16 novembre, 2007

Come sono umani i colonizzatori del Sud!

(da Lettera Napoletana n. 06 - novembre 2007‏)

BANCO DI NAPOLI: UN MARCHIO PER ATTIRARE NUOVI CLIENTI

Il gruppo Intesa-San Paolo, nato dalla concentrazione tra il S. Paolo-Imi di Torino e Banca Intesa, ha ripristinato la denominazione Banco di Napoli per i propri sportelli in Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. Il nuovo logo adottato è diverso da quello storico del Banco di Napoli e riproduce, stilizzati “gli archi dell’Acquedotto romano”. La scelta – ha chiarito il gruppo bancario – è stata di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa-San Paolo. (v. LN-3/07)
Il ripristino delle insegne Banco di Napoli, avviata dal 22 ottobre, è stata sottolineata con grande enfasi dal colosso bancario in un convegno svoltosi il 6 novembre nella ex direzione del Banco di Napoli, in via Toledo.

«Non si tratta di un pezzo di banca, ma di una banca vera e propria», ha detto ai giornalisti il direttore generale vicario di Intesa-San Paolo, Pietro Modiano. Sulla stessa linea gli altri dirigenti del gruppo, a partire dall’amministratore delegato Corrado Passera.
In realtà, la scelta di tornare al nome vecchio e glorioso dell’Istituto erede del Banco delle Due Sicilie, contraddice radicalmente quanto deciso e attuato con l’acquisto del Banco di Napoli da parte del gruppo piemontese San Paolo-Imi ed è dettata dalla necessità di apparire una banca legata al territorio meridionale, dove Intesa-San Paolo conta su circa 1 milione e 800 mila clienti.
Resta il dato di fatto che tra i dirigenti operativi del Banco di Napoli, a cominciare dal direttore generale Antonio Nucci, che risiede a Roma, non vi è nessun meridionale e che la dirigenza, proveniente dal vecchio Banco di Napoli continua ad assottigliarsi e ad essere sostituita da quadri del San Paolo-Imi e di Banca Intesa.
Perfino il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha ammonito, durante il convegno, i vertici di Intesa-San Paolo a «non indebolire i quadri dirigenti meridionali» ed a privilegiare l’occupazione a Napoli.

Ma sul fronte occupazione il gruppo Intesa San Paolo, che gestisce tra l’altro le tesorerie della Regione Campania e del Comune di Napoli, ha offerto un misero contentino. 100 unità, probabilmente giovani in prima occupazione, saranno assunte in un call-center, che dovrebbe partire ad aprile. Nessun centro direttivo sarà trasferito a Napoli o nelle regioni meridionali dove Intesa-San Paolo drena risorse e raccoglie risparmio, e nessuna decisione di rilievo sarà presa a Napoli a Bari o Reggio Calabria. Il Banco di Napoli è solo un nome. E serve ad attrarre clienti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Salve!vorrei sapere piu info riguardo le nuove assunzioni call center x Napoli.ho visto un po in rete ma nn ho trovato nulla,neanke nelle posizioni aperte della banca.é vero,sarà un misero contentino,ma meglio di niente!!!ora dobbiamo vedere in ke modo partecipare alle selezioni!!!qlcn sà qlcs???Dany

Abate Vella ha detto...

Una ripetizione della lucrosa operazione fatta con il marchio Banco di Sicilia quaggiù.

Oramai certi trucchetti li conosciamo a memoria