31 ottobre, 2007

UOVA RIPIENE AI FUNGHI








Oggi vi presento una ricetta semplice e facile da preparare, le uova ripiene ai funghi.
Occorrente:
4 uova
250 gr. di funghi porcini
1/2 cipolla
2 cucchiai di olio
sale e pepe

Pulite i funghi, lavateli e tagliateli a fettine sottili. Sbucciate la cipolla, lavarla e tritarla finemente. In un tegame fate appassire la cipolla con un filo di olio, e aggiungete i funghi. Fateli cuocere per 4-5 minuti, aggiungete sale e pepe. Toglieteli dal fuoco e fateli raffreddare. Mettete le uova in una pentola con acqua fredda e fatele bollire. Quando saranno pronte,lasciatele raffreddare, poi sbucciatele e tagliate leggermente la parte inferiore, per tenerle in posizione verticale. Tagliate la parte superiore delle uova, tenetela da parte e con un cucchiaino togliete i tuorli e passarli nel passino.Tritate il composto di funghi, unitelo ai tuorli d'uovo passati e mescolate gli ingredienti con un cucchiaio di legno. Mettete il composto in una tasca da pasticceria con bocchetta dentellata, e farcite le uova.Mettete le uova su un piatto da portata, appoggiatevi sopra la parte che avevate messo da parte e servite. Se volete potete accompagnare il tutto con salsa maionese.
Buon appetito.

30 ottobre, 2007

LA QUESTIONE DE MAGISTRIS


La questione De Magistris mi provoca un fastidio indicibile.
In ogni lavoro c'è da rispettare un iter logico per ragiungere un risultato. Per un Pm che indaga il primo risultato deve essere il rinvio a giudizio di chi sottopone a indagine.
Non è suo compito andare a fare il capopopolo in piazza o in TV ad arringare un ammasso di gente che , non avendo niente di meglio da fare, salta su questo o quel cavallo in cerca di notorietà o altro.
Sinceramente se venga trasferito o meno a me interessa poco. SArebbe interessante capire la valenza delle sue ipotesi di reato, poichè se sono provate significherebbe che una masnada di predoni ha banchettato sulla pelle della Calabria, ma se resteranno ipotesi allora il giudice in questione cosa farebbe?.
Mentre i magistrati si indagano tra loro, vanno in tv, sfilano per gli obiettivi dei fotografi le mafie continuano a imperversare sul territorio e fare il bello e il cattivo tempo, ridendo sguaiatamente.
E' davvero penoso quello che ci è toccato vedere negli ultimi tempi, e più De Magistris dice di volere fare il suo lavoro in silenzio, più te lo vedi in tv, lo ascolti in radio.
Sono belle le luci della ribalta!....
E intanto la Calabria continua ad affondare....
Cosa pensare dei comitati pro De Magistris? Al di là di coloro che cercano visibilità gridando le loro stronzate dietro un megafono o uno striscione, provo pena per chi scende in piazza in buona fede, poichè è solo un poveraccio che non ha capito niente.
E' in atto, A MIO MODESTO AVVISO, una lotta di potere, dove a tutti importa tutto, tranne, la ricerca della verità, poichè se questo fosse stato il vero scopo di tutto si sarebbe lavorato in silenzio per arrivare fino in fondo.

29 ottobre, 2007

CONDOFURI (RC). OMICIDIO MODAFFARI - LE RIFLESSIONI DI "LIBERA"



A Condofuri sede del presidio dell’ Area Grecanica, l’ associazione “Libera” ha tenuto un incontro avente ad oggetto il tema della ripresa dell’attività sul territorio.
La coincidenza con il tragico fatto ,che ha insanguinato la scorsa domenica condofurese, ha offerto lo spunto su una ampia riflessione sul tema “cosa posso fare IO per migliorare la realtà in cui vivo?”; “non si può perdere la vita per un’offesa o una lite!?”.

All’ inizio della riunione è intervenuto Padre Arnaldo,il quale ha officiato i funerali di Leonardo Modaffari e ha sostenuto che nella vita di tutti i giorni non si può prescindere da una presenza superiore con cui relazionarci e parametrarci. Meno che mai l’ uomo non deve pretendere di sostituirsi a Dio, altrimenti si creerebbe un inferno in cui ognuno si fa una morale su misura e tutto diventa lecito,anche l’atto più abietto”.

Il coordinatore di Libera RC Mimmo Nasone ha portato la sua testimonianza, per certi versi sconvolgente di insegnante presso una scuola media della zona. Ad una domanda sull’opinione che i ragazzi avevano su ciò che era successo a Condofuri la stragrande maggioranza ha sostenuto che l’ omicida “ Ha fatto bene!”.

Esempio tipico della subcultura paramafiosa, che esalta l’ individualismo più bieco e nella quale ragazzi crescono, senza che nessuna istituzione (famiglia,scuola, chiesa) si preoccupi di educare ai ragazzi al senso della giustizia e della misura.

Dopo aver riflettuto assieme sulla vicenda con l’insegnante , coloro che davano ragione all’ omicida hanno cambiato idea.

“Se nessuno si preoccupa di educare i ragazzi”- ha concluso Nasone “- ad un’alternativa essi si muoveranno secondo l’ unico modello che conoscono, quello paramafioso che impregna la vita di ogni agglomerato sul territorio. L’opera di Libera deve essere quella di coinvolgere sempre più persone, per dire ai ragazzi e ai loro genitori che chiudersi nel proprio guscio di rassegnazione, rinunciando ad un ruolo d’intervento attivo nel contesto in cui vivono è il miglior regalo che possono fare alle consorterie mafiose”.

