31 marzo, 2008

IL FILO SPEZZATO




Questa sera a Condofuri (RC) c'è stato un incontro dibattito con l'Onorevole Maria Grazia Laganà Fortugno.
Ho fatto un intervento nel quale ho raccontato di come abbia già vissuto a ciò che il Partito Democratico vuole essere e intende realizzare.
Nella mia breve stagione di impegno politico dal Febbraio all'Ottobre del 2005, da semplice esponente della società civile partecipai alle primarie di quell'anno in veste di vicepresidente del seggio della cittadina in cui risiedo.
Esperienza breve, non per mia volontà, ma per il realizzarsi di un tragico destino che porto alla scomparsa del principale fautore del progetto a cui partecipavo: il compianto onorevole Francesco Fortugno.
Ho voluto raccontare la mia esperienza e chiesto che mi si diano motivazioni a ricominciare l'impegno.
L'idea che ho di politica è lontana da una precisa parte politica del nostro Paese.
Chi si candida a governare, secondo me, non può avere il controllo totale dei Media.
D'altro canto non è che dalla parte opposta c'era di che stare allegri.
Da questa sera comincia un periodo di osservazione e attenzione, che, spero, possa portare ad una nuova fase di partecipazione.

I MONACI CALABRESI (1)



fonte :
IL SANTO GRAAL scritto da BAIGENT, LEIGH e LINCOLN,
Nel 1070 un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria aveva raggiunto la foresta delle Ardenne, proprietà di Goffredo di Buglione. Erano capeggiati da un certo Ursus, un nome che nei documenti del Priorato è spesso associato alla stirpe merovingia. Quei monaci ottenevano subito la protezione di Matilde, Duchessa di Toscana e madre adottiva di Goffredo, che donava loro un vasto appezzamento di terreno in Orval, nei pressi di Stenay, il luogo in cui era stato assassinato Dagoberto II, l’ultimo dei merovingi. Vi veniva subito costruita un’abbazia, in cui i monaci trovavano sistemazione. Non vi restavano molto però, poiché pochi anni dopo, nel 1108, erano tutti misteriosamente scomparsi verso un’ignota destinazione. Nel 1131 l’abbazia di Orval veniva poi definitivamente assegnata a San Bernardo. Lo storico de Sède sostiene che tra quei monaci ci fosse stato Pietro l’Eremita che abbiamo conosciuto prima, il carismatico ispiratore delle Crociate. Abbiamo anche visto che egli era in Gerusalemme almeno fin dal 1099, con Goffredo di Buglione. Logico quindi dedurre che forse esisteva un collegamento tra i monaci di Orval, Pietro l’Eremita e l’Ordine di Sion.

26 marzo, 2008

LA STORIA CHE NON TI ASPETTI!




