifica produzione, il fascino di quella musica nuova, favorirà il diffondersi delle sue opere che consegnarono il suo nome, fin’allora ristretto fra Napoli e Roma, alla fama europea.

A Vienna la presenza di Metastasio diffonde il mito pergolesiano, a Parigi, nel 1752, la compagnia dei Bouffons diretta da Eustachio Bambini ripropose all'Opéra Comique "La serva Padrona" di Pergolesi, la rappresentazione innescò la "querelle des bouffons" fra i sostenitori dell'opera tradizionale come quella degli autori francesci Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau e i sostenitori della nuova opera buffa italiana. La disputa divise la comunità musicale per anni.



15 marzo, 2007

UN anno di ...libertà..




Articolo apparso su "Calabria Ora" in occasione del primo anniversario di vita del' unico giornale libero di Calabria, in cui ho l' onore e l' orgoglio di scrivere.



Parliamo di noi. Che ogni giorno confezioniamo un giornale che racconta la Calabria e il Mondo. E parliamo di voi che da un anno ci avete accordato una fiducia immensa fidelizzandovi alla lettura della nostra produzione editoriale.

Trecentosessantacinque giorni fa scrivevo l’editoriale di presentazione di Calabria Ora. Il primo giornale regionale del XXI secolo.
Due imprenditori dallo sguardo lungo e dal coraggio infinito mi avevano assegnato un compito enorme con carta bianca. Fondare un quotidiano regionale d’informazione che sapesse intercettare gusti, culture ed esigenze di una terra complessa e complicata. Nella Calabria delle sfide perse mi sono lasciato prendere dalla possibilità di creare qualcosa di utile.
Ho guardato i giornali che vanno meglio nel pianeta (soprattutto quelli asiatici) e ne ho mutuato gli stilemi più riusciti. Ho messo in relazione il lavoro artigianale con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Poi ho messo insieme la compagnia. Cercando qualche fratello maggiore che è stato encomiabile nell’avvio e nel prosieguo del cammino. Molti colleghi che mi affiancano provengono invece dalle diverse esperienze editoriali sorte negli anni Novanta e che tra mille difficoltà sono diventati seri professionisti. Infine la freschezza dei tanti giovani che in nostra assenza avrebbero dovuto pensare in altri parti della penisola il loro destino e futuro.
Calabria Ora. Adesso facciamo. Qualcosa. E’ possibile. Con un sentito omaggio citazionista al glorioso giornale palermitano della sera che ha avuto in Mauro De Mauro il suo volto più noto.
E’ mio dovere presentarvi un bilancio come avevo annunciato l’anno scorso nelle presentazioni effettuate in tutta la regione.
Oggi i giornali di carta sono in crisi nel mondo occidentale. Testate gloriose continuano a perdere copie e per salvare i conti si affidano a maestri del marketing. In questo contesto la nostra impresa era difficile. Dopo un anno ci presentiamo ai lettori con un risultato di prestigio. La nostra testata gialla è una realtà. Una comunità che occupa un considerevole spazio nell’opinione pubblica grazie ad un tipo di informazione che evidentemente mancava nel panorama locale. Forse aiutati anche dal fatto di operare in un territorio arretrato nel sistema della globalizzazione, ma ritengo che nella terra del "non c’è niente da fare" sia stato al momento raggiunto un obiettivo importante.
E’ stato un anno vissuto con intensità. Abbiamo affrontato numerosi problemi. Ma soprattutto padroni del vapore che sin dalle prime uscite hanno capito che c’era in giro informazione che metteva la notizia avanti ogni cosa. Anche in questo modo siamo rimbalzati sulla scena nazionale. Il caso Fortugno, la relazione di Locri, l’intervista a Placanica da un neonato giornale meridionale sono diventata materia di approfondimento per grandi media. In un piccolo inserto oggi vi riproponiamo i tasselli di questi primi dodici mesi.
Le nostre idee non si sono compromesse con le appartenenze. Ideologiche e di lobby. Abbiamo raccontato piazze e palazzi. Non diventando cani al guinzaglio di nessuno. Per chi ha occhiali ottocenteschi il nostro giornale è difficile da decifrare. In una società complessa come la nostra ogni fatto non può essere letto sempre allo stesso modo. Alcuni ragazzi di Locri che erano stati protagonisti del giornale oggi scrivono di noi cose terribili sul loro sito. Dopo un anno pensiamo di essere rimasti scomodi. Scrivendo quello che accadeva.
Purtroppo in un anno la Calabria è peggiorata. Leggiamo di buon auspicio il fatto che il nostro primo compleanno coincide con gli impegni della Convenzione che ieri a Reggio ha proclamato attenzione ai doveri e ai diritti. Speriamo che aumenti il numero delle notizie positive. Ma quelle negative non le nasconderemo nei cassetti.
Continua il nostro racconto dal Pollino allo Stretto non dimenticando di guardare Meridiani e Parelleli. Offrendovi riposi in Macondo e arguzie di Ore Esatta, aprendo il Chiosco alle vostre opinioni. L’Ora da un anno scocca in città e territori della Calabria e speriamo di allargare le postazioni che offrano direttamente dal territorio spazi d’informazione diretta.
Siamo in larghissima parte professionalità calabresi. Festeggiamo il nostro primo compleanno accogliendo sulle nostre pagine la blasonata firma di Bruno Gemelli che ha firmato articoli e libri che restano nella nostra storia regionale.
Un grazie a tutti i colleghi giornalisti, collaboratori, poligrafici, impiegati, spedizionieri, pubblicitari, trasportatori, edicolanti che hanno reso possibile questa grande avventura. Agli editori per aver creduto nelle nostre capacità.
Ma il grazie più grande va alla nostra comunità di lettori. Siete e restate la nostra garanzia d’indipendenza. Con voi speriamo di poter dare un’identità alla nuova Regione
Paride Leporace. Direttore di Calabria Ora

13 marzo, 2007

Ancora i Savoia al Sud?! Sciò maledetti!

