17 agosto, 2011

Impermeabilizzazione terrazza e risarcimento danni per infiltrazioni. Sono obbligati tutti i condòmini


Poichè il lastrico solare dell’edificio svolge funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini, all’obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione sono tenuti tutti i condomini in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare dell’uso esclusivo; (continua…)

27 luglio, 2011

Condominio. Per realizzare una veranda sul balcone è necessaria la concessione edilizia

Veranda su balconeCass. Penale, Sez. III, Sentenza del 20/07/2011 n. 28927
La veranda è da considerare in senso tecnico giuridico, una costruzione assoggettata al regime concessorio.
Una veranda è da considerarsi, in senso tecnico-giuridico, un nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ad esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell’immobile
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23 giugno, 2011

Condominio. Le tabelle millesimali


I millesimi sono l'unitá di misura della proprietá condominiale. Il diritto di ciascun condómino sulle cose comuni é proporzionale al valore della sua proprietá in rapporto al valore dell'intero edificio. Si chiamano in questo modo perché il valore dell'edificio é considerato pari a mille; e, quindi, il diritto di ciascun condómino si calcola per quote millesimali. In genere le tabelle millesimali vengono predisposte dal costruttore-venditore e inserite o richiamate nei rogiti di acquisto. Possono anche essere approvate dall'assemblea dopo che un tecnico da essa scelto ha provveduto a determinale, oppure essere disposte dall'autoritá giudiziaria su ricorso anche di un solo condomino. Esse servono a dividere le spese relative alle parti comuni. Ai millesimi, inoltre, si fa riferimento per determinare le maggioranze assembleari. Le tabelle millesimali si modificano quando per le mutate condizioni di una parte dell'edificio si é notevolmente alterato il rapporto originario tra i valori dei singoli piani o porzioni di piano.

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13 giugno, 2011

L'uomo che fissa la nascita degli Appenini

Gli piace camminare. Di questo non c’è dubbio. Macina dalle sei alle otto ore di sentieri montani e i suoi giovani assistenti fan fatica a tenere il passo. Stare dietro a Leonardo Seeber, «Nano» per amici e studenti, 70 anni compiuti, non è facile. E altrettanto difficile è riuscire a intervistarlo. Lo intercettiamo, dopo giorni di «appostamenti» telefonici, appena sceso dal monte Pollino, negli Appennini calabresi. Fiorentino, Seeber scelse tanti anni fa di andare a studiare geologia negli Stati Uniti. E non è più tornato. Oggi è uno dei sismologi più noti al mondo, professore al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University. Non un tipo da ufficio, però. «Sono soprattutto uno scienziato da campo», premette con orgoglio. Turchia, Haiti, Bangladesh, Himalaya. E la Calabria, dove torna da sette anni ormai. Il 45% del territorio italiano è a rischio sismico. Perché ha scelto proprio la Calabria?
«La Calabria è il pennello che ha dipinto il resto dell’Italia del Sud, e questa sua opera è ancora in atto. È una storia affascinante e piena di lacune misteriose. A parte l’aspetto “estetico”, capire come si forma una straordinaria penisola, c’è anche un aspetto pratico, la necessità di precisare il meglio possibile quale sia il rischio di terremoti».
La tettonica della Calabria inizia 12 milioni di anni fa, quando si è staccata dalla Sardegna aprendo il bacino Tirrenico. Oggi, che succede?
«Durante questi 12 milioni di anni, la Calabria ha viaggiato per circa 300 km, dalla Sardegna alla presente posizione. Questa corsa verso sudest – a una media di quasi 3 centimetri l’anno, veloce in termini geologici – è stata potenziata dalla subduzione calabra e ha spinto il lembo nord della Calabria a urtare progressivamente contro l’Apulia, il micro-continente che comprende Italia e Adriatico, formando progressivamente la catena appenninica. Fin qui, siamo tutti d’accordo. La storia diventa molto più nebbiosa e controversa quando proviamo a spiegare i dettagli di questo processo».
Perciò gira ancora per queste montagne?
«Mi piace guardare la situazione in loco invece di studiarmela sulle mappe. Si può imparare molto guardando la roccia viva, mettendoci le mani sopra. Il processo di creazione dell’Appennino è ancora in atto: nella Calabria settentrionale si sta ancora formando. In questi giorni, nell’area del Pollino, abbiamo fatto alcune scoperte interessanti».
Cioè?
«Qui, il processo di collisione, compressione e innalzamento, che dà vita agli Appennini, è in piena azione. E si crea anche una pendenza verso l’Appennino futuro, quello che è giù negli abissi dello Ionio e ancora non si è formato. Questa pendenza a sua volta provoca una distensione lungo l’asse appenninico, una sorta di allungamento della catena».
In che modo ciò aumenta il rischio sismico?
«A nord del Pollino, dove l’Appennino si è già formato, si conoscono varie faglie responsabili di terremoti disastrosi. Nella zona del Pollino, invece, non ci sono stati terremoti conosciuti nella storia. Questo, secondo noi, però non significa che il sisma non avverrà mai. Anzi. Il tipo di processo in atto causa terremoti rari ma molto intensi».
Qualcosa di simile al recente sisma giapponese?
«Anche quel terremoto si rifà a un sistema di subduzione, anche se di scala assai più vasta di quello calabrese. In Giappone erano convinti che la subduzione avvenisse asismicamente, senza terremoti, e la zona che si è “rotta” era considerata una di quelle a minor rischio sismico del Paese. Oggi, bisogna abbassare la testa e ammettere “abbiamo sbagliato”. Esistono faglie che provocano terremoti rarissimi ma devastanti, guai a dirsi certi che una faglia si muove senza conseguenze».
Possiamo almeno escludere un maremoto di tale entità nel Mediterraneo? «Non sarei così precipitoso a escluderlo. La misura del maremoto è determinata da quanto si muove la faglia e quanto si innalza il fondo marino, non dalla forza del terremoto o dalla massa d’acqua circostante. Se la faglia è ripida – uno spostamento di 30 metri si traduce in un innalzamento del fondo marino di 15 metri – è uno tsunami».
In che modo l’uomo può peggiorare, o prevenire, il rischio di una catastrofe?
«La Calabria è una terra ricca e bellissima proprio perché è una regione giovane tettonicamente, che si sta muovendo, fertile e ricca d’acqua. Ma bisogna essere cauti nella gestione di questo patrimonio. Per esempio, è noto che i terremoti si possono “stimolare”. Uno dei casi più tipici è quando si pompano liquidi ad alta pressione giù nella crosta per estrarre il petrolio. Il petrolio è importante, anch'io ho la macchina in garage. Ma bisogna stare attenti a stuzzicare così la faglia, è necessario calcolare i rischi mentre chi fa estrazione ha la tendenza a ignorare, o a nascondere, il problema. Ed è pericoloso».
In Calabria si fanno trivellazioni in mare...
«Abbiamo una misura geodetica che dice chiaramente che Crotone sta andando giù rispetto al resto della Calabria e quindi è possibile, nonostante ci possano essere altre cause, che questo sia dovuto allo sfruttamento del petrolio. Non sono contrario tout court, ma il rischio va valutato con attenzione».
Disattenzione italiana o internazionale? «L’ho vista ovunque, anche in Usa. Adesso si parla di “cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica”. Ciò implica il pompaggio di enormi quantità di fluido giù nella crosta. È ovvio che ciò può stimolare i terremoti. Anche l’apertura di grosse cave di pietra, che rimuovono il peso superficiale alterando la pressione in profondità, può avere un effetto simile. Intorno a New York ne abbiamo vari esempi».
Pensa mai di tornare in Italia?
«Sono tornato per tre anni a fare l’agricoltore, nel ’79. Ero stufo di “fare scienza”. Mio padre aveva comprato un pezzo di terra vicino a Roma e mi sono messo a coltivare l’uva. Grossi calli nelle mani, grandi muscoli. Mi sono divertito come un pazzo. Ma a un certo punto un amico della Columbia University mi ha chiesto aiuto per un progetto in Himalaya. Non potevo dire di no! Ho lasciato perdere l’uva e sono tornato a coltivare la scienza».
Cosa le ha insegnato quell’esperienza?
«Che fare scienza è come coltivare l’uva. La snobberia di certi scienziati mi irrita».
In Italia però fare scienza è forse più difficile di coltivare l’uva...
«Ho grande rispetto per i geologi italiani, gente bravissima che ha fatto e continua a fare lavori importanti. Indubbiamente ci sono problemi burocratici in Italia, mancanza di soldi e troppa centralizzazione del potere... Ma noi scienziati internazionali ci togliamo il cappello di fronte ai colleghi italiani».
 
