30 giugno, 2007

La condanna dei piemontesi

Sul sito ufficiale della fortezza di Fenestrelle, che fino a qualche tempo fa non faceva alcun accenno all'utilizzo della fortificazione come campo di concentramento per i soldati napolitani e siciliani fedeli al loro Regno e non disponibili a ricambiare l'abbraccio (mortale) dei "fratelli d'italia", ora si può trovare un documento pdf, scritto in inglese dal titolo: "The fortress of Fenestrelle in detail".

Questo documento consta di qualche decina di pagine, in cui si apprende della lunga storia di questa fortezza, oggi restaurata e utilizzata con profitto come attrazione turistica della ricca regione Piemonte, e in cui impariamo fra l'altro che tra gli "ospiti coatti" di Fenestrelle ci fu pure un cardinale, durante il periodo napoleonico tra il 1809 e il 1813.

Ebbene, la "formalità" della notizia sull'utilizzo di Fenestrelle tra il 1860 e il 1870 viene ora espletata agilmente in una mezza paginetta scarsa.
Si dice: "qualcuno afferma, ma senza prove, che i soldati imprigionati furono più di 10'000, in conseguenza dell'invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie".
Si aggiunge poi che "ancora oggi, ogni anno alcune associazioni napoletane e siciliane vengono qui a commemorare i loro morti".

Proprio così: "their dead".


Domani mattina, un gruppetto di "napolitani e siciliani" di cui farò parte, andrà infatti a commemorare "i suoi morti".
Tale commemorazione non infastidirà la gestione di questa risorsa turistica, che anzi sarà lieta di avere anche i nostri contanti per l'ingresso.

Non saranno infastiditi che commemoriamo "i nostri morti", i quali per quasi un secolo e mezzo sono stati insultati e poi dimenticati da ogni scuola ed istituzione del nostro originale e bizzarro Paese.

Temo solo una cosa però: che questo freddo pragmatismo nel "tollerare il nostro turismo", costituirà la condanna del Piemonte e dei piemontesi* di fronte alla Storia.


*: esclusi ovviamente Carlo Alianello, Lorenzo Del Boca e pochi altri.

28 giugno, 2007

MAGNA GRECIA TEATRO: 4 EVENTI A CROTONE



Partirà nella seconda settimana di luglio la nuova rassegna "Magna Grecia teatro", promossa dall’assessore regionale alla Cultura, Sandro Principe, che tanto successo di pubblico e di critica ha ottenuto nelle scorse edizioni.
Uno spazio importante della rassegna è stato destinato ai quattro spettacoli di assoluto livello, che si svolgeranno nel Parco archeologico di Capocolonna, in uno dei luoghi più suggestivi della Calabria, il promontorio Lacinio a pochi passi dalla colonna del tempio di Hera,
I quattro eventi culturali sono realizzati in collaborazione tra l’Ufficio di Presidenza e l’assessorato provinciale alla Cultura.
La rassegna partirà il 17 luglio con la Compagnia Enzo Moscato che porterà in scena "Disturbing a tragedy" (schizzo baccanti, ovvero: Psicopatologia degli spettri euripidei, in margine al vivere moderno); si tratta di un primo studio, con la regia di Enzo Moscato.
Il 24 luglio, toccherà al Teatro Stabile della Calabria proporre "Egumteatro che tragedia!", per la regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti; lo spettacolo è in prima nazionale.
Il 6 agosto sarà la volta del Teatro Corsaro, Compagnia giardino chiuso "Le Troiane", con "Il silenzio del pianto", per la regia di Tuccio Guicciardini; anche questo evento, sarà in prima nazionale.
La quarta tappa, invece, sarà affidata ad uno dei mostri sacri del teatro italiano, Paola Quattrini, che presenterà "Tesmoforiazuse" ("Festa delle donne"), una commedia di Aristofane che avrà la regia di Beppe Arena.
Un programma davvero interessante, dunque, con ben due prime nazionali, che rende a Crotone la sua centralità nel panorama culturale regionale, frutto anche dell’azione dell’Amministrazione provinciale e della sua politica volta a realizzare grandi eventi culturali, finalizzati alla promozione di siti particolarmente significativi, come, appunto, il Parco di Capacolonna e alla promozione dell’immagine del territorio oltre i meri co! nfini locali.
Inoltre fuori rassegna, l’1 agosto, in anteprima nazionale, verrà proposto dal Conservatorio musicale Cosenza – Crotone "I canti delle pietre" – Pitagora in versi aurei, monologo per orchestra e voci recitanti di Vincenzo Palermo.
Quattro eventi più uno, dunque che si vanno ad aggiungere all'offerta estiva di spettacoli che si sta delineando. Ricordiamo infatti che il 16 luglio, sarà Lucio Dalla a offrire la sua maestria musicale, accompagnato da una grande orchestra sinfonica, la Tchaikovsky Philarmonic orchestra, nello stesso sito archeologico; l’evento sarà organizzato dalla Fondazione "Odyssea".

Quei briganti dei pendolari

Un commento veloce a Paragone, vicedirettore di Libero: VERGÒGNATI PER IL TUO ARTICOLO IGNOBILE!


I nuovi Briganti invadono la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina. Zotici, incivili, primitivi, teppisti, lestofanti, truffatori, ignoranti, questi alcuni epiteti utilizzati nei confronti dei Lavoratori che hanno occupato in segno di protesta la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina il 25 giugno scorso. Non occorreva essere delle Sibille o delle Cassandre per prevedere il disagio di quanti settimanalmente sono costretti a viaggiare su e giù per lo stivale unicamente per motivi di lavoro.
Nello scorso numero de “Il Nuovo Sud” abbiamo ampiamente denunciato quanto purtroppo poi puntualmente accaduto. Le promesse di soppressione treni sono sciaguratamente diventate realtà. I disagi dei viaggiatori, infatti, sono stati accentuati dalla politica di risparmio operata sui treni notturni a lunga percorrenza. In questi giorni abbiamo sentito commenti e denunce provenire da ogni dove ed abbiamo ascoltato in proposito le più spettacolari giustificazioni dai nostri politici nazionali, dagli amministratori locali e dai dirigenti ferroviari.
Nessuno di questi ha compreso che i viaggiatori artefici del blocco ferroviario sono e restano in primis dei lavoratori, persone che hanno deciso a costo di sacrifici enormi di LAVORARE per continuare ad essere delle persone ONESTE. I media nazionali sono sempre pronti ad enfatizzare un agguato di camorra o la spazzatura che si accumula per le strade, purtroppo non sono disposti a scrivere di chi ha lasciato le periferie napoletane per prestare la propria opera nelle aziende dell’Italia settentrionale e non sono disposti a scrivere che queste persone non potendosi permettere di vivere in quelle città con le rispettive famiglie, per l’eccessivo costo della vita, sono costrette ad effettuare settimanalmente un indegno viaggio in treno.

Carmine Posillipo
Movimento Neoborbonico

27 giugno, 2007

ANGELA NAPOLI & CASO CALABRIA


Angela Napoli.
A mio giudizio un esponente politico calabrese che non dice mai cose banali.





da http://www.telereggiocalabria.it/



''Non ritengo che ieri la Direzione nazionale antimafia sia stata d' aiuto per l' indagine sulla 'ndrangheta e la Calabria, attualmente oggetto da parte della Commissione parlamentare antimafia''. E' quanto afferma il deputato Angela Napoli, di An, componente della Commissione parlamentare antimafia. ''Ho, infatti, trovato personalmente deludente - prosegue Napoli - l' intervento del Procuratore nazionale Pietro Grasso in risposta alle domande che i diversi componenti della Commissione gli avevano indirizzato nella seduta del 19 giugno 2007. Nessuna risposta a richiesta di segretazione, a dimostrazione che tutto quanto affermato dal Procuratore nazionale era gia' a conoscenza dei vari commissari. E se e' vero che buona parte dell' intervento del Procuratore e' stato incentrato sul delitto Fortugno, e' altrettanto vero che, personalmente, ho trovato scoraggiante l' invito rivolto alla Commissione parlamentare antimafia per 'far qualcosa in piu' rispetto all'autorita' giudiziaria' sulle indagini del terzo livello del delitto Fortugno''. ''Il procuratore Grasso, certamente tutt' altro che persona sprovveduta, - sottolinea ancora Napoli - sa benissimo che se nessuno dei politici convocati dalla Dda di Reggio nell' ambito delle indagini sul delitto Fortugno, sono riusciti ad essere d' aiuto, non potra' certamente scoprire la verita' una Commissione parlamentare antimafia che ha tra i suoi componenti anche i rappresentanti di quei partiti calabresi che, sul delitto Fortugno, hanno preferito fare 'fortune politiche' piuttosto che aiutare le relative indagini. Ho l' impressione di essere stata facile Cassandra nel momento in cui ho dichiarato che non avremmo mai avuto la verita' su movente e mandanti dell' omicidio Fortugno''.

25 giugno, 2007

TORNA LA VOGLIA DI CULTURA
























Finalmente delle buone notizie provenienti da indagini sui modi di trascorrere il tempo libero dei miei connazionali. Era ora!E' da anni che auspico un ritorno ai valori e ai contenuti, non capacitandomi di come le persone si riducano ad uno stato animalesco facendosi manovrare come marionette da una televisione generalista che ha raggiunto i livelli di un immondezzaio della peggiore specie-

da repubblica.it

Il teatro supera lo sport, i giovani vanno alle mostre più che ai concerti rock, le grandi città sono quelle che investono maggiormente ma che potrebbero subire la più pesante battuta d'arresto. Appare piena di sorprese e paradossi, la situazione della cultura in Italia fotografata dal quarto rapporto Federculture.

I dati analizzati, quelli che riguardano il 2006, restituiscono l'immagine di un Paese ricco di stimoli culturali che tuttavia fatica a sostenere gli investimenti e a gestirli. Per questo motivo, il trend che sta prendendo piede è quello delle sovvenzioni private e delle esternalizzazioni.

Spesa. Tante sorprese, dunque, arrivano dal rapporto. La prima, quella più concreta nel portafoglio degli italiani, riguarda la crescita della spesa per lo spettacolo: nel primo semestre del 2006, mentre i consumi in generale aumentavano dell'1,4 per cento, la voce cultura del bilancio familiare faceva un balzo avanti del 6,5 per cento.