Il principino Emanuele Filiberto, recentemente intervistato, ha dichiarato ineffabilmente di essere pronto a "sacrificarsi per la sua amata Italia" e di voler lavorare politicamente per "un nuovo Risorgimento" (che Dio ce ne scampi e liberi!).
Prossimamente visiterà la Calabria e la Lucania.
In particolare, il primo Aprile sarà a Savoia di Lucania, quasi certamente per "invitare" il sindaco a far saltare il referendum locale, che vuole restaurare l'antico nome di Salvia, cambiato dopo l'agghiacciante vicenda di Passannante, di cui Sasà aveva già scritto qualche tempo fa (che bel pesce d'aprile, eh?).
Invito caldamente tutti i lettori di questo blog a tempestare di email di protesta l'amministrazione comunale di questo paese lucano (in basso i riferimenti): già spendere soldi per accogliere con tutti gli onori l'erede di questa sciagurata famiglia reale, è cosa estremamente spiacevole e senz'altro condannabile.
Ma visto il dichiarato intento politico-diplomatico del biondo principino, ogni cittadino italiano di origine meridionale (quindi circa i due terzi degli italiani) dovrebbe sentirsi personalmente offeso ed umiliato.
Il referendum per restaurare il nome di Salvia è solo un'azione dovuta per riparare all'INQUALIFICABILE ATTO DI SERVILISMO del 1878: che non si azzardi il savojardo a lavorare in senso contrario!

SINDACO domenico.ippolito@comune.savoia.pz.it

SEGRETERIA - TRIBUTI - SOCIO ASSISTENZIALI maria.isabella.gallo@comune.savoia.pz.it

ANAGRAFE - STATO CIVILE - STATISTICA - PERSONALE rocchina.langone@comune.savoia.pz.it

PROTOCOLLO - NOTIFICHE - CENTRALINO michele.piciuolo@comune.savoia.pz.it

POLIZIA MUNICIPALE - ELETTORALE E LEVA - ECONOMATO pietro.lapolla@comune.savoia.pz.it

RAGIONERIA rosina.ricciardi@comune.savoia.pz.it

UFFICIO TECNICO OPERE PUBBLICHE cesare.cavallo@comune.savoia.pz.it

UFFICIO TECNICO - RICOSTRUZIONE michele.potenza@comune.savoia.pz.it rocco.grande@comune.savoia.pz.it

12 marzo, 2007

Politica?




Si leggono di questi tempi sui giornali calabresi di entusiatiche assisi partitiche in cui si elegge questo, si nomina quello, si proclama quell' altro. Dovrebbero cambiare la denominazione di questo partito. L' attuale nome rievoca gite fuoriporta in amene località di campagna. Dovrebbe chiamarsi più propriamente "ZACCANU" poichè pochi pastori decidono ciò che il gregge entusiasta deve ratificare gioiosamente, pena la cacciata a pedate nel culo dalla poltrone che ha avuto per gentile concessione.
Coordinatori, delegati, consiglieri sono solo bei nomi che vengono dati ad una pletora di servi lobotomizzati che devono sorridere e ingoiare rospi, in ossequio ad una nuova dieta mediterranea che cuochi del malaffare e della vergogna hanno messo a punto per i loro servi che acclamano credendo di essere qualcuno, ma non sono nemmeno degni di guardarsi allo specchio, poichè hanno perso la faccia ad ogni riunione cercando di leccare un pò del letame che trasborda dai piatti colmi in cui pasteggiano i grandi. Costoro cercano di accaparrarsene un poco mordendosi tra di loro. Spettacolo squallido e triste che celebra la morte della politica e la celebrazione del disgustoso rito della questua e delle dispense.

11 marzo, 2007

L'oppio degli Italioti

di




Mario Vecchione

Interessante articolo su uno dei più grandi misteri di questo paese grottesco. la massa ignorante e becera degli Italioti che sembra avere preso il sopravvento nel triste tempo che stiamo vivendo.


Gl’italioti, notoriamente masochisti più che dotati di spirito di rassegnazione,sopportano tutto dai politicanti di turno: balzelli, tasse, disoccupazione, micro e macrocriminalità,incertezza per il futuro dei propri figli e del proprio lavoro, inflazione, inquinamenti varii.Ma, d’improvviso, riescono a trovare energie incredibili e a pianificare e progettare manifestazioni di protesta goliardiche e no, rivolte di piazza, blocchi stradali e ferroviari, appena gli toccano il calcio. E come se andassero in crisi di astinenza: messo in pericolo l’amato bene (la sfera a scacchi presa a calci da ventidue giovanottoni in mutande) s’industriano, si riscoprono creativi, pongono in essere strategie, pur di assicurarsi la dose di calcio quotidiana. Si scende in strada non contro le problematiche serie, ma per “difendere” la “dignità” offesa di una divisa sportiva, di un girone calcistico, di un localismo becero e squallido.Tutte energie profuse al Dio Palla!E come, poi, sono solerti giudici e magistratura! Mentre cause civili e processi penali ammuffiscononelle preture e nei tribunali per la notoria lentezza della macchina giudiziaria, ecco che, oplà, nel giro di pochi giorni i togati si mettono all’opera, fino agli estremi gradi del giudizio, addirittura nel giro di poche ore e tutto per garantire i diritti del Dio Palla!Perché tutto questo? La risposta è immediata: gran parte della tifoseria di ogni ordine e grado è dopata e quindi bisogna rifornirla sempre di “droga” calcifera.Un redivivo Marx accosterebbe alla religione anche il calcio, come oppio dei popoli!

Italia del Rugby nella Storia.