Fonte

08 giugno, 2011

Condominio. Delibera annullabile se nel verbale d'assemblea mancano i nomi di assenti e dissenzienti.

Tribunale di Nuoro, Sez. Civ., sentenza del 15/03/2011.
In tema di condominio degli edifici, ai fini della validità delle deliberazioni assembleari devono essere individuati, e riprodotti nel relativo verbale, i nomi dei condomini assenzienti e di quelli dissenzienti e i valori delle rispettive quote millesimali, pur in assenza di una espressa disposizione in tal senso. 

Condominio. Lavori di manutenzione dei balconi: la ripartizione delle spese

Quando si parla di balconi, la prima cosa che verrebbe da dire (la smentita sarebbe impossibile) è che la situazione è tutt’altro che chiara e definita. Se il regolamento (contrattuale) non ha sancito nulla in merito alle spese per gli interventi manutentivi riguardanti questa parte dell’edificio, guardare alla legge nella speranza che faccia, chiaramente, altrettanto è un’illusione. Il tutto, come spesso accade in materia condominiale, è rimesso all’analisi degli orientamenti giurisprudenziali che proprio in quanto tali sono spesso soggetti a mutamenti tanto inattesi quanto sorprendenti. Nonostante ciò vale la pena capire, ad oggi, quali siano i punti fermi ricavabili dall’esame delle sentenze in materia di balconi in condominio.

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25 aprile, 2011

Confedilizia."Attribuire al condominio la capacitá giuridica".

Riconoscere al condominio la capacita' giuridica. Lo ha chiesto Confedilizia, ascoltata in audizione, presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati, sulla riforma del condominio.

L'associazione ha preso atto che diverse norme del testo pervenuto dal Senato gia' presuppongono il riconoscimento al condominio di un'autonomia patrimoniale, sia pure imperfetta, e quindi di una sua soggettivita' giuridica. ''Non esplicitarlo - a parere della Confedilizia - sarebbe contradditorio oltre che foriero di incertezze e di complicazioni nella vita condominiale, mentre l'attribuzione della capacita' giuridica (che e' cosa distinta dalla personalita' giuridica) per gli atti di conservazione e di amministrazione delle parti comuni nonche' per il compimento di atti espressamente previsti dalla legge, agevolerebbe la vita condominiale, sollevando i condomini da tante incombenze (in occasione, ad esempio, della vendita di beni comuni), valorizzerebbe la figura dell'amministratore - per la rilevanza esterna che lo stesso verrebbe ad avere - e allineerebbe finalmente l'Italia con i Paesi europei, i cui ordinamenti questa capacita' gia' prevedono''.

fonte
Asca

24 aprile, 2011

Calabria e la strada del turismo culturale


Calabria.... Another Time, Another Place....é uno slogan che mi é venuto in mente leggendo alcuni articoli sul sito world66 e la recensione sul sito del Vancouver Sun del film "Le quattro volte" di Michele Frammartino. Il viaggio in Calabria si definisce come un approdo in una dimensione particolare del tempo e dello spazio per la presenza di meravigliosi tesori d'arte disseminati nel territorio e i ritmi della vita che si conduce, in special modo nella aree interne della regione. Another Time, Another Space quindi per dare una definizione delle sensazioni ed emozioni che si possono provare andando in giro per la Calabria, la quale offre in ogni sua valle spunti imprevedibili. E'come se la regione fosse ancora tutta da scoprire e, sarebbe, il caso che si pensasse, a mia modesta opinione, a forme di promozioni tustiche diverse dagli spot pubblicitari, perché non é il turismo di massa ció a cui si deve aspirare, quanto piuttosto ad un particolare tipo di pubblico, il quale sappia apprezzare ció che la Calabria puó offrire sul piano storico e culturale.