Da capogiro i risultati del teatro: 14,5 per cento di presenze in più, addirittura 29,1 di spesa. Si registra così, nell'anno dei Mondiali, un sorpasso di Shakespeare su Cannavaro: le attività teatrali hanno infatti superato quelle sportive. Sia per presenze (13.462.370 contro 12.695.538) sia per la spesa (più di 174 milioni di euro contro più di 147 milioni). Cresce anche il cinema (14,2 per cento), mentre sono in flessione concerti e balletti (rispettivamente -5,4 e -5,8 per cento).

Giovani. I principali protagonisti della cultura made in Italy sono i giovani tra i 14 e i 29 anni: non solo fruitori, ma anche "creatori" di cultura. I ragazzi fanno incetta di mostre come di danza, di cinema, teatro o concerti. Molta meno attenzione la dedicano alla musica classica e alla lirica. Il freno principale al consumo culturale, secondo l'86,7 per cento, sta nel suo costo: una diminuzione del prezzo di biglietti sarebbe salutata con un'ulteriore crescita. Vengono chiesti inoltre, dagli under 30, maggiori sostegni alla produzione culturale giovanile: un ragazzo su tre si dedica infatti a qualche attività artistica. I servizi più necessari, secondo i diretti interessati, sono occasioni e spazi per dare visibilità alle opere giovanili, un supporto informativo, agevolazioni economico-fiscali.

Grandi città. Nella Penisola, sono soprattutto i grandi comuni a investire in cultura e a veder aumentare il consumo: Roma, Milano, Firenze, Torino, Venezia e Genova in testa. Eppure proprio nei maggiori centri la cultura potrebbe subire un arresto: a causa dei tagli alle spese, molti progetti sono a rischio e i fondi a disposizione calano a vista d'occhio. Rispetto al 1998, le grandi città hanno ridotto in media la spesa culturale del 61 per cento, mentre in Finanziaria è stato destinato al ministero dei Beni culturali lo 0,29 per cento del bilancio statale (nel 2002 era lo 0,35 per cento).

Ma a volte a mancare non sono tanto i soldi quanto la capacità di saperli utilizzare: insomma, a causa di pecche gestionali, non si sfrutta ciò che c'è a disposizione. Per questo motivo, accanto a una crescita degli investimenti privati, sta prendendo piede anche una riorganizzazione legata alla nascita di soggetti autonomi e a una politica di esternalizzazione. In aumento esponenziale (+390 per cento) le donazioni dei privati, anche grazie alla defiscalizzazione (stabilita nel 2005) a beneficio di persone fisiche e enti non commerciali impegnati in attività a sostegno della cultura.

Turismo culturale. Il Belpaese registra, nel 2006, un incremento del turismo culturale: 22 milioni di stranieri hanno visitato l'Italia, con un aumento del 7 per cento rispetto all'anno precedente. "Regina" delle città d'arte resta Roma, che si aggiudica un primato da 18 milioni di visitatori e batte la Berlino dei Mondiali. Va tuttavia segnalata l'altra faccia della medaglia, cioè l'impatto negativo del turismo di massa e la mancata tutela del paesaggio.

Infine, la classifica degli eventi culturali che nel 2006 sono stati più apprezzati e seguiti: le Olimpiadi della Cultura di Torino (10-19 marzo) che hanno registrato quasi mezzo milione di presenze, la Fiera internazionale del libro con 300mila visitatori (sempre all'ombra della Mole, 4-8 maggio), il Festival della scienza di Genova e la Festa del cinema di Roma. Sul podio delle mostre più amate, "Gauguin e Van Gogh" a Brescia, "Antonello da Messina" a Roma, "Caravaggio e l'Europa" a Milano.

24 giugno, 2007

IN PIENA BATTAGLIA PER UNA NUOVA LIBERTA'




“La classe politica di questa regione deve darci delle risposte. Questa gentaglia deve dirci cosa hanno fatto con i soldi pubblici giunti in Calabria negli scorsi anni. Vogliamo sapere dove sono finite tutte le rimesse provenienti dall’Europa e dallo Stato centrale che sarebbero dovute servire a rilanciare la Calabria e che invece hanno finito per arricchire i conti privati di qualcuno".


Pippo Callipo(presidente Confindustria Calabria)


come dice Ruggero Pegna alla fine del suo articolo in Calabria "siamo in piena battaglia per una nuova libertà". La liberta di permettere a tutti i Calabresi di avere un futuro.







“La classe politica di questa regione deve darci delle risposte. Questa gentaglia deve dirci cosa hanno fatto con i soldi pubblici giunti in Calabria negli scorsi anni. Vogliamo sapere dove sono finite tutte le rimesse provenienti dall’Europa e dallo Stato centrale che sarebbero dovute servire a rilanciare la Calabria e che invece hanno finito per arricchire i conti privati di qualcuno. Da Loiero ci aspettiamo che ci dica cosa ha fatto in questi due anni di governo regionale od altrimenti che prenda coscienza del fallimento della sua opera e si metta da parte.” Questo, esattamente questo, ha detto l’altro ieri il commendatore Pippo Callipo, come riportato testualmente da vari quotidiani, con pelo e contropelo... Sarebbe stata una bella traccia da far commentare agli esami di Stato, almeno agli studenti calabresi. Pensate che qualcuno avrebbe chiuso il discorso in qualche minuto dando del pazzo a Callipo, consigliandogli una visita dallo psichiatra? Quando uno dei maggiori imprenditori, presidente della Confindustria calabrese, definisce pubblicamente “gentaglia” gli amministratori della sua regione, vuol dire che la piena è vicina e, aggiungo io, si salvi chi può. E' rivolto ai calabresi onesti, alla tanta gente perbene, agli imprenditori eroici che si ostinano ad intraprendere in un posto come questo. Molti giovani lo hanno capito da soli, lasciando la Calabria ed impiantandosi ovunque, da certe latitudini in su. Sì, perché dalle nostre parti l’aria è diventata davvero irrespirabile. Un quadro devastante, arricchito ogni giorno da fatti che sembrano sempre più incredibili, anche a chi, comunque per lavoro, si imbatte da anni in politici e loro codazzi o nei tanti dirigenti che hanno trasformato uffici pubblici nei luoghi dei loro affari privati. Ho letto il titolo di un convegno dei giovani industriali calabresi, che fa più o meno così: “Chi sono i nemici degli imprenditori e della gente operosa in Calabria?” Impegni fuori sede mi hanno impedito, purtroppo, di parteciparvi. Avrei voluto ascoltare, capire il punto di vista di chi opera, magari dire qualcosa, attingendo dai miei ventidue anni di imprenditore in Calabria. Uscito dall’università, ho seguito mio padre iniziando l’attività di costruttore di fabbricati, poi, presto, ho virato sullo spettacolo, la cultura, il sociale. Da costruttore c’era da piangere. Anni per vedersi negata una concessione edilizia richiesta legalmente e nel rispetto di regolamenti e norme, mentre intorno cresceva la Calabria abusiva che è sotto gli occhi di tutti. Per fare un palazzo ci vuole un anno circa, non è un fungo che spunta in una notte. Eppure, uffici ed amministratori si sono spesso prodigati a paralizzare il lavoro degli onesti, piuttosto che adoperarsi per evitare lo sfascio del nostro territorio che, in luoghi a vocazione turistica, ne ha ancor di più del criminale. Paralizzare il lavoro degli onesti. Sì, questo è il concetto che qui si può applicare quasi a tutto. Pensate che da imprenditore dello spettacolo, anche molto conosciuto, sia stato diverso? Una battaglia continua. I nemici? Quasi sempre la pubblica amministrazione. Sì, è vero, c’è la ‘ndrangheta che è entrata dappertutto per riciclare il frutto delle attività criminali, purtroppo anche nella musica dal vivo. Ci sono mille altri ostacoli, che conoscete e su cui non mi dilungo, ma dalla pubblica amministrazione ti aspetti comprensione, sostegno o più semplicemente condivisione dello sforzo, come ad un ciclista sudato in salita. Dalla politica e dagli uffici ti aspetti, almeno, segnali di rispetto o, ancor più correttamente, il rispetto del rispetto, di quella operosità troppo spesso schiaffeggiata, mortificata ed umiliata. Bandi senza criteri, affidamenti clientelari per occulti affari, mazzette, ricatti, società invisibili o, al minimo, pagamenti che non arrivano malgrado impegni e delibere. Questa è la vera ‘ndrangheta. Callipo ha detto “gentaglia”. Forse, si è pure contenuto! Vadano avanti quei magistrati coraggiosi che hanno deciso di fare il loro lavoro senza lasciarsi condizionare dal potere e da qualsiasi loggia. Liberino la Calabria ed il Paese da un malaffare che mai era stato così visibile a tutti. Le risposte degli inquisiti? Le solite. Teoremi, falsità, diffamazioni, calunnie. Anche Callipo è un calunniatore? Le cose che ho visto e vedo da imprenditore ogni giorno sono invenzioni di una vivace fantasia? Dai ragazzi di Locri in poi, molto si muove. Direbbe qualcuno: eppur si muove! Sembra anacronistico, davvero d’altri tempi, ma qui, nella Magna Grecia usata spesso per far fumo e soldi, siamo in piena battaglia per una nuova libertà.

CAMICIE

di

ALESSANDRO MASSONE
NICOLA BIANA
AGOSTINO GALANTI
PIERINA SILVANO

Jeans e Oxford, i due caricaturali protagonisti del cortometraggio fronteggiano se stessi e i loro opposti fino all'inaspettato finale. CAMICIE, vincitore della sezione Video del concorso Art & Fun, cerca di ironizzare sul tipico conflitto generazionale della provincia italiana.
Il cortometraggio è vincitore della sezione video del concorso "Art & Fun" conosci Tortona 2007 organizzato dalla Consulta Comunale dei giovani di Tortona (Alessandria).

Il video sarà visibile nella sezione BLOG ALLA DERIVA VIDEO per le prossime settimane e su YOUTUBE al seguente indirizzo
http://youtube.com/watch_fullscreen?video_id=rzX4uDJZ_14&l=387&t=OEgsToPDskIzZ0CIWxgZ546F1n-6XIks&soff=1&sk=IBNei4vHkzdkNBBEYfpKkwU&fs=1&title=Camicie



BLOG DI ALESSANDRO MASSONE :http://www.constantvigilance.net/

ACCOUNT SU YOUTUBE DI ALESSANDRO MASSONE http://it.youtube.com/user/Alastortehauror

23 giugno, 2007

SEMPRE PEGGIO!




