24 marzo, 2009

L'arte di Odoardo Menichelli


Menichelli Odoardo nasce a Narni il 3 febbraio 1916 in famiglia media di 9 persone il padre Giovenale era un macellaio.

All’età di 7 anni non avendo più voglia di studiare sua padre lo mando a lavorare in una bottega di falegname fino al suo diciottesimo compleanno dove viene chiamato alle armi dove le svolge a Roma nel 4° Genova Cavalleria alla fine si congederà con il grado di sottoufficiale.

Durante la seconda guerra trova lavoro come guardiano della linoleum presso lo stabilimento di Narni Scalo che dopo guerra sarà gestita dalla Marina Militare Italiana.

Ma in quel periodo conosce la prima moglie Erina Castellalin che l’ho renderà padre di Carlo suo primo figlio ma il destino gli da una triste notizia la prima moglie muore giovane.

Rimanendo vedovo giovane e con un figlio piccolo conosce dopo un periodo di tempo Sabatina De Angelis che tutti chiamano Nardina.

La sposa nel 1945 che il 3 aprile 1946 l’ho rende padre nuovamente di due gemelli Alberico e Alberica.

Durante in quelli anni mentre faceva il guardiano per secondo lavoro faceva il falegname per le chiese e conoscenti visto a Narni si conoscevano tutti,ma nel frattempo si trasferisce a Terni per motivo di lavoro ed inizia a fare le sculture.

Dopo un paio di anni ritorna ad abitare a Narni Scalo in dotazione della abitazione la MM gli da dei locali che lui trasforma in un laboratorio tra cui nascono tantissime sculture,tavoli,mobili,sedie,altari,inginocchiatoi per le chiese e madonnine tutte queste cose fatte in legno di olivo.

Di lavori l’ha fatti tantissime perché dopo la sua pensione si è dedicato solo all’arte del legno fino al trasferimento di una casa nuovo è lì non poteva continuare i suoi lavori per mancanza di spazio e regolamenti condominiali.

Ma il 28 marzo 2002 la sua amata Nardina muore dopo una lunga malattia lui inizia a fare piccoli lavori per mantenere la mente in movimento ma nel 2006 si è sentito male a causa di un leggero ictus che gli impedisce di rimanere in equilibrio a cessato di lavorare,ora Menichelli Odoardo ora a 93 anni è nonno di 5 nipoti e bis nonno di 3 nipoti che gli voglio tantissimo bene.

I suoi lavori sculture e mobili si trovano nella sua casa e dei figli,parenti invece gli altari e inginocchiatoi si trovano in tutte le chiese di Narni e le sue frazioni, ma nel convento francescano “Lo Speco” ci sono delle tavole dove sono scolpite i cantico delle creature.
sito internet

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Notizia importante

Astraendo dal provincialismo, che attanaglia il nostro Paese a tutti i livelli, c'è una notizia molto importante, che dovrebbe conoscere la platea più vasta di persone possibile.
In USA la nuova amministrazione lavora seriamente per superare la crisi, la quale è stata provocata, essenzialmente, per il fallimento dei sistemi di controllo e regolamentazione dell'attività economica dei tempi della banda Bush, la quale ha fatto danni talmente gravi, che per decenni continueremo a ricordarla.
Se il loro scopo era rimanere nella Storia, ci sono riusciti benissimo.
La notizia è questa.

22 marzo, 2009

Gli eroi di El Alamein

El Alamein
Titolo originale: El Alamein
Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Guerra
Durata:
Regia: Enzo Monteleone



