23 luglio, 2010

Fotografati assieme Belen Rodriguez e Fabrizio Corona. Ancora.

La relazione tra Belen Rodriguez e Fabrizio Corona sta diventando una vera telenovela.
L'ultimo capitolo e' ambientato a Barcellona, in Spagna. Nella citta' catalana la bella argentina sta girando uno spot pubblicitario e il giornale "Novella 2000" ha documentato un incontro tra i due personaggi in un ristorante avvenuto martedi scorso.Nonostante i loro tentativi di passare inosservati alcuni turisti italiani li hanno riconosciuti e hanno chiesto se fosse possibile scattare delle foto, richiesta declinata con un eloquente "non e' il momento". Corona e la Rodriguez hanno parlato a lungo come se dovessero chiarire molti punti lasciati in sospeso, alla fine della serata si sono allontanati passeggiando mano nella mano.
Una svolta assolutamente clamorosa dopo gli accadimenti delle ultime settimane e le dichiarazioni della showgirl argentina, la quale considerava chiusa la sua relazione con Fabrizio Corona.
Il dubbio diventa leggittimo: stiamo assistendo agli alti e bassi di una importante storia d'amore o e' una pantomima ad uso e consumo dei media?
Chi vivra' vedra...dice il saggio

Cariati (CS) il 3° Raduno Nazionale della chitarra battente


Cariati – Interpreti della più autentica tradizione musicale popolare calabrese, nomi prestigiosi dell'etnomusicologia, appassionati del territorio, ospiti da tutt'Italia e, per la prima volta, anche due protagoniste al femminile. È tutto pronto per il 3° Raduno nazionale della chitarra battente in programma SABATO 24 nel centro storico medioevale di Cariati.

Entra nel vivo la programmazione istituzionale di "Cariati - Città della Tarantella” 27° Edizione, aperta con largo anticipo lo scorso 26 Giugno con il Premio Herakles e proseguita fino ad oggi con una ricca proposta, per tutti i gusti e per tutte le età, messa a punto dall'Assessorato alla Cultura in stretta sinergia con le Associazioni cittadine e territoriali. Tra queste, l'Università Popolare di Rossano, diretta dal Prof. Giovanni SAPIA, tra i principali sostenitori degli sforzi culturali dalla squadra amministrativa guidata da Filippo SERO. Proprio SAPIA è stato l'ospite del primo Caffè Letterario dell'estate 2010, con il suo "Romanzo del casale" letto in Piazza Friozzi dall'attore Mario LUCARELLI.

Sarà lo stesso Direttore della prestigiosa istituzione culturale rossanese, tra le prime Associazioni Culturali nate in Calabria, ad aprire la terza edizione dell'evento nazionale "La battente nei luoghi della memoria". SAPIA leggerà infatti, un passo del suo romanzo, nel quale poeticamente definisce la chitarra battente “panciuta e docile come un’amante, scrigno dell’animo contadino”. Sul palco allestito in Piazza FRIOZZI, si alterneranno musicisti del calibro di Turuzzu CARIATI, mitico interprete delle famose “cuzzupare” beneauguranti che si cantano nel periodo pasquale a Cirò. Luigi NIGRO con i suoi canti alla “lonnuvucchisa” interpretati con la tecnica antica del “canto di testa”. Carlo GRILLO del gruppo “Calabria Logos”. E poi ancora, Danilo MONTENEGRO neo cantastorie, Francesco LOCCISANO, Francesco RIGGIO, Francesca PRESTIA “a cantaturi” e Marisa BUFFONE “folk singer” di origini calabresi ma residente in Canada. Si esibiranno anche “I GIGANTI” di Vibo raffiguranti la regina D’Aragona che combatte contro i mori. Tarantelle sinuose verranno accompagnate dalla “fanfarra” formata da zampogne, tamburello e ciaramella. Saranno infine presenti, il grande liutaio Vincenzo DE BONIS e Rosalba DE BONIS rappresentante della continuità della tradizione liutaia bisignanese. Infine, sono previste incursioni musicali di Cataldo PERRI, Direttore Artistico della Rassegna, accompagnato alla lira da Piero GALLINA.

22 luglio, 2010

Antonio Socci. "la Sacra Sindone non e' un falso"

 

 

Un bell'articolo di Antonio Socci spiega perche' la Sacra Sindone non e' un falso. Al contrario essa costituisce prova del piu' importante evento della storia dell'Umanita':la resurrezione di Gesu' Cristo.  