Orval, Priorato di Sion, Pietro L'Eremita, Arca dell' Alleanza, Sacra Sindone.
Chi ha letto il Codice da Vinci, o conosce questi nomi,sa cosa essi significano.
"L' abbazia di Orval è rinomata per la sua storia, la vita spirituale dei monaci, la sua birra e il suo formaggio".
Traggo questo da wikipedia, la quale continua dicendo che l'abbazia sia stata" fondata da monaci benedettini provenienti dalla CALABRIA".
estraendo brani dal libro "IL SANTO GRAAL" SCRITTO DA BAIGENT, LEIGH, e LINCOLN ( un buon libro ma come per tutte le cose è una lettura che và presa con le molle) leggiamo:
"Nel 1070 un gruppo di monaci provenienti dalla CALABRIA aveva raggiunto la foresta delle Ardenne, proprietà di Goffredo di Buglione. Essi ottennero la protezione della duchessa Matilde Duchessa di Toscana, madre di Goffredo di Buglione. Ella dono ai monaci un vasto appezzamento di terreno su cui sorse l'abbazia di Orval.
Dopo qualche decennio quei monaci scomparvero misteriosamemente. Tra di essi pare ci fosse Pietro l'Eremita.
I movimenti di questi monaci (dalla CALABRIA, alle ardenne e poi altrove) fa pensare ad un gruppo coeso e fortemente organizzato.
Essi succesivamente furono segnalati a Gerusalemme ( probabilmente presso l'abbazia di Nostra Signora di Sion) per organizzarvi un congresso segreti diretti " da un misterioso vescovo proveniente dalla CALABRIA" continua il libro a raccontare le vicende conensse alle CROCIATE , Priorato di Sion, Goffredo di Buglione, Pietro l'Eremita ecc.
La leggenda del priorato di Sion e dei Templari vuole che questi ordini siano custodi dell'Arca dell'Alleanza.
Alcune leggende sostengono che i Romani avevano trafugato l'Arca dell'Alleanza, la quale fu poi sotratta dai visigoti in occasione del famosa sacco di Roma,
Re Alarico, il re di quel popolo, avrebbe poi nascosto tutto il tesoro trafugato sotto il fiume Crati...a Cosenza?....come vorrebbe la tradizione...o meglio la CALABRIA del Nord, la quale è interessata dall' intero bacino fluviale del fiume?
Tornando all'abbazia di Orval, i monaci che la fondarono, come risulta dagli annali del'Abbazia, provenivano da una citta della CALABRIA citra lungamente assediata.
L' unica città importante della Calabria del Nord ad avere queste caratteristiche è Castrovillari, la quale fu soggetta ad un lunghissimo assedio ad opera di Ruggero il Normanno.
Un pezzo della croce di Cristo è in CALABRIA, nella chiesa della Maddalena a Morano Calabro.
E' certo che il Priorato di Sion avesse dei possiedimenti a Castrovillari.
E ancora la Sacra Sindone è stata custodita in Calabria nel castello di Roseto capo Spulico dal 1201 al 1254.
C'è da scrivere fiumi di libri o girare decine di film prendendo spunto un pizzico si storia Calabrese( se si dovesse prendere in considerazione tutta non basterebbero dieci holliwood per tenere il passo).
Da semplice profano mi era sovvenuta una idea semplice per propagandare la Calabria a livello mondiale. Se c'è uno stretto legame tra questa terra e tutto il movimento cui ha dato origine Dan Brown con il suo libro, perchè non invitarlo in Calabria e organizzare un convegno storico?.
Perchè non fare della Storia Calabrese un formidabile ingrediente per una politica turistica diversa dal semplice e rozzo connubio tavola, mare?.
Ogni luogo della Calabria nasconde uno scrigno di storia, leggende, valori, arte , cultura.
Non averlo fatto conoscere ai più è stato il vero delitto della politica e del mondo culturale Calabrese.

25 marzo, 2008

PETILIA POLICASTRO(KR) – DENUNCIATE DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO DUE PERSONE PER PASCOLO ABUSIVO .


Crotone 25/03/2008 - Il Comando Stazione Forestale di Petilia Policastro, a seguito denuncia-querela sporta da numerosi cittadini di Petilia Policastro, che da tempo subivano danni alle colture circa il continuo e ripetuto fenomeno del pascolo abusivo da parte di una mandria di bovini incustodita, hanno proceduto a segnalare alla Autorità Giudiziaria competente due persone, padre e figlio identificate in G.S. di anni 80 titolare dell’allevamento e G.F. di anni 28, di Petilia Policastro.

Le indagini effettuate, hanno permesso di scoprire con certezza che la mandria di bovini da tempo pascolava abusivamente in diverse località del petilino, interessando particolarmente le località Castelluccio, Scardinato e Martelletto, creando non pochi danni alle colture interessate, costituite prevalentemente da uliveti, vigneti e orti irrigui.

Nel corso degli accertamenti di rito, gli uomini del Corpo Forestale, con notevole difficoltà, causate dal continuo movimento dei bovini, quasi allo stato selvatico, dopo essere riusciti nella lettura di alcune marche auricolari, attraverso l’accesso alla banca dati all’anagrafe bovina, hanno accertato che gli stessi appartenevano all’azienda zootecnica di G.F., persona gia nota.

Durante le indagini effettuate, dopo avere acquisito le coordinate delle aree in cui era avvenuto il pascolo abusivo, è emerso che il pascolo aveva interessato non solo proprietà private ma anche particelle di proprietà del Comune di Petilia Policastro, da qui la denuncia scattata a carico di G.S. e G.F. i quali dovranno comparire innanzi alla A.G. competente per i reati di pascolo abusivo e danneggiamento.