Cast: Silvio Orlando, Emilio Solfrizzi, Roberto Citran, Giuseppe Cederna.
Produzione: Cattleya
Distribuzione: Medusa
Un "volontario universitario" arriva sul fronte nord africano in una imprecisata giornata dell' estate senza fine del deserto. Desideroso di partecipare alla trionfale parata della vittoria nelle strade di Alessandria d'Egitto, così almeno la propaganda del regime aveva modo di affermare, il fante Serra ha lasciato gli studi per proiettarsi in prima linea.
Qui trova una situazione alquanto diversa da quella che si aspettava: uomini bruciati dal sole, prigioniere della fame e della sete rassegnati ad una attesa senza fine: attesa di armi, rifornimenti, ricambi di uomini, del nemico invisibile e cinico che si fa sentire ogni giorno con puntuali lanci di granate.
Ogni soldato nelle trincee ha tre miracoli poichè la morte sceglie a caso e sfuggirvi non è altro che frutto di miracolo.
Il tenente, il sergente e gli altri due soldati che attorniano il protagonista sono testimoni dell' impotenza di un esercito lanciato in una guerra mondiale senza mezzi, senza preparazione, senza guida solo perché qualcuno aveva il sogno di fare il grande statista. Piccolo uomo era, non meritevole certo degli eroi che formavano l' italiano esercito, non degno di chi per un senso della patria e del dovere accettava gli ordini più assurdi, le situazioni più grottesche: il film ne è pieno non li menziono per non rovinare la visione a chi leggendo questa opinione non ha ancora visto il film.
In genere io rifuggo dai film Italiani, non per esterofilia ma perché molto spesso tanti titoli iperpompati dalla promozione televisiva e giornalistica si sono rivelati fiacchi, privi di ritmo delusioni.
Questa volta sono pronto a fare pubblica ammenda. Questo film mi è piaciuto, mi ha fatto passare due ore emozionandomi e facendomi riflettere.
Il cast si è dimostrato all'altezza con la piacevolissima sorpresa, per me , di un Emilio Solfrizzi in versione drammatica e il cameo di Silvio Orlando che ha caratterizzato in pochi minuti una figura di uomo d'altri tempi e dai puri valori.
Un film che mi ha impressionato favorevolmente per lo stile: asciutto ,pulito , semplice nella rappresentazione della quotidiana assurdita' della guerra ha messo nel giusto risalto la profonda umanità dei soldati italiani ,il loro coraggio, che non veniva nella stragrande maggioranza dei casi dal militarismo ottuso o dall'esaltazione, ma dalla loro dedizione e dal loro amor proprio,qualche volta anche dalla loro stessa paura,la nostalgia per il loro paese,la loro vita di stenti.
Il film è un giusto tributo al coraggio e la dedizione dei soldati italiani impegnati nella campagna nord africana,nonostante furono mandati a combattere letteralmente con le pezze sui pantaloni.Abbandonati nel deserto senza ordini ,senza notizie degli altri fronti (e il film rende bene tale situazione) questi magnifici ragazzi immolarono la loro vita per la causa della patria mandati a combattere su tutti i fronti, senza mezzi, senza la tecnologia il supporto logistico senza munizioni con pochi carri armati che a confronto degli Abrahams e i Challenger britannici sembravano delle scatolette di tonno.Eppure combatterono tanto strenuamente fino all'annientamento di intere brigate come la Folgore e la Pavia in Africa cui appartengono i soldati del film da ricevere l'onore delle armi dai soldati britannici.uomini normali che si ritrovarono eroi impegnati fino all'ultimo in condizioni disumane.Il finale sul mausoleo dei soldati italiani caduti sul campo di El Alamein è azzeccatissimo e vi assicuro che guardandole ho pensato davvero alla gratitudine e ammirazione che provo per loro e alla loro sofferenza. Se ne sono andati nell'indifferenza degli ottusi che li hanno prima comandati e poi traditi e di tanti compatrioti che hanno fatto finta di non ricordare.Sono morti nel silenzio,lontani dal clamore ,da veri soldati, sono usciti dalla storia (almeno da quella che mi è stata insegnata a scuola)per entrare nella leggenda come prova più alta di quello che c'è di meglio negli italiani.
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17 marzo, 2009

Saverio Strati, nell'Italia dei piccoli non c'è posto per i Grandi


In questa nazione senza memoria, capita che i Grandi finiscano nel dimenticatoio.
In una era in cui l'etere televisivo è ammorbato dal nulla in ogni momento, poichè si è deciso che la massa debba occuparsi di tronisti e simili, un Grande della Cultura è costretto a scrivere una lettera per ricordare a tutti chi è, cosa ha fatto.
L'Italia tutta dovrebbe vergognarsi, me compreso.
Io pubblico sul mio blog la lettera apparsa sul Quotidiano della Calabria e chiedo perdono al Maestro.