01 febbraio, 2011

Mai dire Amici. La star sará Diana del Bufalo

Dopo appena una settimana dalla sua eliminazione dal talent show Amici 10, Diana Del Bufalo aveva già firmato un importante contratto che la vedrà protagonista di Mai dire amici, il nuovo show che inizierà il 9 febbraio su Canale 5.
Mai dire Amici è ovviamente un programma realizzato da Carlo Taranto, Marco Santin e Giorgio Gherarducci, cioè i “ragazzi” della Gialappa’s Band che, sulle orme di Mai dire Grabde Fratello e di Mai dire Pupa, prenderanno in giro i protagonisti del talent show sia alunni che docenti e ce li farà conoscere attraverso aspetti inediti che, di solito, non vediamo nelle strisce del daytime.
Insomma un nuovo programma che ci garantirà divertimento e buon umore e a dare un tocco di simpatia in più ci sarà proprio una delle protagoniste di Amici 10: Diana Del Bufalo.
L’eliminazione di Diana aveva provocato la protesta di Platinette che si spogliò in diretta e furono in molti a chiedere il ripescaggio di Diana nella trasmissione.
Ma per la ragazza, la sua eliminazione ha rappresentato una reale opportunità di lavoro infatti la Gialappa’s Band non ha perso l’occasione per ingaggiarla per il nuovo progetto di Mai dire Amici.
L’ufficializzazione della presenza di Diana a Mai dire Amici è avvenuto proprio domenica scorsa nel serale di Amici 10 dove l’ex allieva è intervenuta per fare gli auguri al suo insegnante.

Fonte:
Tv Fanpage

31 gennaio, 2011

Condominio. Necessaria unanimitá per le tabelle millesimali di natura contrattuale

Le tabelle  millesimali che hanno natura contrattuale non possono essere modificate se non c'é il consenso dell'unanimitá dei condomini. A stabilirlo è la sentenza 18477 delle Sezioni unite della Cassazione.
Sono contrattuali soltanto le disposizioni del regolamento che incidono sui diritti dei singoli condomini, limitandoli per alcuni o aumentandoli per altri, oppure sacrificandoli per tutti, anche ponendo a carico di alcuni di loro maggiori spese.
Sono contrattuali le disposizioni che prevedono un riparto delle spese tra i condomini secondo un criterio che modifica espressamente quelli dettati dalla legge negli articoli 1123 e seguenti del codice civile, mentre quelli che
 si limitano a conformarsi a quelli previsti dalla legge, quand'anche contenuti in un regolamento contrattuale, possono essere modificati con la maggioranza prevista dall'articolo 1136, comma 2, del codice civile.
Di fatto, la maggior parte delle clausole riguardanti la ripartizione delle spese è modificabile a maggioranza. Quelle di natura veramente contrattuale sono rare:
Le piú importanti sono:

1) la clausola secondo cui le spese generali e di manutenzione delle parti comuni devono essere ripartite tra i condomini in parti uguali, 

2) la clausola che prevede dell'obbligo di contribuzione alle spese di gestione del riscaldamento svincolato dall'effettivo godimento del servizio 

3) la clausola che imputa le spese di riscaldamento in ragione dei millesimi di proprietà e non in base ad un criterio più logico e ponderato basato sulla cubatura riscaldata o sulle superfici radianti presenti nel singolo immobile

4) la clausola relativa all'addebito delle spese di manutenzione dei balconi solo a coloro che direttamente li usano, senza alcun riferimento al contributo architettonico che i balconi apportano all'intero edifico e di cui tutti beneficiano. 

5)  l'obbligo imposto a coloro che usano in via esclusiva i lastrici o le terrazze di partecipare alle spese di manutenzione, oltre che per la quota esclusiva di un terzo, anche per la restante quota dei due terzi, in proporzione dei millesimi.

30 gennaio, 2011

Condominio. Tabelle millesimali, alcune domande.



Quali tabelle millesimali possono essere modificate?

Nella prassi si è affermata la distinzione tra i millesimi di proprietà e i millesimi d'uso (utilizzati per dividere le diverse tipologie di spese specifiche: riscaldamento, ascensore, eccetera). Anche se restano alcune incertezze, l'orientamento prevalente degli interpreti è che si possano modificare a maggioranza entrambi i tipi di tabelle.


In quali situazioni si può procedere alla modifica delle tabelle?
 

La questione è molto delicata: l'articolo 69 delle disposizioni di attuazione fissa limiti molto stretti, ma l'opinione prevalente è che questa norma sia da riferirsi all'azione di revisione in senso tecnico, e non alla possibilità di deliberare dell'assemblea. D'altra parte, è evidente che l'assemblea non potrà decidere a proprio piacimento, magari a danno della minoranza: servirà comunque un rilevante cambiamento nello stato di fatto dell'edificio (senza il quale, tra l'altro, la revisione dei millesimi non sarebbe neppure sensata, perché sarebbe inutile avviare tutta la procedura per addebitare un paio di millesimi al condòmino che ha fatto una veranda sul balcone).

In base a quali criteri si possono rivedere le tabelle?
 

La legge non detta norme precise e l'unico riferimento sono due circolari del ministero dei Lavori pubblici, che però si riferiscono all'edilizia popolare e non contemplano gli edifici non residenziali. Diventa fondamentale, allora, incaricare dell'operazione un tecnico preparato.

Cosa può fare chi non è d'accordo?
 

Sulla base di presupposti diversi, chi si ritiene danneggiato dalla nuova ripartizione dei millesimi, ha tre frecce al proprio arco: l'azione di annullamento, quella di nullità e quella di revisione.

Proprio la possibilità che dopo la delibera di modifica dei millesimi si apra un lungo contenzioso, comunque, deve valere come monito per tutti i condòmini: la Cassazione ha offerto uno strumento, ma sarà importante usarlo bene. Il che vuol dire valutare con cura la situazione di fatto, attivarsi solo se ne vale la pena cercare di raggiungere un ampio consenso in assemblea.


29 gennaio, 2011

Condominio. Due tipi di millesimi.