20 marzo, 2008

COTRONEI (KR) - DENUNCIATA UNA PERSONA DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO PER TAGLIO/ FURTO PIANTE ALL’INTERNO DEL PARCO NAZIONALE DELLA SILA .


Crotone 20.03.2008 - Il Comando Stazione Forestale Coordinamento Territoriale Ambiente di Cotronei, congiuntamente agli uomini del Comando CfS di Petilia Policastro, nell’ambito di alcuni servizi mirati atti a prevenire e reprimere reati vari in materia ambientale, nonché di controllo del territorio delle aree maggiormente a rischio del fenomeno furtivo, e precisamernte in località Zagarogno in agro e di proprietà del Comune di Cotronei, hanno proceduto a deferire alla autorità giudiziaria competente tale G.S. di anni 50 di Petilia.

La pattuglia del CTA di Cotronei, accortasi di alcuni movimenti sospetti, nell’addentrarsi all’interno dell’area boscata, sorprendeva G.S. mentre era intento a trafugare 6 quintali di legna da ardere di Cerro e Pino Laricio tagliate verosimilmente in precedenza .

Nel corso degli accertamenti di rito, a seguito di una verifica effettuata con l’ausilio delle apparecchiature G.P.S ,per rilevare le coordinate geografiche dei lavori eseguiti, e S.I.M.(sistema informativo della montagna), che consente di sovrapporre cartografia catastale e rilievo aerofotogrammetrico della stessa zona con le coordinate geografiche, è stato possibile accertare che l’area oggetto del furto appartiene al demanio pubblico, di proprietà del Comune di Cotronei. Pertanto, l’indagato, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per furto aggravato e deturpamento di bellezze naturali (art.734 C.P.).

Nel corso degli accertamenti di rito G.S, aggravava ulteriormente la sua posizione rendendosi responsabile anche del reato di oltraggio e minacce a pubblico ufficiale

La zona oggetto di furto, oltre ad essere sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico – ambientale, è ricompressa nel Parco Nazionale della Sila, zona 1 ed. inoltre, è classificata come ZPS Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva nr.,79/409 CEE, relativa alla protezione degli uccelli selvatici.

19 marzo, 2008

MESORACA(KR) DENUNCIATE DUE PERSONE DAL CORPO FORESTALE


Crotone, li 19.03.2008 – Gi Agenti del Corpo Forestale dello Stato di Petilia Policastro

nel corso di alcuni servizi mirati atti a prevenire e reprimere reati vari in materia ambientale, nonché di controllo del territorio, hanno proceduto a deferire alla Autorità Giudiziaria competente due persone una persona identificata in V.V. di anni 37 di in quanto, in località San Marco in agro di Mesoraca , aveva proceduto alla realizzazione di alcuni manufatti, in cemento e blocchetti, di cui uno da destinare ad uso civile abitazione. Inoltre, mediante mezzo meccanico aveva proceduto alla effettuazione di una pista in terra battuta senza avere acquisito le preventive e vincolanti autorizzazioni necessarie. Nel corso dell’attività investigativa è emersa la violazione della normativa urbanistico-edilizia, perché i lavori realizzati, rientrano nella definizione di “interventi di nuova costruzione”, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera E, del D.P.R. 380/2001, in quanto hanno comportato la trasformazione in via permanente del suolo e, come tali, subordinati al rilascio del permesso di costruire, da parte del Comune di Mesoraca.

Nella medesima giornata, nel corso dei vari controlli effettuati hanno denunciato all’Autorità Competente un’altra persona, identificata in S.D. di anni 45, anch’egli di Mesoraca, per essersi allacciato abusivamente all’acquedotto del Comune di Mesoraca ed essersi appropriato abusivamente in località Acquamolle della relativa acqua potabile. Quest’ultimo dovrà comparire innanzi alla A.G. competente per rispondere del reato di furto aggravato.

15 marzo, 2008

CALABRIA ORA - MONTEBELLO IONICO (RC) UN OSSERVATORIO PER L'AMBIENTE


di

Fortunato Vadalà

Dopo lo scontro , il confronto.

