31 agosto, 2007

L'AMORE TOTALE DI NATINA PIZZI



Pubblicato su Calabria Ora del 01/09/2007

Presentato a Condofuri il nuovo libro della Poetessa Natina Pizzi a Condofuri, in una serata organizzata dalla Fidapa- sezione di Melito di Porto Salvo presieduta da Gioia Naimo.

Un luogo dal nome poetico, “L’isola che non c’è”, in riva al mare ha visto articolarsi una serata magica tra le poesie piene di pathos della Pizzi, i canti grecanici della bravissima Maria Natalia Iriti,e la gioiosa partecipazione del gruppo “I folklorini di Condofuri” guidati dai maestri Lele Tringali e Franconeri Anna.

“Il titolo del libro è Afrodite”-spiega la poetessa Natina Pizzi “- poichè si tratta di una raccolta di 101 poesie di amore e il nome della dea greca dell’amore e della bellezza, esprime appieno il contenuto di ognuna di esse.Il libro è nato in pochissimo tempo nel quale ho scritto moltissime poesie. Estrapolando da esse quelle d’amore mi sono accorta che tutte avevano una stretta attinenza con la mitologia greca . alcune in maniera diretta in altre in senso metaforico”

“Quindi dall’analisi del contenuto di ogni poesia”- continua la poetessa”- ho dato il titolo ad ognuna di esse. Filo conduttore è l’amore .passionale, e quindi sofferto, poichè non si ha alcuna sicurezza in questa situazione e quindi si rimane sempre in uno stato di perenne precarietà. Un amore sofferto, ma non tragico, poichè c’è sempre in ognuno di noi l’ accettazione una realtà ben precisa: l’ amore sfuggente che non si fa mai prendere appienoL’amore quindi come catarsi dell’ umanità e fine ultimo cui anelare per elevarsi dallo stato terreno ed dare un senso alla propria esistenza. “Indubbiamente-“ conclude Natina Pizzi – “ ha pesato molto nella produzione di queste poesie le radici greche del luogo in cui ho vissuto, ma esso ha rappresentato solo l’ incipit verso un percorso che ho riempito con il mio vissuto e la mia anima”

30 agosto, 2007

TOM CRUISE...KATIE HOLMES E...ELISA ROVIDA.!!!...



Cantante Jazz tra le più belle e intense del nostro Paese,Elisa Rovida,ha cantato alle nozze dell’ anno tra Tom Cruise e Katie Holmes.
“ E’ stata un’esperienza surreale”- racconta Elisa “- poichè solo tre giorni prima dell’evento ho avuto la conferma ufficiale. Gli sposi avevano chiesto un repertorio Jazz, poichè gli americani amano ballare le loro musiche ai matrimoni, e cosi sono stata scelta io. Alla fine dell’esibizione la famiglia di Tom Cruise e Jennifer Lopez si sono complimentati con me.Il massimo è stato quando Jim Carrey si è messo a fotografarmi”.
Dopo l’esibizione al matrimonio dell’anno, Elisa, ha tenuto molti concerti. Il suo obiettivo per l’anno prossimo è la realizzazione del progetto di rivedere in chiave jazz, le più note canzoni italiana, ed esibirsi nei teatri più importanti d’Italia e realizzare un campus di studio per chi intende abbracciare la professione di cantante, da realizzarsi possibilmente in Calabria..
Lo scorso anno ha autoprodotto un suo cd, ordinabile solo su internet al sito www.elisarovida.com, dove si possono scaricare, anche, canzoni inedite e esibizioni live della cantante.
“In Calabria vengo da otto anni. “- racconta Elisa Rovida “- Questa terra l’amo perchè ha la capacità di rigenerare la persona, regalando emozioni che in altri posti non si riescono più a provare. Amo il mare, specie all’alba e al tramonto, momenti maliconici , in cui, più di altri si ha percezione dello scorrere del tempo. Dall’ anno scorso ho un motivo in più per venirci perchè il mio ragazzo Daniele Zobetti, che è anche il mio manager, è di Montebello Ionico, per cui il legame con la vostra terra diventa ogni giorno più forte”

29 agosto, 2007

VELTRONI IN CALABRIA.....EMBE'?


Ieri Walter Veltroni ha fatto una scampagnata in Calabria.Nella vita del calabrese medio questo evento è riducibile al rango di gita del solito capopopolo venuto a parlare al suo gregge. Cosa volete che capisca del significato profondo della situazione atttuale della Calabria chiunque venga da Roma, una mezza giornata? Specie se i suoi referenti sono coloro ai quali Prodi disse poco prima delle elezioni, che non hanno fatto per niente il loro dovere dato che a Roma i problemi della Calabria sono degli illustri sconosciuti.
Queste comparsate servono solo a illuminare i volti del sottobosco politico, i quali estasiati scoltano e applaudono senza porre in dubbio le certeze del conferenziere di turno venuto a leggere il tema che altri hanno scritto.
In cerca di pubblicità o meno Storace a San Luca è andato, e qualcosa ha detto. Nessun altro ha avuto uguale sensibilità.
Niente di nuovo sotto i ponti, che si chiamino Veltroni o Prodi il risultato sempre uguale è.
In una foto del sottobosco plauidente c'era la "pasionaria de noatri" e il "velino" dell' antimafia militante. Come dire apartitici e apolitici!

BRUCE SPRINGSTEEN

28 agosto, 2007

EGOISMI


Sono sempre stranito quando vedo l'egoismo più becero delle persone. Pensare solo per se, ridurre il proprio spazio vitale a se stessi è la negazione stessa dell'essere umano. Penso che una persona debba avere un ruolo nello spazio in cui interagisce e andare oltre dal circolo vizioso del quotidiano replicato all'infinito. Occorre interessarsi di qualcosa d'altro, alzare lo sguardo oltre il proprio naso, con curiosità, partecipazione.
Cosi intendo io la vita. Ogni incontro è per me importantissimo poichè sono pronto a carpire il meglio di una persona e farla mia. Morire e rinascere ogni giorno. Guardare tutto con occhi nuovi.
Mi fanno sorridere coloro che ostentano il proprio essere giorno dopo giorno, che fanno paragoni con i grandi del passato, che si mettono sempre in posa nelle foto. Sono poveracci in cerca di una identità , di un perchè, di un senso al loro vivere.
Il senso della vita è in ognuno di noi, occorre vedere se si ha la voglia o il coraggio di cercarlo. E' sconvolgente mettere in gioco le proprie certezze e nutrirsi del dubbio, ma è l' unica via per essere QUALCUNO e lasciare uan impronta.
LA differenza tra i grandi e i simil replicanti è che i primi hanno un anima. Gli altri possono sforzarsi , ma non saranno mai originali, non incideranno mai nella realtà, per quanto passino il tempo ad incensarsi e a lodarsi.
Meno uno parla dei propri meriti, più è qualcuno che ha qualcosa da dire.

26 agosto, 2007

CULTURA GRECANICA- TESORO DA PRESERVARE E VALORIZZARE



Articolo di Calabria Ora del 30/08/2007

In una magica serata di fine estate nel suggestivo contesto di Gallicianò, frazione di Condofuri è stato presentato il progetto “La cultura della minoranza etnico-linguistica dell’ Area Grecanica Reggina”.
“Il progetto, , ha subito nel suo iter procedurale un notevole ridimensionamento economico” spiega il suo ideatore l’ assessore alla comunità montana Capo Sud Francesco Manglaviti”- per questo, affermo che si tratta di un primo tentativo ,di recupero e valorizzazione delle tradizioni popolari grecaniche su alcune sue importanti e specifiche “tematiche”, quali l’artigianato, gli antichi mestieri, il costume, le tradizioni, la musica, la danza, il canto, la poesia, la letteratura e la religion, attraverso la realizzazione di “laboratori”, localizzati proprio nei luoghi dove inizialmente esistevano, quali ad esempio: - la lavorazione del ferro e della ceramica a Roccaforte del Greco, - la lavorazione e la tessitura della “ginestra” a Gallicianò,- la costruzione di antichi strumenti musicali, a fiato, come la zampogna, a Roghudi, eccetera-



“La Vallata dell’Amendolea ha,”- continua Manglaviti “- per la sua orografia e la sua storia, lo stesso valore di un “distretto culturale”, dove, però, non ci sono solo pietre, ma anche profumi, musiche e voci. In particolare, la lingua grecanica:popolare, senza nulla di scritto, la cui oralità è una “testimonianza” culturale da fermare nel tempo, per le future generazioni. Per tale scopo sono deleteri le divisioni e le conflittualità che molto spesso si registrano tra chi si occupa di cultura grecanica. Solo il lavoro in sinergia può permettere di realizzare il risultato di mantenere e rilanciare la nostra cultura popolare”.
Il progetto è stato curato dalla dottoressa Grazia Gioè ed è stato realizzato grazia alla collaborazione dei comuni dell’ area , ad eccezione di Bova e Bova Marina, l’ assessorato alla pubblica istruzione della provincia di Reggio Calabria e la Comunitò Montana Capo Sud.
La serata di presentazione, organizzata dallo stesso Manglaviti, ha visto l’esibizione di grandi poeti locali sia in vernacolo che in Grecanico,la presenza dell’ Assessore regionale al lavoro Antonino De Gaetano e della Vicepresidente del Consiglio della Provincia di Reggio Calabria Annunziata Tripodi e della maggior parte dei sindaci dei comuni interessati al progetto.

