28 aprile, 2010

Folla applaude il boss. Si sviluppa il dibattito


In risposta al mio post nel quale esprimevo la mia opinione sulla vergogna firmata da un folto gruppo di persone riunitasi davanti alla Questura per rendere omaggio ad un personaggio condannato all’ergastolo per reati gravissimi, ho ricevuto un messaggio da parte di un residente in Calabria, il quale interpreta quella manifestazione di simpatia come, cito testulamente, “sintomo del disagio che da 150 anni attraversa la colonia meridionale d'Italia.” E dopo avere sostenuto che il mio scritto era un esempio di propaganda “ del potere ultramafioso delle banche e dei parlamentari democratico – massoni”, mi invitava a sciacquarmi la bocca prima di dire che in Calabria è notte fonda se non dicevo di chi fosse la colpa. “C'è poco da ribellarsi”- continua il mio interlocutore –“ quando vai a petto nudo contro la fame. Quale ribellione e possibile quando sei compresso tra i carri armati dello stato e la lupara della 'ndrangheta? 150 anni fa si perse una guerra di liberazione dall'oppressore piemontese, oggi se ne continua a pagare le conseguenze. Non credo che sia una valida alternativa la ribellione, ciò significherebbe un bagno di sangue. Facile dire la "ribellione", ma poi chi la fa? Forse è meglio questa ribellione a bassa intensità che la rivolta armata a suon di fucilate”.
Questa è stata la mia risposta “Io sono calabrese, amo la mia terra. Per non avere accettato certe logiche e il guadagno facile ho mangiato pane e ferro spinato per anni.
Quando parlo della mia terra, parlo a ragione veduta, perchè se non fosse stato per la mia prontezza di riflessi oggi sarei invischiato in situazioni malavitose solo per avere dato credito a soggetti, apparentemente. integerrimi della società civile.
Non credo che devo sciacquarmi la bocca, quindi.
La colpa è dei calabresi tutti, che accettano supinamente ogni tipo di angheria e non hanno la dignità di ribellarsi e costruire il proprio futuro, mentre non si contano gli imbrogli che si fanno per guadagnare senza lavorare
Basterebbe, per determinare un cambiamento della situazione, solo votare le persone pulite che si presentano alle elezioni. Ma, alla fine, esse si ritrovano sempre e solo un pugno di mosche".
perchè non vincono loro le elezioni regionali per esempio?”.
Mi viene in mente qualche pensiero. Mai in 36 anni di vita passati in Calabria (sui miei attuali 38) ho sentito nei discorsi della gente un vago pensiero di nostalgia per il periodo borbonico, e sì che ho vissuto 20 anni a Mongiana, luogo simbolo per i cosiddetti “neoborbonici”. Interpretare quella vergognosa manifestazione di favore verso un condannato con sentenza definitiva all’ergastolo come manifestazione di un disagio legato al fatto che la Calabria sia una colonia di uno stato straniero è, a mio giudizio, sintomo di un non volere vedere la cruda realtà dei fatti.
Con tutti i soldi, che hanno mandato in Calabria negli ultimi decenni essa doveva essere oggi una realtà florida capace di garantire un futuro ai suoi abitanti. E’, invece, al disastro totale in ogni settore della vita sociale ed economica. Molti che vivono in quella regione, una volta sistemato il proprio privato si creano una loro visione del mondo e se ne infischiano altamente d ciò che realmente accade nella terra in cui vivono. E’ facile inveire su chi racconta semplicemente la realtà quotidiana, che loro non vogliono vedere e cercano di abbellire con costruzioni teoriche sterili e prive di riscontro reale.
Del resto questo è stato magistralmente descritto da Giusva Branca in un suo articolo di valore assoluto.
Lo stesso giornalista ha inquadrato la gravità di ciò che è successo ieri in un altro suo importante scritto.
Ieri sera la trasmissione televisiva "Matrix" si occupava di Calabria. Era ospite Matteo Salvini, Lega Nord, il quale non gode, in genere, esattamente delle mie simpatie. Eppure ieri diceva cose talmente ovvie da non avere alcun tipo di obiezione plausibile. Ad esempio cosa dire di fronte all’affermazione “ le statistiche dicono che gran parte della popolazione calabrese è disoccupata e dovrebbe essere alla fame”, quando, in qualunque angolo di Calabria ci sono macchinoni, ville di lusso ecc.ecc? Oppure cosa ribattere alla affermazione “Ma perché non si fanno i controlli?” relativa alla situazione di Rosarno, ove da anni c’erano masse di disperati sfruttati in maniera inumana. E non si contano in Calabria le tante Rosarno esistenti.

27 aprile, 2010

Reggio Calabria. La folla applaude il boss arrestato


Applaudono il boss, invece dei poliziotti. E’ la triste realtà fotografata dai media in occasione dell’arresto di uno dei più importanti latitanti della Ndrangheta calabrese.
A mio giudizio non si capisce bene l’episodio se non si pone mente al fatto che molti calabresi hanno un sistema di valori, una “cultura” per la quale l’organizzazione criminale è la vera entità dominante sul territorio e ne segue regole, ne accetta i riti, le conseguenze.
Ciò che è abominevole (gli omicidi, le estorsioni, le sopraffazioni) sono per larghe fasce della popolazione calabrese dati di fatto su cui costruire fortune, potere o, semplicemente, tirare a campare.
E’ questo il senso di ciò che è avvenuto ieri, a mio parere, si andava a rendere omaggio a chi “faceva mangiare”. A questa gente la questione dell’origine di quei “piccioli” non interessa minimamente, né può provocare sentimenti di repulsione sapere che possano derivare da attività criminali. Ci sono, e basta!
Anzi ostentare la ricchezza è, per costoro, motivo di orgoglio, rivalsa e non capiscono e arrivano a deridere chi è onesto e cerca di guadagnarsi da vivere seguendo le regole della legge.
E’ un problema antropologico, culturale, economico, sociale. Le azioni della polizia e l’aggressione dei patrimoni sono necessarie come il pane, ma se non cambia la mentalità della popolazione non si sarà risolto niente.
In Calabria è notte fonda.
Ancora per moltissimo tempo, a mio modesto parere.