28 ottobre, 2007

INFERNO D'ACQUA REGGIO - MELITO DUE ORE DA INCUBO


25 Ottobre 2007 ore 19.15 ci si muove dal lungomare Falcomatà di Reggio Calabria per raggiungere Melito Di Porto Salvo.
Piove dalle 17.30. Si mette in conto che si troverà sul percorso qualche situazione disagevole.
Imboccando la SS 106 direzione Sud, allo svincolo sul Calopinace ci investe una cascata d’acqua e comincia un autentico calvario.
Fino all’uscita di Saracinello, la strada è diventata un fiume in piena, con un serpentone disordinato di macchine che si muove a passo d’uomo, con continui tentativi del furbo di turno di scavalcare la fila.
Allo svincolo di San Gregorio un auto della polizia e un’ambulanza cercando di farsi largo, segno che qualche incidente grave è accaduto nel tunnel sotterraneo.
Si decide allora di imboccare la vecchia strada statale per cercare di bypassare l’ ingorgo.
Non si fosse mai fatto!
Acqua alta, decine di centimetri, tombini saltati, percorso accidentato a zig-zag per evitare di finire con la macchina nelle autentiche voragini apertesi.
Arrivate all’altezza del centro abitato la situazione è , se possibile, ancora peggiori.
Autentici laghi sulla strada, lampioni spenti , gente che cerca con scope di fortuna, di far fuoriuscire l’acqua che ha allagato le proprie abitazioni.
Avvicinandosi a Pellaro, con la sensazione di aver scampato il peggio , ci si trova in un autentico inferno!
Cinquanta centimentri d’ acqua, numerose macchine ferme in attesa di soccorsi, tombini saltati che diventano autentiche trappole per chi ha la ventura di finirci dentro.
La paura di non poter arrivare a casa si fa davvero insostenibile, tanta è la drammaticità della sensazione di vedere la macchina sostanzialmente galleggiare, sulla montagna d’acqua che ha trasformato le strade in fiumare impetuose piene di detriti e , perfino, tronchi di albero.
Si imbocca la 106 all’altezza del secondo semaforo direzione Reggio – Melito, Un altra fila interminabile di auto procedente a ritmi da lumaca su una sede stradale piena di terra proveniente dai giardini vicini e un gran numero di mezzi rimasti in panne.
All’ altezza di Bocale, come per magia finisc tutto. Niente pioggia, solo la normale e sicura sede stradale.
Si arriva a Melito alle 21.30, con la sensazione di averla scampata bella.
Un interrogativo inquietante si fa strada nelle menti. Se basta un’ora e mezza di pioggia per provocare tutto questo, cosa accadrebbe se gli eventi atmosferici dovessero protrarsi più a lungo?

26 ottobre, 2007

WHY NOT?


Due anni fa seppi che il mio ex professore di filosofia al Liceo di Serra San Bruno "Niccolo Machiavelli" era diventato il presidente della Compagnia delle Opere della Calabria.
Lo chiamai per fargli i complimenti e da li si arrivò ad un incontro.
Mi fu favoleggiato un mondo di oppotunità, che in effetti esisteva per gli "eletti".
Dissi tra me e me:"Why not?"
E sborsai duecento euro.
Inutile dire che non vidi niente di quello di cui si parlava prima del versamento della quota associativa, molte mie idee di business non vennero mai prese in considerazione e, alla fine , chiesero la quota associativa per l'anno successivo.
Sto seguendo le vicende relative all'inchieste di De Magistris e non so se ciò che contesta ai suoi indagati sia eale o meno.
Io li ho conosciuti, si presentano come punte di diamante di una regione.
LA mia esperienza li cataloga alla voce "Pezzenti".
E penso di eccedere nel giudizio positivo nei loro confronti.

24 ottobre, 2007

CONDOFURI(RC) I FUNERALI DI LEONARDO MODAFFARI



Silenzio, partecipazione, commozione ai funerali di Leonardo Modaffari a San Carlo di Condofuri.
Alle ore 15.00 la salma è arrivata alla chiesa di Sant’Antonio, troppo piccola, per contenere la folla immensa che ha voluto rendere l’ estremo saluto ad una brava persona, la quale era un punto di riferimento per l’ intera collettività
La cerimonia officiata da Padre Arnaldo e altri due componenti della comunità Marianista ha posto in evidenza l’ esempio positivo che Leonardo rappresentava per tutti con la sua vita operosa e il suo spirito ottimista e ha invitato tutti a perpetuarne la vita prendendo ad esempio i comportamenti e gli atteggiamenti.
Toccanti parole sono venute da una ragazza che ha voluto rappresentare la gioventù di San Carlo.
La cerimonia è finità alle 16.00 ed è stata necessaria un’ora perchè tutti i presenti si congedassero dalla famiglia rendendo le condoglianze nel tradizionale “licenziamento”.
I giovani hanno partecipato numerosi alle esequie, tutti con gli occhi lucidi e attoniti per quanto successo.
Le riunioni davanti al bar erano diventate una costante e il pensiero che , d’ora in poi, Leonardo non sarà più li al suo posto, dove tutto erano abituati a vederlo, è straziante.
Lo stordimento tra i presenti è visibile.
Vicende traumatiche come questa rischiano di segnare una comunità piccola come quella di San Carlo , ma l’ esempio e il ricordo di uno dei suoi migliori figli sradicato alla vita nel modo più drammatico possibile servirà da balsamo per lenire la ferita.
Tutti, infatti, sottolineano che ciò che è capitato a Leonardo rappresenta una tragedia che non doveva accadere. Forse adeguati strumenti di prevenzione nel campo delle malattie mentali avrebbero potuto impedire che chi avesse certi problemi, fosse in grado di maneggiare un’arma da fuoco.
Ma non è il tempo delle analisi di questo tipo. Il dolore sordo è stato in un certo modo lenito dai rituali propri del funerale.
Una volta finiti deve restare la vita secondo i sentimenti e i valori che avevano reso Leonardo così benvoluto e stimato da tutti.
Sicuramente da lassù, lui vorrà , che il suo bar torni ad essere luogo di gioco e felicità. E’ questo l’ auspicio che rimane a chi resta. Ricominciare, pur nella consapevolezza di avere perso un figlio, un fratello, un amico che deve continuare a vivere nella vita di ognuno.
Giorno per Giorno.

23 ottobre, 2007

UNA TV PER IL SUD


Un pensiero che mi viene costantemente in mente , quando seguo uno qualunque di quei squallidi siparitti che ci si ostina a chiamare telegiornali delle tv generaliste.
Un qualsiasi scoreggio del centro nord diventa motivo di servizio , analisi, approfondimento.
Succede una catastrofe al centro-Sud e allora o non se ne parla, oppure la si cataloga mafiosa e via di seguito a fare un florilegio di luoghi comuni, di parole dette con sufficienza o altre scempiaggini del genere.
Il caso ultimo di questa impostazione da discarica è dato dal caso che ho trattato nel precedente post.
Nessun servizio prima di tutto! E poi la solita etichettatura paramafiosa.
Mi fanno schifo i promotori di questo modo di non fare informazione.
E' solo pettegolezzo del più becero, che non serve a niente!

22 ottobre, 2007

CONDOFURI(RC) - PAESE SOTTO SHOCK "E' MORTO UNO DI NOI"


Facendo riferimento alla notizia del barista ucciso a Condofuri, riporto l' articolo che ho scritto per "Calabria Ora", giornale di cui sono corrispondente , appunto da Condofuri. Nell' articolo ho cercato di porre in rilievo le qualità dell' ucciso, il quale era davvero una gran brava persona.
Vari "organi" di informazione hanno accostato l' espressione "ndrangheta" a questa vicenda, poiché , per loro ( e altra immondizia che di calabrese ha solo l' anagrafica), è questo il marchio che deve essere applicato a tutto quello che succede in Calabria. Niente di più falso, in questa come in mille occasioni.
Questa gentaglia dovrebbe vergognarsi di esistere, poiché con il suo puzzo rende nauseabonda l'aria che si respira