“Tutta la terra desidera il tuo volto”. In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. E’ l’attrazione per colui che la Bibbia definiva “il più bello tra i figli dell’uomo”. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia.   
La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la sua ostensione. E’ “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa.
Sì, avete letto bene. Perché la sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei vangeli, ma documenta anche la sua resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme.
Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua resurrezione.
Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo.
Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose.
Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret).
Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore.
Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore.
Terza acquisizione certa, la più impressionante. Quel corpo – dopo quelle 36 ore – si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo.
Come fa la sindone a provare questo? Semplice. Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue.
Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: “enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto”.
Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli.
In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la resurrezione è il suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio.
Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la resurrezione.
Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di “cieli nuovi e terra nuova”.
La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la sua presenza fra i  suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi.
Ma la sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso).
E’ esattamente ciò che si riferisce nel vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più.
Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla.
Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile).
La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce).
Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso).
Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret.
Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture.
Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo.
Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia.
La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.

Antonio Socci
 da “Libero”, 11 aprile 20

19 luglio, 2010

Calabria.Ecoplan, industria biologica di avanguardia

Calabria terra di facili stereotipi pompati dalle quotidiane notizie di cronaca. Ma la Calabria è anche terra di genialità e avanguardia come dimostra la storia dell'Ecoplan.


 ECOPLAN RISCATTA LA CALABRIA
di

Mauriano Maugeri

Nocciolini di olive, vasetti di yogurt vuoti e residui della lavorazione di pannolini per bambini. Domenico Cristofaro, un geometra di Polistena, Calabria che più profonda non si può, dieci chilometri dalle convulsioni xenofobe di Rosarno, con questo impasto si è inventato i pannelli ecologici al 100% che stanno agitando i sonni degli imprenditori di laminati di mezzo mondo. Domenico, nel lontano 1997, presenta il suo progettino d'impresa a Carlo Borgomeo, allora grande capo della legge 44 per l'imprenditoria giovanile.

La Calabria tracima di residui della produzione di olio di oliva, la cosiddetta sansa, fino ad allora utilizzata nelle stufe al posto dei pallet oppure per produrre un olio di nessuna qualità e bassissimo costo. Idea: impastiamo la sansa con residui di prolipropilene come i vasetti di yogurt. Così nasce Ecoplan, un capannone perso nella zona industriale di Polistena sotto il cavalcavia della superstrada Tirreno-Iono. Domenico si autoreclude nel capannone con altri quattro soci. Prova le miscele, dosa il contenuto di liquidi, sperimenta i vari spessori e formati dei pannelli, si sforza di reinventare con la chiave inglese in mano e una tuta sporca di sansa e di grasso di officina le macchine che devono calibrare le lastre ecologiche. Domenico si definisce un «pioniere autodidatta» votato al metodo del «prova e correggi». La proverbiale cocciutaggine dei calabresi lo aiuta a non desistere. I problemi da superare sono tanti. Si tratta di standardizzare dei pannelli monostrato dallo spessore che varia dai 3 ai 28 millimetri e dalla larghezza che può arrivare fino a 1,5 metri. Poi di scovare il punto di equilibrio corretto. Pannelli che nell'idea di Domenico devono essere resistentissimi, tanto che in un primo momento si pensa di usarli per la pavimentazione dei milioni di container che a partire dal 1994 cominciano ad affollare le banchine del porto di Gioia Tauro, il più grande scalo di transhipment del Mediterraneo meridionale. Dai e dai i primi pannelli prendono forma. Non è legno, anche se ne ha l'estetica; non è plastica, malgrado ne ricalchi la resistenza agli agenti atmosferici e a quelli chimici. In più, si tratta di un materiale ecologico, privo di formaldeide, riciclabile e riutilizzabile all'infinito.

Domenico azzecca la formulazione del suo prodotto e intuisce i vantaggi dell'industria ambientale molto prima della rivoluzione verde. Cosa c'è di più verde della sansa di olive? Basta macinare i pannelli al termine del loro ciclo di vita e reimmetterli in produzione. E poi utilizzarli in edilizia, nell'arredamento di interni ed esterni, allestimenti fieristici. All'inizio, nessuno dei potenziali clienti crede al suo prodotto. Domenico sopravvive con il contratto di funzionario dell'Area sviluppo industriale di Reggio Calabria, poi distaccato a Gioia Tauro. Per ottenere il finanziamento fa un mutuo in banca ipotecando la casa dove abita. Sei anni fa, tra una notte e l'altra passata nella sua fabbrica, gli diagnosticano due tumori. Vola a Milano, si opera e dopo un mese di convalescenza si rinchiude nel capannone. All'impiego pubblico, l'azienda e la famiglia (è sposato con 2 figli) somma il lavoro di volontario accanto a don Pino De Masi, l'omologo calabrese di Don Ciotti, instancabile organizzatore di Libera e dei progetti per la legalità nella Piana di Gioia Tauro, un territorio devastato dalla 'ndrangheta.