23 aprile, 2010

Calabria. Va in scena il Gattopardo.


Ho appena finito di seguire l’inchiesta sulle ultime elezioni regionali in Calabria della trasmissione “Exit files” trasmessa da “la sette”.
Leggendo degli entusiami suscitati dal nuovo presidente della regione giuseppe Scopelliti, uno spera che possa essere il momento per il cambiamento di un fallimentare stato di cose.
Vedi questa inchiesta, leggi gli articoli di Roberto Galullo de “Il sole 24 ore” e dubiti che le cose possano cambiare da quelle parti.
Alcune frasi mi hanno colpito stasera, a parte la faccia delle persone con cui ho visto l’inchiesta i quali non credevano che quello che veniva raccontato potesse essere normale per una intera popolazione, tornando alle frasi ne cito alcune “Chi ha il potere di avviare una persona al lavoro ha un potere immenso”, “in Calabria non c’è mercato ma solo spesa pubblica”, “in alcuni terrritori gli ospedali pubblici non hanno macchinari, ad esempio per effettuare una risonanza magnetica, che costano un milione e seicento mila euro e poi la Regione Calabria spende 31 milioni(!) in prestazioni ad una struttura privata della stessa cittadina”, “voto chi mi viene indicato da chi ha sempre comandato qui”, “sanno chi voti, e se lo voti”, “se non voti chi dicono loro rischi di prendere un sacco di botte”, “sono un precario e mi dicono o mi voti o ti caccio, che fai’ non voti?”, “se tu”-rivolto alla giornalista –“esci domani sul giornale raccontando quello che fai vediamo se domani sera sei a Cosenza”, “onorevole Napoli la bomba era indirizzata a lei e so chi l’ha messa perché doveva fare un favore ad un politico!”.
Altro che cambiamento!Altro che entusiastica e mirabile nascita di un nuovo corso!
Consiglio la visione di questa inchiesta sul sito del “La sette” o sul canale del digitale terrestra “La 7D” in aggiunta alla lettura di un articolo del blog “Guardie e ladri” di Roberto Galullo, il quale offre una interessante chiave di lettura del nuovo(?) corso targato Scopelliti.
Lo troverete a questo link


19 aprile, 2010

L'intermediazione finanziaria in Italia:un deserto!


Un aspetto, che non ho mai visto affrontare in nessun dibattito, e' la liberta', io la chiamerei, anarchia che domina l'attivita di intermediazione finanziaria nel nostro Paese.
Io, laureato in Scienze Bancarie e Assicurative, non potevo nemmeno pensare di esercitare l'attivita' forense oppure quella di notaio, riservata, giustamente, agli specialisti di quel settore. Ma perche' lo stesso metro non e' mai valso per l'attivita' economica, in particolare all'attivita' di Promotore Finanziario per svolgere la quale e' richiesto solo l'aver conseguito un diploma di scuola secondaria superiore?Nella mia pratica lavorativa ho visto ingegneri essere a capo di agenzie assicurative di dimensioni regionali, laureati in lingue esercitare l'attivita di intermediazione finanziaria per non parlare edgli avvocati e compagnia cantando.
Con i guasti derivanti dalla mancanza di una specializzazione minima necessaria per lo svolgimento dell'attivita', la quale si e' ridotta ad essere sempre vendita fine a se stessa e non consulenza volta a coprire le effettive necessita' della clientela. Se poi si aggiunge al fatto che il ritorno economico del venditore dipende dal tipo di prodotto che vende e che tra questi ci sono quelli che rendono a lui piu' di altri si capisce che l'orientamento al cliente e' stato, da sempre, uno specchietto per le allodole, piuttosto che principio vincolante dell'esercizio dell'attivita'.
Addirittura, l'anarchia, di cui parlavo prima, ha consentito anche a semplici diplomati di cimentarsi in questo campo e tanta gente e' stata rovinata, prima di tutto, non dalla avidita' del suo interlocutore, quanto dalla sua scarsa preparazione.
Ebbene questo e' un tipo di argomento che non ho visto Mai affrontare da nessuna forza politica, sindacale o altro.
A mio modesto avviso, questa e' stata una grave lacuna.

18 aprile, 2010

Borso del Grappa (TV) - Grande successo il trofeo Montegrappa



La meteo avversa ha costretto gli organizzatori ad annullare tre delle
cinque giornate di gara previste, ma non è riuscita a rovinare l'edizione
2010 del Trofeo Montegrappa.

Ben 142 parapendio e 96 deltaplani hanno affollato il cielo delle prealpi
venete, decollando dai pendii sopra Borso del Grappa (Treviso) ed allargando
i voli fino a percorrere 102 km e raggiungere quote attorno ai 2200 metri,
uno spettacolo unico che ha attirato come sempre migliaia di spettatori
presso l'atterraggio ufficiale del Garden Relais a Semonzo.
E non solo la gara era nel paniere confezionato dall'Aero Club Montegrappa e
dal consorzio turistico Vivere il Grappa, ma anche arrampicata, nordic
walking, escursioni guidate, aquiloni e la Expo dei produttori di
attrezzature per il volo libero, insieme a stand di prodotti tipici locali.