Il sorriso di Leonardo Modaffari era quello di un uomo che amava la vita e, con entusiasmo e abnegazione l’ affrontava per realizzare i suoi progetti.
Il suo entusiasmo e il suo ottimismo erano contagiosi e tutta la comunità di San Carlo lo aveva potuto constatare negli ultimi due anni frequentando il Bar “Europa” che Leonardo gestiva con il suo fratello Massimo.
Un attimo maledetto!
E la vita sfugge portandosi via i sogni, progetti, speranze.
In una grigia domenica d’ Ottobre , all’alba, Leonardo se n’è andato per una mano assassina che ha sradicato una persona onesta, laboriosa, benvoluta a tutti-
Il bar che Leonardo Modaffari gestiva era diventato, in poco tempo, il punto di riferimento per la vita sociale di San Carlo.
Posto al centro del paese, di fronte alla chiesa tutta la popolazione, aveva sempre la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con i titolari, gioviali e disponibili, a qualsiasi ora.
Nelle piccole realtà i baristi diventano figure importanti, raccolgono le confidenze di tutti gli avventori che si avvicendano di fronte al bancone, danno consigli alle persone che eleggono il Bar come propria seconda abitazione, diventano un piccolo centro di informazioni per chiunque ne abbia bisogno. In questo modo diventano, inconsapevolmente, punti di riferimento della comunità.
E questo era Leonardo Modafferi per San Carlo, un pilastro la cui mancanza sarà sentita da tutti.
E ieri i compaesani dello sfortunato Leonardo , increduli e silenti, di fronte allo snodarsi degli eventi sotto i proprio occhi, erano consapevoli di aver perso un pezzo importante del proprio patrimonio di valori.
Nessuno può accettare che per motivi futili una persona buona e onesta possa avere rimesso la vita a questo modo. “ Se n’ è andato uno di no” è l’ affermazione ricorrente e il lutto colpisce tutti. Indistintamente!

20 ottobre, 2007

PRODI ADDIO!


E' di questi giorni la notizia di un disegno di legge che prevederebbe obblighi di registrazione per i blog e altre minchiate del genere.
Riflettevo sulla qualità dell'azione politica di soggetti che, con l' Italia che va a picco sotto tutti i punti di vista, si preoccupano di mettere a punto provvedimenti demenziali, inutili, non richiesti da nessuno.
Ci sono tante emergenze eppure queste cariatidi al governo si occupano di cazzate che con esse hanno a che fare poco o nulla.
E' questo segno di una scivolata del sistema verso il baratro con gente nei posti di comando, che non ha assolutamente idea di cosa fare o proporre.
E meno male che costoro avevano come slogan il ritorno della serità al governo.
Sinceramente sono sconcertato dalla incapacità manifesta di Romano Prodi, il quale è solo un poveraccio che si barcamena alla meno peggio non avendo alcuna statura morale per proporre un piano di riforme necessarie per il bene del paese, avendo tradito e rinnegato tutto quelo che andava sbandierando in campagna elettorale, ed essendo stato abbandonato da tutti coloro che avevano interesse a mandarlo alla guerra menre erano itnnti a sistemare le prorpie cose
Se avesse un pò di dignità dovrebbe rassegnare le dimissioni, a mio modesto avviso, e scomparire nell' ombra.
Il suo è treno è arrivato al capolinea da un pezzo.
L'unico che non se n'è accorto è proprio lui.

18 ottobre, 2007

DIGA SUL MENTA: GARANZIE PER LE RISORSE IDRICHE DEL BASSO IONIO REGGINO



“Garanzie per le risorse idriche del Basso Ionio Reggino”.
E’ quanto chiedono i sindaci di Bova Marina , Brancaleone, Condofuri, Palizzi e San Lorenzo in una lettera indirizzata al dirigente generale del dipartimento Lavori Pubblici della Regione Calabria, Ing. Pietrantonio Isola.
In particolare i sindaci, come si legge nella lettera “desiderano sapere se la realizzazione della diga sul Menta inciderà sulle risorse idriche dell’ Amendolea, In tal caso chiedono garanzie per l’ approvvigionamento idrico delle popolazioni e per l’ irrigazione degli agrumeti , al fine di tranquillizzare la gente allarmata dalle notizie diffuse che la realizzazione della diga sul Menta inpoverirà le risorse idriche dell’Amendolea, con la conseguenza di lasciare senz’acqua le popolazioni residenti e di provocare la desertificazione di tutta la vallata e dei centri di Condofuri, Bova Marina, Palizzi, e Brancaleone”.
Nella stessa lettera i sindaci chiedono un urgente incontro presso l’assessorato per conoscere “l’ attuale stato di progettazione, onde verificare le indicazioni venute dalla SoGeSid e SoRiCal”.
In particolare si vogliono “conoscere i motivi che hanno impedito la realizzazione delle opere di ristrutturazione dell’acquedotto Amendolea , considerato che l’ accordo di programma ne prevedeva il completamento entro il 30 Novembre 2002(APQ).
Infine i sindaci firmatari della lettera chiedono di sapere se “nel caso in cui la programmazione regionale 2008-2009 prevederà il finanziamento delle suddette opere a totale carico dello Stato, se i Comuni o loro Consorzi o altri Enti Locali possao-o essere i soggetti attuatori delle Opere”.
I sindaci sottolineano che “senza queste opere acquedottistiche, ogni ipotesi di sviluppo nel Primario e nel Terziario diventa una pia ed ingenua illusione per le popolazioni locali che hanno già pagato e strapagato le opere realizzate dopo 40 anni dalla loro costruzione”.

DIGA SUL MENTA: CATASTROFE ANNUNCIATA



“Catastrofe al di là di ogni previsione!”
Non usa giri di parole, un comunicato del Movimento difesa ambientale di Condofuri , per definire ciò che provocando l’ultima zionedei lavori relativi alla diga sul Menta, in relazione ai quali, il responsabile del movimento Professore Domenico Larosa, ha, recentemente, depositato in tribunale una atto di diffida a continuare indirizzata alle più importanti autorità territoriali competenti.
“La diga sul Menta, forse, è stata chiusa nel maggio del 2007”- si legge nel comunicato “- ed entro l’ anno prossimo,. secondo le stime della regione Calabria, dovrà fornire 8 milioni di metri cubi alla città di Reggio.
“E’ cominciato il riempimento dell’invaso,”- continua il comunicato “- intercettando tutta l’acqua che scende da Montalto, e decapitando, di fatto, la fiumara Amendolea. A conferma di ciò alla fine di Agosto all’ altezza della frazione Amendolea , lato fiumara, i pozzi del Consorzio di Bonifica “Versante Jonico Meridionale” e di molti agricoltori della zona si sono seccati. Non era mai successo! Molti ettari di giardini e coltivazioni di bergamotto sono rimasti senz’acqua. Il consorzio ha cercato di correre ai ripari facendo una scavo di 1,5 metri e lungo 1500 metri , per far risalire l’acqua dal basso fino ai pozzi e ai serbatoi dell’ Amendolea alta.
Corre voce che il consorzio per salvaguardare le coltivazioni di bergamotto sia ricorso a congrue riserve di acqua potabile”.
“E’ iniziata la guerra dell’ acqua a cui metterà pace il deserto prossimo venturo”.
Da molti mesi il MIDA ha chiesto al sindaco di Condofuri di convocare un consiglio comunale ad hoc. Non avendo avuto risposta ha lanciato un appello ai consiglieri comunali per la convocazione in oggetto con ordine del giorno “Opposizione alla decapitazione e prosciugamento dell’ Amendolea”;L’ appello è stato sottoscritto da quattro consiglieri, Giuseppe Barreca, Francesco Manglaviti, Massimo Nucera, e Domenico Stilo, che rappresentano il minimo richiesto (1/5) affinché divenisse obbligatoria la convocazione del consiglio comunale, che deve essere fatta entro venti giorni dal suo deposito in comune (PROT.0707882 del 10/10/2007) .
“L’auspicio è che essa venga fatta subito”- sostiene il MIDA – “per la suprema difesa del diritto di sopravvivenza del paese di Condofuri”.