Per chi ha cominciato a seguire il rugby anni fa è un momento davvero emozionante quello che si sta vivendo. Vittoria in Scozia, vittoria contro il Galles, ingresso nella Top Ten mondiale, gioco alla pari con i Maestri Inglesi.
La speranza è che questo sport conquisti sempre maggiori sfere di pubblico competente, di qualità.
Gli Italioti stanno scoprendo solo ora questo sport meraviglioso.
Spero che restino al calcio che si confà al livello medio delle loro limitate capacità di discernimento e valutazione .
Si possono avvicinare a patto che si sforzino di elevare il loro livello di moralità , altrimenti restino a scazzotarsi per un ammasso di venduti che sono l' antitesti di quello che dovrebbe essere uno sportivo.
E' chiaro che ci sono le eccezioni in quel mondo dominato dal lerciume, ma sono talmente cosi poche che non hanno voce in capitolo.

09 marzo, 2007

Lettera aperta di uno studente a La Repubblica

Mi presento, il mio nome è Giuseppe Rosario Esposito sono un ragazzo napoletano, uno di quelli che ha la fortuna di poter andare a scuola, un ragazzo come tanti, uno di quelli che può sedersi di fronte ad un Pc per scrivere una lettera che probabilmente sarà ignorata poiché non fa abbastanza "Spettacolo". Non siamo forse nella società dello spettacolo ad ogni costo?

Ed allora guardando la televisione leggendo i quotidiani, non sento che parlare della "Non scuola" , non leggo altro che articoli interminabili sull'ennesimo video caricato su YouTube che riprende chissà quale altro atto di vandalismo o di bullismo.

Si parla solo di questa "non scuola" che ormai sembra aver preso il sopravvento su tutto e tutti!

E la scuola? Quella vera, quella dei ragazzi che scrivono per far sentire la loro voce, quelli che in centinaia e centinaia parlano della "scuola che c'é" su di un forum on-line di cui nessuno ha scritto, quelli che si interessano dei reali problemi dei sistemi di istruzione, quelli che hanno deciso di creare un manifesto europeo degli studenti.

Che fine ha fatto quella scuola? Indubbiamente è più spettacolare far parlare di sé piuttosto che parlare di sé. Allora forse più che scrivere una lettera, dovrei filmarmi con uno di quei videofonini mentre riempio di botte qualche insegnante. Non lo so! Forse sono un folle se penso che a qualcuno importerà questa lettera, sono un sognatore nel cercare ogni mattina sui titoli dei giornali "la scuola che c'è" restando puntualmente deluso da quei caratteri cubitali.

Forse dovrei già sapere che nessuno risponderà a questa lettera. E forse mi dovrei abituare a non sapere cosa sono gli obbiettivi di Lisbona 2010, in fondo cosa importa! So cos'è YouTube. Ma scusate se non posso fare a meno di sognare.

Storie di ordinaria Calabria





La Calabria non è una terra normale. Non è da annoverare tra le terre capitaliste in cui vigono le normali leggi dell' economia. Esiste un sistema degenere che traccia un solco netto tra cittadini di serie A e quelli di serie B. Esiste una "elite" nella quale per accedervi devi avere i peggiori requisiti in termini di capacità di delinquere, truffare, rubare.

Chi doveva controllare è struttura portante del sistema marcio e puzzolente che ogni tanto emerge. C'è scappato il morto e , finalmente, qualcuno ha deciso di occuparsene, ma sono cosi tante le degenerazioni che, secondo me, occorre sciogliere tutto ciò che è eletttivo in Calabria, azzerare tutte le strutture, commissariare a tempo indeterminato per qualche decennio.

Non esiste una cittadinanza attiva poichè la massima aspirazione per uno che vive in Calabria è entrare in quella "elite" al contrario per poter avere la propria fetta di torta.



LA STAMPA 8/3/2007 (8:26)