Piloti di 26 nazioni (Gran Bretagna, Argentina, Lituania, Francia, Austria,
Germania, Macedonia, Polonia, Venezuela, Ungheria, Slovacchia, Slovenia,
Norvegia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Spagna,
Russia, Romania, Belgio, Marocco, Svizzera e Italia) hanno sancito il trofeo
veneto manifestazione più importante d'Europa.

Poca lingua italiana sul podio, a dispetto delle graduatorie che ci vogliono
al vertice con un nutrito elenco di titoli mondiali ed europei da difendere
negli imminenti campionati.

Nella classifica generale parapendio due francesi, Luc Armant e Yann
Martail, lasciano al terzo posto per una manciata di punti il nostro Luca
Donini di Molveno (Trento). Nella classe sport l'austriaco Thomas
Brandlehner relega il laziale Fabio Pasquali e Giorgio Darra rispettivamente
al secondo e terzo posto, mentre tra le donne vince la polacca Kataryna
Gruzlewska, seguita dalla francese Christine Metais e da Petra Slivova
(Repubblica Ceca). Quarta la friulana Nicole Fedele.
Nel deltaplano dilagano gli austriaci, in testa il pluridecorato,
incontenibile e sempreverde Manfred Ruhmer, seguito da Robert Reisinger e
Manfred Trimmel. L'azzurro Elio Cataldi (Vittorio Veneto, Treviso) è al
sesto posto. La britannica Kathleen Rigg vince la gara femminile, mentre Tim
Grabowski (Germania), Toni Raumauf (Austria) e Dieter Mueglich (Germania)
occupano il podio delle "ali rigide", le macchine più perforanti per il volo
libero.

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero
http://www.fivl.it - vitali.stampa (AT) fivl.it - 335 5852431
skype: gustavo.vitali

foto: http://www.gustavovitali.it/pagine/comfivl/bassano-26-03-10.html
http://www.gustavovitali.it/pagine/menu-sinistra/ufficio-stampa.html

per ulteriori informazioni sul TROFEO MONTEGRAPPA, contattare:
Cesare De Pieri - 348 4755706 - fax 178 2239947 (numero gratuito)
Alessandro Olin - 333 6648808 - skype: alessandromontegrappa
info (AT) aeroclubmontegrappa.it - http://www.aeroclubmontegrappa.it
http://www.vivereilgrappa.it/

15 aprile, 2010

Crotone - Operazione contro l'abusiviamo edilizio del Corpo Forestale


Nei giorni scorsi il C.F.S. ha proceduto a segnalare alla autorità giudiziaria due persone e al sequestro dei manufatti da questi realizzati in due diverse località del territorio del comune di Santa Severina.

La pattuglia in servizio, del comando stazione di Santa Severina, in località Capraio e in località Cocina-Santo Iacopo , nel territorio del comune di Santa Severina, ha avuto modo di accertare la costruzione abusiva di un fabbricato in blocchetti di cemento e la realizzazione di una vasca di raccolta delle acque in cemento armato. In località Capraio A.M. di Roccabernarda e di anni 57, aveva proceduto alla costruzione di un piccolo fabbricato in blocchetti di cemento delle dimensioni complessive di metri quadrati 32 (trentadue), senza avere acquisito il relativo permesso di costruire, per come previsto dal DPR 380/2001. Mentre in località Cocina-Santo Iacopo B.P. di Castelsilano e di anni 51, aveva proceduto alla realizzazione di una vasca in cemento armato senza avere acquisito il relativo permesso di costruire, per come previsto dal DPR 380/2001.

Alla luce delle indagini espletate e degli accertamenti eseguiti, gli agenti del C.F.S. hanno posto sotto sequestro entrambi i manufatti e segnalato alla autorità giudiziaria competente, per violazione alla normativa urbanistico-edilizia, entrambi gli autori dei presunti illeciti.

13 aprile, 2010

Situazione in Calabria. C'e' spazio alla speranza?


Quando vidi un personaggio, il quale aveva fatto sette anni di Liceo (non perché aveva voglia di approfondire, ma perché era sempre bocciato), fare un comizio politico nella piazza del Paese in cui abitavo capii, che qualcosa stava cambiando: per la cronaca oggi quello è sindaco!
La caduta dei vecchi partiti ha rappresentato per la Calabria un ritorno al passato di secoli, nel senso che nelle maglie delle organizzazioni, che essi rappresentavano, mai e poi mai un personaggio del genere avrebbe avuto la possibilità di farsi strada e proporsi come nome da candidare a qualcosa. E’ questo un effetto secondario del ciclone tangentopoli, che pochi hanno posto in rilievo. La nascita dei partiti leggeri ha avuto, come controindicazione, l’effetto per la più profonda provincia calabra di dare spazo alla politica delle parentele e clientele, anche di livello più infimo, per cui non voto chi ha un progetto che condivido o una idea che mi affascina, ma il parente che si “porta” o quello che promette di risolvere una mia esigenza immediata.
Dibattiti, confronti, comizi sono, nel tempo, scomparsi, perché non c’è niente su cui discutere dato che sono altri i criteri, che guidano i movimenti elettorali di questi territori.
Lo scadimento del personale politico, dal punto di vista culturale, ha portato al crollo della qualità delle persone in tutti i settori della vita civile, per cui, se un tempo capitava di trovare il funzionario amministrativo ligio al dovere, che sapeva dire no all’occorrenza, e questo rappresentava un baluardo formidabile al proliferare del malaffare, oggi è raro trovare qualcuno che faccia ciò per cui è pagato, senza chiedere qualcosa in cambio, indipendentemente dal fatto che ne abbia o meno la competenza, dato che il livello della preparazione non è elemento discriminante per le assunzioni.
La situazione è, nel tempo degenerata, al punto da arrivare alla situazione attuale, nella quale in Calabria non c’è nemmeno da sperare in un futuro, di qualsiasi natura possa essere.
Qualche settimana fa ci sono state le elezioni regionali, le quali hanno avuto un esito inequivocabile conferendo al vincitore la forza e i numeri per fare quello che vuole.