Io, Saverio Strati sono nato a Sant'Agata del Bianco il 16 agosto 1924.
Finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Piano piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d' America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così dare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all'università diMessina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ‘50-‘51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell'emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio”con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L'uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l'ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro.Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe amomentimi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto
avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci. Saverio Strati
p.s.: Devo aggiungere che avendo editore alle spalle e libri da pubblicare e da ristampare, non mi sono preoccupato a organizzarmi per avere una pensione, un'assistenza nella vecchiaia. Non ho, da anni, una collaborazione a giornali o a riviste. Perciò non ho nessun reddito e quindi è da tre anni che non faccio la dichiarazione dei redditi. Faccio inoltre presente che alcuni dei miei romanzi sono tradotti in francese, in inglese, in tedesco, in bulgaro, e in slovacco e inspagnolo (Argentina). Miei racconti sono apparsi in riviste cinesi e in antologie dedicata alla narrativa contemporanea italiana: in Germania, in Olanda, in Cecoslovacchia e in Cina.

11 marzo, 2009

TIRAMISU'






Sul suggerimento di mio marito, oggi vi propongo un dolce, il tiramisù.

Occorrente:
1 pacco di savoiardi
4 caffettiere di caffè (freddo)
4 uova
2 bicchiereni di liquore (borsh, è il più indicato)
4 cucchiai di zucchero
panna fresca


Dividete le uova, i 4 rossi in una coppa, i 4 bianchi in un'altra.
Sbattete i rossi con lo zucchero, e dopo aver montato a neve i bianchi mischiate tutto insieme. Mescolate. In un piatto versate il caffè e aggiungete il liquore. Ora prendete i savoiardi e uno alla volta bagnateli con il caffè e metteteli in una teglia. Dopo aver fatto il primo strato, versate la crema, fate lo stesso per i due strati. Per concludere ricoprite il tiramisù con panna fresca e una spolverata di cacao in polvere. Mettete nel congelatore. Circa mezz'ora prima di mangiarlo toglietelo dal congelatore.







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08 marzo, 2009

Mitici Titans!


Titolo originale: Remember the Titans
Nazione: Usa
Anno: 2000
Genere: Drammatico
Durata: 113'
Regia: Boaz Yakin
Sito ufficiale: disney.go.com/disneypictures/rememberthetitans
Sito ufficiale: www.ilsaporedellavittoria.it
Cast: Denzel Washington, Will Patton, Wood Harris, Ryan Hurst, Donald Adeosun Faison, Craig Kirkwood, Kate Bosworth.
Produzione: Jerry Bruckheimer Films, Technical Black, Walt Disney Productions.
Distribuzione: Buena Vista