Nella prassi  si distinguono due tipi di millesimi condominiali: di proprietà e di gestione, chiamati anche millesimi d'uso.I primi sono proporzionali al valore di ogni immobile – appartamento, box, cantina, eccetera – e determinano i diritti e i doveri di ogni condomino sulle cose comuni. Chi ha più millesimi ha maggiore "peso" nelle decisioni assembleari, ma deve anche sopportare maggiori spese, soprattutto quando tali spese sono rapportate al valore del suo alloggio. Al contrario  i millesimi di gestione hanno uno scopo ben più limitato: stabilire la ripartizione di particolari spese condominiali che non sono legate al pregio dell'appartamento posseduto.
Di conseguenza molti regolamenti condominiali hanno allegate, oltre ai millesimi scala, diverse tabelle di gestione. La più importante è quella del riscaldamento centralizzato, che ha come base di calcolo i metri cubi riscaldati di ogni alloggio, oppure il numero degli elementi dei caloriferi, o infine un criterio "misto" tra i due (che è la scelta tecnicamente migliore). Naturalmente, se esistono contabilizzatori appartamento per appartamento, il problema non si pone. Un altro esempio del principio del riparto in base al diverso utilizzo sono le spese di consumo dell'acqua, che nelle abitazioni possono essere rapportate al numero di persone che abitano dei locali, più che all'ampiezza dei locali stessi. Il collegamento a un'antenna televisiva, inoltre, è fruito nella stessa misura dal proprietario di un monolocale e da quello di un appartamento sei stanze, se hanno entrambi un solo apparecchio, e lo stesso vale per il citofono. Lo stesso si può dire del servizio di portierato, che viene utilizzato da tutti i comproprietari. E così via.

In ciascun condominio, le tabelle di gestione possono essere più o meno numerose. Per risalire alle tabelle esistenti nel proprio condominio, la cosa più semplice è controllare se nel rendiconto con la ripartizione delle spese è riportato anche il criterio seguito per la divisione. In alternativa, si può verificare se le tabelle sono allegate al regolamento condominiale. Altrimenti si può interpellare l'amministratore.

28 gennaio, 2011

Condominio. I contenuti della riforma


Assemblee, regolamenti, amministratori, si cambia. In 32 articoli vengono riscritte in larga parte le norme sul condominio contenute nel codice civile e nelle disposizioni attuative. La riforma, che dovrà ora ricevere l’ok definitivo da parte della Camera, punta a ridurre l’elevato grado di litigiosità nei condomini, e il conseguente contenzioso civile, rendendo più snella e trasparente la gestione.

Tra le novità più importanti spicca il rafforzamento del ruolo dell’amministratore, controbilanciato da un maggiore esercizio dei poteri di controllo da parte dei condomini. C’é poi l’obbligo per gli amministratori di iscriversi a un elenco presso le Camere di commercio e la possibilità di vendere a maggioranza i beni condominiali. Ma anche: maggiore attenzione verso alla sicurezza e alla possibilità di rendere più incisive le procedure per il recupero dei crediti.
Ecco comunque in 20 voci l’abc delle nuove regole.

Ambito d’applicazione norme sul condominio (articolo 2, comma 1). Si introduce l’articolo 1117-bis Cod. civ., con il quale viene definito l’ambito di applicabilità delle norme sul condominio, nel senso tra l’altro di chiarire come questo non si applichi esclusivamente in senso, per così dire, «verticale», ma trovi applicazione ogni volta che un complesso abitativo - magari composto di villette unifamiliari - sia realizzato in modo che l’utilizzazione delle unità abitative richieda la fruizione di parti comuni, specificando anche che la natura funzionalmente condominiale di tali insediamenti implica anche la non applicazione immediata a questo tipo di insediamenti delle norme sulla distanze tra gli edifici.

Amministratore (articoli 9, 10, 20, 26 e 27). In pirmo luogo viene sostituito l’articolo 1129 Cod. civ. in materia di nomina, revoca e obblighi dell’amministratore. Tra le innovazioni più importanti in questa materia, vi sono una serie di dati e strumenti di conoscenza e di pubblicità che l’amministratore deve mettere a disposizione dei condomini, per consentire loro la valutazione delle sue qualifiche e del suo operato: l’obbligo per l’amministratore che ne sia richiesto, all’atto dell’accettazione della nomina, di presentare una polizza di assicurazione a garanzia degli atti compiuti nell’espletamento del mandato; l’obbligo di agire, salvo espressa dispensa da parte dell’assemblea, per la riscossione forzosa delle somme dovute dagli obbligati entro quattro mesi dalla data in cui il credito diventa esigibile, rispondendo dei danni a lui imputabili per il ritardo.

La durata in carica dell’amministratore viene portata da uno a due anni. Vengono altresì tipizzati i comportamenti per i quali può essere disposta la sua revoca. All’articolo 10 è riscritto invece l’articolo 1129 Cod. civ. in materia di attribuzioni dell’amministratore, che vengono fissate in materia più articolata e puntuale, nel senso in particolare di una maggior tutela della trasparenza del suo operato. L’articolo 20 prevede che sulla revoca dell’amministratore il tribunale provvede in camera di consiglio, con decreto motivato, sentito l’amministratore in contraddittorio con il ricorrente. L’articolo 26 prevede invece che il registro pubblico degli amministratori sia tenuto presso le Camere di commercio. L’iscrizione nel registro è obbligatoria per chi intenda svolgere le funzioni di amministratore, deve precedere l’esercizio della relativa attività e deve essere comunicata al condominio amministrato. Il regolamento di attuazione di tale registro è determinato di concerto tra Sviluppo economico ed Economia, sentite le associazione degli amministratori di condominio.