Giusva Branca, direttore dellla testata giornalistica www.strill.it ha scritto un articolo, il quale rappresenta, a mio giudizio, la summa del pensiero sulla situazione attuale della Calabria, delle sue cause e delle possibili sue evoluzioni future.
Ritengo che sia meritevole di una lettura meditata e approfondita.
Lo potete trovare a questo link

12 aprile, 2010

Silafestival. A Giugno la seconda edizione




Nostalgia.

Assenza del ritorno.

Questo il comune denominatore che unisce il Cav. Raffaele Alberto – patron del Sila Festival – e Massimo Ivan Falsetta – direttore artistico del festival nonché regista già pluripremiato.

Ancora, nostalgia il file rouge che lega tutti i componenti dello staff e una forte passione per la settima arte...passione per il cinema e per la terra, la propria. Una terra che spesso si è costretti a lasciare, una terra sempre più compromessa nel suo equilibrio ambientale, una terra cui si pensa con nostalgia e rimpianto, una terra che si vorrebbe riscattare, cui si vorrebbe far ritorno.

Questa la sfida del Sila Festival: permettere a giovani talentuosi di esprimere la propria ricerca delle radici culturali e farlo comunicando un forte rispetto verso quella che è la propria terra, e assieme la terra di molti.

Il Sila Festival vuol essere, al contempo, un momento di cultura, di divertimento, di riflessione verso temi che sono universalmente riconosciuti e lo fa attraverso il linguaggio delle immagini, immagini che rievocano ricordi, sensazioni, emozioni e ne provocano altre in chi guarda e rielabora i messaggi degli artisti. Essenziale il “banco di prova” della I edizione del Sila Festival tenutasi lo scorso anno che ha visto vincitori del Premio Sila Festival i giovani Caludio Metallo e Manolo Lupichini con il lungometraggio Fratelli di Tav e del Premio Terra d’Origine Marco Lanzafame con il lungo Fantasmi del sud. Oltre alla tenacia e all’alta professionalità dei lavori ritenuti eccezionali dallo stesso Claudio Cosentino, Presidente di giuria nonché scenografo di fama internazionale, e alla curiosità che ha destato l’intera iniziativa della manifestazione, fondamentali sono stati gli interventi degli ospiti. Ricordiamo gli interventi di Rino Barillari, Franco Nero, Mimmo Calopresti e Raul Bova, che hanno presentato i propri lavori confrontandosi poi con la giuria e con il pubblico e testimoniando l’urgenza di promuovere e incentivare eventi di tale portata per permettere una rinascita del Cinema Italiano di qualità. Per non parlare degli artisti che durante le tre serate hanno intrattenuto e riscaldato gli animi dei cineasti accorsi al Festival: superlative le esibizioni e la risposta del pubblico. Eugenio Bennato, Her, gli Almamegretta e Peppe Voltarelli gli artisti che durante le fredde notti in Sila hanno infiammato e fatto danzare sino a notte fonda gli spiriti del pubblico.

Forti, dunque, dell’esperienza dello scorso anno, il cav. Raffaele Alberto e il regista Massimo Ivan Falsetta hanno voluto cimentarsi in questa nuova avventura con uno spirito nuovo e al tempo stesso arcano: le tematiche affrontare – terra d’origine e rispetto ambientale – sono le medesime ma quest’anno la sfida si fa più ambiziosa: coinvolgere la Calabria tutta e soprattutto i giovani verso la settima arte pensando alla propria terra, una terra di passaggio spesso – troppo spesso – ricordata solo ed esclusivamente per la cronaca nera e mai lodata per la sua bellezza, per i luoghi incantevoli e incontaminati che vivono sospesi tra magia e realtà, tra genuinità e artifizio.

La sfida, dunque, è plurima: da un lato avvicinare quanto più possibile le nuove generazioni al tema del rispetto ambientale e dell’amore per la propria terra, dall’altro superare gli esiti – di per sé già positivi – della I edizione del Sila Festival cercando di rilanciare non solo valori universali e universalmente riconosciuti – quali l’ambiente, l’emigrazione, l’immigrazione, la nostalgia per le proprie radici – bensì fornire ad un pubblico sempre più vasto la possibilità di conoscere e apprezzare una terra ricca e bella quale la Calabria.