Una classe politica seria e autorevole fa del rispetto della legge e delle altre istituzioni dello Stato il suo carattere distintivo.

Oggi. con la massima evidenza possibile, sono state sparate dagli organi di informazione della regione le dichiarazioni di un politico che avrebbe avuto alle dipendenze la teste, le cui dichiarazioni hanno dato l' imput all'inchiesta "why Not", che ha svegliato dal lucroso torpore gli esponenti tutti della politica Calabrese.

Le dichiarazioni che io ho letto mi hanno lasciato allibito, poichè tese a distruggere l'immagine della testimone attraverso un florilegio di allusioni, accuse, considerazioni.

Ora, tutti hanno diritto di difendersi come meglio credono, ma non in questo modo e la fattiva collaborazione di organi di informazione che dovrebbero essere liberi e critici.

Io non avrei MAI pubblicato della spazzatura tesa a distruggere l'onorabilità di una persona che ha avuto il coraggio di fare certe denunce.

Con quale autorità alcuni invitano la popolazione a denunciare eventuali fatti illeciti di cui sono a conoscenza, quando sono proprio loro i primi a non accettare le elementari regole del proceso penale?

IL LAGER DI FENESTRELLE



















Immagginereste mai un gruppo di ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti o ai discendenti di questi che rendano omaggio e celebrino i propri aguzzini?
Eppure è quello che masse di meridionali ignoranti della propria Storia fanno nel celebrare Garibaldi e i suoi accoliti. Ecco una occasione che hanno di approfondire la conoscenza di certi argomenti.


Per non dimenticare
Commemorazione al campo di sterminio piemontese per ricordare le migliaia di giovani
Meridionali che vi persero la vita


Nella nostra storia non vi è vicenda più dolorosa dei supplizi patiti dai Soldati delle Due Sicilie rinchiusi nel carcere di Fenestrelle fin dal 1860.
Una soppressione crudele, lenta e sistematica di decine di migliaia (forse 30.000) di giovanissimi figli del Sud rei di aver rispettato il giuramento e di aver servito e combattuto con onore, amore ed alto senso del dovere, in difesa della propria "Patria Napolitana".
Un vero e proprio "Lager" di sterminio dove si consumarono i più atroci delitti su ragazzi mortificati, sfiniti ed inermi, la cui tragedia viene tuttora nascosta dai libri di storia ed ignorata dai maggiori cattedratici italiani.
Una vera e propria vergogna nazionale che pesa come un macigno sulla storia risorgimentale e su quanti ancora la difendono strenuamente con insostenibili menzogne.
Anche in questo caso appare fondamentale riscoprire gli orrori commessi dai "fratelli d'Italia" venutoci a "liberare", affinché non vengano dimenticate per sempre le atrocità di cui si sono macchiati i savoia ed i loro esecutori.
Per tutti noi Fenestrelle, così come Gaeta, Civitella e Messina è un simbolo sacro di un sacrificio, un vero e proprio martirio attraverso il quale passa il riscatto identitario del nostro Popolo.



Cap. Alessandro Romano


ASSOCIAZIONE DUE SICILIE

COMMEMORAZIONE SOLDATI DUOSICILIANI CADUTI A FENESTRELLE
DOMENICA 1 LUGLIO 2007




Come arrivare a Fenestrelle
Aereo:scalo all'aeroporto di Torino Caselle, distante circa 60 Km. La società autolinee SAPAV (www.sapav.it) garantisce i collegamenti interni alla valle con più corse giornaliere in coincidenza con l'orario della linea Torino - Perosa Argentina - Fenestrelle.

Auto:dalla tangenziale di Torino imboccando a Stupinigi la strada statale n. 23 (SS23) del Sestriere oppure l'autostrada di recente costruzione passante per Orbassano/Volvera. Dalla val di Susa immettersi sulla strada statale n. 24 (SS24) direzione Cesana Torinese quindi seguire la strada statale n. 23 (SS23) direzione Sestriere e proseguire verso Fenestrelle. La val Chisone e Fenestrelle è facilmente accessibile dalla Francia attraverso il colle del Sestriere, utilizzando il valico del Monginevro o il traforo autostradale del Frejus (Km. 35 da Briançon).

Autobus:In autobus, (autolinee SAPAV) con numerose corse giornaliere da Torino, via Pinerolo, e con una corsa giornaliera dalla Francia (Briançon, Gap, Marsiglia e Grenoble).

Treno:avvalendosi della linea Torino - Pinerolo (www.trenitalia.com) coincidenza con le autolinee SAPAV.


programma :

ore 10.00 – Visita breve (durata un'ora con guida) della parte bassa del complesso riguardante il solo Forte San Carlo. Per effettuare la visita è obbligatoria la prenotazione al nr. 0121 83600.

Ore 11.30 – Santa Messa e Deposizione di una corona di fiori ai nostri Soldati Caduti nella fortezza.

Ore 13.00 – Pranzo presso lo stesso Forte di Fenestrelle oppure presso i numerosi ristoranti e trattorie della zona.
Per motivi di organizzazione si pregano gli eventuali partecipanti di comunicare la loro adesione all'Associazione Due Sicilie di Vicenza (tel. 0444 266308 – duesicilie@hotmail.com)

22 giugno, 2007

QUEI BORBONICI RINCHIUSI E TORTURATI A FENESTRELLE





(nella foto il lager di Fenestrelle)

Se la Calabria e tutto il meridione d'Italia fino al 1860 era governata dai Borbonici è chiaro che Garibaldi e i suoi uomini combatterono con Calabresi e altri cittadini della varie Regioni Meridionali. Questa notazione mi pare opportuna per i tanti ITALIOTI(= ITALIANI IDIOTI) che fondano associazioni tipo "Le mille donne per Garibaldi", promuovono "Cavalcate Garibaldine" o celebrano come momento massimo della Storia della loro Regione la venuta di Garibaldi addirittura esaltandone le gesta a mezzo stampa, o attraverso le nuove tecnologie. Comincino costoro ad approfondire la loro conoscenza di quegli eventi, leggemdo una lettera indirizzata a Sergio Romano (notista del Corriere della Sera) qualche mese fa.

Finiamola una buona volta con lo scandalo della censura che sarebbe stata apportata allo scopo di tenere nascosta la conversione alla fede cristiana di Silvio Pellico. «Le mie prigioni» fu un libro di devozione e alcune delle pagine di quel libro furono addirittura tacciate di bigottismo. Il Risorgimento ha scheletri nell'armadio da doversi denunciare? Si denuncino quelli giusti! Per esempio, quello che vide vittime poveri fantaccini borbonici sbattuti a crepare nel gelo invernale di un fortezza sabauda a 1800 metri d'altezza, con l'unico equipaggiamento costituito dalle proprie divise di soldati d'un esercito meridionale. Perché non ci si occupa e quasi mai si nomina il caso di Fenestrelle?Bruno Faccini, Milano.

Caro signor Faccini,
mi sono visto costretto a sintetizzare questa sua lettera (nella quale gentilmente cita per esteso i passaggi de «Le mie prigioni» che dimostrano come Silvio Pellico disse a chiare lettere che «la religione aveva trionfato nel suo cuore») esclusivamente, mi creda, per ragioni di spazio. Per parte mia continuo a considerare sospetta la censura del brano denunciata da Aldo Mola. Ma, ha ragione lei, chiudiamola qui.Quanto al caso del carcere di Fenestrelle in cui nel 1861 furono rinchiusi i prigionieri dell'esercito borbonico, ad esso ha dedicato pagine assai interessanti Gigi Di Fiore nel libro «I vinti del Risorgimento» pubblicato di recente dalla Utet. Di Fiore riporta un articolo dell'epoca pubblicato da La Civiltà cattolica in cui era scritto che «per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad uno espediente crudele e disumano che fa fremere. Quei meschinelli (i militari borbonici, ndr), appena ricoperti di cenci di tela e rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane e acqua e una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e di altri luoghi posti nei più aspri siti delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimar di fame e di stento tra le ghiacciaie! E ciò perché fedeli al loro giuramento militare ed al legittimo Re!». Il 22 agosto del 1861, prosegue Di Fiore, pur provati e affamati, i soldati napoletani tenuti a Fenestrelle tentarono una rivolta. Prepararono un piano d'azione, ma vennero scoperti, subendo una dura repressione. Ai rivoltosi venne sequestrata anche una bandiera borbonica. In quel periodo, i napoletani detenuti nella fortezza erano mille, mentre altri seimila erano ammassati a San Maurizio, sotto la vigilanza di due battaglioni di fanteria.Il ministro piemontese della Rovere - riferisce ancora «I vinti del Risorgimento» - diede notizia in Senato che ben ottantamila soldati dell'ex esercito borbonico si rifiutarono di servire sotto la bandiera Italiana. Liberati dai campi di prigionia, i napoletani si allontanavano, fuggendo nello Stato Pontificio, o dandosi alla macchia e ingrossando le bande di briganti nelle loro terre di origine. A centinaia però non riuscirono a tornare dai campi del Nord, dove trovarono la morte. A Fenestrelle, la calce viva distruggeva i cadaveri di chi non ce l'aveva fatta a superare il rigore del freddo e a sopportare la fame. I più deboli, abituati al clima delle Due Sicilie, per la prima volta nella loro vita così lontani dalle loro terre di origine, crollavano. L'ospedale della fortezza era sempre affollato. E, nei registri parrocchiali, vennero annotati i nomi dei soldati meridionali deceduti dopo il ricovero in quella struttura sanitaria, per malanni dovuti alla rigidità delle condizioni carcerarie e per varie malattie contratte. Ma i nomi registrati non corrispondevano a tutti i prigionieri morti in quegli anni. Per motivi igienici ed essendoci difficoltà a seppellire i cadaveri, molti corpi vennero gettati nella calce viva in una grande vasca, ancora visibile, dietro la chiesa all'ingresso principale del forte. Nessuna censura su Fenestrelle, caro Faccini. È solo un'altra storia. Un'altra terribile storia.