13 ottobre, 2007

PRIMARIE PD



Folklore, sagra paesana, scampagnata. Si possono defiinre in tutti i modi le primarie del PD, ma non certo usando i toni e le defiinzioni degli organizzatori.
E' tutto finto! E' tutto già deciso! E le liste sono state composte dalle segreterie di partito.
Per cui è un falso dire che i non iscritti sono coinvolti nel processo di formazione del nuovo partito. Lo sarebbe stato se con le primarie si eleggevano anche i componenti delle liste e non decidere l' ordine di chi è già stato calato dall'alto.
Qualcuno, dal quale mi divide tutto, fa qualcosa di giusto quando organizza le "contrarie".
Anche se in questo caso penso tanto che sarebbe illuminante leggere la
favola LA VOLPE E L'UVA.

12 ottobre, 2007

San Tommaso d'Aquino. L' ingenuo.



di

MARIO BELLOTTI

"Il Medioevo è stato un periodo oscuro per l’umanità, e soprattutto per l’Occidente”

“L’umanesimo ha finalmente permesso all’uomo di liberarsi da quell’oscurità”

“Il razionalismo, poi, ha insegnato all’uomo ad usare il cervello”

“L’illuminismo, infine, ci ha emancipato da tutte le superstizioni”

Ecc. ecc. ecc.

Oggi il tomismo, ovvero la Filosofia di san Tommaso d’Aquino, detta anche Scolastica, è praticamente reietta, ed ognuno che ambisca a farsi reputare dagli altri “intellettuale moderno” obbligatoriamente la snobba e la irride, o tutt’al più la considera come una specie di oggetto da museo, un affare polveroso e, per la verità, ancora un po’ pericoloso per la salute intellettuale.

Il tomismo, lo ricordiamo, è il complesso filosofico-teologico su cui si fonda (o si dovrebbe ancora fondare…) la cosiddetta “Chiesa docente”, i pastori (pontefice, vescovi, sacerdoti) della comunità cattolica mondiale. È un vero e proprio universo filosofico e dottrinale che non si limita, come ahimé troppi credono, all’Etica, ma abbraccia anche l’Estetica, la Logica ecc.

E non solo tocca praticamente ogni ambito del “sapere” e del “pensiero”, ma (cosa ormai inimmaginabile per noi moderni, abituati come siamo alla “destrutturazione”…) le ordina in un tutto armonico e razionale.

Razionale… sì, perché il Dottore Angelico era convinto che la Fede, quella autentica, quella su cui "decidere di scommettere" la propria vita personale, non poteva fondarsi su sentimentalismo e suggestione, e quindi non poteva assolutamente offendere il nostro cervellino.

Insomma: vero-bello-giusto-buono dovevano necessariamente essere una cosa sola, e raggiungendo (o almeno avvicinandosi ad) una “faccia” di quel “nucleo”, si era garantiti anche per gli altri “aspetti”…

Follia, pensiamo noi oggi liberati da quelle fissazioni duecentesche.

Ingenuità: noi che oggi siamo scafati, non crediamo più alle favole di quello strambo filosofo meridionale, che sedusse tutti gli europei… e li rese schiavi dei papi romani!

Ma è veramente così?

11 ottobre, 2007

GIACOMO MANCINI: DICHIARAZIONI ESPLOSIVE AL QUESTION TIME!


In un aula del Parlamento un deputato dice cose di gravità inaudita. Mi chiedo cosa si aspetta a mettere al centro delle priorità politiche di questo Paese la Calabria, dove lo Stato di diritto semplicemente non esiste!


"Considerero' responsabili morali delle conseguenze negative per la mia persona chi, a cominciare dai signori Adamo, Bruno, Perugini, Ambrogio, Guccione e Covelli, quotidianamente innesca un clima infame contro chi si impegna a far prevalere la legge dello Stato in Calabria''. Lo ha detto nell'Aula della Camera il deputato della Rosa nel pugno Giacomo Mancini denunciando di essere oggetto, con altri esponenti del suo partito, di minacce mafiose.

Intervenendo in coda al question time, Mancini ha denunciato la ''campagna di odio'' di cui si ritiene vittima con altri esponenti del suo partito.
''Ho subito intimidazioni e minacce - spiega - perche' colpevole di combattere una battaglia politica e parlamentare contro l'illegalita'. Sono stato avvicinato da un direttore di giornale calabrese che mi ha detto di parlare a nome di un uomo di governo che, a sua detta, mi avrebbe fatto pagare le mie battaglie contro il malaffare e l'antipolitica.
Mi raggela il fatto che il viceministro degli Interni Marco Minniti non abbia ancora preso le distanze dal clima infame orientato dai Ds''.
Mancini ha ricordato di aver rinunciato alla vigilanza dinamica cui era stato sottoposto dal questore e dal prefetto di Cosenza. ''Continuo a non chiedere nulla - ha detto - a tutela della persona mia e dei miei familiari; chiedo solo di poter continuare a lottare contro il crimine ed alla collusione istituzionale che in Calabria lo alimenta''.
Le persone cui ha fatto riferimento Mancini nel suo intervento alla Camera sono Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria e leader dei Ds cosentini; Franco Bruno, senatore e coordinatore regionale della Calabria della Margherita; Salvatore Perugini, sindaco di Cosenza, della Margherita; Franco Ambrogio, assessore comunale di Cosenza, ex deputato ed ex segretario regionale dell'allora Pci; Carlo Guccione, segretario regionale dei Ds, e Damiano Covelli, capogruppo dei Ds nel Consiglio comunale di Cosenza. (ANSA).

Le persone cui ha fatto riferimento Mancini nel suo intervento alla Camera sono Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria e leader dei Ds cosentini; Franco Bruno, senatore e coordinatore regionale della Calabria della Margherita; Salvatore Perugini, sindaco di Cosenza, della Margherita; Franco Ambrogio, assessore comunale di Cosenza, ex deputato ed ex segretario regionale dell'allora Pci; Carlo Guccione, segretario regionale dei Ds, e Damiano Covelli, capogruppo dei Ds nel Consiglio comunale di Cosenza.