Anche per questo il cav. Raffaele Alberto e il direttore artistico Massimo Ivan Falsetta hanno cercato di impiegare quante più risorse umane possibili della Calabria, interessando tutte le emittenti giornalistiche – ricordiamo a proposito la media partnership di Kalabrians – e televisive locali e nazionali, coinvolgendo gli Istitui scolastici presenti sul territorio – puntando innanzitutto sulle capacità creative delle nuove generazioni considerate dagli organizzatori del Festival come fondamentali per il futuro dello sviluppo del territorio e della cultura – e sponsorizzando in prima linea il fantastico paesaggio della Sila e della Presila catanzarese prevedendo escursioni e visite guidate durante i giorni della manifestazione cinematografica.

Fondamentale in questo senso la collaborazione e il sostegno ricevuto dalle amministrazioni locali, il Comune di Taverna, la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria, infatti, sostengono in primis il progetto del Sila Festival e se ne fanno promotori partecipando e contribuendo direttamente all’evento e alla sua realizzazione.

Il Sila Festival dunque si propone non solo come momento di cultura e di riflessione, diviene esso stesso strumento sempre in progress verso la cultura e la riflessione attivandone i meccanismi e attivandosi affinché si riesca ad attuarli con il contributo di tutti e per tutti.

Il Festival avrà luogo dal 25 al 27 giugno, a Villaggio Mancuso – Taverna (Cz).

Per ulteriori info sulle modalità di partecipazione all’evento consultare il sito internet www.silafestival.org.

10 aprile, 2010

Roccabernarda (KR) - Il C.F.S individua uno scarico di liquami a cielo aperto


Roccabernarda, 9 aprile 2010. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato hanno individuato uno scarico di liquami a cielo aperto nel comune di Roccabernarda. I liquami si riversavano in un affluente del fiume Tacina. L’attività d’indagine ha avuto inizio nel mese di marzo ed è tuttora in corso. È stata informata l’Autorità giudiziaria per le determinazioni di competenza.

Nel corso di un controllo del territorio gli uomini del CfS si sono imbattuti in uno scarico a cielo aperto di liquami, provenienti con tutta probabilità dalla rete fognaria del centro di Roccabernarda. Nella località S. Vito – via Stadio i forestali hanno rinvenuto due tubi di grosso diametro che scaricavano liquami fognari nel burrone Porfino – Mastica, affluente del fiume Tacina iscritto all’elenco delle acque pubbliche.

La località interessata dallo scarico ricade in area urbana ed è posta immediatamente a valle del campo sportivo di Roccabernarda, a ridosso del cimitero, a poca distanza dal corso del fiume Tacina. È stata informata la Procura della Repubblica che ora deve decidere su eventuali responsabilità aventi rilevanza penale. Sono in corso, infatti, accertamenti ulteriori volti a definire compiutamente la situazione. In particolare dovranno essere valutate possibili alterazioni dell’ecosistema fluviale a valle dell’immissione.

Dalle indagini effettuate sembrerebbe che lo sversamento avverrebbe nel burrone in seguito al danneggiamento del collettore fognario provocato dalle forti piogge avvenute nel settembre 2009. Il Comune avrebbe informato la SOAKRO, la società di gestione del depuratore, in ritardo rispetto alla data di messa fuori uso del collettore fognario.

L’attività condotta dal CfS è volta al mantenimento e miglioramento delle condizioni dell’ambiente. Il Comando provinciale Crotone invita i cittadini a segnalare eventuali scarichi illeciti al numero 1515 ad accesso gratuito.

08 aprile, 2010

Roccabernarda (KR) - Il CFS ha denunciato un operaio che aveva prelevato inerti con un escavatore




Roccabernarda, 6 aprile 2010. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato hanno denunciato un operaio che aveva prelevato abusivamente, nei giorni scorsi, inerti dall’alveo del fiume Tacina nella loc. Giardino del comune di Roccabernarda. Sono stati posti sotto sequestro un escavatore e diversi cumuli di materiale litoide rinvenuto.

Nel corso di un controllo del territorio in località Giardino del comune di Roccabernarda (KR), gli agenti del Corpo forestale dello Stato della stazione Petilia Policastro hanno notato un escavatore in sosta, senza conducente, all’interno dell’alveo del fiume Tacina L’automezzo, secondo le intuizioni degli investigatori, era stato da poco utilizzato per il prelievo di materiale inerte. Seguendo le tracce lasciate da un mezzo pesante, gli agenti hanno rinvenuto nell’area limitrofa cumuli di inerti dai quali sgrondava ancora acqua. Gli autori, verosimilmente, resosi conto della presenza della pattuglia si erano dati alla fuga, allontanandosi con il mezzo pesante utilizzato per il trasporto del materiare litoide.

A seguito degli accertamenti espletati nell’immediatezza è stato possibile rintracciare il proprietario dell’escavatore. Egli non presentava alcuna documentazione tale da dimostrare la legittimità dell’attività estrattiva. Veniva, pertanto, posto sotto sequestro l’escavatore e l’area di deposito del materiale litoide prelevato. Il materiale ammucchiato, da una stima approssimativa, misurava un volume di circa 100 m3.

L’autore dell’illecito, CP classe 1958, residente a Roccabernarda, veniva deferito all’Autorità giudiziaria per furto aggravato, violazione della normativa urbanistico-edilizia ed esercizio abusivo di cava, deturpamento di bellezze naturali, invasione di terreno, deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi.

L’attività svolta dai forestali ha consentito di porre freno ad un’attività illecita molto diffusa nel territorio. Sono in corso indagini volte alla ricerca di eventuali corresponsabili.

06 aprile, 2010

Terremoto a L'Aquila, un anno dopo


E’ trascorso un anno dalla tragica notte in cui una scossa di terremoto squasso’ L’Aquila e il suo hinteland. Oltre trecento persone persero’ la vita, migliaia furono i senzatetto.