I sui primi clienti sono le decine di lidi balneari che punteggiano le coste calabresi, Domenico li batte palmo a palmo e come un vu cumprà propone passerelle sulle spiagge con i pannelli di sansa. Fino a quando il Comune di Rho-Pero, alle porte di Milano, bandisce una gara per la riqualificazione di un parco pubblico, la nuova porta della cittadina lombarda che ospita i grandi padiglioni fieristici. I progettisti chiedono materiali a basso impatto energetico o provenienti dal riciclaggio di rifiuti per un'area di 2.500 metri quadrati. Domenico stravince. Finalmente la "sana utopia" di Ecoplan approda sui mercati del Nord. Qualche mese dopo, una grande multinazionale piemontese di semilavorati per l'arredamento con 80 filiali in giro per il mondo cala a Polistena e senza tanti giri di parole mette nero su bianco un'offerta di acquisto. Domenico si offende: «Da un'azienda del vostro calibro mi sarei aspettato una collaborazione o una partnership. La Ecoplan, che si alimenta dalla materia prima del territorio, è un piccolo simbolo del riscatto della Calabria. Sappiate che non la venderemo mai». E congedandosi dai piemontesi, cita una frase di Corrado Alvaro: «È anche troppo quello che sono riuscito a combinare: meridionale, povero, scrittore». Con l'avvertenza di sostituire alla parola scrittore quella di imprenditore. Il che aumenta di tante volte - forse troppe - il numero degli handicap.

fonte
Il sole24ore

16 luglio, 2010

Silvia Aprile.Matrimonio alla Reggia di Caserta senza autorizzazione


Una cantante, Silvia Aprile ha fatto domanda alla soprintendenza competente per l' utilizzo del giardino della famosa Reggia di Caserta per una serata evento per stampa e discografici in occasione dell'uscita del suo nuovo cd, il un giorno in cui la reggia sarebbe stata chiusa al pubblico.
La partecipazione che preannunciava la loro unione ritrae gli sposi ai bordi della fontana del giardino. La Reggia di Caserta è patrimonio dell’Unesco, come può essere accaduta una cosa del genere? Questo è possibile nel momento in cui si presentano, agli organi competenti al rilascio delle autorizzazioni, delle motivazioni falsate riguardo l'utilizzo della Reggia. L’escamotage è riuscito solo perché non vi erano i funzionari addetti “a controllare la reale corrispondenza dell’evento alla relativa richiesta”. Inutile dire che l'episodio ha mobilitato i sindacati degli addetti ai lavori della Reggia.
La presidente della sezione casertana di Italia Nostra, Maria Carmela Caiola, chiede di sapere “come sia stato possibile un fatto di tale gravità e che il Palazzo Reale sia tutelato mentre venga eliminato ogni utilizzo improprio”. Prontamente è arrivata la denuncia della responsabile alla soprintendenza, Paola Raffaella David: “Appena rientrerò applicheremo le penali e adiremo le vie legali. È mio dovere - afferma - prendere provvedimenti contro quanti contravvengono le convenzioni ”. La David ha spiegato infatti che le autorizzazioni e le concessioni bancarie necessarie al rilascio delle autorizzazioni sono state documentate: il problema rimane la scorrettezza dei richiedenti che non hanno rispettato le norme e aggiunge: “Come si poteva prevedere che invece dell’evento musicale autorizzato si svolgesse un matrimonio?"