- INCHIESTA Calabria, la cupola delle raccomandazioni Politici, carabinieri e finanzieri nell'agenda di un faccendiere accusato di truffa allo Stato, alla Regione e all'Unione Europea ANTONIO MASSARI Un giorno inviò una mail al ministero degli Interni. Scrisse al capo di gabinetto dell'ex ministro Giuseppe Pisanu: chiese un occhio di riguardo per un funzionario di polizia. Una faccenda di promozioni - secondo gli investigatori - liquidata in poche ma chiarissime righe. Il ministero, la Polizia, la richiesta di un favore. Strano? Il punto è che Antonio Saladino - il mittente della mail - non è un cittadino qualunque. In tanti lo chiamano, lo cercano, lo vogliono. E lui annota. Scrupolosamente. Fino all´;ossessione. Gli investigatori restano sbigottiti, quando mettono le mani sulle sue carte. L'agenda Su richiesta del pm Luigi de Magistris, della procura di Catanzaro, perquisiscono la sede di tre società: «Why Not», «Need & Partners» e «Consorzio Brutium». Tutte riconducibili a Saladino, secondo il pm, che infatti l´;ha inquisito. L'accusa: associazione per delinquere, finalizzata alla truffa, ai danni dello Stato, della Regione Calabria e dell´;Unione europea. Grazie ai buoni rapporti con la politica - secondo i magistrati - sarebbe riuscito ad ottenere appalti in favore delle «sue» imprese. E torniamo alla perquisizione: due settimane fa, a metà febbraio, gli investigatori si presentano a Lamezia Terme, via Scotellaro numero 9, sede delle tre società. Cercano solo qualche traccia. Invece si imbattono in una valanga di informazioni: nomi e cognomi, riferimenti e annotazioni, date e appuntamenti. Saladino non ha un semplice archivio: il suo è un monumento alla schedatura. Centinaia di bigliettini di visita. Alcuni con dedica manoscritta. «Per qualsiasi cosa sono a tua disposizione», scrive sotto l´;intestazione, con i relativi recapiti, un colonnello dei carabinieri. «Ti aspetto», appunta un colonnello della Finanza. «Mi auguro di poterci incontrare alla manifestazione», annota un altro ufficiale dell'Arma. Sulla sua agenda ce n´;è per tutti i gusti. La segretaria annota: ha chiamato un procuratore di Lamezia, poi un procuratore di Catanzaro, ma anche un pluripregiudicato (quattro omicidi alle spalle) e persino qualche ministro. E chi sarà mai, questo Antonio Saladino, per avere un'agenda più fitta d'un diplomatico, per caldeggiare promozioni al ministero, e ricevere tali premure dalle Forze Armate? La massoneria Saladino è un semplice veterinario. Ben strutturato nella Compagnia delle Opere, della quale è un referente di spicco nel Meridione, ma tutto questo può bastare? Troppi potenti girano intorno a lui. E troppi affari. Per gli inquirenti, la «schedatura» rinvenuta da Saladino, potrebbe essere una bomba: la pista giusta per arrivare alla massoneria occulta. Di certo c´;è che la sua è una vera agenda bipartisan: telefonano quelli di centrodestra e di centrosinistra. E lui annota. Senza tralasciare nulla. Meno che mai il cognome dei «referenti». Le tre aziende si occupano, a vario titolo, di lavoro interinale e monitoraggio dell´;ambiente. Le perquisizioni portano a galla decine di elenchi: le persone già assunte, e le altre da assumere, sono incolonnate e schedate. Nominativi, date, estremi, mansioni. Ma la colonna più interessante è quella a sinistra: «referenti». Che abbia registrato, per ogni lavoratore, chi l´;ha raccomandato? Questa è l´;ipotesi investigativa. Alla voce «referenti» spunta più volte il cognome Adamo. Che si tratti di Nicola (Ds), vicepresidente della giunta regionale calabrese? Poi spunta Abramo: che sia Sergio, capo dell´;opposizione di centrodestra, ex sindaco di Catanzaro, nonché sfidante di Loiero alle ultime regionali? E ancora, e per decine di volte, spunta proprio Loiero: che sia Agazio, il presidente della Regione? Intanto, c´;è un ulteriore fatto, che fa riflettere: il punto 17 del bando regionale indetto nel dicembre 2006. Il bando Bisogna affidare, attraverso una gara, due lavori. Primo: il censimento del patrimonio immobiliare della Regione. Secondo: il servizio di difesa dell´;ambiente e del territorio. Contratto annuale, rinnovabile, per un compenso di 9,6 milioni di euro. Un buon affare. Ma il requisito previsto al punto 17 è preciso. Forse troppo. Per partecipare alla gara bisogna dimostrare, nel triennio 2004/2006, «un fatturato, maturato nel censimento immobiliare, non inferiore ai 5 milioni». Per la difesa dell´;ambiente, nello stesso triennio, bisogna dimostrare un «fatturato di almeno 4,6 milioni di euro». Requisiti che - dice l´;accusa - sembrano cuciti su misura per le società riconducibili a Saladino. Nella perquisizione, gli investigatori, trovano il bando con una serie di annotazioni. Ma nutrono un sospetto più pesante: che il bando sia stato scritto dallo stesso Saladino. Come dire: l´;azienda che vuole vincere l´;appalto, in questo caso, si cuce il vestito su misura. Alla Regione non resta che firmare l´;abito. E la sfilata può iniziare. In fondo, in questo affare, troveranno lavoro centinaia di persone. Se poi sono quelle segnalate dai «referenti», quelli della colonna a sinistra, tanto meglio. Saladino non sembra avere preferenze politiche, lega bene con tutti. Un giorno scrive una mail che, secondo gli inquirenti, è indirizzata a Vincenza Bruno Bossio. Ovvero: la moglie di Nicola Adamo, vicepresidente della giunta regionale. Le chiede: «Ti va bene questo giorno, per la visita alla Loggia di San Marino?». La moglie di Adamo è interessata alla loggia massonica? Non conosciamo la risposta. Ma sappiamo che la Bossio è stata presidente del consorzio Clic (Consorzio Lavoro Informatico Calabrese). E del consorzio fanno parte sia la Abramotel, società riconducibile a Sergio Abramo, sia la Why Not, che farebbe capo a Saladino. Adamo, Bossio, Abramo: cognomi che tornano nell´;archivio di Saladino. Clic, Abramotel, Why not: imprese affiliate alla «Tesi», una società mista, fra pubblico e privato, che oggi è sull´;orlo del fallimento. Secondo l´;accusa, sostenuta sempre dal pm Luigi de Magistris, sarebbe stata saccheggiata. Qualcuno avrebbe intascato milioni di euro, sottratti all´;Unione europea, allo Stato e - infine - agli stessi cittadini calabresi. E questa è un'altra storia, o un altro capitolo della stessa storia, che andrà raccontata.

08 marzo, 2007

Dedico questo post ad una goccia di rugiada.

Il divenire

Affinché il tutto si realizzi occorre una decisione fondamentale.

Questa decisione è l'inizio primordiale di tutto ciò che è .


Sappiamo sicuramente cosa siamo, ma non sappiamo cosa possiamo diventare e cosa più importante, non sappiamo mai cosa vogliamo .

Se si considerano le cose visibili intorno a noi, questi non sono altro che copie imperfette di un insieme di forme perfette.

Ed infatti, colui che riconosce il mutamento, non osserva più le singole cose, bensì l'eterna ed immutabile legge del divenire cioè, il senso, il corso delle cose, l'uno in tutto, il singolare nell'universale, ...... il molteplice.


Ognuno di noi può riuscire a “rubare” ad altri qualunque cosa materiale, ma il sentimento, il pensiero, ossia la mente, non si possono rubare a nessuno, perché essi sono interiorizzati in noi, cioè appartengono al soggetto o ai soggetti che li detengono.

Sicuramente potranno cercare di interagire con essa, ma.... non potranno mai rubarla.

N.B. Come le linee di uno stesso piano, gli amori in ogni angolo possono salutarsi, e sebbene lontani, possono sicuramente incontrarsi.