21 giugno, 2007

Toponomastica significativa a Larino


Una delle battaglie civili combattute da anni dai Neoborbonici, è quella di cancellare ogni riferimento all' "eroico risorgimento" dalle vie e dalle piazze delle città.


Ma nella bella cittadina molisana di Larino, forse occorrerebbe fare uno strappo alla regola, per il valore altamente simbolico del cinema-teatro “Risorgimento” che ho scoperto essere in via dell'Emigrante... ;-)

20 giugno, 2007

Il sultanato delle due sicilie?

Non meriterebbe nemmeno un commento, il nuovo film dei Vanzina (film, poi... si possono mai chiamare "film" le loro porcate volgari e stupide, fatte per mangiare i soldi degli italioti?)

Ma visto che l'operazione (mi sembra) studiata a tavolino, maliziosamente, siamo costretti a sprecare due parole.

La storia è ambientata nel 2061, e la penisola è in un "nuovo medioevo", di nuovo suddivisa in "staterelli": la repubblica longobarda, lo stato pontificio, la repubblica popolare dell'emilia romagna... e il sultanato delle due sicilie.

È proprio dal "sultanato", più precisamente da Cefalùbad, che una banda dei miracoli guidata da Abatantuono (due ladri, un eroe cannibale, una cortigiana romana, un gay che invoca i Pacs e poi acrobati, camionisti, ex posteggiatori) parte alla conquista dell'Italia.

«Un futuro allo sbando?»
Rispondono i due "registi": «Beh, quantomeno inquietante, a giudicare dalle previsioni catastrofiche che, sempre più spesso negli ultimi tempi, si leggono sui giornali e che sembrano non riguardarci. A cominciare, in larga scala, dai disastri ecologici che riguardano tutto il mondo, per poi arrivare alle montagne d'immondizia da cui siamo sommersi. Ma soprattutto — aggiungono i Vanzina — una politica che è sempre più lontana dalla gente, in un'Italia che rischia spaccature macroscopiche tra Nord e Sud e di perdere la sua identità storica e culturale. Insomma, nel nostro film si vedrà, in chiave comica, ciò che vediamo quotidianamente nei tg».

Non so a voi, ma a me sembra che tra i vari spettri che aleggiano sul nostro disastrato Paese, c'è proprio quello di un "nuovo risorgimento", che in qualche modo ricalcherebbe quello "mitologico" che siamo abituati a studiare sui libri di storia.

Che Dio ce ne scampi e liberi!!!

Secondo voi i Vanzina sono in malafede o semplicemente degli ingenui ignorantoni?
A giudicare dalle loro "produzioni artistiche", forse è vera la seconda... Ma temo proprio che, però, qualcuno che invece conosce bene la sozzura immonda che fu il "risorgimento" (del nord a spese del sud), si stia fregando le mani per questa squallida ma "potente" operazione propagandistica...

LA MATEMATICA NON E' UNA OPINIONE.



















Dal 26 gennaio 2006 il "blog alla deriva" ha totalizzato 31157 visite con una media di 209 visitatori al giorno.
Scrivo da Melito Porto Salvo in piena Area Grecanica.
Un pò temerariamente con una media di 148 visite giornaliere qualcuno si definisce "Primo" in questa area; della serie "Chi si loda s'imbroda"

Se alle 15.52 del 20 giugno 2007 un blog che è nato il 6 Settembre del 2005 ha 30180 visitatori e uno che è nato il 25 gennaio 2006 ne ha 31053, mi sembra azzardato affermare che il primo sia il più visitato di una certa area, se il secondo viene scritto a soli 11 km di distanza.
Questo solo per amore della verità
Tra 141 giorni (in cui questo blog, avrà la stessa durata ad oggi di quell'altro, vedremo il numero di visite per avere un esatto confronto dei dati)

19 giugno, 2007

INDAGINI SI, INDAGINI NO.


Quando la magistratura indaga sull'avversario politico è cosa buona e giusta, quando indaga su di noi allora diventa l'incarnazione del male.

Sono queste i pensieri che mi vengono leggendo delle reazioni suscitate dalle indagini della procura di Catanzaro in relazione ad un sistema di ruberie legalizzate, elevato a sistema e metodo di gestione della cosa pubblica.

Alcune riflessioni mi sono suggerite da questa vicenda.

La prima è che a Roma il governo assiste in silenzio alle vicende calabresi.

Quando dopo l'omicidio Fortugno Prodi venne a dire le sue parole, molti gli credettero, ed io ero tra quelli.

Oggi gli chiedo "come mai stai in silenzio?"... e i Ds che erano cosi pronti a censurare gli aversari politici in caso di inchieste, cosa faranno con i loro esponenti ( in particolare con uno che nomina invano i morti per difendere la propria cadrega?).

Altra riflessione:un recente cambiamento di direttore di giornale aveva suscitato qualche interogativo. Oggi posso ipotizzare che esso sia stato determinato dalla necessità di smarcarsi da un atteggiameto di totale appoggio all' operato della magistratura.

Cosa aspettarsi per il futuro della Calabria? La speranza è che il popolo prenda coscienza dello stato disastroso delle cose e decida, finalmente, di farsi sentire, altrimenti, a mio parere, la Calabria sprofonderà sempre di più, poichè retta da governanti senza pudore che continueRanno a restare attaccati alla poltrona, nonostante nessuno gli riconosca nssun diritto di governare, per manifesta indegnità alla carica

18 giugno, 2007

TUTTI A CASA!


Mentre ieri sui giornali si leggeva della giornata di lancio del PD Calabrese, che pomposamente veniva celebrata come la giornata dell'inizio di una nuova era della politica calabrese,ecco che oggi si legge di comitati di affari, ruberie.
A questo punto il tempo è scaduto!
L'attuale classe politica non ha alcun diritto morale a governare.L' ultimo moto di dignità sarebbe quello di rassegnare le dimissioni e sparire nell'oblio.
E' vero, nessuno è colpevole fino a che non ci sia un passaggio processuale al terzo grado, ma personalmente non mi sento rappresentato da gente che un giorno sì e l'altro pure riceve le attenzioni delle autorità giudiziarie.
Gente che dovrebbe essere un baluardo contro il malaffare, un esempio per la popolazione onesta e, invece, sfila costantemente nei tribunali nella veste , poco consona, per chi ha cariche e responsabilità istituzionali, di indagato.
Ora basta! E' tempo che costoro tornino a casa, poichè non rappresentano che loro stessi, in una grottesca lotta per sopravvivere tra un avviso di garanzia e l'altro.

Ho paura che questa sia una pia speranza, ma sappiano che a me non mi incantano, sono inferiori a me, in dignità , etica, rettezza morale, integrità, valori. E io dico loro: che si vergognino! se ne sono capaci...ovviamente!

16 giugno, 2007

BOVA (RC) - APODIAFAZZI SINONIMO DI CULTURA





Programma delle manifestazioni organizzate per festeggiare i 30 anni della fondazione del Circolo di Cultura Greca “Apodiafazzi”
Sabato 1/Domenica 9 Settembre 2007 BOVA-REGGIO CALABRIA-ITALIA
A Bova, capitale della cultura Greca di Calabria, trenta anni addietro, ad opera di un gruppo di giovani bovesi e del poeta contadino Bruno Casile ,veniva fondato il circolo culturale “Apodiafazzi”.
Nel corso di questi anni, il circolo, con le sue tante iniziative ha contribuito alla salvaguardia e alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni storico-culturali dei Greci di Calabria.
Con il programma in corso di elaborazione, si intende festeggiare degnamente la ricorrenza dei primi trent’anni,poiché il Circolo ha rappresentato e rappresenta sia per la longevità che per il ruolo svolto, un elemento di stimolo e crescita nel panorama socioculturale della Calabria.
A seguire, i titoli delle conferenze proposte e che verranno realizzate a Bova, Reggio Calabria e a Bova Marina presso l’IRSSEC:
- GERHARD ROHLFS e ANASTASIOS KARANASTASIS due vite per una sola lingua;
- La “BRONZISTICA GRECA” : confronto tra i Bronzi di Riace, l’Auriga di Delfi e lo Zeus di Capo Artemisio di Atene;
- Bruno Casile, il ruolo del Circolo Apodiafazzi e dell’Associazionismo per il recupero della lingua e della cultura Greco-Calabra;
- Economia e Sviluppo al traino della Cultura Greco Calabra? Confronto tra le Città Gemellate, Camere di Commercio ,Imprese e Istituzioni;
- BOVA dall’antichità ai giorni nostri: per una storia di Bova. Confronto tra studiosi e la Deputazione di Storia Patria;
- Dai “BORGHI”dell’Aspromonte alla “CITTA’ GRECOCALABRA” :confronto tra Università ,Urbanisti, Geologi.
Nel corso delle celebrazioni verrà inaugurata la Biblioteca “F.MOSINO-Filelleno”e verrà istituito un “ PREMIO INTERNAZIONALE ITALIA GRECIA" intitolato al Poeta Italo Greco “UGO FOSCOLO” per il miglior Saggio letterario dalla Magna Grecia ai giorni nostri. Concorreranno alla istituzione :il Circolo Apodiafazzi, la Prefettura di ZAKINTOS, Istituzioni Regionali Provinciali e Comunali, Istituzioni Economiche Italiane e Greche.
Per lo svolgimento delle iniziative proposte, si prevede il coinvolgimento di Studiosi, Linguisti, Critici d’Arte,Storici, Archeologi, Urbanisti, Economisti, Sociologi di chiara fama, nonché rappresentanti di Università Italiane, Greche e Tedesche dell’Accademia di Atene degli Istituti Italiani di Grecia e di Berlino, della Deputazione di Storia Patria della Calabria.
E’ previsto altresi’ il coinvolgimento di rappresentanti del Governo Greco, Tedesco e Italiano,delle Istituzioni Regionali, Provinciali e Comunali della Grecia, della Puglia e della Calabria.
Ogni serata si concluderà con musiche , canti e balli a cura dei “Gruppi Etnomusicali” della Calabria greca,dei Griki di Puglia e della Grecia.
Per la serata conclusiva di Domenica 9 Settembre oltre alle musiche e ai “Balli in Piazza” è previsto il “ Ballu du Camiddhu” accompagnato dalle marce della “ Banda Musicale di Bova”.
Per le delegazioni fuori provincia, è prevista la visita di Reggio Calabria ,del Museo Archeologico e di Scilla.
A richiesta possono essere realizzate visite guidate nei comuni dell’Area Calabro Greca, a Locri, Gerace, Stilo, Bivongi e nelle Isole Eolie.
L’ospitalità sarà realizzata a Bova dove è già sperimentato un sistema di ospitalità per questo tipo di “eventi” (ospitalità diffusa e B&B) i cui prezzi per l’occasione saranno estremamente contenuti.
Durante le manifestazioni per le vie di Bova sono previsti “stend” di prodotti tipici, di enogastronomia, nelle trattorie tipiche si potranno gustare cibi della cucina Calabro-greca, saranno allestite inoltre, mostre di arte, fotografia, prodotti dell’artigianato calabrogreco (telaio, ginestra,legno, vetro, ceramica, ecc.
sito internet