Costituzione dell’assemblea e validità delibere (articoli 14, da 16 a 18, da 21 a 25). Viene sostituito l’attuale articolo 1136 Cod. civ., dettando nuove regole sulla costituzione dell’assemblea e sulla validità delle deliberazioni. In particolare, si prevede che l’assemblea in prima convocazione è regolarmente costituita con l’intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell’intero edificio e la maggioranza dei partecipanti al condominio. L’avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell’ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza in prima convocazione, e deve contenere l’indicazione del luogo e dell’ora della riunione.
Ogni condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante, munito di delega scritta. Se i condomini sono più di venti, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condomini e del valore proporzionale. Qualora un’unità immobiliare appartenga in proprietà indivisa a più persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell’assemblea, che è designato dai comproprietari interessati; in mancanza provvede per sorteggio il presidente. All’amministratore non possono essere conferite deleghe per la partecipazione all’assemblea. Il valore proporzionale di ciascuna unità immobiliare è espresso in millesimi.
Sono valide poi le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Se l’assemblea in prima convocazione non può deliberare per mancanza di numero legale, l’assemblea in seconda convocazione delibera in un giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima. La deliberazione è valida se approvata dalla maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio. L’assemblea non può deliberare, se non consta che tutti gli aventi diritto sono stati regolarmente convocati. Delle riunioni dell’assemblea si redige processo verbale da trascrivere nel registro tenuto dall’amministratore.
L’articolo 16 coordina il terzo comma dell’articolo 1138 Cod. civ. in materia di approvazione del regolamento di condominio con le nuove disposizioni in materia di deliberazioni assembleari, mentre l’articolo 17 modifica l’articolo 2643 Cod. civ., inserendo nell’elenco degli atti soggetti a trascrizione quelli - ivi comprese le deliberazioni ai sensi dell’articolo 1117-ter Cod. civ. - che hanno a oggetto modificazioni della proprietà o determinazioni o modificazioni delle destinazioni d’uso dei beni che si trovano nell’edificio. Da tale disposizione conseguono le modifiche agli articoli 2644 e 2659 del codice civile, recate, rispettivamente, dallo stesso articolo 17, comma 2, e dall’articolo 18. L’articolo 25 prevede poi che per le infrazioni al regolamento di condominio può essere stabilito, a titolo di sanzione, il pagamento di una somma fino a 100 euro e, in caso di recidiva, fino a mille euro. La somma è devoluta al fondo di cui l’amministratore dispone per le spese ordinarie.


Destinazioni d’uso (articolo 2, comma 3). Arriva il nuovo articolo 1117-quater Cod. civ., che prevede che in caso di attività contrarie alle destinazioni d’uso delle parti comuni o delle unità immobiliari di proprietà individuale, ogni condomino - e ogni conduttore - può chiedere all’amministratore di intervenire mediante diffida e, in caso di mancata cessazione delle violazioni nonostante la diffida, chiedere all’amministratore di convocare l’assemblea, inserendo all’ordine del giorno la richiesta di tutela della destinazione d’uso. L’amministratore è tenuto a convocare senza indugio l’assemblea. Decorso il termine di trenta giorni dalla richiesta senza che sia stata convocata l’assemblea, è ammesso il ricorso all’autorità giudiziaria che provvede in via di urgenza. Nel caso in cui accerti la violazione della destinazione d’uso delle parti comuni o delle unità immobiliari di proprietà individuale, l’autorità giudiziaria ordina la cessazione dell’attività e la rimessione delle cose in pristino e, salvo il risarcimento del danno, può condannare il responsabile al pagamento di una ulteriore somma di denaro in favore del condominio da determinare tenendo conto della gravità della violazione e dei benefìci ricavati.

Diritti dei partecipanti sulle parti comuni (articolo 3). Sostituisce l’attuale articolo 1118 Cod. civ., nel
senso di valorizzare nel calcolo del diritto di ciascun condomino la destinazione d’uso strutturale e funzionale della quota posseduta, e precisando il contenuto dell’obbligo di partecipazione alle spese condominiali, con particolare riferimento all’ipotesi, come è noto oggetto di notevoli contenziosi, del condomino che intenda distaccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o condizionamento. In particolare, si prevede che il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni, salvo che il titolo non disponga altrimenti, sia proporzionale al valore dell’unità immobiliare che gli appartiene, tenendo conto delle destinazioni d’uso strutturali e funzionali.
Il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni, né essere liberato dal vincolo di solidarietà nei confronti dei terzi. In più: il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali. E ancora:il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese di manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

Gestione di iniziativa individuale (articolo 13). Sostituisce l’articolo 1134 Cod. civ., prevedendo che il condomino che ha assunto la gestione delle parti comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non abbia diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente. Se una deliberazione adottata dall’assemblea non viene eseguita, ciascun condomino può diffidare l’amministratore o, in mancanza, il condomino eventualmente incaricato. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla diffida, egli può intraprendere l’esecuzione della deliberazione ineseguita.

Impianti non centralizzati di ricezione radiotelevisia (articolo 7, comma 2). Introduce il nuovo articolo 1122-ter Cod. civ., che prende le mosse da situazioni che determinano un diffuso contenzioso. In particolare si prevede che le installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze sono realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale, salvo quanto previsto in materia di reti pubbliche. Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l’interessato ne dà comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi.
L’assemblea può prescrivere, con la maggioranza di cui all’articolo 1136, quinto comma Cod. civ., adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell’edificio. L’assemblea, con la medesima maggioranza, può altresì subordinare l’esecuzione alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali. L’accesso alle unità immobiliari di proprietà individuale deve essere consentito ove necessario per la progettazione e per l’esecuzione delle opere. In caso di impedimento all’accesso o di richiesta di garanzia eccessivamente onerosa, l’autorità giudiziaria provvede anche in via di urgenza. L’interessato e i suoi aventi causa sopportano le spese di ripristino delle cose altrui o comuni nel caso di sopravvenuta impossibilità di uso dell’impianto ed anche nel caso di rimozione

Impugnazione delibere condominiali (articolo 15). Sostituisce l’articolo 1137 Cod. civ. Le deliberazioni prese dall’assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria con atto di citazione chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti. L’azione di annullamento non sospende l’esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria. L’istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell’inizio della causa di merito non sospende né interrompe il termine per la proposizione dell’impugnazione della deliberazione.

Innovazioni (articolo 5). Viene sostituito il primo comma dell’attuale articolo 1120 Cod. civ., per prevedere che una disciplina privilegiata per l’approvazione delle innovazioni dirette a valorizzare l’immobile sotto il profilo della sicurezza e salubrità degli edifici e degli impianti, dell’abbattimento delle barriere architettoniche, del contenimento del consumo energetico, della realizzazione di parcheggi e dell’installazione degli impianti per l’accesso a flussi informativi. In questi casi, è sufficiente l’approvazione assembleare a maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio.