Un anno dopo e’ il tempo del ricordo delle povere vittime, di sottolineare l’opera meritoria delle migliaia di volontari, di trarre le dovute conclusioni su cause, responsabilità, stato della ricostruzione. Fu amaro constatare che in molti casi non si erano rispettate le piu’ elementari norme dell’edilizia antisismica, peraltro obbligatorie poiche’ sono minuziosamente prescritte dalla legge.
Interi quartieri residenziali era stati costruiti da poco su una faglia attiva, e poco si puo’ dire al riguardo, a parte che, evidentemente, qualcosa a livello di sistema non ha funzionato se e’ vero che sono crollati pure l’ospedale, il palazzo delle prefettura, ossia quelli che sarebbero dovuti essere il fulcro degli interventi post-terremoto.>

Purtroppo centinaia di persone hanno perso la vita, ma e’ doveroso ricordare che se si fosse costruito a norma, molte vittime sarebbero state evitate. E’ bene ribadire questo concetto, non per rimettere il coltello nella piaga, ma perche’ nella retorica post terremoto e, ancora oggi, si e’ messo in evidenza la grande efficienza della macchina della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco.


Indubbiamente, autentici fiore all’occhiello del sistema Italia, ma e’ necessario porre l’attenzione anche sulla prevenzione delle sciagure, sia per evitare i costi degli interventi emergenziali, ma, sopratutto, per eviatre rilevanti costi in termini di vite umane. Una trasmissione televisiva di inchiesta, “Presa Diretta” presento, mesi dopo la tragedia,’ una pubblicazione del 2000 sul rischio sismico in Italia.

Essa era minuziosa, dettagliata, precisa, i capitoli dedicati al capoluogo abruzzese elencavano in termini teorici, cio’ che, sciaguratamente, e’ avvenuto in realta’ quella notte di un anno fa, segno che nessuno l’aveva presa in considerazione. Oggi si ricorderanno quei tragici momenti, e si ritornera’ in quei luoghi feriti dalla furia del sisma, si presenteranno le nuove costruzioni realizzate a tempo di record per un buon numero di sfollati, si fara’ il punto su quello che ancora deve essere fatto, con l’auspicio che, al piu’ presto, tutti possano riavere un tetto, ma e’, fondamentale, capire che i terrremoti sono eventi i cui effetti sono conosciuti e si possono prevenire o, quantomeno, limitare nel loro dannoso estrinsecarsi.

E’ doveroso pretendere politiche severe per il rispetto delle norme antisismiche e la riqualificazione in questo senso del patrimonio edilizio esistente. Solo cosi’ le morti di un anno fa non saranno state inutili. Solo cosi’ saranno onorate degnamente./span>

04 aprile, 2010

Calabria 1959:Viaggio di Pier Paolo Pasolini


Ripropongo un post, che mi emoziono' molto la prima volta che trovai in rete gli scritti del grande scrittore sulla mia regione. Chi puo' dire che si riferisca ad una situazione di cinquanta anni fa?

L'ionio non è mare nostro: spaventa. Appena partito da Reggio - città estremamente drammatica e originale, di una angosciosa povertà, dove sui camion che passano per le lunghe vie parallele al mare si vedono scritte "Dio aiutaci"- mi stupiva la dolcezza, la mitezza, il nitore dei paesi sulla costa. Così circa fino a Porto Salvo.
Poi si entra in un mondo che non è più riconoscibile.
Vado verso Crotone, per la zona di Cutro. Illuminati dal sole sul ciglio della Strada, due uomini mi fanno segno di fermarmi. Mi fermo li faccio salire. Mi dicono - questa è zona pericolosa, di notte è meglio non passarci. Due anni fa, qui, in questo punto hanno ammazzato a uno, un ricco signore, mentre tornava in macchina da Roma-
Ecco, a un distendersi delle dune gialle in una specie di altopiano, Cutro.Lo vedo correndo in macchina: ma è il luogo che più mi impressiona di tutto il lungo viaggio.
E', veramente,il paese dei banditi come si vede in certi western. Ecco le donne dei banditi, ecco i figli dei banditi. Si sente, non so da cosa, che siamo fuori dalla legge, dalla cultura del nostro mondo, a un altro livello.
Nel sorriso dei giovani che tornano dal loro atroce lavoro, c'è un guizzo di troppa libertà, quasi di pazzia.
Nel fervore che precede l' ora di cena l'omertà ha questo forma lieta, vociante: nel loro mondo si fa cosi. Ma intorno c'è una cornice di vuoto e di silenzio che fa paura"