15 giugno, 2007

MONS. BREGANTINI A CONDOFURI- (RC)






Il monsignor Giancarlo Maria Bregantini ha tenuto un incontro a Condofuri (RC) sul tema "Impegno politico in Calabria tra utopia e speranza". "E' molto facile"- ha sostenuto Il vescovo della diocesi Locri Gerace"- dire, che la colpa dei mali della Calanria sia tutta dei politici, facile e deresponsabilizzante per la gente, la quale non esercita un ruolo attivo di controllo e stimolo dell'attività politica limitandosi ad elemosinare favori nelle occasioni di incontro con il prsonale politico piuttosto che chiedere il conto nell' attuazione di processi tesi a realizzae il bene comune della propria terra".


In effetti Bregantini individua nell'egoismo e nella frammentazione storica della popolazione calabrese alcune concause della situazione di crisi che attanaglia la Calabria. In questa regione manca il cosiddetto "amore politico" della propria terra che si traduca in una azione concreta di risoluzione dei problemi. Il calabrese ama la sua terra in modo "emotivo", che diventa nostalgia struggente in caso di lontananza, ma è perfettamente inutile alla resa dei conti.


In Calabria la popolazione è fortemente incline al giudizio, continua nella sua relazione il Vescovo di Locri"- e poco all'analisi, per cui l'invidia del povero è un tarlo che rode qualsiasi tentativo di agire per cambiare le cose".


Citando Corrado Alvaro, Bregantini ha sostenuto che è penoso arrivare a pensare che vivere cercando di realizzare il bene sia perfettamente inutile e , citando Don Milani, ha affermato che £uscire da soli da un problema è egoismo, sortire tutti assieme dai problemi è politica".


Ecco il nocciolo del problema per l' intera società calabrese, secondo il vescovo di Locri: arrivare ad un livello di coesione che enda partecipi ciascuno dei problemi dell' altro, ciascun territorio interessato a risolvere i problmi dei territori contigui. Questa parcellizzazione delle azioni e delle prospettive ha prodotto una azione politica non idonea a risolvere i problemi della Regione, per cui è necessaria una crescita culturale che renda possibile dare un colpo d'ala all'azione politica.
Quest'ultima per essere veramente efficace deve essere capace di fare le cose giuste al momento giusto, libera e liberante, progressiva, gratuita.
Concludendo la sua relazione monsignor Bregantini ha affermato che"Il politico deve avere una scala di valori e sapere dare ad ognuno il giusto posto in una ipotetica scala e , citando Tommaso Moro, egli "deve servire sia Dio che il Re, ma prima Dio e poi il Re" se vuole restare nela giusta prospettiva e non scadere nei deliri di onnipotenza e della autoreferenzialità.

AUMENTA L'OFFERTA DELL'AEROPORTO DI REGGIO CALABRIA












Dal prossimo venerdì, 22 giugno, aumenta il numero di voli e di destinazioni da/per l’Aeroporto dello Stretto. Il nuovo orario summer di ItAli Airlines, che sarà valido fino al 27 ottobre 2007, introdu-ce importanti novità, che garantiranno costanza ed assiduità nei collegamenti, e permetteranno ai passeggeri di scegliere la soluzione migliore per le proprie necessità.Innanzitutto viene potenziato il collegamento diretto con Torino: per la prima volta la Calabria e il Piemonte saranno collegati stabilmente, con due voli al giorno (mattina e sera) il lunedì, il mercoledì e il venerdì, che permetteranno di organizzare viaggi di andata e ritorno in giornata. I dieci collegamenti settimanali con Torino prevedono la partenza dall’Aeroporto dello Stretto alle 9:10 tutti i giorni feriali (dal lunedì al venerdì). L’arrivo a destinazione, per ogni volo, è di due ore esatte. Il sabato si parte alle 7:30, la domenica alle 14:04. In più il lunedì, il mercoledì e il venerdì si potrà utilizzare il secondo volo giornaliero, in partenza alle 18:40. Ottime possibilità di scelta anche per i dieci voli set-timanali da Torino all’Aeroporto dello Stretto, con partenza alle 12 (arrivo alle 13:50) dal lunedì al ve-nerdì, alle 10 (arrivo alle 11:50) il sabato, alle 16:35 (arrivo alle 18:25) la domenica. I tre voli serali aggiuntivi del lunedì, mercoledì e venerdì partono alle 18:40 (arrivo alle 20:40).Diventa giornaliero il collegamento con Bologna, che si potrà raggiungere dall’Aeroporto dello Stretto dal lunedì al venerdì partendo alle 14:20 (arrivo alle 16), il sabato alle 16:45 (arrivo alle 18:05) e la domenica alle 9:45 (arrivo alle 11:25). Da Bologna a Reggio si parte alle 16:30 (arrivo alle 18:10) dal lunedì al venerdì, alle 18:35 (arrivo alle 20:15) il sabato e alle 11:55 (arrivo alle 13:35) la domenica.Rientra il collegamento con Pisa, quattro volte a settimana. Il martedì e il giovedì si parte da Reggio Calabria alle 18:40 (arrivo 20:15), da Pisa alle 20:45 (arrivo 22:15); il sabato si parte da Reg-gio Calabria alle 12:20 (arrivo 13:55), da Pisa alle 14:25 (arrivo 15:55); la domenica si parte da Reg-gio Calabria alle 18:55 (arrivo 20:30), da Pisa alle 21 (arrivo 22:30).Le possibilità offerte all’utenza dell’Aeroporto dello Stretto non finiscono qui: per la prima volta la Calabria si collega con l’Abruzzo, grazie al collegamento settimanale con Pescara, effettuato il sabato con partenza da Reggio alle 20:45 (arrivo 22:00), la domenica con partenza da Pescara alle 8 (arrivo 9:15).I voli, che saranno effettuati con il jet Dornier, sono già prenotabili presso la biglietteria dell’Aeroporto dello Stretto, tramite le agenzie di viaggio, telefonicamente chiamando il centro preno-tazioni Consulta (899 500 004) dalle 8 alle 20, oppure on line, tramite il sito internet http://www.consulta.it/. I prezzi varieranno a seconda dei tempi di prenotazione e della disponibilità dei posti, e partiranno dai 39 euro a tratta. Per il collegamento con Pescara è prevista una tariffa promozionale a partire da 1 euro. Al costo del biglietto andranno aggiunti circa 45 euro di tasse e supplementi.

14 giugno, 2007

LIGEIA D'ARGENTO, AL VIA LA 1°MOSTRA DEL CINEMA




da http://www.lameziaweb.biz/






La 1^ MOSTRA DEL CINEMA presenta la rassegna ESORDI D’AUTORE, una lista di alcuni fra i più grandi registi italiani che hanno esordito tra il 1960 e il 1980. Registi che hanno saputo creare film che trascendono il valore del semplice racconto, diventando intensi strumenti rivelatori di quanto accadeva nel nostro paese, nella politica, nell’arte, nella cultura, nella società. ".. questa Arte giovane, malandrina, sfiziosa e dispettosa, si è fatta largo affiancandosi alle sorelle maggiori, diventandone la Settima... Il Cinema.. è un percorso sottocutaneo, uno sbilenco andirivieni fra il significato della vita e la vita stessa, un trucco, un'imbrigliatura di fotogrammi che mettono in luce nervature, problematiche semplici verità. Il Cinema è l'arte del secolo di Freud, a maggior ragione è riuscito ad insinuarsi come un sogno (o un incubo) tra le maglie della nostra parte conscia; come una chiave che scardina le serrature, del comune senso del pudore e che ci rende capaci anche solo per un film, anche solo per un istante, per / con un solo fotogramma, di afferrare quel senso che troppo spesso ci manca.. ESORDI D'AUTORE nella sua prima, sudatissima edizione, premierà quei registi che in un certo periodo storico hanno saputo affermare il valore della Settima Arte con voce più forte di altri; che hanno dato la stura ad una serie di affanni che pesavano sulle nostre coscienze, e hanno dimostrato che il cinema nasce dal sociale, cresce nella nostra cultura, si incista e si innesta rigoglioso nelle nostre vite. Io che l'ho pensato e l'ho visto crescere, gli auguro buona fortuna e una lunga e prospera vita. Mentre a voi dico buona visione."

12 giugno, 2007

Preghiera per la Terrasanta e per il mondo

Prego per i musulmani di Palestina, involontari martiri del nostro tempo, perché essendo stata loro negata la pace in terra, possano trovarla in Cielo.
Prego per gli ebrei di Palestina, perché trovino il coraggio di prendere le distanze dai loro "padri", abbandonino la sinagoga di Satana e convertano i loro cuori a Dio.
Prego per noi (ex)cristiani, che dopo aver "apostatato da noi stessi", utilizzando l'illuminante definizione di papa Benedetto, possiamo trovare anche noi il coraggio: il coraggio di pentirci di non aver fatto abbastanza per evitare che il Nemico dell'Uomo diventasse il signore incontrastato di questo mondo.
Prego perché lo Spirito Santo ci conceda ancora un'altra possibilità di redenzione e di vita, per l'amore che il Padre e il Figlio non ci hanno mai fatto mancare.
Amen

11 giugno, 2007

FEDE









Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I PIRLA MEDIATICI"


: sei un coglione.......


hai unito il cacato con la testa.......


dammi retta se vuoi ritrovare la via leggi nietzche(anche se dubito che lo capiresti).......


DIO è MORTO e con lui tt le cazzate propinateci dalla chisa......... blog.