Interventi urgenti (articolo 7, comma 1). Introduce il nuovo articolo 1122-bis Cod. civ. che disciplina il divieto il divieto di realizzare o mantenere nelle parti comuni o nelle unità di proprietà individuale impianti od opere che non rispettino la normativa sulla sicurezza degli edifici, nonché i poteri dell’amministratore, di propria iniziativa o su richiesta anche di un singolo condomino o conduttore, che consentono di imporre il rispetto delle disposizioni di sicurezza e di realizzare gli interventi urgenti ai fini della salvaguardia dell’edificio e dei suoi abitanti. Si prevede in particolare che nelle parti comuni e nelle unità immobiliari di proprietà individuale non possano essere realizzati o mantenuti impianti od opere che non rispettino la normativa sulla sicurezza degli edifici.
Il mancato rispetto di detta normativa si considera situazione di pericolo immanente per l’integrità delle parti comuni e delle unità immobiliari di proprietà individuale, nonché per l’integrità fisica delle persone che stabilmente occupano il condominio o che abitualmente vi accedono. L’amministratore, su richiesta anche di un solo condomino o conduttore, nel caso in cui sussista il ragionevole sospetto che difettino le condizioni di sicurezza di cui al primo comma, accede alle parti comuni dell’edificio ovvero richiede l’accesso alle parti di proprietà o uso individuale al condomino o al conduttore delle stesse. La semplice esibizione della documentazione amministrativa relativa all’osservanza delle normative di sicurezza non è di ostacolo all’accesso.
L’amministratore esegue l’accesso alle parti comuni con un tecnico nominato d’accordo con il richiedente ed esegue l’accesso alle unità immobiliari di proprietà individuale con un tecnico nominato di comune accordo tra il richiedente e l’interpellato. Il tecnico nominato, al termine dell’accesso, consegna una sintetica relazione al richiedente ed all’amministratore, il quale la tiene a disposizione di chiunque vi abbia interesse. A seguito dell’accesso, qualora risulti la situazione di pericolo di cui al primo comma, l’amministratore convoca senza indugio l’assemblea per gli opportuni provvedimenti, salvo il ricorso di chiunque vi abbia interesse al tribunale per gli opportuni provvedimenti anche cautelari.
Nel caso in cui l’interpellato non consenta l’accesso o non si raggiunga l’accordo sulla nomina del tecnico, previa, ove possibile, convocazione dell’assemblea, possono essere richiesti al tribunale gli opportuni provvedimenti anche in via di urgenza. Il tribunale, valutata ogni circostanza e previo accertamento delle condizioni dei luoghi, può, anche in via provvisoria, porre le spese a carico di chi abbia immotivatamente negato il proprio consenso all’accesso. Le spese delle operazioni di cui al presente articolo, qualora i sospetti si rivelino manifestamente infondati, sono a carico di chi ha richiesto l’intervento all’amministratore. In tal caso, se vi è stato accesso a proprietà individuali, il medesimo richiedente è tenuto, oltre che al risarcimento del danno, a versare al proprietario che ha subìto l’accesso un’indennità di ammontare pari al 50% della quota condominiale ordinaria dovuta dallo stesso proprietario in base all’ultimo rendiconto approvato dall’assemblea.

Invisibilità (articolo 4). Si sostituisce l’attuale articolo 1119 Cod. civ., prevedendo che le parti comuni dell’edificio non possano essere soggette a divisione, a meno che le stesse siano state sottratte all’uso comune per effetto di una deliberazione ai sensi dell’articolo 1117-ter Cod. civ. se la divisione può avvenire in parti corrispondenti ai diritti di ciascuno, rispettando la destinazione e senza pregiudicare il valore delle unità immobiliari.

Manutenzione scale (articolo 8). Intanto si prevede che scale e ascensori siano mantenuti e ricostruiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari e per l’altra metà in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Inoltre: quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non sia comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico. Gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini, in proporzione al valore dell’unità immobiliare di ciascuno.

Modifiche d’uso e sostituzione parti comuni (articolo 2, comma 2). Si introduce un nuovo articolo al codice civile, il 1117-ter, per disciplinare le modificazione d’uso e della sostituzione delle parti comuni, che come è noto sono oggetto di una percentuale considerevole del contenzioso in materia condominiale. Sul punto, si stabilisce che le relative deliberazioni possono essere assunte con la maggioranza specificamente prevista dalla novella dell’articolo 1136 Cod. civ., recata dall’articolo 14 del testo unificato, e cioè con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei presenti e i due terzi del valore dell’edificio.

Norme di coordinamento (articoli da 28 a 32). Si prevedono talune modifiche alle leggi in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, di risparmio energetico, di trasmissioni televisive e digitali su frequenze terrestri e al codice di procedura civile conseguenti alla nuova disciplina del condominio.

Opere su parti di proprietà o uso individuale (articolo 6). Sostituisce l’articolo 1122 Cod. civ. Nell’unità immobiliare di sua proprietà ovvero nelle parti comuni di cui si sia riservata la proprietà o l’uso individuale, ciascun condomino non può eseguire opere o modifiche ovvero variare la destinazione d’uso indicata dal titolo, benché consentite dalle norme di edilizia, se ne derivi danno alle parti comuni o individuali o notevole diminuzione di godimento o valore di esse, ovvero pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. In ogni caso è data preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea. In mancanza di dettagliate informazioni sul contenuto specifico e sulle modalità di esecuzione, l’amministratore può, previa diffida, rivolgersi all’autorità giudiziaria