Si potrebbe riassumere cosi il senso di un comunicato stampa dell’assessorato all’ambiente della provincia di Reggio Calabria relativo alla vicenda della centrale a carbone che la SEI S.pA ha in progetto di realizzare nel territorio del comune di Montebello Jonico. L'assessore Giuseppe Neri, confermando la sua assoluta contrarietà alla realizzazione dell’ opera, si farà promotore di un insieme di iniziative che mirano a creare un confronto chiarificatore con la multinazionale svizzera, coinvolgendo tutti i soggetti a vario titolo interessati, al fine di illustrare le ragioni politiche, le osservazioni tecniche e scientifiche contenute in numerose relazioni giunte in assessorato e contrarie alla centrale a carbone. Sull’argomento verrà convocato un consiglio provinciale aperto per approfondire le ipotesi di sviluppo alternativo che sono state redatte o che potrebbero concretamente profilarsi per il territorio di Saline Joniche.

“L'obiettivo dell'assessore”- si legge nel comunicato stampa “è quello di acquisire una conoscenza dettagliata del progetto e delle attività già avviate al fine di superare la fase dei “si dice” e dei dibattiti a distanza e creare un osservatorio permanente che permetta di non abbassare mai la guardia e funga da raccordo per le proposte alternative”.

“Non è accettabile che si sacrifichi il diritto alla qualità della vita in nome di un presunto sviluppo che dia sollievo al dramma della disoccupazione nel territorio reggino” afferma la nota dell’assessorato provinciale all’ambiente, il quale vuole realizzare a Saline e in tutto il territorio provinciale uno “sviluppo sostenibile” cercando di valorizzare le naturali potenzialità dei luoghi sfruttando sia gli investimenti comunitari e coinvolgendo gli investimenti privati.

“In questo quadro si collocano le varie iniziative,che puntano ad incentivare il ricorso a tecnologie di energia rinnovabile, allo smaltimento in sicurezza di rifiuti pericolosi e a politiche efficaci di risparmio energetico.

Una svolta sicuramente positiva in una vicenda in cui tutti hanno fatto a gara per gridare il proprio no ad un progetto del quale, ad oggi, nessuno sembra avere una conoscenza approfondita, la quale è necessaria per cogliere appieno tutti gli aspetti relativi alla salute pubblica.

Il bisogno di posti di lavoro in un’area come quella di Saline Joniche è fortemente sentito, per cui prima di respingere un progetto che ne potrebbe dare una risoluzione definitiva è bene conoscerne i particolari, per cui l’ iniziativa dell’assessorato all’ambiente della provincia di Reggio Calabria risponde pienamente a questa esigenza.

13 marzo, 2008

CIRO (KR) - DUE PERSONE DENUNCIATE PER FURTO DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Cirò – Scoperto un taglio/furto nel demanio comunale denunciate due persone dal Corpo Forestale .
Crotone 12.03.2008 - Gli uomini del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Cirò, nel corso di alcuni servizi di controllo del territorio, hanno proceduto a deferire alla autorità Giudiziaria competente due persone identificate in L.S. di anni 70 proprietario di un bosco privato regolarmente autorizzato al taglio e V. R. di anni 35 titolare della ditta acquirente il bosco . Gli Agenti del CfS durante il controllo effettuato e precisamente il località Donnarosa-Ruvero, hanno avuto modo di accertare che il taglio aveva interessato una porzione di territorio boscato, in agro e proprietà del comune di Cirò, pertanto hanno proceduto al sequestro dell’area boscata ed al deferimento, in stato di libertà, delle predette persone. In particolare , gli uomini della forestale proceduto mediante strumentazione G.P.S., alla misurazione della linea di demarcazione tra la parte di bosco tagliata e quella ancora integra e non utilizzata, hanno accertato che il taglio aveva interessato la proprietà comunale. Infatti, le successive elaborazioni informatiche del rilievo eseguito e la sovrapposizione delle ortofoto della zona con il foglio catastale corrispondente, hanno permesso di stabilire con assoluta certezza che effettivamente il taglio era avvenuto, all’interno del lotto boscato comunale. Dai rilievi effettuati immediatamente in zona, è emerso che taglio illecito aveva riguardato piante di leccio, roverella, alaterno e orniello. Attualmente, da parte degli inquirenti, è in corso, la quantificazione del danno economico arrecato al comune di Cirò, parte offesa del reato. A carico di L.S. e V.R. è stato eseguito il sequestro dell’area boscata comunale, che dovranno rispondere innanzi alla competente autorità giudiziaria per il concorso nei reati di furto aggravato di piante, invasione di terreno comunale e deturpamento di bellezze naturali.L’area comunale sequestrata è stata affidata, in custodia giudiziaria, al sindaco del comune di Cirò