Postato da Anonimo in Blog alla deriva nel gran mare di internet alle 12:18 PM

Questo commento MI HA FATTO PENSARE. Linguaggio colorito del nostro lettore, giudizi tranchant tipici di chi vive di certezze e si sente depositario del potere. Dovrei leggere Nietzche? e perchè?....io venerdi ho ricevuto il sacramento della Cresima e ho abbandonato la triste via del terreno che porta solo alla fine di tutto.


Che mondo prospettano i negatori di Dio? Un mondo che mercifica tutto e riduce le persone allo stato animalesco della soddisfazione degli istinti primordiali? Un mondo che non conosce alcun valore? Un mondo dove il sesso, il denaro, il potere sono i veri motori di tutto?...

OMELIA DEL CARDINALE RATZINGER NELLA MESSA "PRO ELIGENDO ROMANO PONTEFICE"


La prima lettura offre un ritratto profetico della figura del Messia - un ritratto che riceve tutto il suo significato dal momento in cui Gesù legge questo testo nella sinagoga di Nazareth, quando dice: "Oggi si è adempiuta questa scrittura". Al centro del testo profetico troviamo una parola che - almeno a prima vista - appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sè, dice di essere mandato "a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio. Ascoltiamo, con gioia, l'annuncio dell'anno di misericordia: la misericordia divina pone un limite al male - ci ha detto il Santo Padre. Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio. Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l'unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare - non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti, "l'anno di misericordia del Signore".
Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il "giorno della vendetta per il nostro Dio"? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole - ha concluso annunciando l'anno della misericordia. È stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. "Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce?", dice San Pietro. E San Paolo scrive ai Galati: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede.
La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l'anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi".
Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza - diveniamo disponibili a completare nella nostra carne "quello che manca ai patimenti di Cristo".
Passiamo alla seconda lettura, alla lettera agli Efesini. Qui si tratta in sostanza di tre cose: in primo luogo, dei ministeri e dei carismi nella Chiesa, come doni del Signore risorto ed asceso al cielo; quindi, della maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell'unità nel corpo di Cristo; ed, infine, della comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo, cioè della trasformazione del mondo nella comunione col Signore.Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso "la maturità di Cristo"; così dice, un pò semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della "misura della pienezza di Cristo", cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l'essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere "sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina?". Una descrizione molto attuale!
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore.
Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.
Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. È quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità.Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito - in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde - una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell'esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come "un embalo che tintinna".
Veniamo ora al Vangelo, dalla cui ricchezza vorrei estrarre solo due piccole osservazioni. Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: "Non vi chiamo più servi? ma vi ho chiamato amici".Tante volte sentiamo di essere - come è vero - soltanto servi inutili. E, ciò nonostante, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia. Il Signore definisce l'amicizia in un duplice modo. Non ci sono segreti tra amici: Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: "questo è il mio corpo...", "io ti assolvo...". Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità - il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito". Ci ha reso suoi amici - e noi come rispondiamo?".
"Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l'amicizia, è la comunione delle volontà. "Idem velle - idem nolle", era anche per i Romani la definizione di amicizia. "Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando". L'amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra".
Nell'ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia - e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: "Non come voglio io, ma come vuoi tu". In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!".
L'altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: "Vi ho costituito perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga".Appare qui il dinamismo dell'esistenza del cristiano, dell'apostolo: vi ho costituito perchè andiate? Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l'inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell'amicizia con Cristo. In verità, l'amore, l'amicizia di Dio ci è stata data perchè arrivi anche agli altri.
Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri - siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L'unica cosa, che rimane in eterno, è l'anima umana, l'uomo creato da Dio per l'eternità.
Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane - l'amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l'anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perchè ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio".
Ritorniamo infine, ancora una volta, alla lettera agli Efesini. La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, "ha distribuito doni agli uomini". Il vincitore distribuisce doni. E questi doni sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo - il mondo nuovo.
Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perchè dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen.





Emanuele Severino e Benedetto XVI «Il relativismo è una tempesta e porterà alla morte degli eterni», Corriere della sera 19.4.05





Ieri mattina , durante la messa «Pro eligendo Romano Pontifice», l’omelia pronunciata dal cardinale Joseph Ratzinger era di carattere filosofico oltre che teologico, puntando l’indice contro i «venti di dottrina che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni». Il decano del Sacro Collegio ha preso netta posizione contro le numerose correnti ideologiche e le «mode del pensiero» che hanno agitato «la piccola barca» di molti cristiani. In particolare, ha condannato senza mezzi termini «la dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura soltanto il proprio io e le sue voglie». Un discorso che riguarda indubbiamente la fede ma che investe, come dicevamo, anche l’ambito della filosofia contemporanea. Per questo, abbiamo rivolto alcune domande a Emanuele Severino, uno dei maestri del nostro tempo. Professor Severino, che cos’è oggi il relativismo? «Quando si parla di relativismo ci si riferisce alla filosofia. E la Chiesa va innanzitutto ammirata perché anche in questa occasione, attraverso le parole di Ratzinger, mostra la propria capacità di capire il carattere decisivo della filosofia nella storia dell’uomo. Dopo la fine dell’Urss, con le ovvie differenze di impostazione, la Chiesa è rimasta l’unica istituzione planetaria a valorizzare questo carattere». Ma Ratzinger condanna il relativismo? «Da decenni vado dicendo che la Chiesa sottovaluta la potenza del pensiero filosofico del nostro tempo e lo riduce, appunto, a semplice relativismo. Non riesce a scorgere la potenza concettuale che sta alla radice del relativismo e delle altre forme del pensiero contemporaneo». Il cardinale ha parlato di «dittatura del relativismo» che non riconosce nulla come definitivo... «Non si tratta di dittatura ma dell’invincibilità del pensiero del nostro tempo, che non è semplice scetticismo ingenuo e nemmeno semplice negazione dogmatica della verità, dell’etica e della realtà assolute». Perché invincibilità? «L’invincibilità è tale soltanto rispetto alla grande tradizione culturale dell’Occidente. Questo discorso invincibile lo si può sommariamente indicare così. Se esiste una verità eterna o un essere eterno, essi sono presenti ovunque: ora, nel passato, nel futuro; e in questo modo essi riempiono ogni vuoto, ovvero quello che deve esistere affinché ci possa essere divenire e storia». Che cosa intende, professore, con queste due ultime parole? «Mi riferisco ai processi che vanno via via riempiendo e producendo vuoti, creando e annientando». E allora? «Ma riempiendo ogni vuoto, allora l’eterno cancella proprio quel divenire storico, che anche per la tradizione è l’evidenza suprema. Si evoca Dio per fondare, illuminare, salvare il divenire che sta dinanzi agli occhi. Concludendo, il discorso invincibile mostra che se c’è un eterno non ci può essere il mondo». Mi sembra che Ratzinger condanni il vento che condiziona ogni giorno le dottrine in cui il mondo di oggi crede... «Non si tratta di un vento, o si può parlare così soltanto in relazione alla superficie degli eventi. È una tempesta quella che porta invincibilmente alla morte degli eterni e di Dio». E la verità in cui crede il cristiano? «Tutto il discorso di Ratzinger è rigoroso e ripropone, anche a proposito del relativismo, una tematica ricorrente nelle encicliche e nei documenti ufficiali della Chiesa degli ultimi decenni

10 giugno, 2007

I Neoborbonici stanno diventando importanti

Appena tornato a Milano dopo il grande successo della celebrazione della Giornata della Vittoria a Nola, girando su qualche sito di notizie mi imbatto in un articolo singolare, sapientemente disinformativo, che però conferma come i Neoborbonici abbiano cominciato a dare seriamente fastidio ai poteri forti.

Non che non mi aspettassi attacchi sporchi da parte dei nostri nemici, che per calunniare noi utilizzano i nostri stessi argomenti contro di loro (riti "massonici", affari loschi, mafia), aggiungendo a questo ovviamente l'attacco esplicito alla Chiesa, da loro tanto odiata; me lo aspettavo, è vero, ma ora che lo leggo coi miei occhi, mi lascia un po' così...

Ovviamente, esprimo qui e con forza la mia piena solidarietà a Salvatore Lanza, consigliere nazionale del Movimento, persona eccellente e autentico patriota delle Due Sicilie, per gli assurdi attacchi subiti.
E si andrà avanti, più decisi che mai, con la verità delle nostre idee e con la forza che ci deriva dal nostro "essere immacolati".
Ma, si sa, in questo sporco mondo dove ci tocca vivere, e in particolare in un Paese bizzarro come questo nostro italo-risorgimentale (nella foto, Licio Gelli, uno dei Padri della Patria, assieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi), l'essere "innocenti" e a posto con la propria coscienza non costituisce una buona ragione per sentirsi sicuri e non perseguitati dalla magistratura.

NO WAR?....NO......IDIOTS!!!

Qualche settimana feci un post dal titolo "I Pirla Mediatici". Fui criticato per il mio tono , non propriamente moderato, fu detto. Ieri alcuni esponenti della solita area politica si sono resi protagonisti di atti che di civile hanno ben poco, in occasione della visita in Italia di George W. Buush.
Solite distruzioni, soliti vergognosi slogan gridati per infangare la memoria di servitori dello Stato caduto nell'esercizio del proprio servizio. Apprendo di esponenti di questa area politica che bloccano le stazioni pretendendo prezzi irrisori per i propri viaggi in treno (ottenendoli per giunta!) impedendo a tanti onesti cittadini di raggiungere le rispettive destinazioni.
Uno Stato serio arresterebbe tutta questa gente e butterebbe pure le chiavi. Ma siccome tanti ipocriti occupano poltrone di governo, anche grazie al voto di questi figuri, ecco che ci si calano le braghe ogni qualvolta che questi delinquenti aprono la bocca.
Ho una personalissima opinione dei terroristi degli anni 70: i più fessi sono stati in carcere, gli altri han fatto carriera.
Una cosa coloro i quali criticono certi toni o argomentazioni difendendo il diritto di manifestare, sarebbero della stessa opinione se ad essere sfasciate sarebbero le loro macchine? o altri beni di loro proprietà?...