15 luglio, 2010

Tempi grami per gli appassionati di Calciomercato

Ci sono diversi modi di vivere il calcio. Con la testa ispirandosi a concetti tipo rispetto dell'avversario, ammirazione e richiesta di alto livello nel gioco espresso dalle squadre, incoraggiare i comportamenti dei dirigenti ispirati a saggezza e prudenza nella gestione con un occhio alla sostenibilità dei bilanci. C'è poi quello del cuore, io definirei della "panza", che, purtroppo, ha il sopravvento nel nostro Paese. Per i tifosi ispirati a questa "scuola di pensiero" i dirigenti dovrebbero spendere sempre e comunque per rinforzare le squadre e sono pronti a contestare in qualsiasi momentom anche se gli si dice che soldi non ce ne stanno e il sistema rischia di fare crac da un momento all'altro.
Occuparsi di calciomercato in questi periodi di crisi costringe i giornalisti a vere e proprie piroette mentali per vendere come caviale e champagne, un misero piatto di lenticchie lesse, perchè potrebbero pure mettersi a spiegare che c'è crisi, gli introiti sono diminuiti, le regole Uefa costringono a limitare la minimo il ripianamento dei bilanci per intervento dei padroni per puntare ad un autofinanziamento economico delle varie squadre. ma pletore di "tifosi" vogliono sentire nomi, trattative, cifre di milioni di euro, per cui capita di leggere ogni giorno su decine di siti di febbrili trattative tra tutte le squadre, per l'acquisto di pletore di campioni, ma alla fine della giornata di ufficiale rimane ben poco, per cui diventa saggio commentare e disquisire solo delle notizie ufficiali perchè a seguire le pseudotrattative si rischia di perdere la bussola.

14 luglio, 2010

Bevi l'acqua di casa. Campagna di Altroconsumo



"Bevi l'acqua di casa" è il nome di una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica che sta particolarmente a cuore a Altroconsumo, la più importante associazione di difesa e tutela dei consumatori nel nostro Paese.
Una scrupolosa indagine condotta da questa associazione ha evidenziato il fatto che l'acqua fornita dagli acquedotti italiani è buona e non ha niente da invidiare all'acqua minerale. Per cui la scelta tra bere una o l'altra è solo una questione di abitudine e gusto, con la differenza sostanziale che bevendo l'acqua di rubinetto si otterrebbe un notevole risparmio dato che costa 250 volte in meno dell'altra.
Sul sito di Altroconsumo ci sono tutti i particolari della campagna, i risultati delle analisi condotte nelle varie città italiane e articoli volti a smontare il pregiudizio diffuso in merito all'acqua di rubinetto.
Leggere e approfondire la conoscenza del tema non è pratica inutile, ma Altroconsumo va oltre fornendo ai suoi soci la possibilità di analizzare l'acqua del proprio rubinetto grazie alla convenzione con un laboratorio.

Calabria Logos, concerto a Mongrassano (CS) il 17 luglio

Calabria Logos in concerto

BEER MUSIC FESTIVAL





Mongrassano (CS) - C/da Cataldo

Sabato 17 luglio 2010 - ore 21.00

Maxioperazione contro la ndrangheta, alcune considerazioni.


La notizia della operazione di polizia "Il crimine" mi riempie di gioia. Dagli anni in cui io facevo il Liceo ai giorni nostri, vent'anni, in Calabria la criminalità, che prima stava al posto suo, è diventata prepotente, arrogante e ha superato i tradizionali confini per contagiare l' intero tessuto economico, politico e sociale di quella regione, dove la vera entità che esercità il controllo del territorio e considerata dalla popolazione la vera detentrice del potere non è certo lo Stato, ma quell'organizzazione che, finalmente si è deciso di colpire seriamente, forse perchè è andata a metastatizzare l' intero corpo nazionale andandosi a sviluppare nelle aree più ricche del Paese: Nord, Lombardia, Milano. Vivendo in Calabria, noti subito qualcosa che non va. Non c'è lavoro ma sfrecciano auto lussuose nelle strade sciroccate, ci sono negozi in certi paesi sperduti, che non hanno niente da invidiare a quelli che si possono trovare nelle vie più lussuose delle frandi città, la popolazione ostenta un tenore di vita ingiustificabile dalle statistiche economiche ufficiali. Esiste qualcosa d'altro, che è facilmente immaginabile, e tanta gente che si riempie le tasche, scala le posizioni di potere infischiandosene di ciò che sta a monte. Ecco il problema fondamentale per il calabrese medio è considerare il vero modello di organizzazione sociale quello ndranghetistico, vuoi per ragioni storiche, culturali, sociali. Le operazioni di polizia necessarie sono insufficienti se non si mettono in moto meccanismi volti a sradicare gli elementi della subcultura mafiosa, partendo dalle scuole.