05 marzo, 2008

FORMIA (LT) - INTERVENTO DEL PRESIDENTE AL PRIMO RADUNO DEI COMITATI DUE SICILIE

Carissimi convegnisti,ho l’onore di essere il Presidente nazionale di questa nuova associazione culturale costituita il 28 dicembre 2007. Ad affiancarmi vi sono due vice-presidenti Pietro Matrisciano e Pasquale Pollio, il segretario Fiore Marro ed il tesoriere Nicola D’auria.Abbiamo ritenuto opportuno incontrarci per iniziare ad elaborare tutti quanti insieme le linee-guida della nostra associazione, in modo tale che, quando il processo di definizione si riterrà concluso, verrà indetto il congresso nazionale per il rinnovo di tutti gli organismi.Innanzitutto mi preme sottolineare che è stato scelto il nome “Comitati delle Due Sicilie” per due ordini di ragioni.Il primo è di ordine geografico, volendo comprendere tutta la vasta area, o macroregione, che al nord ha per confini naturali da un lato il fiume Tronto, sul versante adriatico, e dall’altro il fiume Liri-Garigliano, sul versante tirrenico, ed al sud ha per confini da un lato il capo di Santa Maria di Leuca e dall’altro San Vito Lo Capo, non disdegnando di ricordare che Capo Passero è naturalmente il capo più a sud.Il secondo punto è di ordine storico-culturale. Abbiamo ritenuto necessario fare uso dell’aggettivo duosiciliano, perché vogliamo e dobbiamo comprendere tutto il lungo periodo che, grosso modo, va dal 1100 al 1861, in cui, cioè, è compreso il periodo borbonico, ma questo non è che una parte rispetto al tutto, non è che il 15% circa, sempre in ragione temporale, rispetto ai 7-800 anni di vita unitaria che ha conosciuto l’area geografica di cui sopra. In altre parole, sappiamo benissimo che il Meridione ha brillato durante il periodo borbonico, ma sappiamo anche che la storia del Meridione non può essere limitata ai 126-127 anni caratterizzati dalla dinastia dei Borbone, cioè dall’anno in cui è arrivato Carlo di Borbone fino agli ultimi giorni dell’amatissimo ultimo Re Franceschiello, ma che deve travalicare questi confini, per andare ai primi anni del periodo medioevale, laddove si incominciava a parlare di stato unitario ed a viverlo quotidianamente, si pensi solo che nel 1100 il Meridione d’Italia ha brillato di luce propria perché in quel periodo viveva un Re che rispondeva al nome di Federico di Svevia, il quale nella sua Reggia di Palermo era riuscito, tra le altre cose, a far sedere allo stesso tavolo cristiani, musulmani ed ebrei, al punto che con estrema facilità in ogni angolo del Regno si parlava latino, arabo ed ebraico, con una grandissima ed insuperata lezione di pluralismo culturale. Non a caso Federico è stato definito lo stupor mundi.Va, inoltre, ricordato come anche i linguisti abbiano evidenziato l’unitarietà culturale della macroregione duosiciliana, laddove, ad esempio Giacomo Devoto, il più importante linguista, ha evidenziato, ad esempio, che nella nostra area siamo abituati ad usare la parola “mo”, mentre nel territorio della penisola che sta al di sopra di Roma e delle Marche si preferisce usare la parola “ora”.Tutto ciò significa che nel Meridione per oltre 700 anni vi è stato l’organismo unitario dello “stato”, entità politico-costituzionale che vedrà la luce negli altri stati europei solo qualche secolo dopo, vale a dire la Spagna , la Francia , la Germania e l’Inghilterra si formeranno in stato solo nel 1500. E pensare che la storiografia italiana ha sempre evidenziato in negativo tutti gli staterelli italiani e mai che abbia speso parole positive, o, almeno, avesse evinziato in qualche sparutissima occasione l’esistenza dello stato unitario del Mezzogiorno già nel XII secolo. In altre parole vogliamo dire che l’unità d’Italia si sarebbe dovuta realizzare dal sud verso il nord, non solo sotto il profilo geografico, ma proprio ed esclusivamente sotto il profilo culturale, giuridico e