09 ottobre, 2007

DIGA SUL MENTA: DUBBI CHE VENGONO DA LONTANO.



Hanno origine vecchia le discussioni intorno all’opportunità di costruire la diga del Menta , riportati di attualità dalla diffida alla prosecuzione dei lavori depositata in tribunale dal Movimento di Difesa Ambientale di Condofuri.
Già nel maggio del 1986 con un articolo sulla rivista “La nuova Ecologia” Edo Ronchi, ministro dell’Ambiente nel primo ministro Prodi, intervenne sulla questione.. “Quella progettata in Calabria”- si legge nell’articolo “-sul torrente Menta è una superdiga che mette in imbarazzo. Prevede sette chilometri e mezzo di gallerie, l’allagamento di 15 ettari di bosco, il tutto entro un Parco Nazionale, la cui legge istitutiva vietava di modificare il regime delle acque, danneggiare specie vegetali e animali o eseguire lavoRi per la costruzione di manufatti di qualsiasi genere.”
Il colmo è che questa diga, a parere di Ronchi, non sarebbe nemmeno necessaria “Una centrale idroelettrica di 20 MW”- sottolinea lo studioso “-, che il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici sostiene possa ricavarsi sfruttando questa opera, non sarebbe nemmeno necessaria, preferendocentraline più piccole in zone compatibili.Per gli usi agricoli non vi sono considerevoli estensioni da irrigare, ma aree di limitata ampiezza che possono essere convenientemente irrigate con piccoli pozzi”.
Nel 1989, durante un incontro con i sindaci dell’area interessata, il geologo Stefano Bonfà metteva in guardia dai possibili guasti ambientali. che l’opera in oggetto avrebbe potuto provocare.
“ Se a valle non giunge acqua”- si legge in un articolo di giornale dell’epoca -“perchè i fiumi saranno secchi, una volta andato a regime l’ invaso, nel volgere di pochi anni le falde acquifere nell’ alveo del fiume saranno prosciugate e l’acqua del mare non trovando alcuna spinta o resistenza risalirà essa stessa le falde dei fiumi dando luogo alla salinificazione sia dei torrenti, sia delle acque del sottosuolo, come pure dei pozzi”.

08 ottobre, 2007

DIGA SUL MENTA: BLOCCATELA!



“Blocco dei lavori del costruendo Acquedotto del Menta e redazione di un approfondito studio e valutazione d’impatto ambientale dell’ Opera”.
E’ quanto chiede il professore Domenico Larosa, responsabile del Movimento Difesa Ambientale di Condofuri con un atto di diffida, depositato presso il Tribunale di Reggio Calabria, sezione di Melito di Porto Salvo il 31 Agosto scorso.
Destinatari della diffida sono Il Capo del Governo Romano Prodi, il presidente della regione Calabria Agazio Loiero, Il presidente della provincia di Reggio Calabria Giuseppe Morabito e l’ amministratore delegato della Società So.Ri.Cal Raimondo Besson.
In particolare si chiede un riesame e verifica di tutto il progetto relativo all’Acquedotto del Menta coinvolgendo il MIDA stesso e i comuni direttamente interessati per un approfondito studio e valutazione d’impatto ambientale, avvertendo i destinatari che se non si provvederà in merito in tempi ragionevoli, ci si rivolgerà all’autorità giudiziaria nei modi e mezzi più opportuni.
A motivare questo atto clamoroso sono una serie di considerazioni, ispirate anche da un articolo sull’argomento scritto dall’ ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi allegato nell’atto diffida.
“In primo luogo”- si legge nell’atto di diffida “- il progetto (“MENTA” Prog.PS 26/3059 CASMEZ, progetto speciale del Ministero dei LL. PP) l’acqua, verrebbe quasi interamente prelevata, risucchiata in buona parte dal basso, dai bacini idrici delle fiumare : Amendolea, San Leo, Aposcipo e Ferrania e convogliata attraverso una vasta rete ed enormi gallerie di adduzione ed altro”
“ Questa quantità di acqua”- continua l’atto “-, vista la capacità dell’acquedotto e il programma di forniture sarebbe nell’ordine di molte decine di milioni di metri cubi l’anno. Tale prelievo, prosciugherà le fiumare su indicate, abbassandone di molto, giù nelle valli e marine, le falde acquee già stremate”
“Nell’area ionica che va da Condofuri a Bianco, attraversata dalle fiumare su indicate, è già presente il fenomeno della desertificazione . Nella zona da decenni si registra la più bassa piovosità d’Italia ( circa 300 millimetri di pioggia l’anno) ed è stata catalogata nella Carta Sensibilità Desertificazione dell’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente: area con il massimo grado di rischio.
“Per cui si ritiene opportuno”- conclude la diffida del MIDA “- richiedere una pausa nella realizzazione del progetto e procedere alla verifiche del caso in considerazione del potenziale pericolo di desertificazione di tutta l’area del Basso Ionio Reggino”

07 ottobre, 2007

PERCHE' TUTTO QUESTO?


Chi intende manipolare il sentimento delle masse per meglio perseguire i suoi fini, studia le strategie nei minimi particolari.
La filosofia cui ci si ispira in questi casi è l' immediatezza delle associazioni tra concetti e personaggi.
Da una parte il bene ( De Magistris), dall'altra il male ( Mastella) e si monta su una campagna per esaltare il primo e distruggere il secondo con la complicità di un teatrante come Michele SAntoro, il quale è solo una iena che sfrutta i mali della società per fare audience.
Il meccanismo inizia e non si ferma più.
Certe questioni meriterebbero analisi e approfondimento, non certo la logica del tifoso da stadio. Ma si sa per smuovere le masse non si deve tanto filosofeggiare.
Il vero interrogativo è: perchè tutto questo?..

06 ottobre, 2007

GARIBALDI AL SERVIZIO DI SUA MAESTA- (5-FINE-)



Francesco Mario AGNOLI


tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.



Scarso successi ma ottimo credito

Quando nel 1841 Garibaldi, abbandonate le ormai periclitanti sorti della Repubblica del Rio Grande do Sul, giunse a Montevideo, capitale della Repubblica orientale dell’Uruguay, questo Paese, tacitamente sostenuto da Francia e Inghilterra, una volta tanto resi concordi dai comuni interessi economici, si trovava in guerra contro l’Argentina. Il nizzardo, che pure aveva avuto qualche inconveniente con l’Uruguay per episodi considerati di pirateria (nel 1838 era stato spiccato nei suoi confronti un ordine di arresto), poteva, grazie alla fama acquisita, riuscire utile a una causa che con un po’ di buona volontà veniva presentata come la lotta di un piccolo Paese per la propria indipendenza nazionale minacciata da un potente vicino. Tuttavia, le sue precedenti imprese antibrasiliane riuscivano pregiudizievoli in un momento in cui l’impero di Don Pedro II era corteggiato affinché si pronunciasse contro l’Argentina (come poi avvenne, in cambio di ingrandimenti territoriali ai danni dell’Uruguay nell’ultimo anno di guerra). Diplomazia britannica, emigrazione e massoneria si misero, quindi, all’opera per ottenergli la concessione di un atto di clemenza da parte del Brasile, dietro suo impegno scritto di rinunciare, anche per il futuro, a ogni iniziativa bellica contro il Paese (impegno non mantenuto, perché, nel corso degli scontri navali per rompere il blocco argentino attorno a Montevideo, Garibaldi non seppe resistere alla tentazione di attaccare anche navi mercantili brasiliane).