09 giugno, 2007

IL CASTELLO DI ROSETO CAPO SPULICO







Il castello di Roseto Capo Spulico (Epoca: XI-XIV secolo). si eleva in incomparabile posizione paesaggistica, su uno scoglio leggermente rialzato al di sopra della rena circostante, in riva alle acque chiare del mar Ionio. L’origine del maniero non è stata ancora puntualizzata, ma si ritiene che la fortificazione possa risalire ad epoca pre-federiciana, e più probabilmente normanna, allorché Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero si divisero la Calabria e decisero di eleggere la Porta Roseti quale confine dei relativi possedimenti. Il primigenio complesso fortificato dovette essere poi ristrutturato da Federico II, con un’operazione di restyling che ne definì le forme attraverso l’impiego di blocchi litici sbozzati irregolarmente. Di certo, tuttavia, all’epoca dell’Hoenstaufen il castello era decorato da magnifiche pitture, presumibilmente di carattere profano, che oggi sono purtroppo scomparse. Un documento duecentesco ricorda in effetti come, in un suo mandato, l’imperatore svevo caldeggiasse un intervento conservativo, volto a scongiurare i pericoli derivanti alle parti in legno e ai dipinti dalle infiltrazioni di pioggia. L’intrusione angioina nel Mezzogiorno d’Italia procurò altri rimaneggiamenti all’edificio, che nel 1275, secondo i registri degli Angiò, ospitava un castellano, uno scudiero e dodici guardie. Il castello ha comunque ha saputo attraversare i secoli, giungendo fino a noi in uno stato di conservazione tutto sommato accettabile, almeno esternamente e almeno in confronto a costruzioni medievali coeve. Sulla sua derivazione da modelli templari alchemico-esoterici si è affannata una recente ipotesi, che ne farebbe derivare le forme dal Tempio di Gerusalemme. Inoltre, sempre secondo questi ultimi studi, vi sarebbe stata addirittura custodita la Sacra Sindone, episodio da correlare a tutta una serie di simboli templari e rosacrociani sparsi qua e là per il castello. Pensare: in una realizzazione tanto esoterica, attualmente si organizzano matrimoni e ricevimenti d’ogni genere. Anche su prenotazione. Il monumento è di proprietà privata.

La struttura del castello
La conformazione castellare della fortificazione di Roseto Capo Spulico si imposta su una pianta trapezoidale irregolare, che segue l’andamento dello strato litologico sottostante e lascia riconoscere le sue parti più antiche nella più alta delle torri. L’architettura generale è apparentemente imperniata sulla mole di un mastio quadrangolare, a cui si addossa un corpo di fabbrica di fattura piuttosto articolata e complessa. L’ingresso è ricavato nella muratura di una cortina circolare con apparato a sporgere, mentre una torretta quadrata sul lato opposto e una cortina merlata sul versante del mare contribuiscono a completare l’insieme della costruzione. Proprio la presenza dell’apparato a sporgere denuncerebbe dei rimaneggiamenti successivi all’età federiciana, collocabili forse nel periodo della dominazione angioina. Di estremo interesse risultano le rifiniture in calcare ben sagomato delle finestre, che si aprono con i loro eleganti archetti a illuminare l’ombra scura della tessitura muraria.


Per saperne di più:
L. Santoro, Castelli nell’Italia meridionale, in I Normanni, popolo d’Europa, Venezia 1994, pp. 209-216;
M. P. Di Dario Guida, Calabria federiciana, in Federico II. Immagine e potere, Venezia 1995, pp. 343-355;
F. Conti, Castelli e rocche. Le fortificazioni italiane del Medioevo e del Rinascimento, Novara 1999.

07 giugno, 2007

Capo Colonna (KR) - Parco archeologico, confische definitive


da

www.ilcrotonese.it


E' stato necessario attendere dodici anni perché il lungo iter giudiziario arrivasse al capolinea, ma adesso c’è anche il sigillo della suprema corte di cassazione: le costruzioni realizzate abusivamente sul promontorio di Capocolonna devono essere confiscate. E dunque la barriera di cemento che impedisce il completamento del parco archeologico dovrebbe essere finalmente demolita. Il condizionale, in questo caso, è assolutamente obbligatorio, non foss’altro perché il potere d’iniziativa ora passa all’amministrazione comunale cui spetta il compito di procedere all’acquisizione degli immobili abusivi confiscati; quindi di demolirli per far posto alle opere che dovranno valorizzare una delle aree archeologiche più vaste e più importanti d’Europa e farla diventare finalmente un polo di attrazione turistica di eccellenza. Esattamente come prevede l’accordo di programma quadro firmato da Governo e Regione per realizzare a Capocolonna un planetario, già in fase di realizzazione, e una grande struttura di accoglienza formata da bungalow, campeggio e aree di sosta per i caravan. In una parola il terzo lotto del progetto del grande parco archeologico nel cui ambito è già sorto il museo nazionale. Un progetto che può contare su un finanziamento complessivo di sette milioni di euro. Certo non sarà facile per gli amministratori comunali districarsi tra il rischio di perdere tutto quel denaro rinunciando ad una irripetibile opportunità di sviluppo e le prevedibili resistenze dei proprietari delle lottizzazioni abusive. Una via d’uscita potrebbe essere quella individuata dalla Soprintendenza archeologica che ha proposto all’ente pubblico di assegnare un lotto edificabile alle famiglie per l’autocostruzione legale delle case. Una mediazione che potrebbe rendere meno traumatico l’intervento delle ruspe. La vicenda giudiziaria che riguarda gli immobili realizzati abusivamente a Capocolonna ha inizio nel 1995 quando il pretore dell’epoca dispone il sequestro di villette e condomini, cortili e scalinate a mare sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa senza che nessuno intervenisse per fermare lo scempio, nessuno che si avvedesse di quelle migliaia di metri cubi di cemento, dei camion, delle gru, dei muratori; niente.

La storia di Capo Colonna è legata alla storia di Crotone fin dalla sua fondazione avvenuta, ad opera degli Achei, attratti dal sito incantevole tra il 740 a.C e il 718 a.C. Sul promontorio Lacinio, luogo sacro, fu eretto il celeberrimo tempio di Hera Lacinia-dea greca protettrice delle donne, dei pascoli e della fertilità databile intorno al VI secolo a.C. che, oltre ad essere santuario, viene ricordato nelle fonti anche come centro di ristoro e riposo per i naviganti, nonché come banca. La notorietà e la ricchezza del santuario sono raccontate nelle antiche letterature che descrivono un rigoglioso bosco, un lussureggiante giardino nel quale pascolavano tranquilli i buoi sacri alla dea. Sono molte le tracce nel tempio di personaggi del mito e della storia: Annibale che prima di far ritorno in Africa per fronteggiare Scipione tentò invano di impossessarsi della colonna d’oro, ma fu dissuaso dalla dea Hera che, in sogno, lo minacciò di fargli perdere l’unico occhio rimastogli. Sul sacro promontorio approdò anche Ulisse, infatti, le attuali carte nautiche confrontate con le antiche, riportano nel mare crotonese l’isola di Ogigia abitata secondo quanto narra Omero nella sua famosa Odissea, da Calypso, la ninfa dal “Crin Ricciuto” da cui forse deriva “Capo Rizzuto”. Da alcuni importanti reperti rinvenuti nella zona, l’area sacra di Capo Colonna conferma il suo grande valore e la sua larga gloria anche in epoca romana. Oggi dei fasti del passato rimane, solitaria e maestosa, un’unica colonna dorica, che, dall’alto dei suoi 8.30 mt, sovrasta, indisturbata i paesaggi mozzafiato, dei quali è padrona indiscussa, allungando il suo sguardo sulle placide ed azzurre onde del mare.

06 giugno, 2007

Carlo Lucarelli il 23 Giugno a Lamezia Terme




da



http://www.lameziaweb.biz/



Conto alla rovescia per l’ultimo imperdibile appuntamento con il «Sabato del Villaggio» la fortunata rassegna di incontri tra letteratura e filosofia promossa dal Comune di Lamezia Terme e diretta da Raffaele Gaetano. Dopo la ridda di voci circolate in città e nell’intera Regione, il direttore arti-stico ha confermato che l’evento di chiusura del cartellone sarà sabato 23 giugno alle 21.00 presso il Chiostro di San Domenico con Carlo Lucarelli, il notissimo volto di «Blu Notte» e di altre avvincenti produzioni televisive della Rai al cui centro sono il mistero e la cronaca nera. Raffaele Gaetano è particolarmente orgoglioso di questo appuntamento che suggella un’annata straordinaria che ha visto ospiti della prestigiosa rassegna lametina Sergio Zavoli, Nedo Fiano, Marco Roncalli, Agnese Moro, Mino Mar-tinazzoli e Ernesto Galli della Loggia e che porrà ancora una volta la città della Piana al centro dell’attenzione regionale per con un evento di altissimo profilo culturale. Lucarelli, del resto, in tutti questi anni ha alimentato una sorta di leggenda nell’immaginario collettivo degli italiani. Amatissimo da tutte le fasce di lettori, apprezzato dai giornalisti e dagli intellettuali, consulente di importanti magistrati che si sono affidati alle sue geniali intuizioni per risolvere alcuni casi di cronaca nera, è uno dei volti più celebri e celebrati delle televisione, uno di quelli che difficilmente si dimenticano avendo legato il proprio nome a storici programmi di approfondimento sulla mafia, sul terrorismo o su celebri casi di cronaca nera. Ma Lucarelli, non va dimenticato, è anche uno dei più noti scrittori italiani. Certamente quello forse più conosciuto all’estero essendo tradotto in una mi-riade di lingue. Insomma una vera e propria autorità.

05 giugno, 2007

I Festa Nazionale Duosiciliana

Due parole per introdurre questa prima grande "festa identitaria" delle Due Sicilie: si vuole celebrare, al di là di ogni altra ricorrenza drammatica ed infine perdente che portò alla disastrosa annessione piemontese contrabbandata per patriottica unificazione italiana, una grandiosa, eroica, infiammante vittoria, quella dell'esercito popolare guidato dal cardinale-condottiero Fabrizio Ruffo contro il poderoso esercito napoleonico.