Alexandria, Virginia, 1971. Quando il dipartimento scolastico decide di accorpare due scuole, frequentate una da bianchi e l'altra da ragazzi di colore, si crea una situazione dalle conseguenze imprevedibili. La verifica arriva subito, quando si tratta di mettere insieme la squadra di football: quello sport è considerato stile di vita, e la squadra deve difendere l'onore e la tradizione dell'istituto. Dalla Carolina del sud arriva Herman Boone, che assume il ruolo di allenatore capo dei T.C. Willimas High Titans, scavalcando Bill Yoast, uno con molti anni di esperienza e moltissimi estimatori. Boone è di colore e il suo compito non si presenta facile. Durante il ritiro di preparazione, decide di metter insieme nelle camerate un bianco e un nero a fianco, così da farli conosce meglio l'un l'altro; poi impone agli allenamenti ritmi durissimi e non ha indulgenze per nessuno, li fa svegliare e correre di notte, li porta a Gettysburgh, dove la guerra civile visse il suo momento più tragico. I ragazzi riescono a fraternizzare, ma quando tornano in città, la realtà sembra riprendere il sopravvento: molte incomprensioni, e sassi tirati contro la casa di Boone e della sua famiglia. Comincia il campionato, e la squadra si comporta bene. Tre vittorie, il successo nella finale del campionato regionale, dopo altri equivoci e liti. Mentre festeggiano, Bertier ha un incidente stradale e rimane paralizzato alle gambe. Arriva la finalissima e i Titans vincono.
Nel 1971 una squadra di football di un liceo, i Titans, realizzò, quasi incredibilmente, l'integrazione razziale e la solidarietà tra gente che fino a quel momento era vissuta nell'incomprensione. Un integrazione voluta e dovuta alll'allenatore afroamericano della formazione, Boone, del suo vice bianco, Yoast, e del loro team misto di ragazzi. Prima nemici, poi reciprocamente diffidenti e infine, per sempre, amici.
Con un Denzel Washington perfetto questa pellicola è una delle più belle che io abbia mai visto:Il film racconta in maniera veramente esauriente quella che era la situazione razziale dell'America degli anni '70. Splendida la storia,ove lo sport e solo la cornice (peraltro perfetta) di questo film, il quale rappresenta un inno contro l'odio e dell'intolleranza alla cui base c'è l'ignoranza, è determinante, quindi, la piena conoscenza dell'uno con l'altro e allora ecco che il coach durante il ritiro estivo costringe i ragazzi, pena una seduta supplementare di allenamento, ad incontrarsi e a dire tutto di sé all'altro. Ed allora i Titani, "che sono più forti degli Dei", riusciranno ad essere più forti degli avversari, della gente che li circonda, del mondo intero.
Filo conduttore della struttura narrativa del film è il rapporto tra i due coach dapprima conflittuale poi avviato sulla via di una sempre più fitta collaborazione.
Un rapporto nel quale l'iniziale diffidenza cede il passo al rispetto verso l'altro e dove la rispettiva etica professionale ha la meglio sull'odio e sul rancore.
L'amicizia tra i due allenatori è certamente il miglior viatico affinché tolleranza e solidarietà diventino le parole d'ordine anche per i ragazzi e, naturalmente, costituiscono gli ingredienti fondamentali per cercare di ottenere la vittoria finale nel campionato studentesco.
Ma il film è un atto di amore per il football giocato con amore e forza, e solo giocando a football si può capire come questo gioco necessiti di un rapporto così forte tra compagni di squadra e dove le prime donne non esistono.
Per giocare a football ci vuole un forte dose di Amicizia, con la A maiuscola!
La colonna sonora è splendida con alcuni brani dei Creedence Clearwater Revival e soprattutto la splendida "Ain't no mountain high enough".
Commovente la scena finale per l' estremo saluto al mitico capitano e lo scorrere le immagini con la a voce di fondo racconta l'impresa dei Titans e il destino dei suoi protagonisti!
E' una storia vera...questo aiuta a farsi coinvolgere ancora di più da questo autentico capolavoro!!!

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06 marzo, 2009

TORTA DI MELE





Oggi vi presento un dolce molto semplice, ma ottimo d'estate, la torta di mele.


Occorrente:
6 mele
150 g. farina
100 g. burro
130/80 g. zucchero
250 ml. latte
2 uova intere
buccia di limone grattuggiato
1 bustina pane angeli

Mettete ne robot tutti gli ingredienti.
Aggiungete lentamente il latte sino a farla diventare cremosa.
Alla fine aggiungete il pan degli angeli-
Preriscaldate il forno, e fate cuocere la torta per circa 40 minuti a 180°.
Buon appetito.






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COZZE RIPIENE





Per la domenica qualcosa di particolare.
Vi propongo le cozze ripiene
Ingredienti:
2 Kg cozze
mollica di pane
4 uova
prezzemolo, sale, pepe e formaggio
3 pomodori pelati da 800 gr.
Tagliate la mollica dal pane e passatela nel robot da cucina fino a farla diventare fina.
Mettetela in una terrina con il sale, pepe, un pò di formaggio grattuggiato, prezzemolo. In un piatto sbattete 4 o 5 uova e mischiate tutto insieme.
Alla fine aggiungete un filino di olio.
Lavate le cozze e apritele per metà.
Riempite le cozze con la mollica e chiudetele con del filo.
Nel frattempo nel robot da cucina frullate i pelati.
Nel tegame mettete qualche cozza sgusciata, un pò di olio, prezzemolo e una testa piccola di aglio.
Fate soffriggere. Quando vedete che l'aglio imbrunisce, toglietelo e aggiungete i pelati precedentemente frullati, sale e pepe.
Fate cucinare il sugo. Quando vedete che èquasi pronto, immergete le cozze che dovranno cucinare per cira 30 minuti.
Cuocete la pasta e conditela con lo stesso sugo.
Mettete le cozze in un piatto, dopo averle private del filo, per evitare che a tavola ci si sporchi.
Buon appetito.