25 agosto, 2007

ALICe SBARCA A CONDOFURI



Articolo pubblicato su Calabria Ora del 28/08/2007

L’associazione italiana per la lotta all’ictus cerebrale ONLUS(ALICe) ha organizzato una giornata di sensibilizzazione al tema in riva al mare, grazie alla collaborazione del locale “Sole Nero”.
La dottoressa Antonia Nucera, della Stroke Unit dell’Arcispedale Santa Nuova di Reggio Emilia che presiede la sezione dell’ Emilia Romagna dell’associazione, è nativa di Condofuri e spiega il senso della iniziativa.
“Due casi di ictus su tre potrebbero essere evitati se la prevenzione e le cure fossero praticate in modo adeguato. Lo scopo dell’associazione è, prima di tutto, divulgare tutte le informazioni utili a riconoscere tempestivamente le manifestazioni della malattia e le condizioni che la favoriscono, a tal proposito invito a visitare il sito http://www.aliceitalia.org/. per riconoscere i sintomi della malattia. Altro punto che sta a cuore all’associazione è la realizzazione centri specializzati, ovunque nella cura dell’ictus cerebrale”.
“A tal proposito la mia esperienza”- continua la dottoressa Nucera “- mi fa dire che, mentre in alcune regioni , come l’ Emilia Romagna, si è all’avanguardia in questo campo, in altre , come la Calabria,siamo all’anno zero. Eppure l’applicazione di questi programmi farebbe risparmiare immense somme di denaro”..
“Si lavora per una presenza stabile dell’associazione a Condofuri.” conclude Antonia Nucera
La giornata di sensibilizzazione ha avuto un ottimo successo, nonostante la scarsa pubblicità che l’ha preceduta: 96 persone hanno eseguito lo screening per il rischio cardio-vascolare e cerebrale, attraverso il controllo dei livelli di glicemia, colesterolo e pressione arteriosa. e sono stati eseguiti 75 Doppler TSA con riscontro di 3 stenosi carotidee critiche
L' iniziativa è stata resa possibile dalla collaborazione di : Nucera Gabriella, Gabriella Torre , Micheletta Lorenzo, Pasquale Paone.e dalla sensibilità del Sig. Nuccio La Rosa responsabile d’area per la regione Calabria della Ditta ESAOTE ,leader nel campo degli Ecografi, il quale ha permesso l’utilizzo della macchina per il doppler, per l’intera giornata

LA CENSURA E' SEMPRE STUPIDA



"La prosa giornalistica è esplicita e precisa, con la tendenza ad escludere, per quanto possibile, qualsiasi espressione di tipo gergale. Di norma, i giornalisti impiegano sempre la più breve fra diverse parole equivalenti. Forniscono aneddoti, esempi e metafore, impiegando raramente generalizzazioni senza colore o idee astratte. Inoltre, spesso evitano di utilizzare la stessa parola più volte nel medesimo paragrafo (in inglese echo). Ancora più importante, usano un linguaggio imparziale, scevro di giudizi personali. I giornalisti infatti giudicano i termini di parte e le opinioni non dichiarate come espressioni da editoriale o "fallimenti di obiettività".
E' la definizione presente su wikipedia del linguaggio giornalistico.
L' ho postata come commento ad una serie di post che un sedicente giornalista continua a sfornare su un sito che, da poco, si è affacciato sulla scena, che, a mio giudizio, sono l' esatto contrario di quello che un pezzo giornalistico deve essere.
In una aula scolastica sarebbero presi come esempi da evitare, il peggio, da tenere come parametro negativo da evitare per essere un buon professionista del settore.
Quel commento non è stato passato.
Allora se ti lodi, se passi il massimo del tempo a incensarti e ti sottrai al confronto, non sarai mai autorevole.
E' sottile la differenza tra l' arte e la spazzatura.
Fondamentale è lo spirito con cui fai qualcosa, se questo è marcio , tutto quello che farai e produrrai sarà una conseguena di questo.
Non avevo mai subito censure a parte un contesto stupido. Averne subito una solo perchè in un mio commento riportavo la definizione di linguaggio giornalistico a margine di un articolo di un sedicente giornalista è l' essenza della stupidità.
Se uno si definisce giornalista e scrive in un modo che è la negazione stessa del linguaggio e dello stile che deve avere uno che si qualifica come tale, allora o è un millantatore o , più semplicemente, un megalomane che non ha ben le idee chiare sulle definizioni e i ruoli.
Se la Calabria è nella situazione disastrosa attuale è , anche, e, sopratutto, a mio giudizio perchè il mondo dell' informazione calabrese è stato popolato da "scarpari" che invece di fornire alla popolazione gli strumenti per permettergli di formarsi una opinione su ciò che accadeva, ha continuato a prostituirsi concettualmente per confezionare "spot" a favore del politicante di turno che giunto al potere ha sistemato, solo ed esclusivamente, i suoi affari. In ogni comune calabrese non mancano gli esempi sia degli uni, sia degli altri.

22 agosto, 2007

IL RITORNO DEL BOSS


La notizia del'l uscita di ogni nuovo album del Bosso è davvero emozionante.
Nuovo lavoro discografico per Bruce Springsteen. Undici nuove tracce registrate in due mesi ad Atlanta con la storica E Street Band andranno a comporre l’album Magic che uscirà in tutto il mondo il prossimo 2 ottobre. John Landau, suo manager da sempre nonchè talent scout, anticipa: «Magic è un disco con un rock ad alta energia , incredibilmente ben suonato da Bruce e dalla E Street Band. E’ di grande intrattenimento ma, come sempre, ha anche tanto da dire»

Tour mondiale per il Boss subito dopo l’uscita del disco. Ancora non sono state rese pubbliche le date, ma la tappa italiana è assicurata. Magic segna il ritorno dell’artista all’originario rock’n'roll, dopo l’esperienza acustica di Devils and Dust e la parentesi folk di Seger Session e la reunion con il vecchio gruppo con cui l’ultima collaborazione risale al 2002 per la realizzazione di The Rising, lavoro ispirato alla tragedia dell’11 settembre. La E Street band lo accompagnerà anche nella tournée, insieme alla moglie Patti Scialfa e alla violinista Soozie Tyrell. Magic, di cui Springsteen parlava già da un anno, è il suo quindicesimo album ed è stato prodotto da Brendan O’Brien.

Ecco i titoli: 1. Radio Nowhere 2. You’ll Be Comin’ Down 3. Livin’ in the Future 4. Your Own Worst Enemy 5. Gypsy Biker 6. Girls in Their Summer Clothes 7. I’ll Work for Your Love 8. Magic 9. Last to Die 10. Long Walk Home 11. Devil’s Arcade.

21 agosto, 2007

COERENZA...COSA E'?


A volte pensi di essere in una realtà alternativa, nella quale tutto va al contrario della logica. Per me un fondamentale metro di misura del valore di una persona è la coerenza tra le sue parole e i suoi comportamenti.
Tanto più c'è congruenza tra gli uni e gli altri, tanto più una persona gode del mio rispetto e della mia stima.
Nella mia esperienza di vita quotidiana trovare questo tipo di persone è cosa molto rara.
Recentemente ho avuto un altro esempio in una persona che dispensa consigli di vita, proclama una purezza di valori e ideali, la quale per un pugno di euro ha smentito tutto il suo parlare nei confronti di certe persone e certe situazioni.
Il mistero si infittisce!
Gente che ti calpesta e ti insulta e della quale dici tutto il male possibile, si presenta e ti compra?
Per me è inconcepibile, ma, come si dice, il mondo è bello perchè è vario.
Grandi esempi di questo tipo si trovano nella cosiddetta "antimafia danzante e militante", in genere si tratta di persone di sinistra, tra i 45 e i 55 anni, che hanno fatto tutte le lotte giovanili, invidiose dei loro coetanei che, furbi, hanno smesso i panni dei rivoluzionari per sedersi su comode persone. Costoro proclamano grandi valori, prendono dei morti e ne fanno delle icone celpestandone la storia e la memoria e si inventano la favola che cantando, saltando e facendo parate si sconfiggono le Mafie.
Sono solo mercenari in cerca, o di soldi, o di un curriculum di lotta che gli possa venir utile per saltare su qualche poltrona.

20 agosto, 2007

QUOQUE TU WALTER...?



Eccezionale articolo di Paolo Pollichieni, su Calabria Ora di ieri 19 agosto 2007 a commento della proposta di Walter Veltroni di cambiare le regole di assegnazione degli appalti pubblici come strumento più efficace di contrasto della 'ndrangheta.
Le proposte per rendere , da subito, la lotta alle mafie non mancano e sarebbero di facile introduzione nell' ordinamento giuridico italiano, sottolinea Pollichieni
In particolare mi fa pensare il fatto che da una parte si tagliano i fondi agli organi che devono svolgere l'azione di contrasto allo strapotere delle mafie, e dall' altro aumenta il numero delle associazioni antimafia, le quali , in genere, prendono un morto più o meno importante e cominciano ad operare producendo l' antimafia danzante e militante di cui parla Pollichieni, la quale serve solo a sperperare denaro essendo di assoluta inutilità.