10 luglio, 2010

Salute, informazione e internet:il problema delle fonti


Nel campo della salute il problema della autorevolezza e preparazione scientifica di chi fornisce le informazioni assume una importanza fondamentale.
“Il presupposto di Internet, la libertà, ne rappresenta anche il più grave handicap”- lo sostiene Stephane Freneix, fondatore di “About Pharma”, rivista dedicata alle aziende e alle istituzioni del mondo farmaceutico/sanitario italiano, in un articolo contenuto nella rivista “Piùsalute”, dedicato alle problematiche relative all’autorevolezza dell’informazione nel campo della salute, problema specifico della Rete Internet e non degli altri media, in cui c’è sempre qualcuno che mette la faccia o la propria firma prima di diffondere la notizia, con tutti i vantaggi in termini di riconoscibiltà della fonte e possibilità di agire in caso di errore o malafede.
“Su Internet chiunque può inserire quello che vuole, anche le informazioni false”- spiega Freneix- “I motori di ricerca non sono sufficienti a selezionare le fonti, perchè nellagerarchia dei risulltati per chiavi di ricerca conta solo la quantità dei lettori, non la qualità delle fonti di informazione, per cui se una informazione falsa è la più letta, è in cima nella lista dei risultati di ricerca, con tutti i guasti che un tipo di situazione del genere può provocare.Se uno ha tempo e le conoscenze necessarie non ha alcun problema, cerca nei siti istituzionali, con riferimento all' Italia Ministero della Sanità, Aifa, enti preposti alla Sanità, Case farmaceutiche, le quali non possono permettersi di scrivere cose non vere o di parte pena la messa in discussione da parte degli organi di controllo”.
Freneix è sicuro che il problema si risolverà con la prossima generazione di  motori di ricerca: “Si sta lavorando a motori di ricerca specifici, che analizzano un numero limitato di informazioni e di siti per restringere le fonti e affidarsi, quanto più possibile, a chi dà garanzie di serietà,con riferimento alla salute questo tipo di lavoro è indispensabile. Chi avrà modo come motore di ricerca di dare tutela a ciò che seleziona, mettendoci la faccia, vincerà la partita, poichè al di là di bollini o certificazioni internazionali è chiaro che le affermazioni fatte da persone qualificate:ricercatori, docenti universitari o primari ospedalieri avranno un significato diverso, nella logica di chi ci mette la faccia”.
In attesa di raggiungere questo risultato il consiglio da seguire è quello di incrociare le informazioni: cinque o sei fonti diverse non sono perdita di tempo, ma aiutano a capire:" L'attuale situazione di Internet genera enormi ansietà e malati immaginari: gli ipocondriaci, infatti, sono visitatori abituali e si fanno del male in internet, più di quanto ci si possa immaginare" conclude infatti Sthefane Freneix.

07 luglio, 2010

Protesta terremotati dell'Aquila, alcune riflessioni


La notizia dell'accoglienza riservata a Roma dalle forze dell'ordine ai manifestanti provenienti dall'Aquila, ma provoca tensioni allo stomaco difficili da controllare. Quando si trattava di fare promesse e farsi vedere vicini alle persone colpite dalla tragedia si sono versati fiumi di inchiostro e mandate ore e ore di diretta televisiva. Al momento della protesta legittimaper le tante parole dette non seguite da alcun fatto, ci sono silenzi tombale e manganellate. Io resto sconcertato al livello infimo a cui siao scesi nel nostro Paese. Perchè non andare all'Aquila oggi per spiegare la situazione e sentire le istanze proveniente da quelle genti? Che c'è ci si è scordati la via per quella città martoriata oppure non c'è alcun ritorno mediatico da sfruttare nel farsi vedere contriti e colpiti dalla tragedia? A sentire queste notizie, a vedere certe immagini mi vergogno di essere italiano, o meglio il tipo di italiano che c'è dietro certi comportamenti e certi atteggiamenti e spero che tutti i miei concittadini si sveglino dal torpore e ricomincino a pensare con le proprie teste, senza farsi fare il lavaggio del cervello da tanti cortigiani interessati a farsi bello agli occhi del proprio padrone.

06 luglio, 2010

Borghesia mafiosa e "rami spezzati".