Non quindi un generale dell'esercito, ma un uomo di Chiesa (su cui nessuno, comprensibilmente, avrebbe scommesso 2 centesimi...), condusse una vastissima massa di cittadini (cafoni, lazzari, mostri, briganti... la storiografia filo-giacobina, risorgimentale e modernista si è poi sbizzarrita, come sappiamo bene) armati solo di forconi e d'orgoglio, mostra all'Europa intera che è possibile ricacciare indietro gli arroganti francesi ("libertè, libertè, tu arruobb a mme io arruobbo a tte!" canta una canzoncina dell'epoca).

E infatti, la Francia subisce uno scacco per qualche anno, prima di ripartire alla conquista dell'Europa.

A prescindere da ogni considerazione ideologica, quindi, è un grande orgoglio far rivivere e partecipare a quegli esaltanti momenti: la liberazione, la gioia incontenibile di tutta la popolazione, l'importanza politica europea.


FESTA NAZIONALE DEL 13 GIUGNO

E' in preparazione la I Festa Nazionale Duosiciliana per la vittoria del 13 giugno 1799. Si terrà il 9 giugno 2007 a Napoli a partire dalla Guglia di Portosalvo, monumento eretto per ricordare la grande vittoria del card. Ruffo contro i Giacobini, in via Marina con deposizione di una corona per i caduti borbonici.

Proseguirà poi a Nola (Castelcicala), da dove partì l'esercito sanfedista per la liberazione di Napoli, alle ore 20.30 quando vi sarà una ricostruzione scenografica, musicale e teatrale dell'evento.

Infine bivacco per tutti nei pressi dell'antico castello.

Ogni neoborbonico e simpatizzante deve organizzarsi per essere presente.
Scriveteci per prenotarvi: neoborbonici@neoborbonici.it

04 giugno, 2007

Calabria Wine day dal 9 all'11 giugno prossimi



da http://www.lameziaweb.biz/

Parte dall'enoteca "Novecento" il "Calabria Wine Days 2007" in programma in città dal 9 all'11 giugno prossimi. A presentare la "giornata del vino" il presidente regionale dell'Ais, l'Associazione sommelier italiani, Gennaro Convertini, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri e il sindaco Gianni Speranza. A presenziare l'assessore regionale al Turismo Nicola Adamo e il senatore Nuccio Iovene in rappresentanza dell'Associazione interparlamentare "Luigi Veronelli". C'erano il presidente di Unioncamere Calabria, Paolo Abramo, il presidente della commissione Sviluppo economico del consiglio regionale Leopoldo Chieffallo e gli imprenditori agricoli e produttori di vini Nicodemo Librandi e Antonio Statti. Il "Wine day" si ripropone quale primario obiettivo la conoscenza del patrimonio enologico e degli itinerari enogastronomici anche attraverso la famosa iniziativa "Le strade del vino". «Dopo l'edizione 2006», ha affermato il presidente dei sommeliers calabresi, Gennaro Convertini, «l'obiettivo dell'edizione di quest'anno a Lamezia dal 9 all'11 giugno, è quello di mettere in mostra lo standard qualitativo dall'enologia regionale e di proporre i percorsi di un appropriato turismo enogastronomico. Un evento che vede la partecipazione del mondo dell'informazione, gli stessi sommelier calabresi, il mondo della ristorazione e della ricettività alberghiera e una selezionata schiera di invitati appartenenti al mondo della cultura, dell'imprenditoria e della politica. Il sindaco Gianni Speranza ha sottolineato che «la scelta di Lamezia per l'evento conferma l'impegno per la qualificazione e la valorizzazione dell'enologia locale. Lamezia si fregia, infatti», ha aggiunto Speranza, «della denominazione d'origine controllata, la Doc, e vanta vini straordinari e un ricco paniere di produzioni tipiche». Saranno tre giorni dedicati al buon vino, ma anche alla cultura e al territorio con le sue specifiche peculiarità. Protagonista assoluto dell'evento sarà comunque il vino calabrese: «Bianchi, rossi, rosati e passiti», ha detto il senatore Iovene, «che sempre più stanno guadagnando credibilità e considerazione anche fuori dai confini nazionali». Il presidente dei giornalisti, Giuseppe Soluri ha voluto sottolineare che «Wine day costituisce un'occasione importante di conoscenza e approfondimento dell'enogastronomia regionale che coi suoi vini e i suoi vigneti, oltre che col suo paniere di produzioni tipiche, rappresenta uno dei più interessanti giacimenti di eccellenze del Sud, non del tutto conosciute». L'assessore Nicola Adamo ha invece evidenziato che «è necessario che l'immagine dei vigneti calabresi si riposizioni nell'ambito dei percorsi enoturistici del sud. Il turismo del vino», ha aggiunto il vicepresidente della giunta regionale, «è un fenomeno che smuove flussi sempre più consistenti e la Calabria ha tutte le carte in regola per intercettarli, a patto che si sappia fare rete, scrollandosi di dosso vecchi complessi, accettando il confronto aperto con tutti e rilanciando la sfida del gusto, della qualità e della tradizione della nostra ospitalità». Adamo ha anche fatto un annuncio: «M'impegno fin d'ora a far diventare l'appuntamento del "Calabria Wine Days" di Lamezia un'iniziativa annuale, un evento destinato ad essere un punto di riferimento nel campo della valorizzazione delle terre del vino nel Mezzogiorno».


Si deve alla Calabria il termine Enotria, terra del vino, con cui gli antichi greci conoscevano l'Italia. Erano calabresi i vini che venivano offerti ai vincitori delle Olimpiadi che si svolgevano ogni quattro anni a Olimpia in Grecia. Nell'antico porto di Sibari veri e propri "enodotti" facilitavano il trasporto del vino che veniva caricato in anfore di terracotta ed esportato dai romani in tutto il mondo conosciuto di allora. Purtroppo, dopo le distruzioni provocate dalla fillossera sul finire del XIX secolo, poco resta di questo passato glorioso: molti vigneti sono scomparsi e non sono stati più reimpiantati, in parte anche a causa della massiccia emigrazione della popolazione avvenuta intorno agli anni cinquanta.Recentemente però si sta assistendo ad un ritorno alla viticoltura di qualità: sempre più numerosi sono i viticoltori che investendo nelle ottime potenzialità dei terreni e del clima calabro, privilegiando i vitigni tradizionali, stanno dando alla luce vini di eccellente fattura. Dominano il panorama vinicolo calabrese i vini rossi ottenuti nella grande maggioranza dal vitigno autoctono gaglioppo. L'esempio più rappresentativo è il Cirò, vino corposo e caldo, dal profumo delicato intensamente vinoso, che prende il nome dal paese omonimo nelle cui vicinanze si produce. I vini bianchi calabresi si ottengono invece in prevalenza da un altro vitigno autoctono: il greco bianco che dà il meglio di sé quando le uve vengono appassite al sole per dare origine a vini dolci dalla grande struttura alcolica

01 giugno, 2007

IGNORANZA CRASSA


Un dramma dei nostri tempi è la mancanza di voglia di approfondire, capire, conoscere,
per cui capita di leggere delle emerite stronzate anche in quotidiani che dovrebbero garantire una elevata qualità dei loro contenuti.
Un esempio è un articolo comparso oggi sul Corriere della Sera. Se l'autore si questo articolo si foss documentato non sarebbe incorso in un grave infortunio di dare evidenza ad un luogo comune
come avevamo spiegato tempo addietro l'espressione facite ammuina ha un significato ben diverso da quello che anche in questo caso si è voluto far passare.
Un infortunio grave evitabile se ci fosse ancora voglia di documentarsi.
da www.corriere.it
New York Times denuncia la crescita dei tempi improduttivi negli uffici
Usa: negli uffici si lavora troppo e male
Negli Usa sulla media di 45 ore di lavoro, 16 sono inutili. Molte aziende cambiano rotta: orari flessibili, conta il risultato
NEW YORK - Si lavora tanto e male negli uffici americani, ma il sospetto è che non si tratti solo di un problema delle aziende oltreoceano. Resta il fatto che in un lungo articolo il New York Times denuncia proprio come la perdita di tempo sia diventata una componente fissa nelle giornate lavorative della maggior parte delle persone.
LA PERDITA DI TEMPO - La media dei lavoratori americani spende in ufficio circa 45 ore alla settimana, anche se ci sono punte di 70 ma, secondo una ricerca di Microsoft, di queste «almeno 16 sono totalmente improduttive». Nella media degli impiegati a tempo pieno la resa migliore non si realizza prima delle 11 di mattina e non va oltre le quattro del pomeriggio. Il resto del tempo è quasi solo un presidio della posizione. Nel paese che guida il libero mercato il "facimme ammuina" resta un classico: si spostano un po' di carte da una scrivania all'altra e si tira sera. I MOTIVI - Se gli analisti concordano sul fatto che il tempo perso sul lavoro ci sia e sia tanto, le loro opinioni divergono invece sui modi con cui lo si perde: secondo alcuni l'emorragia di efficienza maggiore finisce nella rete di Internet, secondo altri nelle riunioni. Per lo studio di Microsoft, ad esempio, esiste una media di almeno 5-6 ore a settimana di riunioni nel mondo del lavoro e, secondo il 70% degli intervistati, sono ore totalmente inutili o quasi. Ma perché si perde tutto questo tempo? Secondo Bob Kustka, fondatore della Fusion Factor, società di consulenza per i manager il motivo è ovvio: «Più a lungo si lavora, più tempo si perde. Bisogna pensare ai lavoratori come se fossero degli sportivi: in tutte le attività atletiche ci sono pause, intervalli, momenti nei quali si devono recuperare le forze. E questo avviene anche negli uffici». Tenendo anche conto che non tutti hanno la tempra di Federer o di Gattuso.
LE SOLUZIONI - Quindi se lavorare per molto tempo significa quasi sempre lavorare anche molto male, la soluzione sembra semplice: lavorare meno e meglio. Alcune compagnie americane stanno prendendo proprio questa strada, che si è aperta dietro a un principio che suona come uno slogan: «Guarda quello che produco, non come lo produco». Nel quartier generale della società Best Buy, a Mineeapolis, per esempio, si è adottato un acronimo che è poi diventato di moda: il "Rowe", che in sostanza sta per «i risultati sono l'unico scopo del lavoro». Quindi, in pratica, basta orari fissi o gara a chi resta di più a presidiare la scrivania: liberi tutti, l'importante è fare e, se uno è veloce, meglio per lui: si riposi, ma a casa.
Stefano Rodi
facite ammuina