Plataci

L’ emigrazione albanese in Italia è avvenuta in un arco di tempo che abbraccia circa tre secoli, dalla metà del XV secolo alla metà del secolo XVIII. Come osserva il Çabej, “ insieme ad altre cause di natura economica e sociale, lo spirito di libertà e di indipendenza che ha animato il popolo albanese nel corso della sua storia, è stato uno dei moventi che lo hanno spinto all’abbandono dei luoghi aviti e alla ricerca di una nuova patria nei paesi d’oltremare, quando l’Albania cadde sotto la dominazione turca”. Questa emigrazione non si compì ad un tratto, ma a varie ondate, anche se la maggior parte delle colonie albanesi furono fondate dopo il 1468, anno della morte dell’eroe nazionale, Giorgio Castriota Scanderbeg

Anticamente era un villaggio di Cerchiara denominato Plattici o Platici. Alcune fonti attribbuirebbero il suo nome originario a "platania" ovvero "bosco di platani". Altre al significato e alla traduzione del nome Platakos che in Greco significa "sito in pianura". Altri ancora, alla traduzione albanese del nome Plataci che invece significa: "nostro". Paese di origini chiaramente albanesi, conserva ancora gli usi e i costumi tradizionali. Le case sono sovrastate da un bosco di querce e farnie detto "La Montagnola". Numerose sono le sorgenti di acqua purissima, tanto che alcuni lo indicano come il "paese delle fontane". La sua fondazione risale al 1476 circa, quando appunto, alcuni profughi albanesi ripopolarono il vecchio casale del marchesato di Cerchiara. Ma il terremoto spinse la popolazione ad abbandonare il luogo per un certo periodo. Dopo i Marchesi di Cerchiara passò ai Pignatelli che lo tennero fino al 1806.
A Plataci sono nati: Angelo Basile, poeta e patriota; Carlo Brunetti, poeta; l'arciprete Demetrio Chidichimo, poeta e patriota che ebbe un ruolo importante nella lotta per l'indipendenza dell'Albania. Gli abitanti si chiamano Platacési.

Plataci è uno dei paesi più pittoreschi dell’Arbëria, perché è immerso nel verde di una ferace natura dell’Alto Cosentino, ai piedi di un contrafforte della catena est del Pollino, dove… “Vasto da l’alta vetta l’orizzonte / Si stende sopra e l’Ionio mare, / E Taranto lontan sfumano e Sila! / Ride il bianco Pollino dietro il monte; / Ride l’umano core, ed a sognare / Invitano gli olivi e i pioppi in fila! (C. Brunetti). La sua meravigliosa posizione che permette di spaziare lo sguardo fino all’orizzonte, dove le acque marine e la volta celeste sembrano incontrarsi in un idilliaco abbraccio e dove si contemplano albe rosate e tramonti d’oro, gli consente di beneficiare di mare e monti. L’impianto urbanistico somiglia ad un anfiteatro che si affaccia al litorale ed è coronato da una folta e stupenda boscaglia di farnie, cerri, aceri e sempreverdi, ed è costeggiato da limpidi ruscelli “… che scendono mormorando al verde prato”. Plataci dista dallo Jonio appena 15 km, pur avendo un’altitudine minima, dal centro abitato, di 950 metri s.l.m., che giunge fino a quota 1717 m (monte Sparviero). Il territorio di Plataci ha un’estensione di 50,38 kmq e si divide in collina, montagna e alta montagna. Esso è attorniato da paesi latini, con i quali ha molti legami e scambi, e confina a nord con Alessandria del Carretto e Terranova del Pollino; a ovest con Cerchiara di Calabria; a est con Albidona; a sud con Villapiana; a sud-est con Trebisacce; a nord-ovest con San Lorenzo Bellizzi. Nonostante l’influenza con il mondo e la cultura latina, il paese mantiene con orgoglio, integre e vivide, più di altri centri albanofoni, la lingua madre e le tradizioni avite. Professa la religione cattolica, di rito greco-bizantino, e la Parrocchia di San Giovanni Battista appartiene alla Diocesi di Lungro, istituita il 13 febbraio 1919 dal Papa Benedetto XV Catholici fideles ritus graeci.


Costume tradizionale


Il costume di gala di Plataci è cucito in strisce di raso ricamato. Gli accessori, le rifiniture, i ricami ed i merletti ne evidenziano la sobrietà. Il corpetto è blu e la gonna rossa bordata in ricami verdi.

07 marzo, 2007

LA PIANTA MUTILATA




Che bella leggenda che ho trovato su un sito in cui non me lo sarei mai aspettato http://www.schule.suedtirol.it/. Confesso che non la conoscevo


Narrano i cantastorie calabresi che ci fu un tempo remoto in cui la vite era una semplice pianta ornamentale: non produceva né fiori né tanto meno frutti.Venne la primavera e il contadino decise di tagliarla: «Questa pianta dà ombra ai seminati» disse «la ridurrò più piccola che sia possibile».Detto fatto: il contadino la potò così energicamente che della verde pianta non rimasero che pochi rami nudi e corti.La vite pianse e un usignolo ebbe pietà di lei: «Non piangere» disse «io canterò per te, e le stelle si muoveranno a compassione».Volò sui poveri rami tronchi, vi si afferrò con le zampette e, giunta la notte, cominciò a cantare tanto dolcemente che la vite si sentì via via rinascere.Per dieci notti, le note trillanti salirono verso le stelle, finché esse si commossero e fecero discendere un po' della loro forza sulla povera pianta mutilata.Allora la vite sentì scorrere in sé una linfa nuova; i suoi nodi si gonfiarono, le sue gemme si aprirono. I primi pàmpini verdi fremettero alla brezza, e tenui riccioli verdi, i viticci, si allungarono per avvolgersi come una delicata carezza intorno alle zampine dell'uccellino.Quando l'usignolo volò via, già gli acini del primo racimolo cominciavano a dorarsi alla luce dell'alba.La vite era diventata una pianta fruttifera. E che pianta! Il suo frutto possedeva la forza delle stelle, la dolcezza del canto dell'usignolo, la luminosa letizia delle notti estive.Se andrete in Calabria, vedrete queste piante: ceppo basso con grossi tralci aggrovigliati a fior di terra, tralci ricchi di verdi pàmpini.
LUIS SCHENK 2000/2001

05 marzo, 2007

Un altro intellettuale da ascoltare con attenzione: Nicola Zitara

Il suo curriculum come giornalista e autore di libri è importante, ma qui a Milano dove risiedo (la "capitale culturale" d'Italia, oltre che finanziaria, morale e non so quant'altro), non lo conosce praticamente nessuno.
C'è da dire che gli italioti hanno un sacro terrore per le posizioni separatiste, preferiscono non sentirne nemmeno parlare, e i padani poi, quelli che il separatismo lo hanno (re-)introdotto utilizzando termini volgari, utilitaristici e razzisti, non vanno oltre la lettura di qualche opinion leader locale, che gravita inesorabilmente intorno alla creatura politica di Bossi.