Forse sarebbe il caso che qualcuno a Walter Veltroni spiegasse un pò di cose prima di farlo straparlare di appalti e 'ndrangheta.
La prima cosa che gli si dovrebbe ricordare, in parte lo ha fatto il suo compagno di partito Marco Minniti, è che in Calabria la stazione unica degli appalti è gia iniziativa di legge (per iniziativa del tanto vituperato, in parte meritatamente, Consiglio regionale); che le amministrazioni locali possono già da oggi chiedere alle prefetture la gestione delle gare d'appalto e che nel territorio della Provincia di Crotone la centrale unica degli appalti è realtà da oltre un anno, anche se l' unico ente a non aderirvi è stata l' Azienda sanitaria locale; che l' azienda Ospedaliera di Reggio ha già girato alla Prefettura gare d'appalto per quasi cento milioni di euro.
Si è in ritardo, invece, nel dare vita alla centrale unica degli acquisti che dovrebbe impedire le mazzette nel settore della sanità pubblica, dove un presidio sanitario continua a costare un prezzo diverso a seconda dell' Asl o dell' ospedale che lo compra.Ma di questo ritardo magari Walter potrà chiedere spiegazioneall'assessore alla Sanità della Regione Calabria(Doris Lo MOro sua collega di partito).
Resta il fatto che dei trentacinque miliardi di Euro(pari al 3.5% del Pil ed al 18% della ricchezza prodotta in Calabria) che la ndrangheta fattura ogni anno, solo poche centinaia di milioni arrivano dagli appalti pubblici mentre il grosso è assicurato dal racket e, sopratutto, dal controllo dei traffici internazionali della droga.
E resta il fatto che a San Luca di appalti pubblici non se ne vedono da anni e men che meno a Platì e ad Africo.
Insomma non è per il controllo degli appalti che si sta sparando in Calabria e non è per la gestione delle opere pubbliche che i sicari sono andati in trasferta fino a Duisburg per firmare il massacro di Ferragosto.
Alla ndrangheta gli appalti servono solo nella misura in cui possono accrescerne e ribadire il controllo del territorio, la selezione del mercato del lavoro, il rapporto con la politica locale. Non è poco, certo, ma lo scopo sociale della 'ndrangheta , ormai dalla stagione del doposequestri ad oggi, è diventatoil controllo internazionale del narcotraffico e , attraverso esso, il reinvestimento nella gestione dell' economia illecita e di quella legalizzabile.
Ed è proprio in questo settore che è stata abbassata pericolosamente la guardia negli ultimi lustri.
Lo si è fatto con una legislazione premiale ed a senso unico: lo si è fatto con la riduzione degli investimenti nel settore delle investigazioni; lo si è fatto con lo scudo fiscale e con le politiche del condono; lo si è fatto con gli imperdonabili ritardi che caratterizzano l' adesione italiana alle norme internazionali di contrasto del narcotraffico.
Eppure su questo terreno da Veltroni non arriva una indicazione, un impegno, un'assunzione di responsabilità.
Facciamo giusto un esempio: in queste ore del dopo Duisberg assistiamo al rimpallo di responsabilità tra le autorità di governo italiane e quelle tedesche, Gli italiani rimproverano : vi avevamo avvertiti ma non avete fatto nulla per agevolare le nostre indagini.I tedeschi replicano: le norme che consentono ai magistrati diel vostro paese di intervenire sui beni esteri di proprietà di organizzazioni criminali italiane, il vostro Governo le ha ratificate solo nel 2006 ma erano state predisposte sin dal 2000 al termine del vertice mondiale di Palermo organizzato dall'Onu per la lotta al narcotraffico.
Ed è proprio vero:il Parlamento italiano ha impiegato cinque anni per ratificare le norme che aveva contribuito a scrivere nel vertice mondiale di Palermo.
Se quelle norme fossero state attivate per tempo il rapporto dei carabinieri del Ros, che ha censitosessantaquattro investimenti immobiliari delle cosche di San Luca in Sassonia, non avrebbe conosciuto l'archiviazione alla quale, invece, è dovuto soccombere nel 2005.
Di più: il centrosinistra è alla guida del Paese da tredici mesi, ma la legislazione premiale voluta dal Governo Berlusconi è rimasta inalterata.Basterebbe, invocano i magistrati, escludere dal patteggiamento allargato e dai riti alternativi i reati di mafia. Ed invece il dibattito politico, dopo la stagione dell' indulto senza amnistia, si balocca sulla possibilità di escludere dal codice la pena dell' ergastolo.A sentire Veltroni c'è il rischio di cadere nel trappolone, non sgradito a certa magistratura che preferisce bersagliare gli amministratori locali piuttosto che rischiare di finire nel mirino della 'ndrangheta dei kalashnikov e che vorrebbe indicare la politica locale l' unico sostegno della 'ndrangheta.
NOn è così.Purtroppo non è così.
Alla politica locale spetta il non facile lavoro di disinquinamento dei suoi circuiti. Spetta il rifiuto del voto di scambio e la messa al bando di quelle figure "simpatiche" alle cosche. Ma alla holding criminale che la 'ndrangheta rappresenta proprio per le sue accertate dimensioni trasnazionali, è lo Stato in quanto tale che deve portare l' attacco.
E lo deve fare anzitutto fornendo alla magistratura ed alla polizia giudiziaria le risorse necesssarie.
Lo sa Walter Weltroni che nel dicembre scorso ai settori della polizia giudiziaria che indagavano sull' omicidio Fortugno è stato tagliato del 50% il budget per il lavoro straordinario?
E a conoscenza Walter Weltroni del fatto che il Comando generale dei carabinieri è stato costretto a diffondere una circolare con la quale abbatte del 30% le spese per il pattugliamento del territorio in modo da risparmiare sulla benzina e sulle macchine? Perchè non chiede al prefetto Luigi De Sena, frettolosamente richiamato a Roma, di quando ha dovuto anticipare carte, fotocopiatori e personale alla Procura distrettuale per consentire che venissero stampati ordini di cattura rimasti in sospeso per mancanza di soldi?
Non cene voglia, il probabile futuro leader del Partito Democratico, che del resto ha tutta la nostra simpatia ed anche un bel pezzo della residua fiducia rimastaci, ma come calabresi siamo stanchi di slogan, aneddoti e analisi superficiali.
Ed anche sul fronte dell'antimafia danzante e militante apra bene gli occhi il buon Walter. In queste giornate terribili i presenzialisti di ieri sono rintanati in casa.
Eppoi come non trarre insegnamento da quelle inercettazioni rubate all'assessore Campanella del comune di Villabate che riceveva dal suo "capomandamento" l' invito ad organizzarla, ogni tanto, "una bella manifestazione antimafia".

18 agosto, 2007

LE SOLITE STUPIDE SOTTOVALUTAZIONI ISTITUZIONALI




di

PAOLO POLLICHIENI (direttore di CALABRIA ORA)

