28 settembre, 2008

BEPPE GRILLO, PERCHE', PER UN VOLTA, NON VAI TU A QUEL PAESE?

Ho sempre avuto il sospetto che il blog di Beppe Grillo non fosse altro che un sito spazzatura, luogo di raccolta di migliaia di individui in preda ad un un vuoto emozionale e culturale disarmante.
Con il post relativo alla raccolta fondi per il sito "Ämmazzateci tutti", ne ho avuto clamorosa conferma.
D'altro canto Grillo fa il suo mestiere. Deve riempire di gente le sue serate, deve vendere i suoi dvd.
Ma pensare che migliaia di persone formino le proprie idee poltiche attingendo a quella fonte di informazione mi fa rabbrividire.
Il post su "Ammazzateci tutti", di cui ho una conoscenza diretta per averne fatto parte nei suoi primi mesi di vita, mi conferma che Grillo non si cura di approfondire gli argomenti di cui tratta nel suo blog, ma fa da megafono a realta' virtuali privi di un qualsiasi riscontro sul territoria, poiché se si fosse preso la briga di approfondire e venire di persona in Calabria, MAI avrebbe fatto quel post, e avrebbe dato spazio alle associazionji e ai calabresi che IN SILENZIO  e CONCRETAMENTE contrastano la Ndrangheta nei suoi santuari, dove, penso, Grillo non si sia mai fatto vedere.
Circa i frequentatori di quel sito o, peggio, chi va ai vaffa - day, penso si tratti di poveracci privi di un loro equilibri, una loro personalitá.Frustrati che si fanno guidare nel processo di formazione delle loro idee politico da un comico che pensa a riempire il proprio portafoglio.
Falliti, in parole povere
Circa il post di quel blog su "Ammazzateci tutti", permettemi che a quel paese a Grillo ce lo mandi io, stavolta.
Di tutto cuore!

26 settembre, 2008

SPONSORIZZIAM, SPONSORIZZIAM....






Der Spiegel, il noto settimanale tedesco, parla della Calabria.'


Quest'ultima regione si caratterizza per l'assoluta mancanza dei fondamentali necessari per definirsi "consorzio civile".


Mancano strade, mancano i servizi fondamentali, la speranza.


Certo che é demenziale, in questo contesto, andare a spendere milioni di euro per sponsorizzare la Nazionale di calcio, ed é normale che un settimanale straniero si ponga degli interrogativi, specie se per queste "operazioni" si utilizzano i fondi della Unione Europea, i quali dovrebbero essere utilizzati per realizzare le infrastutture che mancano e di cui la regione ha bisogno come il pane.


Leggo anche che la regione Calabria querelerá (tanto per spendere un altro pó di soldi inutilmente) il giornale tedesco.
Evidentemente é colpa del settimanale tedesco se la situazione della Calabria é disperata e, allegramente, si pensa di risolverla sponsorizzando la nazionale per attirare gente in una regione che non offre nulla per essere meta appetibile dei flussi turistici.


Forse lo é stata, ma se non hai le strutture e i servizi cosa vuoi fare?


Questa querela serve a tutelare l' immagine di una delle tante Calabrie esistenti, non certo la mia, la quale pretende che i media nazionali e stranieri si occupino della mia regione per metterla al centro del dibattito politico, sociologico, culturale ed economico nazionale ed europeo.




23 settembre, 2008

PER FISSARE LE IDEE



I meridionali del Nord continuano a proporre la loro brodaglia intellettuale in risposta all'articolo di Ernesto Galli dela Loggia , che trovo di qualitá eccelsa.

Ne sottolineo alcuni passi su cui penso, sia il caso di porre adeguata attenzione.

E' il silenzio.Un sostanziale silenzio sulle condizioni del proprio sistema scolastico che appare come un aspetto del più generale silenzio del Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che ormai da anni ha cessato di parlare di se stesso e dei suoi mali, che da anni ha messo volontariamente in soffitta la «questione meridionale», che sembra ormai rassegnato a fingere una normalità da cui invece è sempre più lontano. E così la spazzatura copre Napoli, la scuola del Sud è quella che abbiamo visto, intere regioni sono sotto il dominio della delinquenza, in molti centri l'acqua ancor oggi viene erogata poche ore al giorno, i servizi pubblici (a cominciare dai treni) sono in condizioni pietose, il sistema sanitario è quasi sempre allo stremo e di pessima qualità, ma il Sud resta muto, non ha più una voce che dica di lui.