Zitara è anch'egli un separatista, non ne fa mistero. Un separatista meridionale: non ha il minimo dubbio, infatti, che l'Italia unita possa soltanto nuocere al Sud, per il massimo beneficio del Nord.
Ma a parte questa sua conclusione "politica", quello che ogni italiota (italiano?) dovrebbe assolutamente conoscere sono le osservazioni che porta a sostegno della sua drastica conclusione.

E meditare sulla ragione per cui questo brillantissimo ottantenne di Siderno, che avrebbe così tante cose da raccontare per educare le generazioni a venire, venga relegato nel ghetto di una delle più remote e imbarazzanti tra le colonie italiane post-risorgimentali.



(da www.larivieraonline.com del 3.3.2007)

Nulla a pretendere
di Nicola Zitara


Scrivere un articolo costa tempo, fatica e danaro. Se qualcuno ti ascolta, il tempo è recuperato, la fatica remunerata e il danaro speso bene. Se nessuno ti crede, hai sprecato tempo, fatica e denaro. Ora, per merito dei miei articoli, ricevo parecchie pacche sulle spalle, qualcuno mi dice persino: “Bravo”, ma nella sostanza le mie prediche domenicali sembrano fatte di fumo, di puro vapore, rimangono inascoltate, asfissiate nel vuoto come diceva un amico che non c’è più, persino su questioni banali, su cose che non richiederebbero altro che un pizzico d’intelligenza, d’onestà e buona volontà. Faccio qualche esempio. Uno: Biblioteca Comunale di Siderno, la metà dei volumi e degli autori non ha una scheda. L’ultima scheda l’ho fatta io prima d’andare in pensione, e risale al 1992. Due: ho spedito alla Regione Calabria un progetto di scuola superiore per bibliotecari, offrendo gratis il mio lavoro. Una cosa seria, non i soliti corsi per ignoranti, tenuti da ignoranti. Ho mandato una copia al sindaco di Locri per il caso che volesse esser lui a portarlo avanti Tre: visto che il Comitato dei Sindaci non riusciva a superare il municipalismo, avevo proposto la creazione di un centro stabile di incontri per l’intellighenzia della zona. Ma gli amministratori calabresi e noi popolo calabrese troviamo più conveniente spendere che fare. “Quandu u sumeri non voli u bivi, ‘nda vogghia t‘ abaca u frischi.” [...]


L'articolo prosegue qui

04 marzo, 2007

Progetto per Convegno con Lorenzo del Boca

Ecco il progetto che un "politico" Calabrese ci ha fatto preparare, assicurando tutto l' appoggio del caso compreso quello economico. Da segnalare che per essere ricevuti da costui ci si è dovuti atteggiare a tipo di chiedere una questua.


Ci han fatti prendere accordi, ( LORENZO DEL BOCA SQUISITISSIMO aveva dato la sua massima disponibilità) telefonate e tutto per poi scomparire sul più bello.


Ora abbiam fatto proposta in un ambito naturale ove si valutano le idee al di là di tutto, ma si valutano tutte le proposte che si dovessero presentare.


LOGO: DUE RAGAZZI UNO DELL' OTTOCENTO E UNO DI OGGI CHE PER MANO PERCORRONO UNA STRADA VERSO UN FUTURO DIVERSO




MAFIA E DISOCCUPAZIONE TRA PASSATO E PRESENTE, PER UN FUTURO DIVERSO

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.»

George Orwell

Rileggere la Storia dal punto di vista dei "vinti" era una pratica salutare in voga già nella Grecia classica, ma nei secoli è stata vigliaccamente sospesa.
E questo ha fatto sì che ai "vinti" non restasse nemmeno l'orgoglio della memoria e l'omaggio per i propri caduti.

Forse ai più questo potrà apparire come un dettaglio accademico, ma lo diventa molto meno quando, ad esempio, si ammette che prima del lungo e tremendo declino italiano, il Sud nell'Ottocento era uno Stato libero e prospero. E soprattutto quando quest'affermazione è suffragata da numerose evidenze documentali, di ordine economico-finanziario e statistico, che non arrivano alla percezione della gente, né hanno spazio nei libri di storia.

Questa Civiltà antica, ricca e solida, è stata brutalmente schiacciata. Anzi non schiacciata: SPREMUTA.
E paradossalmente le mafie sono uno dei frutti migliori di questa "spremitura". Se è vero che il viceregno spagnolo aveva lasciato l'eredità dei "guapos", che tormentavano già nel Settecento e Ottocento le campagne siciliane e la città di Napoli, essa era ampiamente ridotta ad un fenomeno di criminalità comune, magari organizzata in un modo simil-massonico, ma nulla che impegnasse in modo extra-ordinario le forze di polizia di Stato.
La METAMORFOSI di questi gruppi di guappi e mafiosi in ANTI-STATO CRIMINALE fa invece, purtroppo, interamente parte della storia d'Italia: da Garibaldi che "arruolò" i picciotti siciliani e i camorristi napoletani nella sua impresa, ai governanti che da Torino e poi da Roma (passando brevemente per Firenze) senz'altro non fecero abbastanza per evitare che il fenomeno dilagasse.
E soprattutto non fecero quasi nulla per preservare e valorizzare la Civiltà del Sud, che anzi è stata o ferocemente osteggiata, o nel migliore dei casi banalizzata a fenomeno folkloristico.