da Calabriaora del 17 agosto 2007

Le faide in Calabria hanno sempre una parvenza banale ma nascondono, sempre, uno scontro per la supremazia mafiosa capace di tramandarsi di generazione in generazione fino alla totale estinzione del clan rivale.
La stessa ‘ndrangheta, che da sempre ama il basso profilo a tutela dell’alto potere esercitato, ha sempre “aiutato” una lettura minimale delle faide, in questo soccorsa da un certo modo di fare giornalismo, più vicino alla soap opera che alla realtà criminale rappresentata dalla mafia calabrese.
E magari è anche vero che all’origine c’è una “ragazzata”, ma il fuoco covava già da tempo sotto le ceneri ed è stupido attardarsi sul fatto scatenante perdendo di vista le ragioni pregresse dello scontro armato.
Una “ragazzata”, dissero all’indomani di quel tragico carnevale del 1991: un lancio di uova marce tra gruppi di giovinastri avvinazzati. Ma, poche ore dopo, alle uova seguirono i kalashnikov un “botta e risposta” che lasciò sul terreno due morti ed altrettanti feriti.
Inizia così la faida di San Luca.
Iniziò pressocchè allo stesso modo quella di Ciminà (un quarantina di morti negli anni Settanta). Tutto partì da un capretto rubato dall’ovile sbagliato. Ed è un mezzo bicchiere di vino che accese la miccia allo scontro tra i Facchineri ed i Raso-Albanese nella faida di Cittanova (i morti furono oltre cento e dopo trent’anni ancora c’è chi teme che lo scontro non si sia definitivamente concluso.
Un furto di fucili in casa di un boss della famiglia Commisso, invece, aprì la faida di Siderno tra i Costa ed i Commisso, ed anche lì la cronaca di questi giorni ammonisce che lo scontro è tutt’altro che concluso. Ad Africo-Motticella, invece, fu un sequestro non autorizzato a far scender in campo i Palamara-Scriva contro i Morabito-Gligora. Oltre sessanta morti ammazzati ed ancora non può scriversi la parola fine.
Una camionata di sigarette, invece, era all’origine della “strage di piazza Marcato”, a Locri, che nel 1967 diede origine alla faida tra i Cordì ed i Cataldo: trent’anni più tardi lo scontro resta attuale.
In verità le faide non hanno nulla di etnico: sono “semplicemente” lo strumento attraverso il quale avviene la selezione della classe dirigente della ‘ndrangheta.
Le faide sono anche il prezzo che l’organizzazione mafiosa calabrese paga sull’altare della sua “orizzontalità”. Non c’è una struttura verticistica e piramidale come per Cosa Nostra siciliana. Qui contano i patti federativi tra le cosche ma a casa sua ogni ‘ndrina è autonoma. E quando una faida locale degenera e coinvolge altre famiglie di altri locali ecco che si passa alla “guerra di mafia” ed in riva allo Stretto ne sono state combattute tre in questo dopoguerra. L’ultima, quella tra Destefaniani e Condelliani ha contato oltre settecento morti ammazzati e si è conclusa davanti ad un cadavere eccellente, quello del procuratore generale della Cassazione Antonino Scopelliti.
E’ questa la brutale verità sulle faide di ‘ndrangheta. Attorno alle quali, purtroppo, spesso trionfano le inesattezze ed il dilettantismo istituzionale.
Quante corbellerie sono state dette e scritte in queste ore che seguono la faida di Duisburg. Una fra tutte viene sottoscritta da vertici istituzionali e giudiziari uniti nel sostenere che “è la prima volta in assoluto che una faida si consuma fuori dai confini della Calabria e fuori dai confini nazionali”.
Rileggessero i polverosi archivi prima di avventurarsi in simili siocchezze: il più abile dei killer della famiglia Commisso (Vincenzo Napoli) venne ucciso a Toronto (Canada) e sempre in Canada venne ucciso uno dei fratelli Costa. Sicari in trasferta a Perugia per ammazzare uno dei Facchineri mentre è a Milano che trovano la morte due affiliati al clan Gligora di Botticella. E citiamo solo alcuni casi e forse neppure i più eclatanti.
E’ per questo che viene da restare allibiti davanti ai proclami di queste ore secondo le quali è con Duisburg che la ‘ndrangheta avrebbe effettuato un “salto di qualità”. Quasi che le sanguinose cronache degli ultimi trent’anni; i centotredici sequestri di persona portati a compimento in ogni parte d’Italia ed anche all’estero (Paul Getty III); i traffici di diamanti intrattenuti con i libici di Gheddafi; la partecipazione (mai esplorata compiutamente) al sequestro di Aldo Moro; il controllo di grandi opere di livello europeo (come il traforo del Frejus); il ruolo esercitato nello smaltimento clandestino di rifiuti nucleari e via dicendo fossero noccioline.
Se solo si provasse, tra una intervista e l’altra, a dare un’occhiata alle requisitorie di pubblici ministeri di ieri e di oggi si scoprirebbe che è da almeno cinque lustri che puntualmente la ‘ndrangheta compie un salto di qualità al giorno senza che nessuno, a Roma, se ne preoccupi più di tanto.
Quando a Locri c’era ancora la Procura della Repubblica, ad esempio, capitò che i principi Pontello, la migliore aristocrazia fiorentina, finirono in manette perché riciclavano soldi dei clan platiesi sull’asse Australia-Italia. Se si rileggessero i rapporti che dall’Australia inviava (anni Ottanta) l’allora commissario Nicola Calidari, scoprirebbero che si scriveva di come la ‘ndrangheta di Platì avesse decretato ed eseguito l’eliminazione del capo della polizia di Griffith e di un parlamentare australiano che presiedeva la commissione sul narcotraffico.
Cari predicatori del nulla, se andate all’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo (“Nelle mani giuste”, saldamente in testa alla classifica della narrativa italiana) troverete che si parla del Siderno Group, come dell’organizzazione che oltre oceano tira le fila degli accordi transoceanici tra massoneria- servizi segreti deviati e narcotraffico. Se poi vi prendete la briga di dare un’occhiata alle richieste firmate dai pubblici ministeri di Catanzaro (Salvatore Curcio) e di Reggio Calabria (Nicola Gratteri) sul narcotraffico, troverete che i vertici del crimine mondiale si inchinano davanti alla supremazia degli Strangio e dei Pelle, dei Mancuso e dei Palamara, dei Trimboli e dei Violi.
Ma tutta questa “letteratura” non trova evidentemente spazio tra i vertici istituzionali del nostro Paese. I sei ammazzati di Duisburg, invece, costringono a fare i conti con la realtà transnazionale della ‘ndrangheta e spingono ad ammettere che questa “ha fatto un salto di qualità”.
Come dire che se i sicari in trasferta non avessero firmato quella strage tutto il quotidiano grido d’allarme degli inquirenti calabresi non era stato sufficiente a squarciare il tranquillizzante velo che copre le gesta della ‘ndrangheta.
Ben per questo i capibastone hanno sempre preferito il basso profilo. Ben per questo le faide vengono dipinte come scontri tra famiglie per futili motivi. Dovute più alla rozzezza degli uomini che non agli interessi transnazionali del casato.
Davanti a questa sconfortante realtà non sappiamo se invocare la protezione del Padreterno più dalle gesta della ‘ndrangheta o dalle criminali sottovalutazioni dello Stato.

16 agosto, 2007

SISDE: LA NDRANGHETA SI ESPANDE IN EUROPA



E' auspicabile che si cominci a pensare di prendere i provvedimenti adeguati alla natura del fenomeno in questione



da  www.repubblica.it


ROMA - "La 'ndrangheta si conferma l'attore criminale più competitivo e quello in grado di esprimere le maggiori potenzialità eversive ed è ramificata nei Paesi centrali dell'Europa: Germania, Olanda, Francia e Belgio". E' il rapporto del Sisde, nella relazione presentata al Governo ai primi di agosto, rilanciato dall'agenzia AGI. "Il modello orizzontale - scrivono i nostri 007 - che prevede la piena autonomia delle cosche nei territori di rispettiva competenza, accresce le opportunità di penetrazione del tessuto socio-economico di riferimento, causando simultaneamente anche tensioni tra leader concorrenti nella stessa area".

Le ramificazioni all'estero. "Le aggregazioni calabresi tendono a concentrarsi dove l'emigrazione è più cospicua e radicata, così da conservare la propria forza intimidatoria per penetrare il locale tessuto economico e finanziario. Consistenti risultano le presenze in Germania, Francia, Belgio, Olanda, nei Balcani (ove vantano solidi rapporti con la criminalità locale, in particolare albanese) e nell'Est europeo, nonchè in Sud America, in ragione di consolidate relazioni con i gruppi produttori e trafficanti di cocaina".

Le faide fra i clan. "Nel capoluogo reggino il profilo strategico delle cosche egemoni induce a superare le ricorrenti occasioni di attrito per non compromettere la conduzione degli affari illegali. Quando invece alcuni clan non riescono a condividere il territorio secondo stabili regole spartitorie, si ripropongono situazioni di crisi dagli incerti sviluppi".

Comunque la nostra intelligence è sicura della supremazia dell'ndrangheta nella Criminalità Organizzata: "Il panorama informativo continua a registrare l'incontrastato protagonismo della 'ndrangheta nel mercato degli stupefacenti, i suoi consolidati rapporti con le organizzazioni sudamericane e turche per l'approvvigionamento, rispettivamente, di cocaina ed eroina, nonchè i contatti con sodalizi stranieri, specie albanesi e nordafricani, che gestiscono piazze di spaccio nel Nord Italia".

"Nelle regioni settentrionali - scrive il Sisde - queste sinergie per la gestione del traffico si accompagnano, talvolta, ad accese e violente competizioni.
Tuttavia proprio nelle sue espressioni di minore visibilità e impatto mediatico la minaccia criminale assume sino in fondo la sua valenza eversiva, perché, al riparo da allarmi sociali, il sistema di potere mafioso tenta d'infiltrarsi e consolidare silenziosamente il suo dominio territoriale e sociale".

Gli affari della 'ndrangheta. Le proiezioni imprenditoriali/collusive della 'ndrangheta "riguardano principalmente i settori: dei lavori stradali, soprattutto quelli di ammodernamento dell'A3 (Salerno-Reggio Calabria), della SS.106 (Jonica) e della SS.182 (Trasversale delle Serre); sanitario, dove i forti interessi non si manifestano solo nel semplice condizionamento degli appalti relativi a specifici servizi, forniture o prestazioni, ma puntano ad un'infiltrazione/occupazione delle strutture amministrative per un intervento diretto e gestionale; turistico-alberghiero, che costituisce un utile ambito per riciclare proventi illeciti; agro-alimentare, rispetto al quale viene segnalato il crescente interesse verso i più produttivi mercati del Centro-Nord".

Al Nord. "In Lombardia e in Piemonte, in molti casi i poli logistici di servizio", deputati inizialmente al narcotraffico, "si sono progressivamente strutturati riproducendo le dinamiche pervasive della regione d'origine".

"Il fenomeno è testimoniato, tra l'altro, da un'operazione condotta nel Milanese il 26 marzo con il contributo informativo del Sisde, che ha portato all'arresto di dieci persone appartenenti a due organizzazioni criminali contrapposte di matrice calabrese e siciliana, ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione, porto illegale di armi da guerra e ricettazione".