Sì, l'opinione pubblica meridionale, specie quella del Mezzogiorno continentale, nel suo complesso latita, è assente. Mai che essa metta sotto esame, e poi se del caso sotto accusa, i suoi gruppi dirigenti locali di destra o di sinistra che siano; mai che crei movimenti, associazioni, giornali, che agitino i temi della propria condizione negativa; mai che da essa vengano analisi sincere, e magari (perché no?) autocritiche, dello stato delle cose e dei motivi perché esse stanno al modo come stanno.Soprattutto sorprendente e significativo (eppure si trattava della scuola, dell'istruzione, santo iddio!) è apparso nei giorni scorsi il silenzio — o, peggio, l'adesione alla protesta perbenistico-sciovinista — da parte di tanti intellettuali. E' stata la conferma di un dato da tempo sotto gli occhi di tutti: che proprio la cultura meridionale, ormai, non si sente più tenuta a rappresentare quella coscienza polemicamente e analiticamente esploratrice della propria società, a svolgere quella funzione critica, che pure dall'Unità in avanti avevano costituito un tratto decisivo della sua identità. In questo silenzio e con questo silenzio degli intellettuali la «questione meridionale» mette davvero fine alla sua storia.

14 settembre, 2008

IL SILENZIO DEL SUD



di Ernesto Galli Della Loggia

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

«Esiste una questione meridional e nella scuola italiana? Temo proprio di sì (…). L'Europa non boccia l'Italia e i suoi quindicenni (…) ma boccia il Sud e le Isole, assai indietro rispetto alla media europea mente il Centronord la supera nettamente. (…) Le fredde statistiche rivelano un fenomeno inedito: un abbassamento della complessiva qualità scolastica nel Sud. Nel passato, in piena "questione meridionale" generale, un liceo o una scuola elementare di Napoli aveva in genere un livello analogo alle consorelle milanesi. Oggi non è più così». A parlare in questo modo non è il ministro Gelmini, il ministro della «solita destra italiana». No. E' un esponente di antica data della sinistra come Luigi Berlinguer, tra l'altro un ex ministro dell'Istruzione, in un articolo di rara onestà intellettuale pubblicato sull'Unità del 29 agosto scorso. Articolo che però, abbastanza sorprendentemente, non ha provocato neppure la più blanda protesta da parte di quella legione di politici, professori e intellettuali che invece solo pochi giorni prima si erano stracciati le vesti per le cose più o meno analoghe dette dal responsabile attuale dell'Istruzione, il ministro Gelmini di cui sopra, seppellita sotto una valanga di vituperi per il suo supposto razzismo antimeridionale.Il fatto è che dovremmo prendere atto tutti, una buona volta, di alcuni dati di fatto. Non solo di quelli ormai notissimi delle rilevazioni Ocse-Pisa, ma anche, per esempio, della circostanza, che negli ultimi 7-8 anni i migliori piazzamenti nelle varie olimpiadi di matematica, informatica, fisica o nei certami di latino, ecc. organizzati internazionalmente, li hanno ottenuti quasi sempre studenti dell'Italia settentrionale. Così come dovremmo chiederci perché mai, di fronte a questi risultati, accade però che la maggiore concentrazione dei 100 e lode all'esame di maturità delle scuole italiane si abbia proprio in Calabria e in Puglia, o che le più alte percentuali di punteggi massimi si registrino in una scuola di Crotone (ben 34 «100 e lode »!) di Reggio Calabria (28) e di Cosenza (21), mentre i Licei Mamiani e Tasso di Roma si devono accontentare di appena due, e rispettivamente un solo, 100 e lode. Geni in erba a Crotone e geni incompresi a Friburgo o ad Amsterdam? Andiamo! E forse dovremmo pure chiederci come mai il Friuli, regione che pure fa segnare la percentuale di 100 e lode più bassa fra tutte le regioni d'Italia, veda invece poi i suoi studenti, nell'ultimo quinquennio, fare incetta di premi nelle più varie competizioni.E' fin troppo evidente che questo insieme di dati tira pesantemente in ballo non solo la realtà scolastica ma l'intera realtà sociale del Mezzogiorno. Ne parla del resto, senza peli sulla lingua, lo stesso Berlinguer nell'articolo citato: «Gli enti locali nel Centro- nord hanno fatto in questi decenni cose straordinarie per la scuola, egli scrive (…), nel Sud tutto questo o è episodico o non c'è. Nel Centro-nord la scuola è tema che influenza le scelte dell'elettorato locale, che stimola così gli amministratori. Al Sud o è episodico o non c'è». Insomma la società meridionale presta