Estate 1959. Per la rivista Successo, Pier Paolo Pisolini percorre la costa italiana al volante di un Fiat Millecento per realizzare "La lunga strada di sabbia" un ampio reportage sull’Italia tra cambiamento e tradizione, vacanza borghese e residui di un dopoguerra difficile.
Le parole dello scrittore feriscono la sensibilità di molti.
L'amministrazione comunale di Cutro presentò querela alla Procura della Repubblica di Milano.
Si legge nell' esposto "La reputazione, l' onore, il decoro , la dignità delle laboriose popolazioni di Cutro sono stati evidentemente e gravemente calpestati...le dune gialle, altro termine africano usati da Pasolini, sono punteggiate da centinaia di case linde, policrome, gaie, dell' Ente della Riforma dove la laboriosa gente del Sud, Calabria, Cutro, fedele al biblico imperativo, guadagna il pane col sudore della propria fronte, e non scrivendo articoli diffamatori contro i propri fratelli, contro gli italiani".
Le parole dello scrittore non piacciono. Egli viene dipinto come un diffamatore in mala fede, il quale ha esposto "una montagna luoghi comuni anticalabri"
In Ottobre trapela la notizia che Pier Paolo Pasolini fosse il vincitore del Premio Crotone di quell'anno. La giuria, composta tra l' altro da Bassani, Gadda, Moravia, Ungaretti, e Repaci aveva assegnato il premio a Pasolini per il romanzo "Una vita violenta".
La decisione scatena violenti polemiche.
Al momento del conferimento del premio Pasolini è invitato a parlare.
"Sono felice di non avere vinto lo "Strega" o il "Viareggio", perchè considero quello che mi avete dato come il più adeguato riconoscimento alla mia opera. I protagonisti del mio romanzo, anche se vivono nella capitale, fanno parte del Mezzogiorno d'Italia, ed è giusto che qui a Crotone, trovassero l' esatta comprensione, in una terra giovane, perchè nasce ora alla vita sociale, e in modo fresco, genuino, prende coscienza della sua forza, dei suoi bisogni"
Una vita violenta diventa un atto di amore per tutte le periferie d'Italia, Calabria compresa.
Scrive Pasolini nella sua lettera dalla Calabria " ANZITUTTO A CUTRO, SIA BEN CHIARO, PRIMA DI OGNI ULTERIORE CONSIDERAZIONE, IL 40% DELLA POPOLAZIONE È STATA PRIVATA DEL DIRITTO DI VOTO PERCHÈ CONDANNNATA PER FURTO: QUESTO FURTO CONSISTE POI NELL' AVER FATTO LEGNA NELLA TENUTA DEL BARONE.
ORA VORREI SAPERE CHE COS'ALTRO È QUESTA POVERA GENTE SE NON "BANDITA" DALLA SOCIETÀ ITALIANA, CHE È DALLA PARTE DEL BARONE E DEI SERVI POLITICI?
E APPUNTO PER QUESTO CHE NON SI PUÒ NON AMARLA, NON ESSERE TUTTI DALLA SUA PARTE, NON AVVERSARE CON TUTTA LA FORZA DEL CUORE E DELLA RAGIONE CHI VUOLE PERPETUARE QUESTO STATO DI COSE , IGNORANDOLE METTENDOLE A TACERE MISTIFICANDOLE"
Tornerà più tardi Pasolini in Calabria nel 1964.
Affermerà "Il paesaggio calabrese si esalta, con i suoi meravigliosi contrasti naturali, in cui a dolci pendii si contrappongono violenti sbalzi rocciosi"...e ancora...
IN CALABRIA E' STATO COMMESSO IL PIU’' GRAVE DEI DELITTI, DI CUI NON RISPONDERA' MAI NESSUNO: E' STATA UCCISA LA SPERANZA PURA, QUELLA UN PO’ ANARCHICA E INFANTILE, DI CHI VIVENDO PRIMA DELLA STORIA, HA ANCORA TUTTA LA STORIA DAVANTI A SE'.
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03 aprile, 2010

Bari - Operai al lavoro all'una di notte.


Un gruppo di cittadini non riesce a dormire a causa di un rumore assordante. Si rivolge alla polizia municipale, la quale dopo i necessari acceertamenti scopre che un gruppo di operai era intento ad usare una levigatrice elettrica per la posa di un pavimento industriale nel cantiere di uno stabile in costruzione all'una di notte!
Questo e' accaduto a Bari in viale Salandra. I responsabili della ditta edile sono stati multati e denunciati, ma la cosa sconcertante e' stato sentire il capocantiere, il quale ha afferrmato di non essere a conoscenza del fatto che svolgere lavori a quell'ora fosse necessaria una autorizzazione speciale.. d una prima lettura questa notizia provecherebbe un sorriso, ma ben altri sono le riflessioni cui porterebbe una analisi approfondita.
In primo luogo le condizioni disumane in cui ci si trova a lavorare in questa Italia del 2010, nella quale sembrano perdersi le conquiste considerate acquisite fino a qualche decennio fa. Il lavoro non e' piu' un diritto, ma un favore, quando lo trovi, che ti viene fatto, per cui devi adattarti alle situazioni piu' assurde pur di mantenertelo: devi sottostare a soprusi, a ricatti, a sfruttamenti,
Lavorare in un cantiere edile all'una di notte non deve essere una scelta funzionale alle esigenze dei lavoratori, e, qui, amaramente viene in evidenza un'altra constatazione:quella situazione di lavoro disumana e' stata scoperta per puro caso: viene spontaneo cheidersi dove fossero tutti i soggetti, che istituzionalmente devono vigilare affinche' cose del genere non debbano accadere. Dove erano gli ispettori del lavoro?,Dove erano i sindacati?Dove era la politica?
La cosa che stranisce e' che il tutto e 'accaduto in quella citt'a, la quale, a detta di nichi Vendola, e' il Sud che non vuole essere identificato con Gomorra.
Forse e' lunga la strada da percorrere affinche' questo auspicio diventi realta'

02 aprile, 2010

Regione Puglia. Le elezioni regalano piu' consiglieri dei posti disponibili.