Significativa "anche l'operazione condotta il 3 maggio a Milano dalla Polizia di Stato, in collaborazione con l'Interpol, che ha portato all'arresto di 20 persone appartenenti ad un'organizzazione, legata a cosche del Reggino, responsabile di reati che vanno dall'estorsione al traffico internazionale di droga. Nella circostanza sono stati sequestrati 250 chili di cocaina proveniente dal Sud America attraverso il Senegal".

15 agosto, 2007

37^ SAGRA DEL POLPO: MOLA SI PREPARA ALL'ASSALTO DEI TURISTI PER L'EVENTO CLOU DELL'ESTATE



Anche quest'anno novità ed ospiti d'eccezione: i ragazzi di Amici, Radionorba Battiti Live e gli artisti di Zelig
37° compleanno per la Sagra del Polpo, che ricalca la nuova formula sperimentata con successo lo scorso anno: tre giorni per gustare le prelibatezze del mare molese, per ascoltare buona musica, per stare insieme in allegria scoprendo la magia del mare. "L'immagine e l'economia molese sono da sempre legate al mare - dice Il Vicesindaco Pino De Silvio - mare come fonte di vita, colonna portante dell'economia, risorsa da amare e preservare. Non c'è da meravigliarsi dunque se l'evento clou dell'estate molese è proprio l'omaggio che la cittadina rende a questa preziosa risorsa". "Sicuramente c'è tanto ancora da fare per creare le condizioni ottimali per un corretto e proficuo utilizzo delle risorse del mare -dice il Sindaco, l'Arch. Nico Berlen - ma con l'impegno e la collaborazione di tutti i soggetti interessati in una strategia di crescita e di sostenibilità, senza dubbio riusciremo ad ottenere dei sostanziali passi in avanti". Anche quest'anno attesi a Mola turisti e curiosi non solo dai paesi limitrofi, ma anche dall'estero: in tanti infatti scelgono di tornare al loro paese d'origine proprio in occasione della Sagra. Una tradizione che ha proiettato Mola nel panorama internazionale, e che rischiava di cadere definitivamente nel dimenticatoio, a causa di una sospensione dell'evento durata 10 anni. Nell'estate del 2000 la situazione finalmente cambia: l'Assessore al Turismo ed alle attività produttive, nonchè attuale Vicesindaco, Pino De Silvio decide di rilanciare l'evento ripartendo dalla 30^ edizione e trasformando l'appuntamento in un ghiotto anniversario, capace di valorizzare le tradizioni legate al mare ed unire le usanze del passato con la globalizzazione dei costumi. Due giorni - diventati tre a partire dall'edizione 2006 - di arte culinaria, di mostre, di musica, di spettacolo, di divertimento, per valorizzare la risorsa mare e tributare grandi onori al Re polpo, sovrano della tavola dei molesi e protagonista indiscusso della sagra. I festeggiamenti, promossi e coordinati in collaborazione con il Comitato Organizzatore (guidato dal Presidente Vito Ingravallo) richiedono un anno di duro lavoro, ma i risultati ottenuti nelle scorse edizioni sono davvero degni di nota. Ogni anno un'orda pacifica di persone invade Mola nei giorni dedicati all'appuntamento, letteralmente presi d'assalto gli stands di vendita dell'agognato polpo alla brace, quintali di prodotto consumato. Come sempre l'evento gastronomico è solo la punta dell'iceberg della manifestazione, che anche in questa edizione si conferma ricca di novità, a partire dalla prolungata durata dell'evento che copre l'intero week end.

Eventi nell'evento per tutti i gusti:
venerdì 17 e sabato 18, alle 10.30 alle 17.30, la Provincia di Bari - Assessorato al Turismo, metterà gratuitamente a disposizione degli amanti del mare escursioni in barca di Pescaturismo, un'occasione imperdibile per tutti coloro che vogliono conoscere i segreti delle profondita' marine guidati dai lupi di mare. Altro "must" anche per la 37^ edizione la sfilata delle mascotte di gommapiuma. Mola si trasformerà in un parco divertimenti: la Casa Reale molese, Il Re Polpo con la sua corte di stelle marine, granchi, pesci e cavallucci marini, sfileranno sul lungomare accompagnati da festosi musicisti, incantando grandi e piccini ed offrendosi senza remore agli obiettivi. Anche quest'anno il mercato ittico verrà trasformato in un grande contenitore culturale, con la mostra dedicata al mare curata dalla sezione molese della Lega Navale Italiana. Aria di festa anche nel bacino portuale: appuntamento folkloristico con l' Associazione Musicale Bassa Musica di Mola, per concerti in barca che ricordano l'allegria e la musicalità del Mississipi. Immancabile poi lo spazio gastronomico dedicato al polpo: i marinai scenderanno in prima linea nel prepararlo, allestendo stands gastronomici nelle vicinanze del mercato ittico. Chili e chili di polpo, cucinato in tutte le salse, ma soprattutto alla brace, abbracciato da un morbido panino. Novità anche sul fronte della gastronomia: "Le cooperative di pesca che prepareranno e venderanno i prodotti ittici nei tre giorni dedicati alla Sagra - dice ancora il Vicesindaco De Silvio - devono necessariamente essere in possesso di un Marchio di Qualità, a testimonianza della loro adesione ad un decalogo sanitario e veterinario che garantisce al consumatore un alto livello igienico e qualitativo del prodotto acquistato". La Sagra del Polpo dunque non smette di stupire e di rinnovarsi, in un continuo crescendo di iniziative e sorprese. La fama oramai consolidata dell'evento ha richiamato ancora una volta un partner d'eccezione: la birra Dreher. La nota azienda, per un'estate all'insegna dell'allegria e del divertimento, ha deciso di sponsorizzare alcune fra le più importanti sagre popolari del Sud Italia, una scelta che si sposa molto bene con il carattere semplice, allegro e brioso della marca. In qualità di partner ufficiale, la Dreher sarà presente a Mola con un ricco programma di intrattenimento e di animazione dislocato nelle "Osterie Dreher", vere e proprie aree di ritrovo aperte a tutti, dove poter gustare il delizioso polpo molese innaffiato dall'ottima birra Dreher: un'accoppiata decisamente vincente! E non finisce qui: la Dreher porta a Mola l'esilarante verve degli artisti di ZELIG. Domenica 19 la serata sarà completamente dedicata allo spettacolo itinerante "Tour comici per la Dreher". Ma anche il programma dei giorni precedenti è assolutamente invitante: venerdì 17 alle 21.00 sul palco la verve dei ragazzi di AMICI - Manuel Aspidi, Sarahjane Olog, Sabatino D'Eustacchio, Veronica Montali, Sara Pamploni -, nota trasmissione Mediaset di Maria De Filippi,

sabato 19 Radionorba farà tappa a Mola con l'evento musicale della più grande radio del Sud Italia: BATTITI LIVE con un cast d'eccezione: Gemelli Diversi, Miguel Angel Munoz, Francesco Facchinetti (in arte DJ Francesco), Fabrizio Moro, Max Orsi, Piquadro, Max De Angelis e tanti altri. Per permettere a tutti di gustare gli eventi nel migliore dei modi, verranno allestiti degli schermi giganti. Tante le ragioni per visitare Mola durante la Sagra del Polpo, ma le sorprese non sono finite qui.... Il Vicesindaco consiglia di non dimenticare la macchina fotografica! A buon intenditor.....

fonte: http://www.blubloglamiavita.blogspot.com/
fonte: sagre ed eventi

13 agosto, 2007

CARETTA CARETTA, CONDOFURI(RC) ADOTTA LE TARTARUGHINE




















Articolo del sottoscritto pubblicato su Calabria Ora del 13/08/2007

Condofuri adotta le tartarughe “Caretta Caretta”.
In occasione della prima schiusa di uova dei nidi posti sulla spiaggia della cittadina ionica, decine di persone si sono succedute , fino a tarda ora, per assistere a questo meraviglioso spettacolo della natura.
Entusiasti di questa partecipazione popolare l’intero gruppo di ricerca del progetto “Tarta Care Calabria” il cui responsabile scientifico è il professore Antonio T. Mingozzi, docente in Conservazione della Fauna presso il Dipartimento di Ecologiadell’ Università della Calabria .
Il gruppo di ricerca è composto da Micò Annunziata, Cambiè Giulia e Urso Salvatore che seguono il progetto sin dall’inizio. Nel corso degli anni si sono aggiunti Mancuso Carmela, Rima Patrizia, Salice Salvatore, Berlingeri Sandra e Sindram Janneke.
Il professore Mingozzi spiega che “l’avere stabilito scientificamente che nel Basso Ionio Reggino siano depositate l’80% delle uova di tartarughe del nostro Paese ha una valenza eccezionale, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista economico, se si riuscisse ad organizzare un turismo di “elite” partendo dall’educazione delle popolazioni locali che devono sentire le tartarughe “Caretta Caretta” come elementi del proprio patrimonio culturale, da curare e proteggere amorevolmente.”
La tartaruga “Caretta Caretta” ha la peculiarità di tornare a deporre le uova sulla stessa spiaggia su cui è nata ed è quindi di assoluta importanza preservare le condizioni per la sopravvivenza.
I piccoli una volta usciti si dirigono verso il mare seguendo l'orizzonte e la luce della luna riflessa dall'acqua, ma, solo una piccola parte sopravvive perché oggi ci sono ostacoli sulla spiaggia e luci di ristoranti e pub che disorientano le tartarughine.
Una politica di attenzione a questo fenomeno, dovrà prevedere una sinergia con i gruppi di ricerca scientifica, anche per la localizzazione dei locali in spiaggia e la rimozione di ostacoli che possano frapporsi, lungo il cammino della tartarughine
“Da questo punto di vista Condofuri”- spiegano i membri del gruppo di ricerca ”- si è rivelata una piacevole sorpresa. Molte persone ci hanno aiutato a delimitare i siti in cui sono state depositate le uova e hanno assistito alla schiusa delle uova,inoltre, i lavori di “ruspamento” della spiaggia sono stati svolti nella massima sinergia e collaborazione con noi, per evitare danni ai nidi, cosa che invece, purtroppo, non avveniva in passato in alcun luogo, e l’ uso delle ruspe rischiava di pregiudicare la schiusa delle uova, che vi erano deposte.Fino a questo momento 87 esemplari hanno raggiunto il mare, e altre uova si debbono schiudere nelle prossime settimane nei vari nidi presenti tra le coste del Basso Ionio Reggino”