scarsa o nulla attenzione alla sua scuola, alla qualità dell'insegnamento, perché evidentemente non le considera cose molto importanti.Le famiglie, più che alla sostanza sembrano guardare all'apparenza dei «bei voti» comunque ottenuti. E quando la verità comincia a venir fuori — com'è per l'appunto accaduto con la sacrosanta denuncia del ministro Gelmini — allora la reazione generalizzata è quella del perbenismo indignato, del ridicolissimo «ma come!? noi che abbiamo avuto Croce e Pirandello!»: nella sostanza, cioè, è il fingere di non vedere, di non capire. E' il silenzio.Un sostanziale silenzio sulle condizioni del proprio sistema scolastico che appare come un aspetto del più generale silenzio del Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che ormai da anni ha cessato di parlare di se stesso e dei suoi mali, che da anni ha messo volontariamente in soffitta la «questione meridionale», che sembra ormai rassegnato a fingere una normalità da cui invece è sempre più lontano. E così la spazzatura copre Napoli, la scuola del Sud è quella che abbiamo visto, intere regioni sono sotto il dominio della delinquenza, in molti centri l'acqua ancor oggi viene erogata poche ore al giorno, i servizi pubblici (a cominciare dai treni) sono in condizioni pietose, il sistema sanitario è quasi sempre allo stremo e di pessima qualità, ma il Sud resta muto, non ha più una voce che dica di lui. Unica e isolata risuona la nota dissonante di un pugno di scrittori e di saggisti coraggiosi come Mario Desiati, Marco Demarco, Gaetano Cappelli, Adolfo Scotto di Luzio di cui sta per uscire il bellissimo «Napoli dai molti tradimenti». Sì, l'opinione pubblica meridionale, specie quella del Mezzogiorno continentale, nel suo complesso latita, è assente. Mai che essa metta sotto esame, e poi se del caso sotto accusa, i suoi gruppi dirigenti locali di destra o di sinistra che siano; mai che crei movimenti, associazioni, giornali, che agitino i temi della propria condizione negativa; mai che da essa vengano analisi sincere, e magari (perché no?) autocritiche, dello stato delle cose e dei motivi perché esse stanno al modo come stanno.Soprattutto sorprendente e significativo (eppure si trattava della scuola, dell'istruzione, santo iddio!) è apparso nei giorni scorsi il silenzio — o, peggio, l'adesione alla protesta perbenistico-sciovinista — da parte di tanti intellettuali. E' stata la conferma di un dato da tempo sotto gli occhi di tutti: che proprio la cultura meridionale, ormai, non si sente più tenuta a rappresentare quella coscienza polemicamente e analiticamente esploratrice della propria società, a svolgere quella funzione critica, che pure dall'Unità in avanti avevano costituito un tratto decisivo della sua identità. In questo silenzio e con questo silenzio degli intellettuali la «questione meridionale» mette davvero fine alla sua storia. Abituati a essere portatori di istanze di critica e di cambiamento, abituati cioè a svolgere un ruolo socio-culturale oggettivamente di opposizione, e dunque, almeno in questo dopoguerra, orientati tradizionalmente a sinistra, gli intellettuali meridionali si direbbe che siano rimasti vittime della rivoluzione politica verificatasi nel Mezzogiorno negli ultimi vent'anni. La vittoria della sinistra in tanti comuni e in tante regioni, infatti, se per alcuni di essi ha voluto dire l'arruolamento in questo o quell'organismo pubblico, e dunque l'assorbimento puro e semplice nel potere, per molti di più, per la stragrande maggioranza, ha significato essere privati di una potenzialità alternativa essenziale, di una sponda decisiva per il proprio ragionare e il proprio dire d'opposizione.Dopo la vittoria della sinistra essere «contro» ha rischiato di significare qualcosa di ben diverso che per il passato: ed è stato un rischio che quasi nessuno si è sentito di correre.Peccato però che evitare i rischi non significa in alcun modo esorcizzare i pericoli: a cominciare, in questo caso, dal pericolo di un declino inarrestabile di cui sono testimonianza proprio le brillantissime pagelle degli studenti del Mezzogiorno.
14 settembre 2008

13 settembre, 2008

NO AL CARBONE, SI ALLO SVILUPPO ALTERNATIVO




Il progetto di costruire una Centrale a Carbone a Saline Joniche (RC) ha dato luogo ad un ampio dibattito tra i favorevoli e i contrari al progetto.
La novità è rappresentata dalla nascita di un coordinamento delle associazioni dell'Area, il quale ha prodotto un documento che riporto qui di seguito.