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05 marzo, 2009

Pro Evolution Soccer 9, questo è il calcio bellezza!


Pro Evolution Soccer 9 è il calcio.
Il mio, premetto, è il giudizio di uno che ha sempre giocato ai videogiochi del calcio, dai tempi di “International Soccer” del mitico Commodore 64, nel quale ciascun giocatore aveva dimensioni superiori a quelle di un qualunque schermo dei nostri tempi.
Per cui avere un gioco talmente realistico da farti immaginare di essere dentro lo stadio e di essere, effettivamente, protagonista dell’ incontro di calcio è davvero notevole a ripensare ai videogame di venti anni fa.
Il numero otto della serie Pro Evolution, era stato una mezza delusione con particolare riferimento a quello che era stato sempre un punto forte: la veridicità della simulazione di gioco.
Quest’anno la Konami ha messo impegno, voglia, ma soprattutto passione, poiché giocare una partita di questo videogame offre in tutto e per tutto le sensazioni della vera partita di calcio. Dal punto di vista tattico le partite non sono così amorfe come nel passato e per battere il PC ci si deve mettere di impegno a dare al proprio team una organizzazione di gioco strutturata e razionale. Non basta più, per intenderci, prendere palla e fare lo slalom gigante nella difesa avversaria.
In effetti io stesso che da quel famoso “International Soccer” di commodoriana memoria ho sempre giocato di prima, privilegiando i passaggi al semplice prendo palla e via, quest’anno batto gente, che, cresciuta a pane e consolle, si era sempre presa gioco di uno che gioca solo nei ritagli di tempo e sinceramente la cosa mi fa tanto piacere.
Un altro punto a favore di PES 9 sono le telecronache sempre puntuali e consone alla situazione di gioco che si sta vivendo: nel passato la palla prendeva la traversa, ma per i telecronisti si era trattata di una spettacolare parata del portiere.
Nel menù iniziale c’è la possibilità di vivere l’emozione della Champion League: la simulazione del pre-gara è davero il piatto forte di questa opzione. Non so se è lo stesso, in caso di vittoria della champions, perché non sono riuscito a vincerla: troppo difficile!
C’è una nuova modalità di gioco chiamata “Sei un mito”. In pratica è la simulazione della carriera di un calciatore: scegli l’aspetto fisico, il ruolo e disputi una prima partita. In base al tuo rendimento vieni ingaggiato da una squadra appartenente all’area geografica che avevi scelto e comincia la tua carriera. Prima devi conquistare il posto da titolare in squadra, poi devi mantenerlo. Anno dopo anno la tua carriera procede nella direzione definita dal tuo rendimento stagionale. E’ un modo originale di giocare a PES specie per il fatto che tu guidi un singolo giocatore, per cui vivi dall’ interno la dinamica della partita. Secondo me è un esperimento che quelli della Konami hanno voluto fare, in base al riscontro potrebbe diventare una opzione di gioco delle partite di campionato o di coppa nelle edizione future.
Infine è la completa la gamma di scelte che si possono farfe per costruire un calciatore ad immagine e somiglianza del modo di intendere il calcio di ognuno. Una novità è rappresentata dalla possibilità di scegliete le modalità di festeggiamento del singolo giocatore dopo aver realizzato un goal.
Chi acquista PES 9 non resterà mai deluso, perché ogni partita è storia a se stante e non esiste che imparato un modo di giocare questo valga per ogni occasione. Per vincere le partite devi avere pazienza ed intelligenza e far giocare la squadra che controlli curando di far salire i centrocampisti, i quali devono partecipare attivamente alla fase offensiva di gioco. Fondamentale è tenere corta la distanza tra fase di attacco e quella di difesa con un avvertenza, al primo segno di incertezza ti trovi sotto di un goal!


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