Parti comuni: nozione (articolo 1). Sostituisce l’attuale articolo 1117 Cod. civ. Viene data una definizione più articolata della nozione di “parti comuni” dell’edificio, che tiene conto - in particolare - delle significative ed estese innovazioni tecnologiche intervenute rispetto all’epoca dell’approvazione del codice civile, che hanno radicalmente trasformato il quadro dei servizi e delle utilità che si ritengono essenziali alla funzionalità abitativa dell’appartamento. In particolare, sono considerate “parti comuni”: il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e le facciate.
E ancora: le aree destinate a parcheggio nonché i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l’alloggio del portiere, la lavanderia e gli stenditoi, le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all’uso comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari, i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e il condizionamento dell’aria, per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino al punto di utenza, salvo quanto disposto dalle normative di settore in materia di reti pubbliche.
Rappresentanza (articolo 12). Si conferisce all’amministratore, previa autorizzazione dell’assemblea, il potere di consentire la cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio. E in materia di provvedimenti presi dall’amministratore, si prevede una procedura che consente ai condomini di ricorrere in tribunale per ottenere provvedimenti per le parti comuni rispetto ai quali l’amministratore o l’assemblea siano stati negligenti.
Rendiconto condominiale (articolo 11). Viene inserito l’articolo 1130-bis Cod. civ. che disciplina il rendiconto condominiale. Tra le novità: che l’assemblea condominiale può, in qualsiasi momento o per più annualità specificamente identificate, nominare un revisore che verifichi la contabilità del condominio. La deliberazione è assunta con la maggioranza prevista per la nomina dell’amministratore e la relativa spesa è ripartita fra tutti i condomini sulla base dei millesimi di proprietà. I condomini e i titolari di diritti di godimento sulle unità immobiliari possono prendere visione dei documenti giustificativi di spesa in ogni tempo e estrarne copia a proprie spese. Le scritture e i documenti giustificativi devono essere conservati per dieci anni dalla data della relativa registrazione.

Riscossione contributi (articolo 19). Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea e per la riscossione delle sanzioni irrogate a norma dell’articolo 70, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori del condominio non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi e l’eventuale ricorso a strumenti coattivi di riscossione ai sensi dell’articolo 1129, nono comma, del codice civile. I creditori del condominio non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini.
In caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un quadrimestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato, salvo che l’autorità giudiziaria, adita anche in via d’urgenza, riconosca l’essenzialità del servizio per la realizzazione di diritti fondamentali della persona e l’impossibilità oggettiva del ricorso a mezzi alternativi. Chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente. Chi cede diritti su unità immobiliari resta obbligato solidalmente con l’avente causa per i contributi maturati fino al momento in cui è trasmessa all’amministratore copia autentica del titolo che determina il trasferimento del diritto.

Fonte
 Il sole 24ore

27 gennaio, 2011

Caso Ruby. Italia: paradiso dei leccaculo

Confesso che mi viene da vomitare nel leggere o sentire parlare del Caso Ruby, sia nel considerare i particolari della vicenda, sia nel vedere come la cosa sia trattata dai media, i quali, anche quelli che rivendicano di essere ältro"rispetto alla massa generalizzata, offrono dovizie di particolari. Lo stesso effetto mi viene nel vedere tutti coloro i quali cercano di sminuire, giustificare, rinfacciare e tutti coloro i quali si ergono a censori delle case altrui, mettendosi le fette di prosciutto su quello che accade a casa propria. Personalmente penso che le vicende in parola sono indecenti per chiunque in generale, per chi riveste cariche pubbliche in particolare, ma se altri non hanno valori e si vendono trovando, evidentemente, qualcuno che compra, non é questione che possa paralizzare la vita del Paese e occupare tutto il tempo di coloro i quali sono chiamati a gestire la cosa pubblica. A mio giudizio,  i protagonisti di queste vicende, nessuno escluso, sono figure squallide, prive di qualsiasi coscienza sul valore della vita e della morale, ma, ho paura, che,  allargando il discorso, attualmente, sia cosí la maggioranza dei nostri connazionali, se é vero che non si é creato ad oggi un moto popolare di protesta che pretenda serietá e sobrietá in chi ha responsabilitá di governa, in uno dei momenti piú difficili della Storia. La stella polare della collettivitá italiana sembra essere diventata l'opportunisno per cui se io ho l'occasione di fare soldi, acquisire proprietá fare carriera vendendo il mio corpo e la mia dignitá lo faccio senza alcun problema. E'questo il vero nocciolo dela questione e su cui, a mio giudizio, si dovrebbe aprire un dibattito serio e approfondito.

20 gennaio, 2011

Partito du pilu al 9% se si presentasse alle elezioni!

 Se si presentasse alle elezioni il «Partito du pilu» di Cetto Laqualunque porterebbe a casa almeno il 2,3% dei consensi e potrebbe addirittura contare su almeno un altro 6-7% di potenziali elettori che, se si lasciassero effettivamente convincere, darebbero ai «qualunquisti» qualcosa come il 9% dei voti. Voti veri, per un partito e un candidato di pura finzione. Cetto Laqualunque al secolo è Antonio Albanese, ovvero il protagonista dell'ultimo film dell'attore di Olginate, «Qualunquemente», che ha iniziato a far parlare molto di sè prima dell'uscita nelle sale, prevista in questo weekend.
IL SONDAGGIO - I numeri emergono da un sondaggio dell'istituto Lorien Pubblic Affairs, divisione di Lorien Consulting, che verrà pubblicato sul numero di febbraio di Formiche, il mensile diretto da Paolo Messa e anticipato oggi dal Riformista. L'indagine ha coinvolto un campione di 600 cittadini strutturati per sesso ed età, intervistati tra il 13 e il 14 gennaio, cioè una settimana prima dell'uscita del film. Va detto che gli stessi produttori della pellicola hanno giocato molto sul parallelo tra realtà e finzione e per renderlo ancora più stringente hanno allestito lo scorso fine settimana dei gazebo nelle principali città italiane sul modello di quelli che di tanto in tanto i vari schieramenti politici piazzano nelle strade per raccogliere firme o sostenere candidati. Sono stati donati gadget e palloncini, hostess e militanti distribuivano volantini, sui tavoli venivano raccolte firme e a tutti veniva chiesto di farsi fotografare al fianco del super candidato e di postare poi l'immagine sui propri profili Facebook. Tutto come l'attività di propaganda dei partiti veri.

 
NEL NOME DEL «PILU» - Forse anche per questo il sondaggio ha fatto emergere un consenso spropositato per l'inesistente - almeno per ora, ma visti i risultati sarà bene che i produttori del film si affrettino a registrarne il marchio prima che sull'onda del successo lo faccia qualcun altro - «Partito du pilu» che nella finzione si presenta agli elettori con lo slogan «'chiu pilu per tutti», più pelo per tutti (dove il pelo in questione può essere facilmente tradotto con un rimando alle prime pagine dei giornali dell'ultima settimana). La rilevazione, come peraltro fa notare il Riformista, è avvenuta prima che esplodesse lo scandalo Ruby con la diffusione delle intercettazioni più piccanti e non è detto che se fosse ripetuta alla luce delle rivelazioni sulle «notti di Arcore» i risultati potrebbero addirittura essere rivisti, con ulteriori consensi per chi del «pilu» fa apertamente una bandiera.
 