politico. E di sicuro molti secoli addietro.Tutto ciò allora ci deve servire da monito, perché se è vero come è realmente vero che historia magistra vitae, come ci suggerisce Cicerone, è altrettanto vero, che noi non dobbiamo tenere il capo reclinato esclusivamente all’indietro e senza porci domande e quesiti sul presente e senza dare qualche risposta e prospettiva al nostro futuro. Noi siamo uomini del Terzo Millennio, dobbiamo tenere nella debita considerazione ciò che siamo stati fino al 1860-61, da quando cioè siamo stati violentati, seviziati, squartati, bruciati, impiccati, ma è altrettanto vero che dobbiamo dare delle risposte ai tanti perché che sorgono dal territorio e che riguardano la munnezza, la nuova emigrazione, l’assalto al territorio, la cancellazione dell’agricoltura, il proliferare di supermercati, la cancellazione delle piccole e medie imprese e dobbiamo soprattutto pensare a quale futuro dobbiamo e vogliamo lasciare ai nostri figli ed ai nostri nipoti, perché se tutto ciò è vero è altrettanto ed ancor di più vero che noi abbiamo nostalgia del futuro.Una vera associazione culturale e/o politica non può non tenere presente nella propria analisi e nella propria prospettiva risolutoria non solo il popolo ma anche e soprattutto il territorio. Allora se noi oggi vediamo che il nostro territorio, soprattutto quello della Campania, ma se non si pongono immediati rimedi il problema rischia di estendersi anche alle regioni viciniori, è caratterizzato dall’unica forma di arredo urbano che una sedicente classe politica è riuscita a conferire a tutte le città ed i paesi, vale a dire la munnezza, dobbiamo anche chiederci perché ciò è avvenuto. A mio sommesso avviso deve essere evidenziato che noi uomini del Sud per troppi anni, per decenni abbiamo firmato delle cambiali in bianco agli occupatori della politica, la cui unica occupazione è stata quella di scrivervi sopra una cifra iperbolica. Allora questo sta a significare che la munnezza che vediamo è anche e soprattutto la munnezza che teniamo nel nostro corpo, nel nostro cuore e nella nostra mente. Non dobbiamo più firmare cambiali e/o deleghe in bianco, dobbiamo assumerci tutte le responsabilità, in modo che riusciamo a limitare il saccheggio, recuperare ed iniziare un percorso di crescita.La munnezza è l’aspetto più democratico di tutta la questione dell’attacco al territorio ed al paesaggio. Negli ultimi 30-40 anni abbiamo perso in termini di ambiente ciò che i nostri padri ed i nostri progenitori hanno conservato per secoli e secoli. E l’ultimo colpo di coda è stato l’evento naturale del terremoto dell’Ottanta, perché all’evento imprevedibile della natura, ha fatto seguito l’evento prevedibile della classe borghese, che, come una sanguisuga, si è buttata sul terremoto, ben capendo che avrebbe potuto trarre ingenti guadagni accumulando fortune su fortune.Il nostro territorio è stato devastato facendo balenare agli occhi dei meridionali negli anni Sessanta la piena occupazione nelle fabbriche, quando nei nostri paesi si sono insediate fabbriche del nord, europee o addirittura americane, tutte rigidamente sovvenzionate dallo stato unitario. La scelta di questo stato serviva solo a buttare fumo negli occhi: a fronte di poche centinaia di famiglie per area provinciale, che potevano permettersi il lusso di avere uno stipendio o un salario di gran lunga superiore a quello che conseguiva il contadino, facevano da contraltare migliaia e migliaia di famiglie che continuavano a vivere in ristrettezze economiche, o addirittura nell’indigenza, al punto che dovettero prendere la valigia ed espatriare, andando nelle città del nord, o in Svizzera, Germania ed altri paesi europei. Lo stato unitario, in altre parole, da un lato saccheggiava il territorio devastandolo irreversibilmente e dall’altro saccheggiava il popolo duosiciliano