Il recupero del Passato deve costituire premessa indispensabile per una migliore comprensione delle dinamiche del presente,al fine di superare il torpore fatalista, e adeguarsi seriamente al mondo che cambia per vincere la sfida di un futuro migliore.. Perché se è vero, come affermava Pasolini che i calabresi, in fondo, altro non sarebbero che una “razza complessata”, pressante appare il bisogno di sconfiggere il pregiudizio, urgente una riflessione ampia tra il come eravamo,il come siamo e il come siamo guardati dagli altri, tra la memoria e le previsioni del futuro, tra l’immagine bellissima e fulminante del nostro paesaggio e l’indicibile servitù politica e istituzionale. Che ci imprigiona al pesante retaggio e ai fantasmi del passato.
Recuperare un orgoglio di appartenenza riscoprendo e facendo diventare valore comune a tutta la popolazione le vestigia di un passato virtuoso oggi patrimonio di conoscenza di pochi, per sviluppare un senso di appartenenza al proprio territorio e divenire i protagonisti di un cammino di crescita culturale che si proponga di abbattere i lacci e lacciuoli di una mentalita’ mafiosa diffusa e strisciante e affermare uno status di legalita’ diffusa e ’ per affrontare la sfida del presente e ritornare nel futuro alla ricchezza di un tempo quando la Calabria era cantata e ammirata dalla migliore intellighenzia europea..


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Ad esempio in base ad una statistica sulla moneta circolante al 1860, le popolazioni meridionali, che costituivano UN TERZO della popolazione italiana, detenevano i DUE TERZI della moneta circolante. Quindi napolitani e siciliani erano in media QUATTRO volte più ricchi del resto dei loro nuovi concittadini.
Le industrie meridionali, superavano di gran lunga quelle degli altri staterelli della penisola, con in testa la Fabbrica di Pietrarsa, che produceva locomotive, parti di navi, ecc., e che impegnava oltre un migliaio di persone, in maggior parte come mano d'opera specializzata ed esperta, o il polo siderurgico attorno a Mongiana (VV), che sul finire del 1700 impiegava con tutto l'indotto oltre 2000 operai.
Ferveva una attività industriale importante: cantieri navali (su tutti quello di Castellammare di Stabia), industrie siderurgiche calabresi, cartiere, industrie tessili (frequentemente di generi di lusso), industrie alimentari (già allora riconosciuta ed esportata ed apprezzata nel mondo la pastasciutta napolitana), la piccola e celebratissima industria corallifera, la ricchissima industria estrattiva dello zolfo siciliano, che conferivano al Regno delle due Sicilie lo status di Stato.
Per non parlare dell’industria della seta della calabria, rinomata sin dal medioevo.

03 marzo, 2007

Un intellettuale a cui i "giovani di Locri" potrebbero utilmente fare delle domande: Lorenzo Del Boca

Ormai è evidente a tutti che il "movimento dei Giovani di Locri" è stato manipolato con successo dalla politica e ridotto all'inoffensività.
Ma perché è successo?

So di essere un rompicoglioni ripetendo che "studiando un po' di VERA storia d'Italia" invece di organizzare solo concerti e preparare solo striscioni ad effetto, si sarebbe forse potuto prendere qualche accorgimento in più ed evitare questa bruciante sconfitta.


Un po' di tempo fa, il progetto di invitare Lorenzo Del Boca a dialogare di mafia e questione meridionale fu malamente annegato. (E il responsabile di quell'insuccesso organizzativo si terrà anche questo sulla coscienza...)

Ma con Jack Walsh ed altri amici non ci siamo dati per vinti, e stiamo provando ad organizzare un evento-dibattito con ospiti prestigiosi.
Perché riteniamo che sarebbe assai utile ed interessante chiedere al Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, oltre che celebre e "scomodo" storico, come sia possibile che uno Stato che si ritiene "civile" come il nostro, possa fondarsi su fondamenta tanto marce come quelle del Risorgimento, e far finta di niente, salvo poi non riuscire a risolvere i suoi ormai atavici problemi (nati e/o consolidati appunto con la fondazione del Paese), che ormai sono talmente incancreniti da richiedere solo metodi drastici e straordinari.

Qui sotto un'intervista a Del Boca di un paio di anni fa.





02 marzo, 2007

Massoneria e Chiesa: o di qua o di là


Dopo un periodo confuso, in cui addirittura un papa (Paolo VI negli anni Sessanta e Settanta) fu considerato "amico dei massoni", ritorna finalmente la chiarezza per i cristiani.

La massoneria, per chi non ne avesse mai sentito parlare o ne avesse una conoscenza distorta, è una lobby potentissima e trasversale ad ogni schieramento, organizzata in logge, che dietro la maschera della "filantropia", dei grandi valori dell'uomo e dell'esoterismo, è dedita solo ed in modo occulto al business e all'esercizio del potere politico.

A fianco, un'immagine storica (blasfema) del venerabile massone Peppeniello Galibbardo in versione Gesù Cristo.



(da www.repubblica.it del 2.3.2007)
VATICANO: SOSPESI I PRETI CHE ADERISCONO A MASSONERIA
"I principi della massoneria sono inconciliabili con quelli della fede cristiana". Lo ha ribadito mons. Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria Apostolica che ha ricordato alla Radio Vaticana il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche espresso in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 26 novembre 1983. Il vescovo, in passato stretto collaboratore di Joseph Ratzinger alla Congregazione della Fede, ha ricordato che restano in vigore le sanzioni previste per i sacerdoti che aderiscono alle Logge. Recentemente e' stato un sacerdote paolino, don Rosario Esposito, a violare le norme vigenti sulla incompatibilita' tra appartenenza alla Massoneria e sacerdozio cattolico e si attende che siano assunti i provvedimenti ricordati da mons. Girotti. L'incompatibilita' vale anche per i laici. "Chi e' massone - ha affermato mons. Girotti - non e' scomunicato ma si trova in uno stato di peccato grave, per cui non puo' accostarsi ai Sacramenti e, quindi, la Chiesa considera costoro come persone che sono irregolari nei confronti del Magistero della Chiesa". In parziale dissenso Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del GRIS, il Gruppo di ricerca e informazione socio religiosa, che nei giorni scorsi ha organizzato un Convegno su Chiesa e Massoneria. ''Ritengo - ha spiegato ai microfoni della Radio Vaticana - che si debba proseguire sulla strada del dialogo e trovare elementi comuni sui quali collaborare e portare avanti anche iniziative comuni e battaglie comuni, specialmente a difesa della vita, a difesa della dignita' della persona umana, a difesa e salvaguardia della natura e via dicendo".