GLI ALTRI PARTITI - Numeri, dunque, che fanno riflettere e che magari qualche preoccupazione nei partiti ufficiali dovrebbero destarla. Lo stesso Lorien, per dire, dà l'Api di Rutelli all'1,3%, la Federazione della sinistra all'1,2%, i Radicali allo 0,7%, l'Mpa di Raffaele Lombardo allo 0,5%. I voti «certi» di Laqualunque sarebbero dunque superiori a quelli che potrebbero racimolare forze politiche considerate funzionali ai diversi schieramenti. Tenendo conto anche di quel 7% di indecisi che si è detto comune disponibile a valutare il Partito du pilu sostenendo che «probabilmente» lo voterebbe, le performances dei qualunquisti potrebbero risultare superiori a quelle di Sinistra e libertà (7,7%), Udc (6,7%), Idv (6%) e Futuro e libertà (5%). Albanese porterebbe a casa più consensi di Beppe Grillo, che per Lorien si attesta oggi al 3,4%. Insomma, fatta eccezione per Pdl (30,2%), Pd (24,8%) e Lega (12,3%), tutte le forze politiche avrebbero di che temere dalla discesa in campo del corrotto e cafonissimo Cetto.

IL PRECEDENTE DI GIANNINI - Il qualunquismo, del resto, non sarebbe un fenomeno nuovo nella politica italiana: alle elezioni per l'Assemblea costituente del 1946 il «Fronte dell'Uomo Qualunque», creato da Guglielmo Giannini sulla scorta del successo ottenuto dall'omonima rivista, riuscì a conquistare il 5,3% dei consensi e a fare eleggere 30 deputati. Fu un'esperienza, quella gianniniana, che durò soltanto un paio d'anni ma che sdoganò il qualunquismo come teoria politica. Sessant'anni dopo un film lo riporta in auge. E il sondaggio di Lorien conferma che gli italiani potrebbero anche ricaderci.

fonte
corriere

19 gennaio, 2011

Regione Calabria. Scopelliti presenta un progetto di legge antiracket

"La Calabria deve liberarsi dall'opprimente cappa del racket". La frase, condivibilissima, è stata pronunciata nei giorni scorsi dal Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti. L'occasione è stata la presentazione di un progetto di legge approvato dalla sua Giunta in materia di  interventi regionali di sostegno alle imprese vittime a reati di 'ndrangheta.
"Questo provvedimento"- ha affermato Scopelliti -" consente di individuare quelle aziende che sono state soggette al racket e che, dopo aver denunciato il sopruso, avranno nella Regione un appoggio perchè i commercianti vittima della 'ndrangheta saranno inseriti in una short-list e la Regione, insieme agli altri enti regionali come le province e i comuni, darà delle commesse sotto soglia. E' una scelta che ha una duplice funzione: sostenere l'imprenditore e rendere sempre più nobile l'atto della denuncia".

"Questa proposta di legge significa"- ha continuato il Governatore della Calabria - " che c'è l'attenzione della Regione per incentivare nel mondo dei commercianti l'idea di denunciare gli atti di racket. Dobbiamo liberare le nostre città dal pizzo, è una cappa che opprime in modo invasivo la libertà sociale, economica e culturale. "La lotta al racket è la prima vera grande battaglia,"- ha concluso Giuseppe Scopelliti -"perchè liberare i nostri imprenditori è uno stimolo nuovo per un futuro diverso e migliore. Gli imprenditori che denunciano non devono più sentirsi abbandonati e messi ai margini della società! Molti che in passato hanno deciso di farlo, non hanno poi più avuto la possibilità di rientrare nel circuito del mercato".

16 gennaio, 2011

Caso Ruby. Il trionfo dell'ipocrisia

L'ipocrisia di questi tempi ha raggiunto livelli inimmagginabili sino a qualche tempo fa. La tv generalista che si nutre di voyeurismo, pettegolezzi, attenzione morbosa sta perdendo l'occasione unica di fare audience record, costretta come é ad ignorare l'íntera vicenda di Ruby, Bunga Wunga, donnine allegre e loschi figuri,dato il coinvolgimento del Presidente del Consiglio. Una vera iattura per tutte quelle trasmissioni e giornali che, facendo leva sui piú bassi istinti del pubblico, cavalcano le varie vicende per aumentare lo share, le copie vendute e, di conseguenza, gli introiti pubblicitari. La persistente attenzione riservata, ad esempio,  al caso della povera Sarah Scazzi e, successivamente, a quella di Yara Gambirasio, risponde solo a quellla logica; non potere approfittare di una vicenda boccacesca, come quella che ruota intorno alla diciottenne marocchina Ruby, é un colpo tremendo ai promotori di questa tv spazzatura e per tutta quella pletora di opinionisti, giornalisti, esperti falsi come la merce che propinano al pubblico inerte e mentalmente comatoso cui si rivolgono.
E qui torna il discorso dell'ipocrisia. Se non ci fosse stato il coinvolgimento del Presidente del Consiglio i personaggi di cui sopra si sarebbero buttati a corpo morto sulla vicenda, vivisezionandone ogni aspetto, specie quelli piú pruriginosi per soddisfare l'appetito famelico del pubblico cui si riferiscono.
Ecco perché i doppiopesisti della morale italica non sono credibili quando esprimono giudizi su questa o quella vicenda, perché quando si tratta di parlare di un certo personaggio la loro vena polemica si esaurisce e si mettono i prosciutti sugli occhi facendo finta di niente.
E'davvero triste il panorama di questa Italietta dei nostri tempi in cui tutti sono pronti a vendere le proprie patacche stando attenti a salvare le apparenze agli occhi del prossimo e coprire il vuoto cosmico che caratterizza la propria vita interiore, perché un Paese che non si indigna a sentire le ultime vicende che coinvolgerebbro il Presidente del Consiglio e non pretende da lui risposte chiare e univoche o le dimissioni é marcio dentro, fino al midollo.