costringendolo ad espatriare, sulla scorta del grande insegnamento dello stato savoiardo post-unitario, che pensò come unica soluzione all’emigrazione d’oltreoceano per le genti del Sud.All’emigrazione delle braccia, che servirono a fare grande l’industria automobilistica di Torino e tutte le fabbriche del cosiddetto triangolo industriale nordista, fece seguito il decennio successivo l’emigrazione dei primi colletti bianchi: il Sud continuava a dissanguarsi, fino ad arrivare ai giorni nostri che sono contrassegnati irrimediabilmente dall’abbandono dei nostri cervelli che possono trovare occupazione solo altrove, dove l’ “altrove” sta sempre e solo oltre i confini naturali del Tronto e del Garigliano. Ed in queste condizioni il futuro è un tempo che non può essere coniugato dagli studenti e dal popolo del Mezzogiorno.Il paesaggio è stato violentato perché immettendo le cosiddette “cattedrali nel deserto”, si è data la stura a quanto di più becero e regressivo esistesse nella nostra indole, perché di punto in bianco, dimentichi della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre arti, delle nostre tradizioni, siamo stati bravissimi (ovviamente per gli altri) cancellare il nostro territorio, in una sorta di preferenza psicologica nell’immissione di palazzi con vetri, centri commerciali, palazzetti fintamente contenenti attività industriali, industriali, addirittura per le residenze private è invalsa la moda di quelle ville holliwoodiane che sono preferite da chi è dedito ad attività delinquenziali di stampo camorristico. Tutto ciò lo possiamo riassumere con quella parte della Campania che si sviluppa da Marcianise a Nola, dove abbiamo un grande supermercato, l’uscita dell’autostrada, un centro commerciale con oltre 160 negozi, poi l’interporto Marcianise-Maddaloni, poi la Montefibre di Acerra, dove ha già trovato spazio il cosiddetto termovalorizzatore (ma, pare, con una tecnologia superata), poi il CIS di Nola, a cui nei giorni scorsi si è aggiunto un altro centro commerciale, forte sempre di oltre 160 negozi, il cosiddetto “Vulcano buono” e l’interporto (ancora!) di Nola. Insomma un vasto segmento lungo circa 15 km che è stato contrassegnato e penalizzato per sempre da insediamenti invasivi.Ma tutto questo perché? Perché l’uomo meridionale interessa solo nella misura in cui è consumatore, perché in questa sua funzione nulla gli rimane in tasca e tutto spende a favore delle aziende del nord, dell’Europa e d’Oltreoceano, le quali così aumenteranno i loro ricavi ed il Mezzogiorno si depurerà sempre più. Dopo tutto il più delle volte si tratta di società che sono ultra-nazionali, trans-nazionali, il cui unico scopo è solo quello di arricchirsi (come se la vita non fosse finita!!!), in una continua corsa a crescere e a far crescere il proprio segmento di mercato, che in tanto è amato e nominato perché lo si vive in una prospettiva di occuparlo per intero, perché la visione non è quella della concorrenza, ma del…monopolio, l’unico sistema di mercato che piace a qualsiasi capitalista.Ed in queste condizioni che futuro hanno le nostre giovani generazioni? Potranno mai lavorare qui, nelle nostre terre? E in che modo vivranno “altrove”, se “altrove” hanno bisogno della cucina, della lavanderia, del petrolio per la trazione e per il riscaldamento? Potranno mai risollevare il capo? E Seppure lo faranno, in quanti lo faranno? Allora qual è il futuro che ci viene riservato, se non quello di prossimi servi della gleba?Allora se tutto ciò è vero, noi abbiamo il diritto-dovere di non credere più nel cosiddetto modello di sviluppo economico, né di parteggiare per esso, perché il modello di sviluppo economico, così come è stato concepito e come ci viene propinato e fatto vivere, è quanto di più inumano possa esservi. Una considerazione basilare serve a far capire l’insussistenza logica di questo