Come arrivare a Condofuri


Provincia di REGGIO DI CALABRIA



Strade: A3 uscita Reggio Calabria - SS 106 fino a Condofuri marina - Provinciale per Condofuri centro.

Treni: FS a lunga percorrenza, stazione di Condofuri marina.

Autobus: Da Reggio Calabria.

Aeroporto: Reggio Calabria.




12 agosto, 2007

4 PUNTI PER IL FUTURO DEL SUD




di

Mario Bellotti

1)Il lavoro (che io considero eroico, per le condizioni del tutto avverse in cui è stato svolto) di revisione storica del cosiddetto risorgimento italiano, ha già prodotto lavori notevoli (fondati finalmente sui FATTI e non più sulle mitologie-ideologie): segnalo senz'altro "Le Industrie del Regno di Napoli", di Gennaro De Crescenzo, Grimaldi & C. Editori, 2002, per la capacità di sintesi e di chiarezza espositiva. Ma per chi ha qualche passione per la ricerca storiografica, e comunque non voglia fermarsi solo all'aspetto industriale, consiglio calorosamente di consultare i LIBRI ORIGINALI DELL'EPOCA, stampati nell'Ottocento (bisogna dire: soprattutto a Napoli, che era di gran lunga la capitale culturale, politica ed economica della penisola), oggi facilmente reperibili consultando quel grande patrimonio che è la biblioteca online di google: http://books.google.it/ Confrontare i testi, cercare di andare oltre la memorialistica, spesso volutamente menzognera, degli eroi-avventurieri, e ancorare sempre le proprie opinioni ai FATTI.

2)Noi meridionali siamo un po' affetti da un senso di inferiorità? naturalmente fieri ed orgogliosi, "qualcuno" possa aver pensato che così come siamo siamo ingovernabili e che sarebbe stato utile distruggere (letteralmente!) la materia del nostro orgoglio (parlo quindi di memoria storica), per poter ricostruire qualcosa di completamente nuovo? Ora la risposta: io sono convinto che gli amministratori del nostro Stato, sprezzantemente chiamati "borbonici" dai patrioti sabaudi e velocemente sostituiti con una classe di autentici inetti fatti scendere direttamente dal Piemonte, non fossero affatto male. Erano (in media, ovviamente le eccezioni non fanno testo) efficienti ed onesti, attenti alla solidità dell'economia dello Stato, e se non proprio velocissimi ad adattarsi al progresso tecnico-scientifico (che richiedeva quindi l'apertura sollecita di nuove aziende e di cantieri) non erano nemmeno così retrogradi come li si è sempre dipinti. Insomma: erano, banalmente, gli antenati di quei milioni e milioni di meridionali che, dopo e per colpa della mala-unità italiana, sono stati costretti ad emigrare e si sono fatti onore all'estero in ogni campo, facendosi apprezzare per le loro qualità. Pensa con uno Stato (vero!) alle spalle, che cosa sarebbero/saremmo stati capaci di fare!...

3) L'atteggiamento di omertà, che non giustifico e NON MI PIACE, andrebbe però letto alla luce di quella che la povera gente delle Due Sicilie ha dovuto subire (diciamo, dalle due invasioni francesi del 1799 e 1806-1815, fino alla debacle garibaldino-piemontese, con i successivi 10 anni ininterrotti di "lotta al brigantaggio", che altro non fu che spietata occupazione militare di uno Stato straniero, terminata con la sconfitta e l'emigrazione di massa). Senza queste informazioni, si perde ogni riferimento con la realtà, e per spiegare la "mentalità mafiosa" dei meridionali bisogna ricorrere necessariamente alle teorie "genetiche" di quel gran farabutto del prof. Lombroso... I capi-briganti forse non erano degli eroi, così come peraltro non lo erano i vari Garibaldi, Pisacane ecc.: ma innegabilmente, a differenza dei secondi, combattevano dalla parte dei loro concittadini, i quali nella stragrande maggioranza tolleravano le loro scorrerie, laddove persino non li appoggiavano apertamente, rischiando la fucilazione immediata da parte della soldataglia piemontese. Fatti brutti, scomodi, antipatici quanto vuoi. Ma in quanto FATTI, e per giunta DI PRIMARIA IMPORTANZA, è doveroso renderli pubblici. Chi non l'ha fatto, ieri come oggi, forse si è reso colpevole di crimini ancora più gravi di quelli commessi dai "briganti".

4) Di cosa si fantasticava al Sud? Di una più equa distribuzione della terra coltivabile, di liberarsi dall'arroganza di troppi baroni parassiti e prepotenti, di nuove strade e nuove ferrovie, di rafforzare i commerci, in una parola: di prosperare. NON si fantasticava certo di "patria italiana", mi dispiace. Anzi, ti dirò, mi dispiace fino ad un certo punto, perché non è cosa di cui io, in quanto discendente di "quella popolazione", mi debba vergognare. Anche questo fatto è imbarazzante a dirsi, ma al Sud esisteva già una NAZIONE, fatta e finita, antica di oltre 7 secoli, finalmente con un Re autoctono ed amatissimo, talmente autoctono che spesso parlava in dialetto e condivideva con i suoi cittadini le usanze e le tradizioni. C'erano dei dissidenti, certo: diverse centinaia. Ed inoltre, erano persone benestanti e colte, erano una bella elite. Ma dobbiamo onestamente concludere che 1000, diciamo 2000 scontenti non hanno (non dovrebbero avere) alcun diritto di scompagnare uno Stato antico e prestigioso di oltre 9 milioni di cristiani. Noi meridionali siamo stati letteralmente SCHIACCIATI dalla retorica patriottarda risorgimentalista, perdendo proprio il senso della realtà. E quest'amara osservazione va al di là dei partiti politici e delle ideologie, va persino al di là del patriottismo italiano o della voglia di separatismo: è, di nuovo, un semplice FATTO. Torno a dire: oggi, per come siamo ridotti (tutti: a nord come a sud, a occidente come ad oriente!), abbiamo più che mai bisogno di sincerità, di autenticità, di fatti concreti, solidi.

09 agosto, 2007

CARLO PISACANE, EROE E CAVIA


























di Gilberto Oneto


Un articolo revisionista che getta luce sulle menzogne che la storia ufficiale d'Italia propina da un secolo e mezzo, ormai.