Così, sistemato con generale soddisfazione il passato, il diplomatico inglese William Gore Ouseley si adoperò con successo, evidentemente non senza l’approvazione di Londra, perché il governo uruguayano affidasse ufficialmente a Garibaldi il comando prima della corvetta Costitucion (alla quale si aggiunsero poi la Pereira e la Procida), quindi dell’intera marina uruguayana (nomina revocata o rinunciata quando la sua presenza a Montevideo divenne sgradita al governo, improvvisamente ansioso di liberarsi di lui e delle sue camicie rosse) (1).

Tirando le somme, le imprese di Garibaldi nel Nuovo Mondo, ideologicamente insignificanti, sul piano politico-militare non furono coronate dal successo. Il Rio Grande do Sul continuò a far parte del Brasile. L’Uruguay mantenne la propria indipendenza contro le mire argentine, ma esclusivamente grazie all’intervento diretto della Francia e dell’Inghilterra e, soprattutto, del primo e principale nemico di Garibaldi, il Brasile, al quale dovette cedere, per riconoscenza, una vasta porzione del suo territorio.

Tuttavia il governo di Sua Maestà britannica, avendo conseguito i propri fini, ne rimase abbastanza soddisfatto per pensare a lui, oltretutto divenuto beniamino del popolo inglese per la sua fama di eroe antipapista e i suoi romantici abbigliamenti, e suggerirlo a Cavour o accettarlo come l’uomo adatto a dare la copertura di un personaggio immagine al progetto per la distruzione delle Due Sicilie.

(1) Nel suo volume «L’iperitaliano – Eroe o cialtrone?» (Il Cerchio, Rimini 2006, p. 34, n. 4) Gilberto Oneto ricorda che la prima prova documentale (più esattamente si tratta della testimonianza scritta di un protagonista) dei rapporti fra l’Inghilterra e Garibaldi è costituita dalle Memorie dell’Ouseley, che vi riferisce di essere stato con lui per due anni «in costante contatto».

03 ottobre, 2007

GARIBALDI A SERVIZIO DI SUA MAESTA' (4)

Francesco Mario AGNOLI

tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.





Il sodalizio con Rossetti

Ora questo Luigi Rossetti non era nel mondo dell’emigrazione «patriottica» uno qualunque, ma il nipote del giacobino napoletano Gabriele Pasquale Rossetti, che, troppo giovane per avere avuto un ruolo nell’effimera Repubblica del ‘99 (era nato a Vasto nel 1783), aveva fatto una modesta carriera da intellettuale sotto il regno di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, dapprima come librettista del teatro San Carlo di Napoli, poi nel ruolo di conservatore dei bronzi e marmi antichi del Museo napoletano. Pur avendo mantenuto l’incarico anche con la Restaurazione, aveva preso parte ai moti del 1820, riuscendo poi, durante la repressione, a sottrarsi alla cattura riparando a Malta grazie all’aiuto dell’ammiraglio inglese Sir Graham Moore. Nell’isola era rimasto, sotto la protezione di un altro inglese, il diplomatico (nonché poeta) John Hookham Frese, fino al 1824, quando, sempre con il consiglio e l’aiuto dei suoi potenti amici britannici, aveva optato per una definitiva sistemazione a Londra. Qui si era sposato con Francesca Polidori, figlia di un altro rifugiato, Gaetano Polidori, per qualche tempo segretario dell’Alfieri, e nel 1831 era stato nominato professore d’italiano al King’s College.

È fin troppo naturale che un uomo così strettamente legato da vincoli di gratitudine e da comuni simpatie politiche a personaggi con posizioni di assoluto rilievo nell’establishment inglese non esitasse a suggerire il nome del nipote, a lui caro, oltre che per i vincoli di sangue, per le comuni idee liberali, che lo avevano costretto a trovare rifugio nel continente americano, in occasione di richieste o anche di semplici confidenze di qualche diplomatico o militare a proposito degli interessi di Albione in quelle remote, ma ricche regioni, divenute ancor più allettanti dopo che gli ex sudditi dell’America settentrionale avevano portato a compimento un violento e irreversibile distacco dalla Corona britannica.

Il conseguente rapporto di Luigi Rossetti con la potente e ricca Inghilterra fornisce una ragionevole spiegazione dell’autorità riconosciutagli, nonostante la giovane età, dai suoi colleghi dell’emigrazione, alcuni dei quali o di grado assai più elevato nelle locali logge massoniche o, come l’ingegnere veronese Luigi Delecazi, proprietario di una piccola flotta commerciale, di lui ben più ricchi e, in apparenza, più autorevoli.

L’ipotesi di un legame favorito dallo zio anche se non necessariamente finalizzato alla effettuazione di scorrerie paramilitari, fra Rossetti e, successivamente (su indicazione di questi), Garibaldi e i locali rappresentanti dell’Inghilterra è assistita da un elevato indice di probabilità e fornisce una spiegazione della disponibilità del denaro col quale Luigi e il suo nuovo amico furono subito in grado di mettere in piedi un’attività di commercio marittimo più verosimile di quella che attribuisce il denaro a versamenti fatti dalla Giovane Italia a Garibaldi.

Se è vero che nel periodo in cui, col soprannome di Cleombroto, era marinaio della flotta sarda il nizzardo aveva ricevuto dall’organizzazione mazziniana denaro per convertire i suoi colleghi, questa ipotesi presupporrebbe che il suo passaggio in America fosse stato suggerito dalla Giovane Italia, mentre, come si è visto, tutto lascia credere a una sua autonoma decisione dopo una serie di insoddisfacenti ingaggi marittimi e falliti tentativi di trovare una collocazione, incluso un arruolamento di qualche mese nella piratesca flotta di Hossein Bey, signore di Tunisi.

Non va, in aggiunta, dimenticato che sulla metà degli anni Trenta, Mazzini, esule a Londra, attraversava uno dei peggiori periodi della sua vita quanto a disponibilità di denaro. D’altra parte, fra le varianti non in contraddizione con l’ipotesi formulata vi è la possibilità che Mazzini sia stato interpellato per conto dell’amministrazione di Sua Maestà britannica sull’effettiva affidabilità di quel Garibaldi così ben presentato dal giovane nipote di Pasquale Rossetti o che, per non coinvolgere direttamente il governo, gli sia stato addirittura conferito l’incarico di rimettere all’uno o all’altro o a entrambi le somme loro destinate.