La notizia di una sentenza di condanna relativa all'operazione di polizia denominata "Ramo spezzato" determina nella mia mente una tempesta di pensieri e ricordi. Ero fresco di laurea nel 2001, quando uno stimato membro della comunità in cui ero residente, mi avvicina e mi parla del suo progetto di aprire un supermercato proponendomi di diventare il responsabile del punto vendita. A 500 metri da casa nella provincia calabra più profonda uno stipendio fisso e un posto di responsabilità era una proposta troppo allettante per essere rifiutata. Una esperienza che durò tre mesi e finì con le mie dimissioni tra lo sconcerto e la disapprovazione generale, specie in famiglia. Molti segnali strani mi avevano fatto drizzare le antenne sul fatto che quell'attività fosse legata a storie e personaggi criminali con i quali scientemente io non avrei voluto mai avere niente a che fare e che si celavano dietro la faccie perbene, stimate e ammirate dell'entourage della  persona che mi aveva contattato, il quale si era presentato quale responsabile unico del progetto, essendo, solo, un burattino (cosciente!) di qualcosa di criminale.Attorno a lui, ruotava,  tutta una serie di personaggi collaterali i quali ostentavano l'essersi laureati alla Bocconi o in altre università con il massimo dei voti, ma dietro la patina di rispettabilità c'era una realtà ben diversa e miserabile. Rintego utile sottolineare il fatto che si possa finire al centro di storie equivoche, solo andando alla ricerca di uno sbocco professionale, perchè troppa gente pensa a riempirsi le tasche di soldi o acquisire posizioni di potere non bandando a cosa ci possa essere a monte oppure alla rispettabilità dei compagni di viaggio e il povero disoccupato di buona famiglia rischia di rimanere stritolato in un sistema marcio fino al midollo.
Si può leggere un articolato studio sul fenomeno della borghesia mafiosa a questo link

05 luglio, 2010

Reggio Calabria, la dura verità sulla sua economia

Giusva Branca, direttore responsabile del giornale on line strill.it, ha scritto un editoriale di fuoco traendo spunto da una delle ultime operazioni messe a segno dalla procura di Reggio contro la Ndrangheta (operazione Meta). Ritengo sia meritevole di una attenta lettura poichè propone un confronto tra etica ed economia, nel senso quanto si sarebbe disposti a sacrificare del proprio benesere economico in nome della pulizia morale e della legalità dei comportamenti?

