12 agosto, 2007

4 PUNTI PER IL FUTURO DEL SUD




di

Mario Bellotti

1)Il lavoro (che io considero eroico, per le condizioni del tutto avverse in cui è stato svolto) di revisione storica del cosiddetto risorgimento italiano, ha già prodotto lavori notevoli (fondati finalmente sui FATTI e non più sulle mitologie-ideologie): segnalo senz'altro "Le Industrie del Regno di Napoli", di Gennaro De Crescenzo, Grimaldi & C. Editori, 2002, per la capacità di sintesi e di chiarezza espositiva. Ma per chi ha qualche passione per la ricerca storiografica, e comunque non voglia fermarsi solo all'aspetto industriale, consiglio calorosamente di consultare i LIBRI ORIGINALI DELL'EPOCA, stampati nell'Ottocento (bisogna dire: soprattutto a Napoli, che era di gran lunga la capitale culturale, politica ed economica della penisola), oggi facilmente reperibili consultando quel grande patrimonio che è la biblioteca online di google: http://books.google.it/ Confrontare i testi, cercare di andare oltre la memorialistica, spesso volutamente menzognera, degli eroi-avventurieri, e ancorare sempre le proprie opinioni ai FATTI.

2)Noi meridionali siamo un po' affetti da un senso di inferiorità? naturalmente fieri ed orgogliosi, "qualcuno" possa aver pensato che così come siamo siamo ingovernabili e che sarebbe stato utile distruggere (letteralmente!) la materia del nostro orgoglio (parlo quindi di memoria storica), per poter ricostruire qualcosa di completamente nuovo? Ora la risposta: io sono convinto che gli amministratori del nostro Stato, sprezzantemente chiamati "borbonici" dai patrioti sabaudi e velocemente sostituiti con una classe di autentici inetti fatti scendere direttamente dal Piemonte, non fossero affatto male. Erano (in media, ovviamente le eccezioni non fanno testo) efficienti ed onesti, attenti alla solidità dell'economia dello Stato, e se non proprio velocissimi ad adattarsi al progresso tecnico-scientifico (che richiedeva quindi l'apertura sollecita di nuove aziende e di cantieri) non erano nemmeno così retrogradi come li si è sempre dipinti. Insomma: erano, banalmente, gli antenati di quei milioni e milioni di meridionali che, dopo e per colpa della mala-unità italiana, sono stati costretti ad emigrare e si sono fatti onore all'estero in ogni campo, facendosi apprezzare per le loro qualità. Pensa con uno Stato (vero!) alle spalle, che cosa sarebbero/saremmo stati capaci di fare!...

3) L'atteggiamento di omertà, che non giustifico e NON MI PIACE, andrebbe però letto alla luce di quella che la povera gente delle Due Sicilie ha dovuto subire (diciamo, dalle due invasioni francesi del 1799 e 1806-1815, fino alla debacle garibaldino-piemontese, con i successivi 10 anni ininterrotti di "lotta al brigantaggio", che altro non fu che spietata occupazione militare di uno Stato straniero, terminata con la sconfitta e l'emigrazione di massa). Senza queste informazioni, si perde ogni riferimento con la realtà, e per spiegare la "mentalità mafiosa" dei meridionali bisogna ricorrere necessariamente alle teorie "genetiche" di quel gran farabutto del prof. Lombroso... I capi-briganti forse non erano degli eroi, così come peraltro non lo erano i vari Garibaldi, Pisacane ecc.: ma innegabilmente, a differenza dei secondi, combattevano dalla parte dei loro concittadini, i quali nella stragrande maggioranza tolleravano le loro scorrerie, laddove persino non li appoggiavano apertamente, rischiando la fucilazione immediata da parte della soldataglia piemontese. Fatti brutti, scomodi, antipatici quanto vuoi. Ma in quanto FATTI, e per giunta DI PRIMARIA IMPORTANZA, è doveroso renderli pubblici. Chi non l'ha fatto, ieri come oggi, forse si è reso colpevole di crimini ancora più gravi di quelli commessi dai "briganti".

4) Di cosa si fantasticava al Sud? Di una più equa distribuzione della terra coltivabile, di liberarsi dall'arroganza di troppi baroni parassiti e prepotenti, di nuove strade e nuove ferrovie, di rafforzare i commerci, in una parola: di prosperare. NON si fantasticava certo di "patria italiana", mi dispiace. Anzi, ti dirò, mi dispiace fino ad un certo punto, perché non è cosa di cui io, in quanto discendente di "quella popolazione", mi debba vergognare. Anche questo fatto è imbarazzante a dirsi, ma al Sud esisteva già una NAZIONE, fatta e finita, antica di oltre 7 secoli, finalmente con un Re autoctono ed amatissimo, talmente autoctono che spesso parlava in dialetto e condivideva con i suoi cittadini le usanze e le tradizioni. C'erano dei dissidenti, certo: diverse centinaia. Ed inoltre, erano persone benestanti e colte, erano una bella elite. Ma dobbiamo onestamente concludere che 1000, diciamo 2000 scontenti non hanno (non dovrebbero avere) alcun diritto di scompagnare uno Stato antico e prestigioso di oltre 9 milioni di cristiani. Noi meridionali siamo stati letteralmente SCHIACCIATI dalla retorica patriottarda risorgimentalista, perdendo proprio il senso della realtà. E quest'amara osservazione va al di là dei partiti politici e delle ideologie, va persino al di là del patriottismo italiano o della voglia di separatismo: è, di nuovo, un semplice FATTO. Torno a dire: oggi, per come siamo ridotti (tutti: a nord come a sud, a occidente come ad oriente!), abbiamo più che mai bisogno di sincerità, di autenticità, di fatti concreti, solidi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

omertà - brigantaggio.

Più rispetto per un excursus storico che parte almeno dal 1200 (hystoria non facit saltus)!!!
Quanta facile demagogia su problematiche che andrebbero affrontate con più serietà storiografica e meno tifoseria da stadio!!!

natale bianchi