modello: le risorse naturali non sono infinite, ci dimentichiamo della legge di Lavoisier, per cui “in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Ci pensate che tra poco anche l’acqua, scomposta per particelle, ci sarà venduta a caro prezzo?Allora, se veramente vogliamo ri-prenderci il futuro, o per lo meno se lo vogliamo ri-prendere per i nostri figli, dobbiamo ri-pensare ad un nuovo e diverso modello di sviluppo, che tenga conto non della crescita ma della de-crescita, come alcuni pensatori, sociologi ed economisti, come Mauss, Latouche, Caillé, da qualche anno stanno predicando, perché è solo con un nuovo e diverso modello di sviluppo che possiamo ri-proporre le nostre piccole e medie attività industriali ed artigianali ed il commercio potrà ri-proporre cose nostre e non cose di altri e di “altrove”.Ecco, noi teniamo un’arma micidiale: essere consumatori consapevoli. Ciò significa scegliere il prodotto, scegliere il prodotto del Sud e non quello di “altrove”.A questo punto è necessario procedere anche ad una scelta del sistema politico-economico che meglio potrebbe e/o dovrebbe rappresentare le esigenze del popolo meridionale. Finora da un lato ci è stato propinato il marxismo con la sua applicazione del comunismo e dall’altro il liberismo con la sua applicazione del capitalismo. Le prove che teniamo, forniteci dagli stessi sistemi in parola, depongono a loro sfavore, perché l’uno e l’altro vedono la società in continuo conflitto, privilegiandone sempre una sola parte. Noi, invece, desideriamo andare oltre questa rigida e monca visione, tra l’altro relegata ad un mondo storico che è oramai superato, noi desideriamo andare oltre, perché qualsiasi prodotto non è solo opera di Tizio o di Caio, ma è opera tanto del lavoratore quanto del datore di lavoro; anzi, noi fermamente crediamo che sia venuto il momento di iniziare a parlare di partecipazione del lavoratore alle scelte gestionali dell’azienda e, ovviamente, anche e soprattutto alla partecipazione degli utili aziendali, che, in tanto esistono, perché il lavoratore, al pari del datore di lavoro, vive la sua esperienza lavorativa in funzione del buon andamento della propria struttura produttiva.Ma per fare tutto questo abbiamo bisogno di una forte preparazione culturale, perché le guerre, soprattutto quelle che non si combattono fisicamente con le armi, per vincerle, devono essere preparate culturalmente. Noi abbiamo il diritto-dovere di educarci, di far sì che in ogni momento della nostra giornata ci sentiamo sempre di fronte ad un bivio ed al bivio scegliere sempre e solo la strada a favore del territorio duosiciliano e del popolo duosiciliano.Noi dobbiamo affrontare qualsiasi argomento con la piena e lucida capacità intellettuale di individuare subito i pro ed i contro, ecco perché la cultura è condizione necessaria e sufficiente per fare attività, qualsiasi attività, soprattutto quella politica, per la quale non è necessario e sufficiente dire “io faccio politica”, strutturarsi in un partito, o vestire i panni del consigliere comunale o anche del deputato. In altre parole per fare politica occorre, gramscianamente, occupare culturalmente la società, altrimenti si corre il rischio di seguire pedissequamente tutti quelli che finora hanno rivestito incarichi istituzionali, ma dei quali non ce ne siamo mai accorti in termini positivi, ma solo per le ricadute negative e negativizzanti. Per fare politica occorre avere una fortissima preparazione culturale, perché è la politica a discendere dalla cultura e non viceversa, in modo tale che chiunque vada a ricoprire una qualsiasi carica sappia esattamente da dove si è partiti e dove si vuole arrivare. E soprattutto fare politica non significa vincere numericamente chi sta dall’altra parte, ma con-vincerlo con la qualità degli argomenti.

Giuseppe Vozza
Presidente nazionale