Certo è che Giuseppe Garibaldi e Luigi Rossetti, dopo che i loro traffici non troppo trasparenti (qualche storico parla di veri e propri atti di pirateria) gli avevano procurato un ordine di espulsione da parte del governo brasiliano, nel maggio del 1837 diedero inizio a una vera e propria guerra da corsa legittimata alla meglio da una «lettera patente» della sedicente Repubblica di Rio Grande do Sul (nessuna meraviglia che l’Inghilterra, ufficialmente in pace col Brasile, non volesse figurare) rilasciata non a nome di Rossetti o Garibaldi, che a quel momento non avevano ancora apertamente preso partito per i riograndini (lo faranno nel 1838), ma di un loro sodale anch’egli italiano, Giovanni Gavazzoni, trasformato nel portoghese Joao Gavazzon. Altrettanto certo che durante entrambe le fasi della loro attività, quella in proprio e quella per conto dei latifondisti ribelli, i due amici, nonostante la «patente» menzioni unicamente le «navi da guerra e mercantili del governo del Brasile e dei suoi sudditi», assaltano e depredano senza scrupoli navigli di ogni nazionalità, senza troppo distinguere fra amici, nemici e neutrali, con un’unica, significativa eccezione: le navi battenti bandiera britannica.

Naturalmente la morte dell’amico Rossetti non fece venire meno i rapporti stabiliti con Londra, dove Garibaldi godeva ormai di un rapporto diretto forse grazie anche a qualche favorevole intervento di Mazzini, che considerava lui e le sue imprese americane – delle quali fece diffondere versioni molto aggiustate e ingigantite – utili strumenti per il successo della causa repubblicana.

02 ottobre, 2007

GARIBALDI A SERVIZIO DI SUA MAESTA' (3)




Francesco Mario AGNOLI


tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.


Gli interessi in gioco

Indubbiamente l’impero britannico aveva forti interessi anche in America Latina e in particolare nell’immenso bacino del Rio de la Plata, dove operavano numerosi vascelli della sua flotta commerciale, ed è noto che gli inglesi, interessati a indebolire l’impero brasiliano, favorirono, in accordo con la ricca borghesia uruguaiana e, a volte, con l’Argentina, il tentativo di secessione della provincia di Rio Grande do Sul promosso dai ricchi latifondisti di lingua e cultura spagnola, spietati sfruttatori del lavoro degli indiani e dei negri importati dall’Africa e, quindi, avversi alla politica integrazionista del governo brasiliano.
Secondo il Lattanzio Garibaldi venne assoldato per svolgere il ruolo di «raider», ovvero incursore nelle retrovie dell’esercito brasiliano al fine di sconvolgere l’economia dei territori nemici con razzie di bestiame, incendi dei raccolti, sanguinose devastazioni dei villaggi, che, dopo il saccheggio e l’uccisione degli abitanti che non avevano fatto in tempo a cercare scampo nella foresta, soprattutto donne e bambini, venivano dati alle fiamme.

Tuttavia, mentre vi sono prove precise dell’intervento inglese e della triangolazione Londra-Torino-Caprera per favorire l’impresa siciliana, per l’America non solo manca qualunque pur labile prova che Garibaldi vi sia stato mandato dagli inglesi, ma tutto lascia credere a una decisione individuale conseguente alla necessità di abbandonare il Piemonte dopo la condanna a morte (3 giugno 1834) per la partecipazione al fallimento dell’insurrezione organizzata (dal territorio svizzero) da Giuseppe Mazzini e la diserzione dalla Marina sarda. È possibile che alla scelta dell’America del Sud non sia estranea l’affiliazione alla Giovane Italia avvenuta a Marsiglia nel 1833, ma non di valore determinante. Il continente latino-americano era da tempo oggetto di un relativamente intenso flusso migratorio di genti liguri, in gran parte marinai e commercianti marittimi, che vi avevano costituito alcune piccole comunità. Il fatto che al loro interno fossero numerosi gli ex giacobini, i militari che avevano combattuto con Napoleone, e, nella generazione più giovane, i carbonari e i repubblicani mazziniani costretti all’esilio per avere partecipato ai falliti moti degli anni Venti e Trenta, rappresentava un’attrazione per un ligure di sentimenti patriottici e liberali, che, grazie alla condanna a morte inflittagli dal governo sardo, poteva contare su una favorevole accoglienza da parte di un ambiente largamente penetrato dalle idee rivoluzionarie. A escludere previ contatti con Londra anche il fatto che, fino a quel momento, Garibaldi non aveva ancora aderito alla massoneria, all’epoca collaudato tramite della politica imperiale inglese. Difatti, pur se in merito sussistono versioni diverse in particolare per quanto riguarda il luogo e la data, anche quella che anticipa al massimo l’iniziazione ai misteri massonici la colloca proprio a Rio Grande do Sul, poche settimane dopo lo sbarco, e per di più in una loggia irregolare, la Asilo de la Vertud, non collegata ai Grandi Orienti di Londra e di Parigi (Garibaldi dovrà difatti provvedere, probabilmente dieci anni dopo e a Montevideo, alla propria regolarizzazione massonica).

In definitiva, manca fino allo sbarco a Rio de Janeiro, avvenuto in data imprecisata fra il novembre 1835 e il gennaio 1836 l’occasione per l’arruolamento di Giuseppe Garibaldi sotto l’Union Jack, sia pure nella particolare qualità di «raider» o corsaro (comunque il rilascio, diretto o indiretto, di «patenti» per lo svolgimento di queste collaterali attività bellico-economiche aveva in Inghilterra una lunga e consolidata tradizione). Pur se mancano le prove documentali (non però quelle indiziarie) che sia stata colta, l’occasione si presentò invece e assai allettante dopo l’arrivo a Rio Grande do Sul. Qui, difatti, i fuoriusciti italiani facevano capo a un giovane studente in legge, mazziniano genovese, Luigi Rossetti, riparato in America nel 1827. Con lui il quasi coetaneo Giuseppe Garibaldi strinse poco dopo il suo arrivo un forte legame, fatto di reciproca simpatia, di comunanza di idee politiche (1), e, da parte del Rossetti, di ammirazione per la forte personalità e la nomea di patriottismo e di coraggio che accompagnavano il nuovo arrivato; e, non ultimo, per il suo successo con le donne. Un’amicizia subito tradotta nell’avvio di una serie di comuni imprese fra commerciali e militari, con non poche venature piratesche, che li vedranno fianco a fianco fino agli ultimi mesi del 1840, quando (24 novembre) il Rossetti trovò la morte mentre partecipava all’inutile assedio di Porto Alegre, capitale in pectore della Repubblica riograndina, ma occupata da truppe brasiliane.

1) Così Garibaldi descrive nelle sue Memorie l’incontro col Rossetti: «Gli occhi nostri s’incontrarono, e non sembrò per la prima volta, com’era realmente. Ci sorridemmo reciprocamente, e fummo fratelli per la vita, per la vita inseparabili».

01 ottobre, 2007

BERGAMOTTO: L'ORA DELLA SVOLTA!