In occasione delle ultime consultazioni elettorali in Puglia sono stati proclamati eletti 78 consiglieri regionali, quando lo statuto , ossia la legge fondamentale dell'ente, sancisce solennemente che essi devono essere massimo 70.
Ma come e' stato possibile questo pasticcio? La legge numero 2 del 2005, approvata dalla giunta di centrodestra guidata da Raffaele Fitto. nel fissare il meccanismo di voto chiarisce che per la governabilità è necessario garantire il mantenimento, tra maggioranza e opposizione, del rapporto 60-40 (60% dei seggi alla maggioranza, 40 all’opposizione). 

L’individuazione degli eletti si ottiene dividendo i voti di ciascuna lista per un coefficiente. Tante volte il coefficiente è contenuto nella somma dei voti di ciascuna lista, altrettanti risultano gli eletti. Il fatto è che, così procedendo, il rapporto maggioranza-opposizione (60-40) non quadra. Dovrebbe essere 42 a 28, invece risulta 39 a 31. E allora spunta un ulteriore premio alla governabilità: +8 seggi alla maggioranza, così il rapporto è salvo anche se il Consiglio diventa di 78 in barba allo Statuto.
C'e' da dire che sin dall'inizio e' stato posto il problema dagli organi di stampa locali sia per motivi economici, poiche' pagare otto stipendi aggiuntivi da consigliere regionale non e' cosa da poco, sia per motivi di spazio fisico, poiche' la sede della regione Puglia, non ha i locali per ospitare otto nuove strutture consigliari, singolo consigliere e gruppo dei suoi collaboratori.
Nichi Vendola ha diramato un comunicato nel quale si dice che, ai sensi della legislazione attuale, non si e' nella condizione di individuare i correttivi per ridurre il numero dei consiglieri.In ogni caso egli proporra' una legge per la quale si disporra' che il monte stipendi attuale non venga aumentato. “Dubito”- afferma il Governatore -” che tale legge non possa essere approvata all'unanimita'”.
Quale sara' la soluzione questo caso dimosttra la leggerezza e scarsa preparazione con la quale si legifera in enti territoriali della massima importanza, con i guasti che ne derivano e le brutte figure, come in questo caso. Un ultima annotazione doverosa e' quella relativa al modo in cui certi organi di informazione pongono la notizia. L'edizione on line del giornale “Libero” titola “Vendola si compra la governabilita'” attribuendo la nomina degli otto consiglieri in piu' in capo alla maggioranza ad una precisa manovra in tal senso del neogovernatore pugliese.Un articolo intriso da evidente malafede poiche' il pasticcio e' stato determinato da una legge approvata dalla vecchia giunta di centrodestra, il cui meccanismo opera indipendentemente dalle volonta' personali di qualcuno. Purtroppo le elementari basi della correttezza e del rispetto, prima di tutto, del lettore sono sconosciuti a certi soggetti, che sarebbe meglio definire organi di propaganda, piuttosto che di informazione.

01 aprile, 2010

Allarme botulino per il "Pestato di Cupello".



Un comunicato del ministero della Salute ha reso noto che e' stata rilevata la presenza di una tossina botulinica nel prodotto alimentare “pestato di Cupello” (confezione 145 grammi, lotto 56/09, data di scadenza 30/12/2010).
Il prodotto e' distribuito dalla ditta Ursini srl, via Santa Maria la Nova 12, Fossacesia (CH). Un comunicato della stessa ditta precisa che le operazioni di richiamo riguardano un altro prodotto i”fagottini di Melanzane” lotto 74/09.
Le autorita' invitano a non consumare tali prodotti e , nel caso fossero stati acquistati, di consegnarli alla propria Asl di competenza.Ulteriori indagini sono state disposte dalle autorita' sanitarie dell'Abruzzo su prodotti della stessa azienda per valutare la possibilita' che l'allarme sia esteso ad altri prodotti.
L’allarme, è partito da Milano. Dove un uomo è stato ricoverato dopo aver mangiato dei carciofini sott’olio. Botulismo, la diagnosi dei medici. Subito,
I sintomi causati dalla tossina botulinica, sono paralisi flaccida, debolezza muscolare, difficoltà di movimento, scoordinazione dei muscoli della faringe e dei muscoli volontari, e nei casi più gravi, paralisi mortali.
Giuseppe Ursini, della ditta produttrice dei prodotti in oggetto, spiega sul suo blog cosa sia successo
Un caso di intossicazione alimentare dovuto alla potenziale presenza di tossina botulinica ci ha indotti, in seguito all’allerta della Asl di Milano, a ritirare dagli scaffali il lotto incriminato del “pestatto di Cupello” insieme al lotto di “Fagottini di Melanzane”, prodotto nello stesso giorno, al fine di effettuare gli opportuni controlli ed evitare gravi rischi alla salute pubblica.
Il pestato di carciofini di Cupello è stato prodotto in piccolissimo lotto di 152 unità e nessuno di queste, ad oggi, è presente negli scaffali dei punti vendita. In seguito al richiamo effettuato dalla ditta, solo 3 vasetti sono stati trovati e richiamati, ed uno di questi è stato campionato dalla Asl della regione Abruzzo per l’effettuazione delle analisi; siamo attualmente in attesa di risposta che dovrebbe comunque giungerci a brevissimo tempo. Dello stesso lotto di produzione sono stati destinati ad un utilizzo interno una dozzina di vasetti per le degustazioni e nessuno di essi ha evidenziato problemi. Non è in discussione la qualità delle produzioni a venire, né quella delle altre varietà di pestati o sott’oli. In molti anni di vita della nostra azienda, rinomata per la qualità dei suoi prodotti, mai nessun caso del genere si è verificato.