da http://www.opinione.it/





Quello di Pisacane non è il primo tentativo di cercare di sollevare i meridionali contro i Borbone, e non è neppure la prima volta che Cavour tenta di impadronirsi del Regno delle Due Sicilie per interposta persona, facendo fare ad altri il “lavoro sporco” e proclamando la sua formale estraneità ai fatti. La prima volta che ci ha provato è nel 1854, durante la guerra di Crimea: aveva distaccato 100 ufficiali e 500 soldati piemontesi che, senza uniforme, avrebbero dovuto sbarcare a Reggio Calabria, come primo contingente di una invasione di altri gruppi di fuoriusciti italiani e ungheresi. L’operazione era stata fermata da Napoleone III che, nel bel mezzo di una guerra, non voleva inimicarsi i Borbone e gli Asburgo loro alleati. La seconda volta era stata nel 1855, quando Cavour aveva progettato di dirottare il corpo di spedizione sardo direttamente a Napoli, come avevano fatto Inglesi e Francesi col Regno di Grecia. Qualcuno ha addirittura pensato che la spedizione di Crimea era stata pensata dal diabolico Conte come un paravento proprio per sbarcare a Napoli. Secondo il generale Durando, che ha descritto queste vicende nel suo “Diario”, la macchinazione non sarebbe stata messa in atto per paura della marina napoletana.Ma Cavour non molla: di nuovo nel 1856 ha pensato di poter fare sbarcare in Sicilia la “Legione anglo-italiana” che era stata formata per la spedizione in Crimea e mai utilizzata. La Sicilia avrebbe addirittura - nei suoi disegni - dovuto costituire il compenso per la partecipazione piemontese alla guerra. Il premier inglese era allora lord Palmerston, un uomo molto prudente, che è riuscito nell’occasione a dissuadere il focoso Conte, negandogli l’appoggio degli Inglesi, mancando il quale la “Legione anglo-italiana” si sarebbe ridotta a ben poca cosa. Arriva l’occasione del 1857: questa volta il piano è ancora più subdolo. Si utilizza un gruppo di esagitati mazziniani da cui si possono prendere le distanze, ma soprattutto li si usa come cavie per poter studiare le reazioni e i punti deboli dell’avversario e trarne profitto in una successiva spedizione più “concreta”. Insomma Pisacane viene cinicamente sacrificato come certi astronauti russi, per “aggiustare il tiro”, per mettere a punto, in accordo con gli Inglesi, il meccanismo della spedizione di tre anni dopo per la quale viene utilizzata un’altra pedina, Giuseppe Garibaldi, gradita ai mazziniani, ai sabaudi e al governo britannico. In caso di tentennamenti del Generale (che puntualmente ci saranno) è pronto un altro avventuriero di riserva, un altro nizzardo, il colonnello Ribotti..Nel ricompensarne la figlia, lo stesso Garibaldi ha mostrato, forse inconsciamente, gratitudine nei confronti di Pisacane, mandato avanti a tastare il terreno. Ci sono interessanti analogie nello svolgimento delle due spedizioni. E’ lo stesso il fornitore dei mezzi di trasporto (quel Rubattino che fa ogni volta finta di farsi “fregare” le navi ma che se le fa pagare prima e anche dopo), è identica la manovalanza patriottica, è la stessa l’ipocrisia del governo sardo che appoggia ma fa finta di non sapere, è del tutto simile la presenza della flotta inglese che segue con discrezione e da neanche troppo lontano lo svolgersi degli eventi. Assolutamente uguale è anche il risvolto farsesco dei due comandanti che si lanciano nell’avventura in un momento di grave depressione personale e per fuggire a una storia di corna. La lezione è servita: nel 1860 si evita di sbarcare in territori non strettamente controllati (in Sicilia la Mafia si preoccupa di “convincere” i locali a non opporsi ai nuovi venuti); non viene più commesso l’errore di imbarcare solo mazziniani; si provvede a “convertire” alla bontà della causa italiana gli ufficiali napoletani con ricche promesse e cotillons; gli Inglesi non si limitano più a controllare ma prendono parte attiva alla vicenda; e non ci si affida più alla raffazzonata buona volontà di patrioti meridionali ma si imbarcano padani idealisti, più disciplinati. La vicenda di Pisacane ha altri strascichi che meritano attenzione. Il primo riguarda il calabrese Giovanni Nicotera. Questi è appioppato alle costole del Pisacane da Cavour, di cui è un agente. Catturato dai Napoletani se la cava facendo i nomi di complici, di sospetti e di chiunque gli capita a tiro pur di salvarsi la pelle. Un antesignano dei “pentiti” e dei “collaboratori di giustizia”: per questi servizi è graziato da Francesco II, imprigionato e tirato fuori dai garibaldini nel 1860. Per ripulirsi la coscienza, adotterà – come si è detto – la figlia di Pisacane. Riprende la sua attività di patriota stipendiato con Bettino Ricasoli, che lo incarica, nello stesso 1860, di organizzare una Legione toscana che deve invadere lo Stato pontificio. Per qualche ragione (le vicende dei servizi segreti sono sempre misteriose) non ha più le simpatie di Cavour: forse aveva parlato troppo a Napoli? Cavour si rivolge al Ricasoli chiedendogli di liberarsi del Nicotera, accusato di intitolarsi “da sé colonnello brigadiere di una Brigata che non esiste nei quadri dell’Armata”. Certi personaggi della storia italiana sono però inaffondabili e ritroviamo qualche anno dopo il Nicotera, deputato al Parlamento, che si occupa della repressione contro il brigantaggio meridionale.Il secondo riguarda il piroscafo “Cagliari”. Mentre cerca di svignarsela da Sapri, viene catturato da due incrociatori napoletani che lo sequestrano in base alle leggi del Diritto marittimo internazionale, considerandolo giustamente “buona presa”, cioè come una nave pirata. Disgrazia vuole che a bordo si trovino però due macchinisti inglesi, Henry Watt e Charles Park. Questo dà a Cavour la scusa per imbastire tutto un gioco diplomatico finalizzato alla restituzione del battello. Se un normale arbitrato internazionale avrebbe affidato la nave ai Napoletani e si sarebbe limitato a fare rilasciare i due macchinisti, l’azione di Cavour e del governo inglese (che nel frattempo ha modificato il suo atteggiamento – non c’è più l’emergenza Crimea – ed è dichiaratamente ostile al Borbone) riesce a ottenere la riconsegna della nave, in seguito anche a minacciose azioni dimostrative della marina britannica. Infine, come avverrà anche per la spedizione garibaldina, l’atteggiamento di Cavour è improntato alla peggiore ambiguità. Organizza e finanzia la spedizione di Pisacane ma fa finta di non saperne nulla, per poterlo rinnegare in caso di insuccesso.Il 16 maggio scrive al suo ambasciatore a Napoli, il conte Gropello: “Non appena seppi ciò che era accaduto a Ponza e a Sapri m’affrettai, per mezzo di Vostra Eccellenza, a manifestare al governo napoletano la profonda indignazione provata dal governo del Re alle notizie del criminoso attentato commesso contro la sicurezza di uno Stato amico”. E poi ancora: “La violenta scorreria di Ponza e di Sapri fu l’opera di pochi cospiratori, trascinati in una impresa disperata, e sarebbe un abusare del senso giuridico delle parole, confondere questi attentati – dei quali non si può dire sia più grande la colpa o la pazzia – colle legittime condizioni di una guerra aperta. Sarebbe la prima volta che una banda di uomini malvagi e faziosi fosse investita delle prerogative di parte belligerante. I fatti di Ponza e di Sapri hanno costituito un delitto di ribellione e di latrocinio, punibile colle leggi penali ordinarie”. E - senza ritegno -: “Questo fatto deplorevole e delittuoso ha suscitato l’indignazione del governo del Re, e questa indignazione è stata condivisa da ogni uomo sensato e onesto. Vogliate perciò esprimere a mio nome questi sentimenti ai ministri di Sua Maestà Siciliana”.

08 agosto, 2007

ROSSI SBANDA SUL FISCO


Lo schifo che provo per questa persona da quando ho saputo della sua condotta delinquenziale in sede di dichiarazione dei redditi è indicibile.
E' per colpa di gentaglia come questa che l' Italia e i suoi abitanti non possono godere di un tenore di vita in linea con quello dei cittadini di altre nazioni occidentali.
Dichiarare 500 euro è stomachevole!
Purtroppo ho gioito alle vittorie di costui, gioierò ancora di più d'ora in poi per le sue sconfitte.
FORZA STONER! FORZA DUCATI!




.In seguito ai controlli effettuati l'Agenzia delle entrate ha rilevato, per gli anni 2000-2004 un'evasione da 60 milioni di euro di imponibile non dichiarato dal 2000 al 2004. Per tale motivo (a parte le sanzioni di carattere penale per l'omissione di dichiarazione di un importo superiore ai 75 mila euro) rischia una multa fino a 100 milioni. Il centauro ha ricevuto un accertamento milionario dall'ufficio di Pesaro dell'Agenzia. E dato l'importo molto elevato scatterà, con tutta probabilità, una denuncia alla magistratura per il reato di omessa dichiarazione. Nel 2002, ad esempio, il campione avrebbe dichiarato nel modello 730 appena 500 euro. Peraltro di redditi da fabbricati.
MAXI SANZIONE - Da un reddito imponibile di 60 milioni l'imposta non pagata ammonterebbe invece a circa 25 milioni, più gli interessi di mora. La sanzione applicata varia da 2 a 4 volte l'imposta evasa: in questo caso, arriverebbe ai 100 milioni. Anche se, alcuni tributaristi sostengono che nel 90% dei casi e più, i contribuenti «pizzicati» dal fisco preferiscono patteggiare avvantaggiandosi così di sanzioni che vengono ridotte anche di un terzo.
GUAI COL FISCO - Le disgrazie fiscali di Rossi nascono con la sua decisione di trasferire la residenza in Gran Bretagna il 15 marzo del 2000. La ricostruzione effettuata sulla base delle indagini condotte dall'ufficio di Pesaro dell'Agenzia, in collaborazione con la direzione regionale delle Marche e la Direzione centrale accertamento, avrebbe certificato che Rossi in questi anni, e più precisamente dal 6 aprile 2000, ha presentato le dichiarazioni tributarie in Inghilterra, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non domiciliato. Una situazione che gli ha permesso di usufruire del peculiare regime dei «resident but not domicilied» che consente al contribuente di dichiarare solo i redditi prodotti in Inghilterra.
LA DICHIARAZIONE - In questi anni, quindi, Rossi avrebbe dichiarato in Italia i soli redditi di fabbricati e in Inghilterra i redditi prodotti nell'isola, cioè quasi nulla. Scomparse, invece, le ricche sponsorizzazioni e il contratto con la Yamaha, la società per cui corre. I consulenti fiscali di Rossi avrebbero comunque cercato di sviare gli 007 del fisco costituendo una seria di società estere alle quali sono stati intestati i vari contratti delle sponsorizzazioni. Tuttavia l'Agenzia delle entrate avrebbe ricostruito tutti i passaggi che hanno portato alla nascita di società a cui sono intestati i vari contratti degli sponsor con sedi di volta in volta a Dublino, Londra o altri paesi. Dalla ricostruzione dell'Agenzia delle entrate sarebbe emerso che, oltre ad avere in Italia la sede principale degli affari e interessi economici, Rossi ha mantenuto un solido legame «di natura sociale e familiare». Il meccanismo ideato dai consulenti fiscali avrebbe dovuto garantire vacanze tranquille al campione, ma cosi non è stato. La mattina dello scorso 3 agosto i funzionari dell'Agenzia delle entrate hanno notificato a Rossi, nei pressi della sua abitazione di Tavullia (Pesaro Urbino) l'accertamento per il quinquennio, suddiviso per anno d'imposta.