“Momento della svolta per il Bergamotto!”
L’assessore regionale all’Agricoltura Mario Pirillo, intervenendo a Condofuri ad un incontro con l’associazione dei produttori del pregiato agrume, ha voluto dare una scossa ad un settore che non può perdere,quello che è stato definito, l’ ultimo treno per il lancio il grande stile: l’inserimento di questa coltivazione nei Piani di Sviluppo Rurale.
“E’ la prima volta che questo accade” sottolinea l’ assessore Pirillo” ed è necessario che il comparto produttivo si attivi con una programmazione di eccellenza, fidandosi delle organizzazioni di categoria, delle strutture regionali, le quali lavorano in sinergia assoluta per favorire il decollo definitivo della coltura del Bergamotto, patrimonio unico della provincia di Reggio Calabria”.
Il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) è un documento di programmazione redatto dalle Regioni, nell'ambito del nuovo quadro di riferimento a livello Europeo ed è principale strumento di intervento el settore agricolo e forestale.
Si parla di risorse per 2800000 euro, le quali devono essere impiegate nel modo opportuno per rivoltare come un calzino il mondo dell’agricoltura Calabrese.
“Il consorzio di tutela del Bergamotto”- sottolinea Pirillo “-, le associazioni dei produttori devono essere protagoniste di questo nuovo corso degli eventi, facendo di tutto per promuovere una progettazione di qualità, poichè questa volta non ci saranno proroghe di nessun tipo”
Il presidente di “Unionberg” avvocato Ezio Pizzi , introducendo i lavori, ha evidenziato che, nell’anno “horribilis” per i livelli di produzione del Bergamotto, a causa delle ondate di calore di giungo che hanno compromesso,l’attuale stagione di produzione, ci sono tutti gli ingredienti per parlare di svolta del settore: la notifica dei decreti di conferimento dei fondi della cosiddetta “legge Aloi” del 2002, l’ inserimento dell’agrume nel piani di sviluppo rurale a livello europeo, il riconoscimento dello stato di calamità naturale da parte della Giunta Regionale a seguito del caldo torrido della scorsa Estate. Inoltre ha proposto una sorta di patto di stabilità per il prezzo del Bergamotto, sottoscritto da tutti i componenti della filiera, per evitare speculazioni sui prezzi , che darebbero il colpo mortale a qualsasi prospettiva di sviluppo futura.

GARIBALDI AL SERVIZIO DI SUA MAESTA' (2)



Francesco Mario AGNOLI

tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.

La longa manus di Londra

In realtà, all’epoca nessuno in Europa dubitò della connivenza inglese con l’operazione garibaldina (attribuita, per l’esattezza, da ministri e diplomatici a segreti accordi intercorsi non tanto con Garibaldi quanto con Cavour e il governo di Torino, che pure non perdevano occasione per proclamarsi all’oscuro dell’operazione). Difatti le Potenze europee, a cominciare dalla Francia, fecero fioccare proteste sul governo di Londra, che, costretto a fornire spiegazioni, chiese al comandante dell’Argus l’invio di una relazione (ovviamente addomesticata) sui fatti. Nella stessa Inghilterra i parlamentari dell’opposizione misero sotto accusa il governo per quella che definirono una indebita intromissione negli affari di un altro Stato.

Al contrario, per quanto riguarda le imprese compiute dall’«Eroe dei due Mondi» nella prima parte della sua carriera militare sulla sponda americana dell’Atlantico, non si è mai andati al di là di sospetti e mormorazioni pure in presenza di indizi di non poco conto, ricavabili anzitutto dalle ammissioni dello stesso interessato a proposito delle molte protezioni accordategli prima dell’episodio di Marsala, in un periodo nel quale a essere in ballo non era anche il Regno di Sardegna, ma il solo Garibaldi, assistito e protetto, quindi, in proprio.

Sollecitato dalle celebrazioni per il bicentenario della nascita (1807-2007), lo studioso catanese Alessandro Lattanzio, in un recente intervento caratterizzato da notevole vis polemica e dal dichiarato intento di mettere una pietra tombale sul «mito» Garibaldi, pur se pone al centro della propria attenzione soprattutto l’impresa siciliana, riapre anche il capitolo americano. Vede, difatti, la longa manus di Londra non solo nel passaggio a più disponibili partner commerciali della Sicilia, all’epoca titolare, con le sue quattrocento miniere, del 90% della produzione mondiale di zolfo, materia prima oggetto di una crescente domanda internazionale in quanto indispensabile al sempre più impetuoso processo di industrializzazione (il Lattanzio lo definisce «il lubrificante del motore dell’imperialismo, soprattutto di quello inglese»), ma anche nelle guerre e guerriglie che a cavallo degli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo imperversarono nell’America Latina.

Come si è detto, per quanto riguarda la conquista del Regno delle Due Sicilie gli indizi sull’aiuto fornito dall’Inghilterra a Garibaldi (e a Cavour) hanno acquisito la gravità e concordanza necessarie per elevarli alla dignità di prova. Adare un unico significato alla corresponsione, già di per sé estremamente significativa, delle somme necessarie e al determinante intervento sul campo vi sono pressanti interessi economici dal momento che il governo borbonico – già in odore di «Stato canaglia» perché la sua flotta commerciale, in costante crescita, faceva una sgradita concorrenza a quella inglese in tutto il Mediterraneo e oltre – si era macchiato di una imperdonabile colpa quando, volendo procedere alla modernizzazione delle proprie zolfatare, fonte principale della ricchezza del Regno, era entrato in trattative con una impresa francese per cedergliene lo sfruttamento, fino ad allora monopolio di ditte inglesi. Non meno importanti le considerazioni politiche, che, in una scena mondiale dominata dal contrasto fra le due massime Potenze europee, Francia e Inghilterra, rendevano allettante il progetto della creazione ai confini meridionali della Francia di una nuova compagine statale, legata a Londra da vincoli di riconoscenza e subalternità, di secondo piano, ma abbastanza forte da costituire, quanto meno nell’area mediterranea, un ostacolo alle ambizioni francesi. Del resto sono ben note le trattative – che attribuivano un ruolo determinante a Garibaldi, beniamino del popolo britannico per le sue esternazioni antipapiste – intercorse fra l’Inghilterra e il Regno Sardo (peraltro attento a tenere il piede in due staffe per assicurarsi anche il sostegno della Francia di Napoleone III, che, desideroso di mettere un napoleonide sul trono delle Due Sicilie, prometteva in compenso ai Savoia l’annessione al Piemonte delle regioni dell’Italia settentrionale).

Più difficili da decifrare le vicende sudamericane, anche per la mancanza di documentazione e l’imprecisione e non di rado l’inattendibilità delle notizie fornite nelle sue Memorie dallo stesso Garibaldi, perfettamente consapevole che molte delle imprese di cui era stato protagonista in quel periodo della sua vita potevano prestarsi il fianco a non poche critiche, capaci di appannare l’immagine pubblica del disinteressato eroe di cui era gelosissimo.