REGGIO IL GRANDE IMBROGLIO 
di
GIUSVA BRANCA


E’ venuto il tempo di interrogarsi, di dirsi le cose, di argomentare mettendo alle spalle pudori e remore. E’ venuto il tempo di lasciarsi alle spalle le cose condivisibili ma che non si possono dire. Non si possono dire perché sconvenienti, perché
 probabilmente indimostrate ex ante e che però potrebbero esserlo ex post, ma ormai troppo tardi, a buoi scappati.
Gli arresti ed i sequestri di beni realizzati nell’ambito dell’operazione Meta hanno appena sfiorato il coperchio della pentola e però, per bocca dello stesso Pignatone, rappresentano solo un piccolo antipasto rispetto alla ricostruzione della tela economica cittadina della criminalità.
E però c’è un problema, anzi una conseguenza, gravissima, per la città: siamo certi che la crescita economica evidente, evidentissima, del territorio negli ultimi 30 anni sia avulsa dalle attività della ‘ndrangheta?
Qui, su questo snodo è facilissimo imboccare il bivio sbagliato ed inficiare irrimediabilmente l’intero ragionamento ed allora bisogna procedere con i piedi di piombo.
Andiamo per gradi: l’economia di Reggio, storicamente, è stata rappresentata da uno zoccolo impiegatizio e da piccoli commercianti. Non è mai esistita (tranne rari casi) industria, men che meno turismo.
Da qualche anno si è sviluppato e non poco il settore imprenditoriale che però, si badi bene perché è un passaggio importante, si rivolge per lo più al mercato interno.
Ora, l’errore più grossolano ed imperdonabile sarebbe pensare che quasi tutto il mondo imprenditoriale calabrese sia nelle mani della ‘ndrangheta. Naturalmente non è così, ma nessuno in città si sorprende più di tanto nel vedere sottoposta a sequestro questa o quell’attività. Ed ha ragione a non sorprendersi, visto che, su scala generazionale, ci si conosce un po’ tutti ed il “peso” di ciascuno è ben conosciuto, sia o no improvvisamente salito alla ribalta imprenditoriale.
Ma accanto a questa fetta imprenditoriale che Pignatone ha – a più riprese – fatto capire essere nel mirino e che presto potrebbe, quindi, finire in ginocchio, c’è un altro aspetto, pressocchè automatico, da considerare:  un sistema quasi del tutto chiuso e che fa impresa addosso a sé stesso rappresentando al tempo stesso domanda ed offerta, l’esatto contrario della globalizzazione, sta in piedi fintanto che nel circuito vengono immesse quantità di denaro tali da reggerne il peso.
In poche parole l’imprenditore, ma anche il commerciante pulito, si giova, in maniera perfettamente lecita, dei flussi di denaro sporco di cui la criminalità dispone e che spende sul territorio.
E’ ovvio, lapalissiano, che aggredire con costante pervicacia la criminalità significhi, di conseguenza, minare dalle fondamenta le disponibilità economiche dei gruppi e dei singoli e, quindi, alla lunga, togliere flussi economici dal circuito che, come tutti i circuiti chiusi, può funzionare solo a “pieno carico”, come un tubo d’acqua.
Insomma, mettere mano da un lato alle attività fittizie (e Dio solo sa quante sono) e dall’altro  togliere disponibilità finanziarie a chi spende e spande in un sistema economico come Reggio equivale a mandarlo in frantumi.
Bisogna avere il coraggio di accettare questo possibile scenario, potrebbe essere il prezzo da pagare per scardinare legami antichi e, fin qui, indissolubili.
C’è, però, un aspetto di poco conto da non trascurare: quanto la città, la gente per bene è disposta a sacrificare della propria esistenza quotidiana? In quanti oggi (parliamo ovviamente di esercenti ed imprenditori onesti, non accoscati, collusi o prestanome) si chiedono a fine giornata la genesi dei soldi che hanno onestamente guadagnato? Quanti macchinoni le nostre concessionarie vendono a persone apparentemente senza nè arte né parte?
L’operazione Meta rischia di essere il prodromo di un percorso più volte anticipato dal procuratore Pignatone e che potrebbe, alla fine,  smascherare il grande imbroglio dell’economia reggina, lasciarla in braghe di tela, ma finalmente riposizionata su canoni di economia reale, non drogata.
Siamo pronti e disposti ad accettare tutto ciò in nome dell’avvio di un percorso di pulizia? Dobbiamo porci con franchezza questa domanda e darci una risposta con altrettanta franchezza.
Se non siamo pronti a far questo, naturalmente, non è neanche ipotizzabile pensare alla seconda fase, all’applicazione concreta di quanto sopra detto, ed ecco che l’operato di Pignatone & colleghi rischia di risultare addirittura sgradito a tanti, come sgradite, probabilmente, risulteranno queste valutazioni.
Reggio, in buona sostanza, dovrà dimostrare di essere dalla parte della legalità, costi quel che costi. Ci riuscirà nel suo complesso? I principi base di etica e moralità non ci lasciano alcuna via di uscita: rispetto al contrasto alla criminalità niente e nessun atteggiamento “di comodo” può essere tollerato.
Naturalmente il clima da “giù la maschera” fin qui evocato e riguardante l’economia e l’imprenditoria non può che estendersi quasi immediatamente alla politica. Alla luce di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche venute a galla con l’operazione Meta, alcuni nomi della politica reggina hanno di che preoccuparsi e sono fondati gli elementi che portano a ritenere corretta l’interpretazione che vuole esistente uno stralcio di questa e di altre inchieste che riguarda il settore. E però, in questa fase, sarebbe opportuno ed auspicabile che i diretti interessati, sia pure non formalmente coinvolti in indagini, dessero la loro versione dei fatti, in qualche modo spiegassero alla città il senso di alcune situazioni ed alcuni dialoghi che definire imbarazzanti è solo una pietosa bugia. Il silenzio tombale che è seguito all’operazione rappresenta un viatico per nulla incoraggiante.
Il perverso abbraccio tra politica e ‘ndrangheta, alimentato e gestito, unitamente a quello con altri gangli della società cittadina, in alcuni salotti di Reggio è roba che risale agli anni ’70, quando, per intenderci, erano i De Stefano di quel periodo a fare e disfare, a comandare ed a indirizzare anche il futuro politico ed economico della città.
Dell’altro succederà, un po’ di tappi salteranno ed alcuni saranno clamorosi, non serve la palla di cristallo per saperlo, lo ha già detto più volte Pignatone; sarà una specie di corsa ad eliminazione dalla quale capire chi resterà in piedi è esercizio davvero complicato…
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