LA COSTA DELLE TARTARUGHE


Ho appena parlato con il professor Mingozzi, responsabile del progetto "Tarta Care". A mezzanotte dovrei andare alla schiusa delle uova depositate a Condofuri Marina. Non potrò fare delle foto perchè disturberei i piccoli animaletti, ma chiederò ai responsabili del progetto di mandarmene qualcuna per email. A detta del professore è uno spettacolo entusiasmante e unico. Chi legge magari può cominciare a segnarsi una nuova località per le sue vacanze : Calabria, Tra Capo D'Armi e Capo Bruzzano , il luovo dove si registra il ritrovamento dell' 80% dei nidi di uova di tartaruga in Italia.

da http://www.blogeko.com/

Altro che le spiagge di Lampedusa. C’è un tratto di costa, in Calabria, dove da sempre e ancora oggi nidificano con regolarità le tartarughe di mare, che pure in Italia sono ai limiti dell’estinzione: almeno già una quindicina di deposizioni quest’anno. Ma conservazionisti e studiosi sono in perenne lotta con i bulldozer che spianano gli arenili, anche per conto dei Comuni. Nessuna tutela per queste tartarughe che faticosamente salgono in spiagga d’estate a deporre le uova: solo l’etichetta di Sic, Sito di importanza comunitaria. Quattro soldi, quattro davvero, di finanziamenti pubblici: e una delibera regionale stracolma di euro e di buone intenzioni rimasta sulla carta.
Si rimane allibiti dopo aver parlato con Antonio Mingozzi, che lavora al dipartimento di Ecologia dell’Università della Calabria. Allibiti, perchè racconta con filosofia la sua battaglia contro una situazione surreale. La tartaruga di mare, che sale agli onori delle cronache tutte le volte che si scopre un nido fuori dalle “canoniche” spiagge di Lampedusa, in Calabria è ancora di casa, racconta il professore: “Circa 200 chilometri di coste, di cui 175 sabbiosi, fra Reggio e Crotone. Si sapeva di nidi scoperti per caso negli Anni 80 e 90; dal 2000 abbiamo iniziato a studiarli e proteggerli. La popolazione era certo più numerosa un tempo, ma è tuttora sicuramente il gruppo italiano più importante”. L’anno scorso si contarono circa 10 nidi - Antonio Mingozzi non vuol dare numeri precisi - e dal 75% delle uova, un record!, uscirono piccoli che raggiunsero felicemente il mare. Quest’anno ci sono già state “quindici o venti deposizioni, e la stagione non è ancora finita”. Però bisogna lottare contro i bulldozer che, su appalto dei Comuni o davanti alle villette private, periodicamente “rivoltano in profondità l’arenile: e i nidi vanno distrutti”.
Rivoltano l’arenile? Semmai si usa rastrellarlo o “pettinarlo”, come si suol dire… “No, usano trattori e bulldozer. Sa, qui c’è il problema dei rifiuti”. Mingozzi racconta che il suo staff di otto persone - in parte collaboratori, in parte studenti alle soglie della laurea - per individuare i nidi percorre a piedi, tutti i giorni il litorale: 20-25 chilometri a testa di passeggiata. “Quelli in posizione sicura, li lasciamo stare. Gli altri, in posti dove vanno bulldozer e turisti, li recintiamo e segnaliamo: di questi ne abbiamo già otto, in uno le uova dovrebbero schiudere a giorni”. E i Comuni mandano i bulldozer su spiagge dove avviene un miracolo tale? “Con gli appaltatori degli spianamenti c’è un buon rapporto. Ci sentiamo ogni giorno, così passiamo sul litorale prima di loro. Ma ci sono gli altri, i privati. Quando uno decide di spianarsi la duna davanti alla villetta sul mare, non c’è proprio niente da fare”. Possibile? “Possibilissimo”. E se c’è un nido, le uova vanno in frittata.
Nessuno che protegga quel tratto di mare, così raro e prezioso? Il professor Mingozzi elenca le risorse su cui può contare per salvare le tartarughe calabresi: l’Università, 20 mila euro dal ministero della Ricerca, altrettanti dalla Regione. Come, 20 mila euro regionali? L’anno scorso la Regione aveva approvato un progetto molto articolato: si chiamava Tartawatchers, prevedeva protezione, salvaguardia, “mitigazione” dell’impatto umano e quanto di meglio, o suppergiù, una tartaruga potesse sperare. Il tutto in convenzione con l’Università della Calabria. Stanziamento: 408 mila euro in tre anni a partire dal 2006. E’ rimasto tutto sulla carta, dice Mingozzi, e conferma: “Dalla Regione, solo 20 mila euro. E per averli ho dovuto fare un altro progetto, il Tartacare”.

07 agosto, 2007

GIUSTIZIA PER GLI AVVOLTOI!



Gli avvoltoi sono, come tutti gli altri esseri animali, delle creature di Dio.
E infatti, avvalendoci delle conoscenze scientifiche di base a nostra disposizione, possiamo affermare che svolgono nella natura un utilissimo servizio di spazzini.
Ma come chiamare allora quegli esseri umani che prestano la loro faccia ad un gioco perverso e malvagio, volto a disinnescare il movimento spontaneo dell'antimafia giovanile con un'inutile spettacolarità professionistica, evitando di offendere i suddetti animali?

05 agosto, 2007

RIGHEIRA - A VOLTE RITORNANO


da www.tgcom.it
Un gruppo mitico della mia infanzia, che sta tornando alla ribalta. Sono contento devo dire, anche se la nostalgia uccide!
Dominatori degli anni Ottanta, gli eccentrici Righeira tornano alla ribalta a 30 anni dagli esordi. Dopo l'uscita di "Mondovisione", un album di inediti in chiave dance elettronica, Michael e Johnson Righeira (all'anagrafe Stefano Rota e Stefano Righi) dal 6 agosto sono su R101, con un programma intitolato come il loro più grande successo, "Vamos a la playa". Soggetto dello show? Le musiche più famose degli ultimi 30 anni!

Il duo musicale, autore negli anni Ottanta di successi estivi come "No tengo dinero", "Vamos a la playa", "L'estate sta finendo" (con cui vinsero il Festivalbar nel 1985), fanno il loro esordio in radio come conduttori, affiancati da Alberto Davoli, per l'occasione promosso al ruolo di terzo Righeira.

Nel programma, in onda dal lunedi' al venerdi' alle 15:00 per poi continuare, dal 20 agosto fino alla fine del mese, con la più appropriata "L'estate sta finendo", sempre alle 15, alterneranno le canzoni italiane e straniere più famose delle ultime trenta stagioni estive a ricordi e aneddoti relativi alla loro carriera e al panorama musicale degli ultimi venti anni.

Cavalcando l'onda del revival, Michael e Johnson Righeira hanno qualche mese fa fatto uscire l'album "Mondovisione", trainato dal singolo "La Musica Electronica", che ha ottenuto un buon successo. E' un insieme di 15 pezzi inediti elettronici che conducono in un viaggio televisivo fra notizie e trasmissioni del passato, accompagnato ovviamente, da una colonna sonora adeguata.

04 agosto, 2007

INNOVARE LA CALABRIA



da http://www.strill.it/


E' uscito il libro "Innovare la Calabria", di Paolo Spadafora(nella foto).
L’innovazione dei prodotti e dei servizi, dei processi produttivi e delle strutture organizzative, rappresenta oggi la sfida più importante a cui i sistemi produttivi e istituzionali non possono più sottrarsi.Nella prima parte del libro viene descritta la strategia europea per la crescita e la creazione di maggiore e migliore occupazione. Una strategia che, recepita nei programmi nazionali di riforma, fonda le sue radici nella capacità dell’economia europea di accrescere il grado di innovatività per competere in uno scenario globale sempre più concorrenziale.Nella seconda parte viene analizzata la situazione della regione Calabria che, a parere dell’autore, difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona ed uscire, entro il 2013, dall’Obiettivo Convergenza.L’innovazione, come empiricamente dimostrato, rappresenta il fattore principale per favorire una crescita stabile e sostenibile. In Calabria esistono, però, problemi struttur ali e culturali che impediscono di innovare di più e meglio. Nell’ultima parte vengono analizzati i limiti e le potenzialità per trasformare l’economia regionale in una moderna economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione, condizione essenziale per il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini calabresi.