01 marzo, 2007

Iniezioni di propaganda massonica (stavolta positiva) su Napoli

I massoni non demordono dal loro infame e vigliacco tentativo di modificare il DNA culturale di Napoli e del Sud Italia (vedi articolo in fondo).
146 anni di oppressione politica ad opera del Nord Italia, che hanno generato e perpetrato un disastro economico-politico-culturale, non gli bastano per capire che il loro tentativo è FALLITO.

Piccola utile digressione: il sacramento cristiano della Confessione dei peccati, oggi irriso e condannato dalle sedicenti "persone civili", serve invece proprio a questo, ad ammettere i propri errori, a chiederne perdono a Dio, e soprattutto a meditare su come possibilmente non ripeterli, a costruire delle "difese"...


E allora, cari massoni, please convertitevi a Cristo e confessate i vostri errori-peccati: non vi sentite nemmeno un po' stupidi a ripeterli in continuazione?

Napoli è una città splendida, magica e dolcissima, come voi adesso ipocritamente e propagandisticamente rilevate, dopo che per anni l'avete massacrata-ignorata-derubata: pensate un po', è così deliziosa PROPRIO PER LA SUA STORIA UNICA ED INTRISA DI PROFONDA UMANITA'.
(Nell'immagine, una foto in bianco e nero del dipinto scomparso, ahimè uno dei tanti, raffigurante San Gennaro, opera del Caravaggio durante il suo lungo e tormentato soggiorno nelle Due Sicilie all'inizio del Seicento)

Perciò, NON AZZARDATEVI MAI PIU' a chiedere a Napoli (e al resto delle ex Due Sicilie) di rinnegare il proprio passato, non inducete i meridionali a provare vergogna per esso e allo stesso tempo guardare al futuro con ottimismo imitando modelli altrui (e, diciamoci la verità, di gran lunga meno belli ed importanti dei loro propri). Ma piuttosto, mettetevi al loro servizio e date il vostro contributo per riscoprire e celebrare il loro passato glorioso e oggi tanto mortificato.


Se proprio volete aiutarli a rinnegare qualcosa, c'è appunto una celeberrima canzone del repertorio napoletano, che sarebbe utile massacrare e dimenticare: quella che fa "chi ha avuto avuto avuto, chi ha dato dato dato, scurdammoce o passato, simme e Napule paisà".
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(da www.adnkronos.com del 27.2.2007: vi prego di notare in particolar modo le parti cho ho evidenziato)
Il capoluogo partenopeo conquista i giovani stranieri soprattutto per vitalità e fermento culturale
Napoli, la stampa francese la incorona come "la nuova Barcellona"
Le più prestigiose testate internazionali negli ultimi mesi hanno dedicato ampi servizi alla qualità della vita napoletana

Roma, 27 feb. - Napoli come Barcellona. Parola di stampa francese. La vita notturna dei partenopei conquista i giornali d'oltralpe. Solo pochi giorni fa il quotidiano economico francese ''Les Echosi", in un articolo a firma del giornalista Jean-Francis Pe'cresse, raccontava: ''Sono le 21.30 e il luogo non si svuota. Entrano ed escono giovani di 20/30 anni, e anche qualche quarantenne a cui non dai la sua eta'. Ce ne sono di piu' vecchi e di piu' giovani, persino dei ragazzini che seguono i loro genitori. Una folla gioiosa attornia il locale. L'atmosfera e' di quelle distese, regna una sana atmosfera di divertimento. E' un sabato sera di gennaio, siamo a Napoli. La citta', in altre occasioni vergognosa del suo sordido passato, ora si sta rifacendo il trucco e sta diventando, lentamente ma sicuramente, la Barcellona italiana''. E questo e' solo uno dei tanti giornali esteri che negli ultimi mesi ha parlato, con toni entusiastici, della rinascita di Napoli.

E' quanto emerge dai dati di un monitoraggio effettuato a partire dal 1° gennaio 2007 per l'assessorato al Turismo e Beni culturali della Regione Campania da Klaus Davi su alcune delle piu' prestigiose testate internazionali, che negli ultimi mesi hanno dedicato ampi servizi sulla qualita' della vita a Napoli.

''Per una che viene da Barcellona, Napoli e' una delizia'', si legge sul quotidiano spagnolo ''La Vanguardia'' in un articolo in cui si paragonano le piazze, i quartieri, i monumenti, i locali a quelli spagnoli per la grandiosita' degli spazi, l'ordine e la pulizia. E sulla pulizia come valore aggiunto alla gia' bella citta' di Napoli, verte anche l'articolo apparso sul Financial Times, una delle maggiori testate economico-finanziarie del mondo, che scrive: ''Piazza Plebiscito (più propriamente: Piazza del FINTO Plebiscito del 1860; forse si riferisce a questo episodio quando sopra accenna ad un "sordido passato"? ndr) e' il miglior esempio dell'opera di pulizia di Bassolino: pacifica, pulita e senza traffico. Nei caffe' e nei ristoranti presso il lato Nord della piazza si puo' stare seduti all'ombra ad osservare il trambusto urbano, come in qualsiasi citta' mediterranea. Un'altra oasi di calma nel frenetico centro storico e' la minuscola Piazza Bellini, con il suo caffe' letterario''.