L'ipotesi di realizzare una Centrale a Carbone rievoca spettri di un passato "pseudo-industriale", tradito sul nascere, che ha provocato stravolgimenti e disastri sul nostro territorio. Una violenza inaudita che non ha tenuto conto delle vocazioni naturali dell'Area ed ha negato la possibilità di un percorso di sviluppo all'intero comprensorio.
Dal fallimento di quel modello ad oggi sono passati più di trent'anni e niente è accaduto. Nulla è stato fatto per perseguire la riconversione dell'Area secondo sistemi compatibili con l'ambiente, con la nostra storia e con i nostri bisogni.
E oggi come ieri i nostri bisogni e le nostre aspettative non sono compatibili con il progetto della S.E.I. che:
- propone un impianto facendo leva sul bisogno di lavoro, promettendo ciò che non potrà mantenere in termini di occupazione;
- un impianto che non attiverà, attorno a sé, un indotto economico significativo ma, al contrario, deprezzerà i valori degli immobili e delle attività commerciali ed agricole;
- che produrrà emissioni diffuse di agenti inquinanti nocivi per la salute dei residenti;
- che genererà un notevole danno ambientale diffuso in mare, attraverso l'innalzamento della temperatura dell'acqua, in aria con la coltre di polveri sottili ed in terra con la conseguente ricaduta di queste polveri.
Niente lavoro, rischio per la salute, crollo dei valori immobiliari, inquinamento.
Di fronte a tutto questo dove sono i benefici?
La Calabria ha un esubero di produzione energetica rispetto ai suoi consumi perciò l'energia prodotta andrebbe ad alimentare fabbriche ed abitazioni di altre Regioni del Paese, e va ricordato, a tal proposito, che la Calabria s'é fatta già carico dei problemi del Paese con il suo nulla-osta al rigassificatore da allocare nel porto di Gioia Tauro. Abbiamo già dato!
Non vogliamo più assistere inermi a progetti imposti dall'alto e che non tengono conto delle vocazioni e delle reali potenzialità del territorio, ma pretendiamo di conoscere le previsioni ed i programmi che la Regione Calabria intende realizzare su questo territorio e con i quali, come affermato dal Presidente Loiero, la costruzione della Centrale non è coerente.
Noi, il mondo dell'associazionismo dell'Area, ci proponiamo e siamo disponibili a promuovere la costruzione di un programma di sviluppo alternativo e sostenibile che valorizzi le risorse naturali, storico-culturali e paesaggistiche partendo dalle vocazioni naturali di questa porzione di territorio, convinti che la Centrale non rappresenti un volano di sviluppo ma l'ennesima e questa volta definitiva "mazzata".
COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI
DELL'AREA JONICA
Per ulteriori informazioni: coord.assoareajonica@gmail.com

11 settembre, 2008

BORGHESIA MAFIOSA E SOCIETA' CONTEMPORANEA



Mentre i bambinoni giocano ai soldatini il dramma del Sud continua.
Un fenomeno molto grave è quello della cosiddetta "borghesia mafiosa", il quale mischia le carte, rompe gli argini tradizionali tra società civile sana e quella malata. Se poi esso deborda, la prima vede ritirarsi i suoi spazi in ambiti sempre più stretti, al punto che verrebbe da chiedersi se si possa definire consorzio civile il contesto di vita, dato che saltano gli originali pali dell'etica e dei giochi economici sostituiti da altri che rispondono a logiche deviate, per cui l'alternativa è adeguarsi o finire isolati in un vicolo cieco senza ritorno, nel quale ogni tentativo di affermazione viene frustrato dal contesto marcio in cui si vive.
Ritengo utile approfondire questo aspetto, che coloro i quali lottano per l' indipendenza del Sud, dalle loro comode posizioni al Nord non possono conoscere.
Consiglio la lettura
della "Relazione di Umberto Santino al convegno su "Mafia e potere" di Magistratura Democratica, Palermo, 18-19 febbraio 2005